La Crepa

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 4:46 pm on Sabato, Febbraio 20, 2010

Piazza Matteotti, 13
26031 Isola Dovarese (CR)

Tel : 0375.396161
www.caffelacrepa.com

Cucina: 38 / 50
Cantina: 7.5 / 10
Contesto: 4 / 5
Sala: 3 / 5
Gestione: 4.5 / 5
Servizio: 3.5 / 5
Mise En Place: 1 / 3
Pane: 1 / 3
Coccole: 1 / 3
Dolci: 6.5 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2 / 3

Bonus: 3
Extra: 1

TOTALE : 77 / 110

Costo:

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Inverno 2010 (+update)
Perchè a San Valentino non va mai come dovrebbe andare? Perchè c’è sempre brutto tempo, non chiediamo il sole a febbraio, ma deve sempre piovere o nevicare o esserci nebbia? Perchè deve essere così complicato prenotare ad un ristorante?
Chiamiamo La Lucanda per due volte (è ora di andarli a trovare nella nuova sede) cercando di prenotare la cena del giorno degli innamorati ma in entrambe le situazioni (l’ultima ad inizio febbraio) ci rispondono “Non sappiamo ancora se il 14 saremo aperti perchè la domenica generalmente non lavoriamo, provi a richiamare tra qualche giorno”. Due tentativi sono sufficienti. Passiamo oltre.
Contattiamo Casa Vicina- Guido per Eataly a Torino, ma siccome Fancy potrebbe avere un impegno domenicale a pranzo chiediamo se possono riservarci il tavolo per un paio di giorni e che lo avremmo confermato il prima possibile. Risposta: “Ci spiace ma non possiamo. Richiamateci quando avrete le idee più chiare”. Avranno le loro ragioni, ma che modi!
Ci siamo rotti, scegliamo qualcosa di più vicino e che sia storicamente aperto la domenica.
Ci viene in mente una delle trattorie più rinomate della bassa padana ovvero il Caffè Gelateria Enoteca La Crepa, per tutti semplicemente La Crepa.
Telefoniamo e prenotiamo, esecuzione alla velocità della luce.
Fatto, rapido ed indolore direte voi, invece no. Complicazioni anche qui ma un po’ per colpa nostra.
Non avendoci chiesto un numero di telefono ed essendo stati scottati da esperienze precedenti pensiamo che mandare una mail di conferma della prenotazione non sarebbe una brutta idea.
Titolo e-mail: “Conferma prenotazione”,
Messaggio da RGTR: “Buon giorno, Vi scrivo per confermare la mia prenotazione per 2 persone in data Domenica 14 Febbraio ore 20.00. Grazie e buon lavoro… Sono… il mio numero di cellulare è …”
Risposta La Crepa: “Ci siam sentiti telefonicamente giusto? In ogni caso la prenotazione confermata. Attendo comunque un suo riscontro per evitare confusione.”
RGTR: “Si, ci siamo sentiti per telefono, mandiamo sempre una mail per conferma perchè in passato (in altri ristoranti) mi sono capitati episodi spiacevoli di prenotazioni non annotate.
Grazie e scusate il disturbo”.
Onestamente poteva essere finita qui invece uno zelante Federico Malinverno, figlio di uno dei fratelli Fausto e Franco (tutti F.M.?!) che gestiscono il locale tra cucina e sala, ci manda altre due righe: “Si può succedere anche che non venga appuntato. Nel nostro caso però era stato segnato poi due volte. Pertanto le consiglio la prossima volta di appuntare sulla mail di conferma la frase: Come accordo telefonico, confermo la prenotazione. In questo modo eviteremo equivoci. Grazie per la gentilezza e la cortesia. A Presto”.
Sorge il dubbio di essere stati sgridati ed essendo puntigliosi replichiamo, per la precisione risponde Kid: “Buongiorno, infatti l’email l’avevo intitolata “conferma prenotazione” proprio per quello, mi spiace aver creato confusione…”
Commento di Fancy: “Io non andrei più, secondo me quel messaggio se lo poteva risparmiare e poi anche tu, vuoi sempre l’ultima parola… secondo me ci sputano nel piatto!”
Kid: “Ma dai, il brutto delle mail è che non sempre si intende bene il tono, mi hanno preso in una giornata storta e ho risposto altrimenti avrei fatto finta di niente”.
In un’epoca in cui la Coca Cola, la Kinder e altre ditte seguono le orme del Mulino Bianco con pubblicità all’insegna del (finto) genuino e del “volemose bene” familiare siamo alla ricerca di un luogo in cui queste cose esistano davvero e da tanto tempo. Non ce la facciamo più a vedere famiglie felici di bere bevande dolcissime bollicinose, di scienziati che spezzano una cavolo di brioches come fosse la cosa più bella del mondo o di vedere un finto-vecchio Barilla tra i campi di grano.
Se il genuino è il futuro del business diciamo pure che il La Crepa è in mano a pionieri del food marketing, quindi come possiamo farcelo scappare?
Questo ristorante non è solo uno dei 234 “Bib Gourmand” della Michelin 2010 ma è soprattutto uno dei soli 15 “Tre Gamberi” del Gambero Rosso, una famiglia molto più esclusiva (alla quale la guida in questione accomuna una trentina di “Oscar qualità e prezzo”).
Isola Dovarese, dal canto suo, è un paesino tra Mantova e Cremona circondato su tre lati dal fiume Oglio ed è nella piazza principale di questo nebbioso borgo che dal 1832 si tramanda una storia fatta di generosa cucina territoriale (dal 1976 al ristorante si affiancano anche pasticceria e gelateria).
Il Palazzo della Guardia, risalente al XV secolo, ospita le varie sale da pranzo: “Senato”, “Glicine”, “Bar”, “Veranda” e “Portico”.
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Finalmente eccoci all’interno di uno dei Locali Storici di Italia certificati.
Muoviamo i primi passi e siamo già alle prese con un po’ di scetticismo, gli ambienti non hanno nè il fascino del classico nè l’eleganza che ci saremmo aspettati ed il ragazzo, che ci ha dato il benvenuto, si è limitato ad invitarci a scegliere una sistemazione di nostro gradimento nella stanza del bar senza dedicarci molto tempo.
Poco dopo arriva una coppia di turisti stranieri dicendo di avere un tavolo riservato ma non risulta la prenotazione, i gestori si premurano (nonostante fossero al completo) di trovargli un tavolo, intanto noi gongoliamo pensando alla nostra e-mail da cavillosi burocrati.
Ma è proprio mentre pensavamo a queste cose vagamente negative che vediamo appesa alla parete una foto autografata di Paul Bocuse e ci passa a fianco un bel Savarin di riso di cantarelliana memoria.
Il ragazzo che ci ha accolto si rifà vivo chiedendo se vogliamo dargli le giacche invece di appenderle dietro le sedie. Dettagli? Ok, ma ottimo per recuperare punti. Alla fine il ristorante è pieno e un po’ di fretta nel far accomodare per non avere gente che gironzola in sala senza meta è accettabile.
Incomiciamo a settare i nostri standard su questo tipo di locale e quando servono l’acqua, che è la Plose di Bolzano e non la Voss, capiamo di aver fatto centro!
I nostri occhi si aprono e iniziamo a capire cosa ha reso famoso queste quattro mura di provincia.
L’acqua è un particolare insignificante ma quante trattorie di paese appena ricevono un riconoscimento si montano la testa e si mettono a servire prodotti che non appartengono alla loro cultura solo per non essere banali (risultando patetici)?!
Eravamo alla ricerca di un ambiente classico in cui gustare piatti della tradizione e quello stavamo per fare, anche la sala nel suo essere demodè (ma comunque in ordine) ci risulta adatta ad una realtà lontana dalla borghesia metropolitana.
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Ci premiano per il lungo viaggio con delle Polpettine di carne (tiepide e saporite il giusto).
Nel frattempo consultiamo l’ottimo menu (tanti piatti a chilometri zero ma niente percorso degustazione se non una serie di pietanze speciali per celebrare il 14 Febbraio)
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Pane e grissini arrivano quando siamo alle prese con la carta dei vini, funzionale nei suoi quattro fogli e dai ricarichi onestissimi. Presenti anche diverse scelte al calice. Scegliamo agevolmente il vino e completiamo la comanda.
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L’apertura dello Champagne da il via alle danze.
Abbiamo degustato per “soli” 55 euro un Laherte Freres “Les Beaudiers” Rosè Extra-Brut (Rose de saigne, ovvero ottenuto da un contatto con le bucce, con uvaggio 100% Pinot Meunier) di indubbia personalità e stile con grande freschezza e note di Cassis sugli scudi.
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Fancy:
Carpaccio di carne all’isolana di nostra produzione con Olio del Garda
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Tortelli ripieni di provolone tipico, ricoperti dalla sua fonduta
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Bocconcini d’oca in terragna
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Semifreddo al gianduia con croccante alle nocciole
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Kid:
Lumache alla moda di Borgogna, con burro, scalogno e prezzemolo
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Savaren di riso con ragu classico e lingua salmistrata
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Gran bollito misto…
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… alla cremonese
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Salsa verde, Mostarda e Sale
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Torta sabbiosa con crema al mascarpone
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Non è solo il Savarin di riso (qui chiamato volutamente Savaren, con la E, come lo si pronuncia) ad accomunare la cucina dei Malinverno a quella del mitico Cantarelli.
Le mura del La Crepa trasudano la millenaria gastronomia di questo angolo della Val Padana tra Parma, Cremona e Mantova. Senza dimenticare le contaminazioni delle non lontane Brescia, Piacenza e Lunigiana.
Trovano spazio sul menu tanto pesce d’acqua dolce, tortelli di zucca, testaroli, diversi salumi e dessert caserecci che rimandano a tempi che non esistono più.
A tratti ci sentivamo come Jack Nicholson in Shining quando intorno a lui si materializzavano i clienti dell’Overlook Hotel di decenni prima… R E D R U M R E D R U M R E D R U M R E D R U M R E D R U M R E D R U M R E D R U M… la nostra è indubbiamente una versione più serena e rilassata!
Come per Peppino e Mirella, il territorio di origine, e l’Italia in generale, non sono solo il punto di partenza ma anche quello di arrivo nel percorso di cucina, tanto che sembra una stonatura vedere in lista il famoso prosciutto Pata Negra (Jamon Iberico de Bellota) quando siamo in una delle zone di elezione del suino nostrano.
Proviamo a vedere il lato positivo della cosa, diciamo che questo ci suggerisce che i titolari hanno ancora la voglia di ricercare eccellenze anche in altre nazioni, una passione che pure i coniugi di Samboseto avevano.
Tra i piatti esterofili (ma ormai adottato nella penisola) abbiamo un Fegato d’oca con Sauternes ma è più sul versante vini, birre e distillati che la famiglia Malinverno mostra una certa passione per lo straniero.
La Crepa di Isola Dovarese è l’elogio della semplicità in cucina (preparazioni classiche eseguite al meglio) e delle cose buone (materie prime del territorio ben selezionate).
Il servizio può anche essere informale ma hanno tutte le accortezze del buon padrone di casa (sorrisi a profusione, disponibilità e soprattuto educazione).
Il giudizio alla cucina (38) è il più alto mai dato per un locale di questo tipo, siamo al cospetto della trattoria italiana come dovrebbe essere e ad uno dei più papabili candidati al nostro premio della critica per il 2010!
Per ottenere punteggi più alti dovrebbero partecipare al ballo materie prime rare ed eccellenti, fantasia nel coniugare gli ingredienti e tecniche sopraffine ai fornelli ma in questo porto i bancali di Caviale Beluga rimangono fuori dalla porta, le Nabucodonosor di Krug restano altrove e la cucina tecno-emozionale è ancora una grande sconosciuta.
Se quello che volete è una serata da dedicare alla disintossicazione dall’opulenza e dall’artificosità di certe cucine questo posto può fungere da clinica.
Prima di andare a casa, se possibile, suggeriamo una piccola spesa nella gastronomia che la famiglia Malinverno gestisce accanto al ristorante.
La nostra proposta è che il Ministro delle Politiche Agricole invece di mangiare hamburger si attivi con l’UNESCO per far eleggere questo ristorante Patrimonio dell’Umanità!!!
…Pure il conto è Sid Vicious approved!
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Nei tre ristoranti visitati in questo inizio anno abbiamo trovato la risposta al dubbio se continuare con la ricerca o limitarci a giocare dove ci sentiamo più a casa.
Ragazzi, la caccia continua…
Consigliamo di accompagnare una visita al locale dei fratelli Malinverno con l’ascolto degli ALLEN BROTHERS, una delle prime coppie di consanguinei della storia del country, Austin era voce e banjo mentre Lee si cimentava con chitarra e kazoo. Sul mercato si dovrebbero recuperare le tre antologie che ripercorrono l’intera carriera del duo di Chattanooga ma la migliore resta la prima “Allen Brothers, Vol. 1: 1927-1930″ con la hit Jake Walk Blues. Il Jake (abbreviazione di Jamaica Ginger Extract) era una specie di beverone medicinale molto venduto nei primi anni del secolo scorso perchè il suo contenuto era per 70% alcol e quindi riusciva ad aggirare i limiti fissati dal Proibizionismo. La cosa brutta sta nel fatto che non era un prodotto genuino e alcune sostanze tossiche presenti all’interno della bevanda causarono diverse semi-paralasi ad alcuni improvvidi consumatori da qui il nome Jake-Walk che stava ad indicare la camminata “dinoccolata” di questi poveretti.

Update Estate 2010:
Si torna sempre volentieri a La Crepa, ci si sente a casa e non mancano le novità come la versione estiva del savarin:
Savaren di riso Venere con ragù di tinca e piselli
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Ottimo!
Nei mesi caldi si può cenare nella caratteristica piazza antistante il locale.
Tutto bello e tutto buono. Come al solito!

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