Via G.Fava, 18
28016 Orta San Giulio (NO)
www.hotelvillacrespi.it
Tel: 0322.911902
Cucina: 47 / 50
Cantina: 8.5 / 10
Contesto: 4.5 / 5
Sala: 5 / 5
Gestione: 4 / 5
Servizio: 4.5 / 5
Mise En Place: 3 / 3
Pane: 2,5 / 3
Coccole: 3 / 3
Dolci: 8.5 / 10
Caffetteria: 3 / 3
Presentazione piatti: 2.5 / 3
Bonus: 3.5
Extra: 1,5
TOTALE : 101 / 110
Costo: €€€
Rapporto qualità / prezzo: A\B
Ultima visita: primavera 2010
C’eravamo lasciati con Villa Crespi un capodanno di qualche anno fa, del quale troverete una esaustiva recensione più sotto.
Lo chef Cannavacciuolo nel frattempo ha conquistato una meritata Seconda Stella Michelin e svariate pagine di riviste di settore e non.
Il sommelier Alessandro Giardiello è emigrato in altri lidi. Come lui ha fatto Graziano Cacioppoli (pasticciere) ora a Capo La Gala- Vico Equense.
Di uguale al passato resta la splendida location in stile moresco ed il paese, quell’Orta San Giulio che con il suo affacciarsi sul lago diventa un’immagine da cartolina di un Italia che non c’è più.
Durante la prima visita ci eravamo innamorati di questo borgo, a tre anni di distanza ne apprezziamo ancora la bellezza ma abbiamo avuto modo di valutare come questi piccoli villaggi siano diventati un’attrattiva per turisti di passaggio o tedeschi in età da pensione.
Molte zone di Orta San Giulio sono ancora abbandonate o da restaurare come lo erano nel 2007.
L’unica cosa che procede rapida e sicura verso il successo è il ristorante Villa Crespi.
La mise en place è sempre elegante, le tende si aprono (non come durante la nostra visita precedente) sul verde giardino e ci invitano a lasciare il timone nelle mani della brigata Cannavacciuolo.

La carta si articola in 3 menu degustazione:
Carpe Diem (85 euro + 45 euro per i vini in abbinamento)
Itinerario dal Sud al Nord Italia (110 euro + 55 euro per i vini)
10 assaggi di Cannavacciuolo (un “a mano libera” dello chef)

Tanto per gradire arrivano al tavolo una miriade di amuse-bouche bagnate da un aperitivo a base di Champagne AOC Laurent-Perrier Grand Siecle la Lumiere du Millenaire (1990)

Selezionato il menu “Giro d’Italia” ci facciamo travolgere dalle tante voglie che una carta dei vini interessante come quella di Villa Crespi può offrire.
Essendo degli estimatori di Paul Bara decidiamo di provare un menu a tutte bollicine con:
Champagne AOC Comtesse Marie de France 1999 (da uve pinot noir 100%)
per il dessert: Recioto della Valpolicella La Roggia Az.Speri
Parte il rendez-vous dei pani: Zeppola con alghe marine e Taralli (su tutti) ma anche i grissini al sesamo e le focaccine con sale di Maldon non erano affatto male!

Non è ancora il momento di partire con il nostro itinerario ma iniziamo a scaldare gomme e motori con:
Ostrica su crema di yogurt e cetrioli

Ancora un po’ di pane e si può dare il via al pellegrinaggio…

Il “Buon viaggio” di Cannavacciuolo: Sarde con pomodoro

Spiedino di capesante e scampi, cipollotti al limone, infuso di mela verde e sedano rapa

Linguine di Gragnano con calamaretti spillo, salsa al pane di Fobello

Ricciola, crema di baccalà, burrata e asparagi di mare

Piccione in “Casoeula”, scaloppa di fegato grasso, polpettine di grano saraceno

Selezione di formaggi

…in doppio carrello

Con mostarde

…e pane

“in senso anti-orario”

Pre dessert:
Cioccolato bianco, crema di fragole e composta di basilico

Dessert Villa Crespi (sarà una nostra idea ma non potrebbe essere una “allegoria” della villa stessa? Il giardino o il lago, la villa con le sue mura giallo-oro, il minareto rappresentato con le foglie, il caffè che fa tanto “arabeggiante”):
Espressionismo con batida di cocco, granita e gelatina al caffè con foglia d’oro

La Piccola (Grande) pasticceria

Le famosissime sfogliatelle e gli ottimi babà

Per il caffè siamo invitati ad accomodarci nella sala bar dove ci facciamo servire:
Tisana alla verbena

Non ci sono più dubbi, Antonino ha il phisyque du role per la Terza Stella e forse questa fissazione può diventare un’arma a doppio taglio.
I progressi in cucina sono evidenti ma in sala si nota un certo nervosismo dettato dalla maniacale ricerca della perfezione.
Non fraintendeteci, il servizio è efficiente ma si vede che non lavorano con la serenità che traspare nei camerieri di ristoranti già consacrati come Pinchiorri, Louis XV e affini.
Trovare una vera pecca in Villa Crespi è impossibile… ah, forse: la canzone di sottofondo. E’ stata la stessa durante tutta la cena, altro che heavy rotation, qui qualcuno non sa la differenza tra repeat 1 e repeat all! Pietà! Bastaaaaaaaaaa! Ihihih…
La qualità della cucina firmata da Antonino e Fabrizio Tesse (sous chef) sta nel saper esaltare il palato, toccandoti il cuore con note partenopee (desuete in queste lande) ed inebriando il cervello con guizzi da campione.
Dagli stuzzichini ai dessert non vi è un calo di tensione.
Un locale consigliatissimo a tutti, soprattutto a questi prezzi, perchè qui si sta creando mattoncino dopo mattoncino quello che potrebbe diventare il miglior ristorante italiano (e non solo) del prossimo decennio.
La moglie dello chef, Cinzia Primatesta, saprà darvi un degno benvenuto.
Have fun!

La nostra vecchia recensione di un capodanno a Villa Crespi:
Cucina: 42, Cantina: 9, Contesto: 5, Sala: 5, Gestione: 4, Servizio: 5, Mise En Place: 3, Pane: 2.5, Coccole: 2, Dolci: 9, Caffetteria: 2, Presentazione piatti: 3, Bonus: 2, Extra: 1.5; TOTALE : 95 / 110; Costo: !€!; Rapporto qualità / prezzo: C
Ultima visita: Inverno 2007
Facciamo una doverosa premessa, giudicare un ristorante dalla cena del 31 Dicembre forse non è la cosa più giusta ma dato che non abbiamo la pretesa di essere dei “maitre a penser” capaci di sancire il successo o l’insuccesso di un locale ecco la nostra recensione.
Sembra di essere i protagonisti di una storia tratta da “Le mille e una notte”, un cenone di capodanno in una fastosa villa di fine ottocento in stile moresco con vista sul Lago d’Orta e alle porte di uno dei paesi più belli e caratteristici del nord Italia, Orta San Giulio.
Il menù con accompagnamento di vino era così composto:
Espressionismo di seppia
Ostriche, caviale e champagne
(Franciacorta Bellavista cuvée Pas Operè 2001)
Crudo di gamberi, crema ai tuorli d’uovo di Paolo Parisi e tartufo bianco
(Illivio 2005 Tocai Azienda Agricola Livio Felluga)
Pinoli, fegato grasso, frutta caramellata e fave di cacao (per Fancy)
Crema di burrata, scarola alla partenopea, alici marinate e cialda di mais (per Kid, allergico ai pinoli)
Gnochetti di baccalà, alghe marine e vongole veraci
(Gewurztraminer 2006 St Valentin Cantina San Michel Appiano)
Branzino, ragout di spugnole, composta di scalogni e arance
Musetto di maialino di cinta senese, lenticchie e cialda di mais
(Chateau de Pez 2004 St. Estephe)
Dessert villa Crespi (ovvero una cialda di cioccolato con zabaione e gelato all’arancia)
Babà, sfogliatelle e piccola pasticceria
(Passito di Pantelleria Martingana 1997 Salvatore Murana)
Botto di mezzanotte con (la nostra unica scelta) una mezza di Ruinart Blanc de blancs
Che dire? Siamo di fronte ad uno dei ristoranti più celebrati, giustamente, d’Italia in cui sia la cucina che il servizio funzionano a dovere.
Variegato e appetitoso il cestino del pane, piatti curati sotto tutti i punti di vista e sommelier (Monsieur Alessandro Giardiello) competente ma altezzoso, quasi arrogante, forte del suo sapere e dei premi ricevuti. Cantina strepitosa con qualche birretta niente male.
Non abbiamo avuto modo di affrontare il succulento carrello dei formaggi ma ci siamo rifatti con dei pre-dessert e dolci da “Champions’ league”.
Ambiente e cucina ambiziosa ma vengono mantenute le premesse.
Un unico appunto lo possiamo fare per gli spifferi d’aria fredda che nella zona in cui eravamo noi, quella con le finestre che danno su giardino e lago (tra l’altro chiuse da cupi tendaggi), erano piuttosto fastidiosi (ah, poi una sedia ha i braccioli e l’altra no).
Parentesi a parte per il momento della mezzanotte non gestito molto bene in sala, quando mancano ancora cinque minuti da una tavolata di tedeschi parte il countdown “trei zwei ein” ed incomiciano a stapparsi le bottiglie, un cameriere annuncia che mancano 3 minuti, noi non abbiamo ancora la nostra bottiglia… Insomma un po’ di marasma… Stappata la nostra bottiglia decidiamo di abbandonare la nave e andare a vedere i fuochi sul lago.
Al momento di pagare dato che uso sempre i contanti c’è sempre lo spiacevole inconveniente del “braccino corto” ovvero quando paghi xx2,00 € e non ti scontano neanche i 2 euro, allora lasciamo cercare alla ragazza il resto e quando ce lo porta lo rifiutiamo e lo lasciamo di mancia; non pretendiamo che ci facciano lo sconto ma quando si pagano certe cifre dovrebbe essere logico arrotondare un attimo.
Una volta usciti in strada troviamo un’altra dimensione ovvero il compìto sommelier alle prese con il lancio di petardi contro gli altri ragazzi dello staff, sopravviviamo al mini-bombardamento e ci dirigiamo verso il centro del paese.
Ah, dimenticavamo, ci è dispiaciuto non incrociare lo chef Antonino Cannavacciuolo per scambiare due parole ma avremo modo di rifarci dato che è un posto (sia ristorante che paese) in cui torneremmo volentieri, nonostante la batosta economica.
Se il talentuoso chef fosse un artista musicale sarebbe senza dubbio l’eccessivo ed “insano” genio di CAPTAIN BEEFHEART in “TROUT MASK REPLICA” (1969)!
La recensione dell’albergo è qui: www.rockersgotorestaurant.com/?p=103
