Ortica

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 3:18 pm on Sabato, Giugno 19, 2010

Via Capuzzi, 3
25081 Bedizzole (Bs)

tel: 030.6871863
www.ristoranteortica.it

Cucina: 38 / 50
Cantina: 7.5 / 10
Contesto: 3 / 5
Sala: 4 / 5
Gestione: 4 / 5
Servizio: 4 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 2 / 3
Coccole: 1 / 3
Dolci: 7 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2 / 3

Bonus: 2
Extra: 0

TOTALE : 77.5 / 110

Costo: €€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: primavera 2010
Uff… Recuperare 5 recensioni in 5 giorni non è stato facile!
Speriamo abbiate apprezzato almeno la sinteticità.
Snocciolando la biografia del ristorante Ortica vi segnaliamo lo spostamento da Manerba del Garda alla più placida Bedizzole, l’apertura di un ristorante di cucina italiana in Olanda e che nel pedigree dello chef Piercarlo Zanotti c’è un passaggio nel nostro caro Esplanade di Desenzano.
Stella Michelin confermata anche dopo il trasloco dalla movida estivo-turistica del lago.
Immaginiamo che lo chef sia stato spinto in un piccolo centro come Bedizzole dalla volontà di lavorare in maggiore tranquillità senza rincorrere mode e clientela stagionale.
img_1911.jpg

Locale e personale sono elegantemente accoglienti, bella la cucina a vista con i mattoni (in stile Lucanda) e mise en place di buon gusto.
L’aperitivo proposto non è il Franciacorta che ci si potrebbe aspettare ma un vino che mantiene il legame di questo ristorante con il Lago di Garda:
Lugana DOC Spumante Brut Ca’ Maiol Metodo Classico dell’Azienda Provenza
img_1921.jpg

Come stuzzichino viene servito:
Salmone marinato
immagine-024.jpg

Il menu si articola in carta e percorsi veri (aperitivo e coperto compreso):
Il mercato oggi come crudo propone (40 euro)
Pranzo (27 euro)
Degustazione (60 euro)
Territorio (45 euro)
img_1919.jpg

In abbinamento al menu ci hanno proposto un gran bel vino dell’onnipresente Azienda Agricola Provenza di Desenzano del Garda: Lugana DOC Molin Vigneti Storici
Arriva qualche panino niente male…
immagine-036.jpg

Il menu degustazione non elencava i piatti quindi per noi sarà tutto una piacevole sorpresa:
Mousse di Gorgonzola con sedano croccante
immagine-034.jpg

Il filetto di Barbina al coltello con insalatine e olio del lago immagine-039.jpg

Il cuore di baccalà cotto all’olio con caponata di verdure
immagine-042.jpg

…o in alternativa per chi non apprezza il pesce:
L’insalata di fegato d’oca al vino passito con pan brioches
immagine-047.jpg

Code di gamberi
immagine-054.jpg

Risotto zafferano e porcini (mantecatura all’olio)
immagine-058.jpg

Tagliata di tonno con salsa piccante
immagine-061.jpg

Mousse di cioccolato fondente con fragole fresche
immagine-065.jpg

Caffè e piccola pasticceria
immagine-079.jpg

Lo chef Zanotti propone una cucina garbata senza esoterismi, tutto fila liscio e nella massima armonia dei gusti.
Passaggi memorabili non ce ne sono ma siamo gente capace di apprezzare una cucina ordinata (non ordinaria) e pulita (non nel senso igienico).
L’olio delle zone circostanti la fa da padrone,  un piccantino o aromaticità decisa qua e là e tanta solidità dettata dall’esperienza.
Lo staff di sala si muove con agio, non è invadente ma se coinvolto diventa una compagnia piacevole.
Carta dei vini ben costruita, con una giusta valorizzazione dei prodotti locali.
Si potrebbe chiedere di più? Forse… ma non tutti nella vita vogliono diventare Carlo Cracco.
Abbinamento musicale con una band che avrebbe potuto sfondare me che quando era giunto il momento di raccogliere i frutti ebbero la brillante idea di sciogliersi. Parliamo di quella brillante pop/alt-60s-rock band degli HOUSEMARTINS autori di un delizioso album come “London 0 Hull 4″ (1986). Il titolo prende ispirazione dalla loro provenienza, perchè erano in 4 e perchè si autoproclamavano la quarta grande band di Hull dopo Red Guitars, Everything but the girl e Gargoyles. Il brano che li portò in cima alle classifiche fu la cover di “Caravan of love” degli Isley Brothers (non appare su nessun studio album ma solo su raccolte o in versione singolo). Ben superiore alla media fu la loro capacità di scrivere brani pop lontani dai cliches dell’epoca (tanta era l’attrazione verso i gruppi vocali degli anni cinquanta e sessanta) e di girare video decisamente “nerd & cool” come quello di “Happy hour” con i pupazzetti ancheggianti o “Build” dove vengono murati vivi. Per l’angolo dei trivia: Norman Cook (Fatboy Slim) fu il loro bassista più famoso pur non essendo un membro originario.

PS: update su LA GREPPIA (Parma):  www.rockersgotorestaurant.com/?p=46

San Rocco (ristorante)

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 2:45 pm on Sabato, Giugno 19, 2010

Via Gippini, 11
28016 Orta San Giulio (NO)

Tel: 0322.911977
www.hotelsanrocco.it

Cucina: 38 / 50
Cantina: 7.5 / 10
Contesto: 4.5 / 5
Sala: 4.5 / 5
Gestione: 3 / 5
Servizio: 3 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 2 / 3
Coccole: 1 / 3
Dolci: 6.5 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2.5 / 3

Bonus: 2
Extra: 1

TOTALE : 78.5 / 110

Costo: €€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: primavera 2010
Per i più Orta San Giulio viene abbinato alla grande Villa Crespi ma, da qualche anno a questa parte, una nuova realtà sta sgomitando per emergere: l’albergo-ristorante San Rocco.
Questo albergo, di cui vi avevamo parlato alcuni anni or sono, nasce dalla fusione di una storica villa barocca con un ex-monastero del Seicento.
Il ristorante ha sede nella propagine che si affaccia sul lago e la vista di cui si può godere è veramente un asso nella manica. Ancora più importante è il jolly pescato dal mazzo degli chef in cerca di una fissa dimora e qui parliamo del bravo Paolo Viviani. p1020976.jpg

Gli ambienti, la mise en place e i pani sono di medio-buon livello, il servizio è un po’ troppo “alberghiero” e la carta dei vini andrebbe meglio redatta.

Decidiamo di berci uno Chassagne Montrachet Domaine Michel Niellon (la carta non riportava l’annata e quello che ci hanno recapitato era un 2004, non il massimo in materia di Borgogna, anche il tappo non era in grandi condizioni di conservazione e purtroppo non era neppure la premiere cru di Clos St. Jean)

Sono cose che evidenziamo non tanto per trovare l’ago nel pagliaio ma per spronare questo locale a migliorarsi nelle piccole accortezze in quanto si respira nell’aria la voglia di potenziarsi e scalare i ranking delle varie guide.
p1020977.jpg

Il benvenuto (vedi sotto) chiediamo di accompagnarlo con delle bollicine, ci propongono del Prosecco, chiediamo del Franciacorta e ci portano un Trento Doc (vabbè…).
Patè di foie gras
p1020978.jpg

Incominciamo il nostro percorso alla carta (da segnalare diversi  menu: di carne, di pesce e gli apprezzabili vegetariano o senza glutine):
Toma del Mottarone dorata al Mais giallo, confettura di cipolle rosse
p1020990.jpg

Risotto olimpico (è un risotto vero e proprio, non un riso, mantecato allo zafferano ed accompagnato da un riso al salto servito col midollo e una crema di parmigiano, aceto balsamico e tartufo. Olimpico perchè con questa preparazione lo chef ha vinto le Olimpiadi del Riso organizzate a Valencia dall’Academie Internationale de la Gastronomie)
p1020986.jpg

Totanetti e mazzancolle su mozzarella di bufala liquida, al nero di seppia
p1020991.jpg

Sorbetto al frutto della passione in coppa Martini
p1020992.jpg

Sotto il carrello dei formaggi e quello dei dessert: p1020993.jpg

Un pasto che fila via lineare, con qualche colpo di genio che mette in mostra le doti di questo chef dal brillante avvenire.
Non tutti i piatti possono essere da premio ma siamo sicuri che con un po’ di pazienza e precisione in più possa nascere un sano antagonismo con Villa Crespi come quello che esiste a Senigallia tra Uliassi e Cedroni.
Le cose da migliorare dal servizio alla carta dei vini le abbiamo già anticipate e non ci va di rimarcarle perchè parliamo usando come metro di giudizio quello usato per ristoranti già stellati.
Abbinamento (benaugurale) con i They Might Be Giants del primo album (omonimo, 1986) nel quale la band diede vita ad un sarcastico alternative-bubblegum-rock devoto al genio di Frank Zappa.

La recensione dell’albergo è qui: www.rockersgotorestaurant.com/?p=307

Villa Crespi (ristorante)

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 2:41 pm on Sabato, Giugno 19, 2010

Via G.Fava, 18
28016 Orta San Giulio (NO)

www.hotelvillacrespi.it
Tel: 0322.911902

Cucina: 47 / 50
Cantina: 8.5 / 10
Contesto: 4.5 / 5
Sala: 5 / 5
Gestione: 4 / 5
Servizio: 4.5 / 5
Mise En Place: 3 / 3
Pane: 2,5 / 3
Coccole: 3 / 3
Dolci: 8.5 / 10
Caffetteria: 3 / 3
Presentazione piatti: 2.5 / 3

Bonus: 3.5
Extra: 1,5

TOTALE : 101 / 110
Costo: €€€

Rapporto qualità / prezzo: A\B

Ultima visita: primavera 2010
C’eravamo lasciati con Villa Crespi un capodanno di qualche anno fa, del quale troverete una esaustiva recensione più sotto.
Lo chef Cannavacciuolo nel frattempo ha conquistato una meritata Seconda Stella Michelin e svariate pagine di riviste di settore e non.
Il sommelier Alessandro Giardiello è emigrato in altri lidi. Come lui ha fatto Graziano Cacioppoli (pasticciere) ora a Capo La Gala- Vico Equense.
Di uguale al passato resta la splendida location in stile moresco ed il paese, quell’Orta San Giulio che con il suo affacciarsi sul lago diventa un’immagine da cartolina di un Italia che non c’è più.
Durante la prima visita ci eravamo innamorati di questo borgo, a tre anni di distanza ne apprezziamo ancora la bellezza ma abbiamo avuto modo di valutare come questi piccoli villaggi siano diventati un’attrattiva per turisti di passaggio o tedeschi in età da pensione.
Molte zone di Orta San Giulio sono ancora abbandonate o da restaurare come lo erano nel 2007.
L’unica cosa che procede rapida e sicura verso il successo è il ristorante Villa Crespi.
La mise en place è sempre elegante, le tende si aprono (non come durante la nostra visita precedente) sul verde giardino e ci invitano a lasciare il timone nelle mani della brigata Cannavacciuolo.
p1020896.jpg

La carta si articola in 3 menu degustazione:
Carpe Diem (85 euro + 45 euro per i vini in abbinamento)
Itinerario dal Sud al Nord Italia (110 euro + 55 euro per i vini)
10 assaggi di Cannavacciuolo (un “a mano libera” dello chef)
p1020914.jpg

Tanto per gradire arrivano al tavolo una miriade di amuse-bouche bagnate da un aperitivo a base di Champagne AOC Laurent-Perrier Grand Siecle la Lumiere du Millenaire (1990)
p1020916.jpg

Selezionato il menu “Giro d’Italia” ci facciamo travolgere dalle tante voglie che una carta dei vini interessante come quella di Villa Crespi può offrire.
Essendo degli estimatori di Paul Bara decidiamo di provare un menu a tutte bollicine con:
Champagne AOC Comtesse Marie de France 1999 (da uve pinot noir 100%)
per il dessert: Recioto della Valpolicella La Roggia Az.Speri

Parte il rendez-vous dei pani: Zeppola con alghe marine e Taralli (su tutti) ma anche i grissini al sesamo e le focaccine con sale di Maldon non erano affatto male!
p1020917.jpg

Non è ancora il momento di partire con il nostro itinerario ma iniziamo a scaldare gomme e motori con:
Ostrica su crema di yogurt e cetrioli
p1020919.jpg

Ancora un po’ di pane e si può dare il via al pellegrinaggio…
p1020920.jpg

Il “Buon viaggio” di Cannavacciuolo: Sarde con pomodoro
p1020921.jpg

Spiedino di capesante e scampi, cipollotti al limone, infuso di mela verde e sedano rapa
p1020922.jpg

Linguine di Gragnano con calamaretti spillo, salsa al pane di Fobello
p1020923.jpg

Ricciola, crema di baccalà, burrata e asparagi di mare
p1020924.jpg

Piccione in “Casoeula”, scaloppa di fegato grasso, polpettine di grano saraceno
p1020925.jpg

Selezione di formaggi
p1020926.jpg

…in doppio carrello
p1020928.jpg

Con mostarde
p1020927.jpg

…e pane
p1020931.jpg

“in senso anti-orario”
p1020930.jpg

Pre dessert:
Cioccolato bianco, crema di fragole e composta di basilico
p1020932.jpg

Dessert Villa Crespi (sarà una nostra idea ma non potrebbe essere una “allegoria” della villa stessa? Il giardino o il lago, la villa con le sue mura giallo-oro, il minareto rappresentato con le foglie, il caffè che fa tanto “arabeggiante”):
Espressionismo con batida di cocco, granita e gelatina al caffè con foglia d’oro
p1020933.jpg

La Piccola (Grande) pasticceria
p1020934.jpg

Le famosissime sfogliatelle e gli ottimi babà
p1020935.jpg

Per il caffè siamo invitati ad accomodarci nella sala bar dove ci facciamo servire:
Tisana alla verbena
p1020941.jpg

Non ci sono più dubbi, Antonino ha il phisyque du role per la Terza Stella e forse questa fissazione può diventare un’arma a doppio taglio.
I progressi in cucina sono evidenti ma in sala si nota un certo nervosismo dettato dalla maniacale ricerca della perfezione.
Non fraintendeteci, il servizio è efficiente ma si vede che non lavorano con la serenità che traspare nei camerieri di ristoranti già consacrati come Pinchiorri, Louis XV e affini.
Trovare una vera pecca in Villa Crespi è impossibile… ah, forse: la canzone di sottofondo. E’ stata la stessa durante tutta la cena, altro che heavy rotation, qui qualcuno non sa la differenza tra repeat 1 e repeat all! Pietà! Bastaaaaaaaaaa! Ihihih…
La qualità della cucina firmata da Antonino e Fabrizio Tesse (sous chef) sta nel saper esaltare il palato, toccandoti il cuore con note partenopee (desuete in queste lande) ed inebriando il cervello con guizzi da campione.
Dagli stuzzichini ai dessert non vi è un calo di tensione.
Un locale consigliatissimo a tutti, soprattutto a questi prezzi, perchè qui si sta creando mattoncino dopo mattoncino quello che potrebbe diventare il miglior ristorante italiano (e non solo) del prossimo decennio.
La moglie dello chef, Cinzia Primatesta, saprà darvi un degno benvenuto.
Have fun!
da hotelvillacrespi.it

La nostra vecchia recensione di un capodanno a Villa Crespi:
Cucina: 42, Cantina: 9, Contesto: 5, Sala: 5, Gestione: 4, Servizio: 5, Mise En Place: 3, Pane: 2.5, Coccole: 2, Dolci: 9, Caffetteria: 2, Presentazione piatti: 3, Bonus: 2, Extra: 1.5; TOTALE : 95 / 110; Costo: !€!; Rapporto qualità / prezzo: C

Ultima visita: Inverno 2007
Facciamo una doverosa premessa, giudicare un ristorante dalla cena del 31 Dicembre forse non è la cosa più giusta ma dato che non abbiamo la pretesa di essere dei “maitre a penser” capaci di sancire il successo o l’insuccesso di un locale ecco la nostra recensione.
Sembra di essere i protagonisti di una storia tratta da “Le mille e una notte”, un cenone di capodanno in una fastosa villa di fine ottocento in stile moresco con vista sul Lago d’Orta e alle porte di uno dei paesi più belli e caratteristici del nord Italia, Orta San Giulio.

Il menù con accompagnamento di vino era così composto:

Espressionismo di seppia
Ostriche, caviale e champagne
(Franciacorta Bellavista cuvée Pas Operè 2001)

Crudo di gamberi, crema ai tuorli d’uovo di Paolo Parisi e tartufo bianco
(Illivio 2005 Tocai Azienda Agricola Livio Felluga)

Pinoli, fegato grasso, frutta caramellata e fave di cacao (per Fancy)
Crema di burrata, scarola alla partenopea, alici marinate e cialda di mais (per Kid, allergico ai pinoli)
Gnochetti di baccalà, alghe marine e vongole veraci
(Gewurztraminer 2006 St Valentin Cantina San Michel Appiano)

Branzino, ragout di spugnole, composta di scalogni e arance
Musetto di maialino di cinta senese, lenticchie e cialda di mais
(Chateau de Pez 2004 St. Estephe)

Dessert villa Crespi (ovvero una cialda di cioccolato con zabaione e gelato all’arancia)
Babà, sfogliatelle e piccola pasticceria
(Passito di Pantelleria Martingana 1997 Salvatore Murana)

Botto di mezzanotte con (la nostra unica scelta) una mezza di Ruinart Blanc de blancs

Che dire? Siamo di fronte ad uno dei ristoranti più celebrati, giustamente, d’Italia in cui sia la cucina che il servizio funzionano a dovere.
Variegato e appetitoso il cestino del pane, piatti curati sotto tutti i punti di vista e sommelier (Monsieur Alessandro Giardiello) competente ma altezzoso, quasi arrogante, forte del suo sapere e dei premi ricevuti. Cantina strepitosa con qualche birretta niente male.
Non abbiamo avuto modo di affrontare il succulento carrello dei formaggi ma ci siamo rifatti con dei pre-dessert e dolci da “Champions’ league”.
Ambiente e cucina ambiziosa ma vengono mantenute le premesse.
Un unico appunto lo possiamo fare per gli spifferi d’aria fredda che nella zona in cui eravamo noi, quella con le finestre che danno su giardino e lago (tra l’altro chiuse da cupi tendaggi), erano piuttosto fastidiosi (ah, poi una sedia ha i braccioli e l’altra no).
Parentesi a parte per il momento della mezzanotte non gestito molto bene in sala, quando mancano ancora cinque minuti da una tavolata di tedeschi parte il countdown “trei zwei ein” ed incomiciano a stapparsi le bottiglie, un cameriere annuncia che mancano 3 minuti, noi non abbiamo ancora la nostra bottiglia… Insomma un po’ di marasma… Stappata la nostra bottiglia decidiamo di abbandonare la nave e andare a vedere i fuochi sul lago.
Al momento di pagare dato che uso sempre i contanti c’è sempre lo spiacevole inconveniente del “braccino corto” ovvero quando paghi xx2,00 € e non ti scontano neanche i 2 euro, allora lasciamo cercare alla ragazza il resto e quando ce lo porta lo rifiutiamo e lo lasciamo di mancia; non pretendiamo che ci facciano lo sconto ma quando si pagano certe cifre dovrebbe essere logico arrotondare un attimo.
Una volta usciti in strada troviamo un’altra dimensione ovvero il compìto sommelier alle prese con il lancio di petardi contro gli altri ragazzi dello staff, sopravviviamo al mini-bombardamento e ci dirigiamo verso il centro del paese.
Ah, dimenticavamo, ci è dispiaciuto non incrociare lo chef Antonino Cannavacciuolo per scambiare due parole ma avremo modo di rifarci dato che è un posto (sia ristorante che paese) in cui torneremmo volentieri, nonostante la batosta economica.
Se il talentuoso chef fosse un artista musicale sarebbe senza dubbio l’eccessivo ed “insano” genio di CAPTAIN BEEFHEART in “TROUT MASK REPLICA” (1969)!

La recensione dell’albergo è qui: www.rockersgotorestaurant.com/?p=103
p1020874.jpg

Montegrigna by Tric Trac

Archiviato in: Altri locali, Pizzerie, Recensioni — admin at 2:39 pm on Sabato, Giugno 19, 2010

Via Grigna, 12
20025 Legnano (MI‎)

Tel: 0331.546173

-Qualità: 8.5 / 10
-Posizione: 2 / 5
-Ambiente: 3 / 5
-Personale: 3 / 5
-Appeal: 5 / 5

Rapporto qualità / prezzo: B

TOTALE : 21.5 / 30

Ultima visita: primavera 2010

Eccoci, eccoci…
Gli impegni ci hanno tenuto un po’ lontano dal blog ma vi abbiamo lasciato qualche foto in anteprima delle nostre visite più recenti tanto per farvi sentire abbandonati.
La pizzeria di cui andremo a parlare è una delle più chiacchierate e discusse del milanese.
Il nostro test è frutto di una visita a pranzo lungo il tragitto che ci portava verso Orta San Giulio.
Il locale in questione è situato in una grigia viuzza poco distante dal centro di Legnano, l’ambiente è quello classico da pizzeria e gli avventori non saranno più di una decina.
Al lavoro c’è solo il proprietario-pizzaiolo-cassiere ed un cameriere.
Immaginiamo abbiano anche altre forzo lavoro (soprattutto personale addetto al servizio) durante la sera e i weekend.
La carta delle pizze reca una serie infinita di impasti diversi, tutti spiegati nei dettagli, e tante di quelle opzioni da mettere in imbarazzo il cliente.
Siamo più favorevoli a chi fa solo poche cose rispetto a chi propone una miriade di assurdità gastronomiche ma qui, se si leggono bene gli ingredienti, di creazioni improbabili non ce ne sono proprio.
Diciamo solo che vi deve piacere il finocchietto perchè il pizzaiolo lo infilerebbe un po’ ovunque.
img_1897.jpg

Sotto troverete le nostre scelte, ma prima, da leggere con cura, la presentazione di un impasto:

Pizza degli “Dei” con impasto Olimpo (farina di farro) a lenta e lunga lievitazione: dal gusto delicato, leggerissimo e rinfrescante; su richiesta si può aromatizzare con finocchietto selvatico
img_1903.jpg

ed ecco la nostra coppia  di pizze:

Olimpia (con Pomodoro San Marzano, Pomodorini, Fior di latte a fette, Ricotta di Pecora, Origano di montagna, Olio al basilico e aglio)
img_1904.jpg

Antica Margherita Verace d’Antica Tradizione
img_1902.jpg

Le pizze sono proprio ben fatte, i tempi di consegna sono medio-lunghi ma almeno arriva un prodotto eseguito ad arte e di ottima digeribilità.
I tanti gourmet che hanno mietuto le lodi di questa pizzeria hanno creato troppe aspettattive ed anche lo spreco di parole su impasti ed ingredienti non ha allentato i toni.
Sicuramente va premiata la ricerca di materie prime, lieviti e farine ma secondo noi ci sono tanti posti in cui si selezionano e studiano i prodotti per le proprie pizze ma non vengono osannati da clientela e critica solo perchè non lo scrivono sul menu… E’ marketing anche questo!?
Fossimo nello staff del Tric Trac ridurremmo il numero di pizze, cercando di trovare la soluzione migliore tra impasto ed ingredienti, in carta non ne vorremmo vedere più di dieci.
Per il resto: servizio scarno, buona scorta di birre mentre cucina, dessert e vini appaiono ordinari.
Abbinamento musicale per vaga assonanza con i CHEAP TRICK di “Heaven tonight” (1978), divertente connubio di hard-rock, power-pop e glam.

PS: update su PARIZZI (Parma):  www.rockersgotorestaurant.com/?p=51

L’Ultimo Mulino

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 11:41 am on Venerdì, Giugno 4, 2010

Via Molino, 45
33080 Fiume Veneto (PN)

Tel: 0434.957911
www.lultimomulino.com

Cucina: 33 / 50
Cantina: 6.5 / 10
Contesto: 5 / 5
Sala: 4 / 5
Gestione: 3 / 5
Servizio: 3.5 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 2 / 3
Coccole: 1 / 3
Dolci: 6 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2 / 3

Bonus: 2
Extra: 1.5

TOTALE : 72.5 / 110

Costo: €€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: primavera 2010
Scavalliamo quota 125 con un ristorante un po’ fuori dalle tradizionali rotte gourmet.
L’unica guida a segnalarlo è la Michelin ed è un vero peccato perchè l’Ultimo Mulino (hotel e ristorante) è una piccola oasi verde che meriterebbe più considerazione.
Lo sponsor del pranzo sarà Fancy che deve festeggiare il superamento di un esame universitario.
L’università italiana…
Ma vi rendete conto che un’ora di lezione privata costa sui 45 euro? Che lo studente si sente un pollo da spennare quando vede l’arricchimento, spesso esentasse, di chi gli insegna (vedi l’apparizione nel salotto di casa di TV al plasma, dolby surround & co.)? Inoltre cosa dovrebbe provare uno quando sente dire in giro che prendendo ripetizioni da certi professori si abbia garantito almeno un 18 all’esame di un altro (insomma paghi la tua marchetta, gli insegnanti si conoscono e tu passi)?
Per non parlare di chi copia agli esami. Nella vita reale poi cosa farà? Copierà anche lì? Da cosa o da chi?
Non pensiamoci troppo e godiamoci un po’ di natura rigogliosa.
p1020761.jpg

Siamo nella campagna attorno a Pordenone, lo spazio per parcheggiare non manca quindi ci basta attraversare un romantico ponticello su un ruscelletto per raggiungere il ristorante.
p1020830.jpg

La titolare dell’Ultimo Mulino ci attende alla reception poi ci passa come un testimone nelle mani del maitre-sommelier che si occupa del ristorante.
La sala è veramente molto bella e caratteristica con le travi e i mattoni a vista.
p1020771.jpg

Giusto il tempo di ordinare l’acqua ed è già al tavolo una
Paletta con panini e crackers
p1020769.jpg

Completiamo la comanda, diamo un’occhiata alla piccola carta dei vini e ci scaldano i motori del pancino con un piattino di
Granchio e polipo con zucchine
p1020772.jpg

Di seguito le pietanze scelte alla carta in assenza di Menu Degustazione…

per FANCY:

Capesante in padella su ventaglio di verdure al forno
p1020773.jpg

Reginette di grano con polipetti, fave e pecorino
p1020776.jpg

Pescato del giorno con asparagi e uovo all’occhio di bue
p1020780.jpg

per KID:

Mazzancolle fritte in semola su piccola parmigiana di melanzane con mozzarella di Bufala
p1020775.jpg

Tagliolini neri fatti in casa con capesante, asparagi e bottarga di muggine
p1020777.jpg

Coda di rospo avvolta nello speck di Sauris con piselli, carote e salsa alle mandorle
p1020781.jpg

Le portate sono abbondanti così ci ritroviamo con i serbatoi pienissimi ben presto e per arrivare in fondo ci tocca lasciare a metà sia i primi piatti che i secondi.
Rimane giusto lo spazio per un dessert (in due):
Coppa Martini al limone con gelatina al Campari
p1020782.jpg

Come supporto al pasto abbiamo bevuto un localissimo
Collio DOC Chardonnay Ronco Bernizza Veneca & Veneca 2008
p1020783.jpg

Potenzialmente è un grande Relais & Chateaux, in realtà è un semplice ma accogliente albergo per gente in cerca di tranquillità e riposo.
Anche il ristorante che, per aspetto e collocazione nel verde, potrebbe ricordare l’ottimo Dal Pescatore di Runate (col plusvalore mulino e ruscelli) si limita ad compito di gregariato della cucina.
p1020798.jpg

Le preparazioni della cucina sono tra il discreto e il buono, la cura dell’aspetto visivo indica comunque che ai fornelli ci sia una persona competente ma manca il guizzo del genio.
Tutta la struttura dell’Ultimo Mulino ricorda uno studente con grandi capacità che non si applica.
p1020829.jpg

Ci troviamo comunque in fascia medio-alta come struttura ricettiva ma guardandoci intorno vediamo tante cose migliorabili.
Probabilmente le scelte sono dettate dall’esperienza, il nostro punto di vista è che non essendo in una zona dal grandissimo appeal turistico i gestori abbiano deciso di accontentarsi, puntando più sull’organizzazione di cerimonie ed eventi (vedi i vari gazebo allestiti nel giardino) che sulla creazione di un convivio di lusso.
Sotto una tripla panoramica (magie della fotocamera digitale):
ultimomulinopanoramica.jpg

Cosa c’è da migliorare? Iniziamo dal piattino del pane assente, proseguiamo con la carta dei vini un po’ stitica e chiudiamo col fatto che non propongano un aperitivo di benvenuto a base di bollicine.
Se vogliamo aggiungere altro possiamo dire che le porzioni dei primi piatti erano un po’ esagerate, che è più bella la vista (quella sul ruscello) nella stanza da pranzo non apparecchiata e che con il caffè servano “solo” un po’ di sbrisolona. Ma parliamo di peccati veniali.
Frankie… ops… Elvis says Relax!
p1020760.jpg

A questa dimora da ritiro monacale abbiniamo il corrosivo garage sound dei MONKS di “Black Monk Time” (1965). La band precedentemente nota come The Torquays o Five Torquays era formata da alcuni militari americana di istanza in Germania. Furono tra i primi a proporre un look aggressivo e fuori dal comune, infatti essendo “Monaci” decisero di raparsi la testa a mo’ di frate, altro che le creste dei punk di fine anni 70!!!

Italia Palace Hotel

Archiviato in: Hotel, Ostelli e Resort, Altri locali, Recensioni — admin at 11:26 am on Venerdì, Giugno 4, 2010

Viale Italia, 7
33054 Lignano Sabbiadoro (UD)

Tel: 0431.71185
www.hotelitaliapalace.it

-Qualità: 8.5 / 10
-Posizione: 4 / 5
-Ambiente: 4.5 / 5
-Personale: 3 / 5
-Appeal: 3 / 5

Rapporto qualità / prezzo: B

TOTALE : 23 / 30

Ultima visita: Primavera 2010
All’ultimo momento ci hanno offerto due biglietti per il concerto degli Ac/Dc ad Udine, booking non offriva alberghi con stanze diponibili nel capoluogo friulano così abbiamo deciso di farci una giornatina di mare.
Ah, voi da che parte state? Bon Scott o Brian Johnson? Con il defunto singer originale (Dave Evans non lo consideriamo) e autore dei primi testi o con il cantante con il quale siamo cresciuti quasi tutti? La voce più bella era quella di Bon ed il nostro voto va a lui!
Lignano in questo periodo dell’anno è in mano agli indigeni e ad un piccolo manipolo di anziani tedeschi così ci si può godere il mare e la spiaggia in assoluta tranquillità.
L’albergo nel quale abbiamo soggiornato è a pochi passi dalla sabbia dorata ed era una struttura alberghiera già attiva nei primi del novecento. Ora l’intero stabile è stato perfettamente ristrutturato.
p1020729.jpg

Bello il salone al piano terra ma ancora di più impatto è la terrazza-bar dalle grandi vetrate in cui servono la colazione. La vista-mare è un po’ ostruita dai palazzi circostanti ma resta comunque un valore aggiunto.
p1020733.jpg

Sempre sul tetto sono allestite piscina, spa e palestra.
p1020734.jpg

Le camere sono spaziose, i bagni ampi e la pulizia è attenta.
Personale alla reception cortese ma distaccato. A caccia di mance il ragazzo che porta i bagagli in camera. Freddini anche i camerieri che servono la colazione.
Parcheggio privato disponibile ad ogni ora.
Accostamento musicale in omaggio all’Australia, terra di adozione degli AC/DC, con la compilation Where the Birdmen Flew su cui trovano spazio alcune delle più valide garage-punk-rock band di fine anni 70 attive nella terra dei canguri (Radio Birdman, Scientists, Victims, Rocks…). I più acculturati in ascolto sapranno anche dell’esistenza di tre album intitolati Where the Birdmen Flew Revisited (dal volume 1 al 3) in grado di completare la visuale della scena Aussie.