La Crepa

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 4:46 pm on Sabato, Febbraio 20, 2010

Piazza Matteotti, 13
26031 Isola Dovarese (CR)

Tel : 0375.396161
www.caffelacrepa.com

Cucina: 38 / 50
Cantina: 7.5 / 10
Contesto: 4 / 5
Sala: 3 / 5
Gestione: 4.5 / 5
Servizio: 3.5 / 5
Mise En Place: 1 / 3
Pane: 1 / 3
Coccole: 1 / 3
Dolci: 6.5 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2 / 3

Bonus: 3
Extra: 1

TOTALE : 77 / 110

Costo:

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Inverno 2010 (+update)
Perchè a San Valentino non va mai come dovrebbe andare? Perchè c’è sempre brutto tempo, non chiediamo il sole a febbraio, ma deve sempre piovere o nevicare o esserci nebbia? Perchè deve essere così complicato prenotare ad un ristorante?
Chiamiamo La Lucanda per due volte (è ora di andarli a trovare nella nuova sede) cercando di prenotare la cena del giorno degli innamorati ma in entrambe le situazioni (l’ultima ad inizio febbraio) ci rispondono “Non sappiamo ancora se il 14 saremo aperti perchè la domenica generalmente non lavoriamo, provi a richiamare tra qualche giorno”. Due tentativi sono sufficienti. Passiamo oltre.
Contattiamo Casa Vicina- Guido per Eataly a Torino, ma siccome Fancy potrebbe avere un impegno domenicale a pranzo chiediamo se possono riservarci il tavolo per un paio di giorni e che lo avremmo confermato il prima possibile. Risposta: “Ci spiace ma non possiamo. Richiamateci quando avrete le idee più chiare”. Avranno le loro ragioni, ma che modi!
Ci siamo rotti, scegliamo qualcosa di più vicino e che sia storicamente aperto la domenica.
Ci viene in mente una delle trattorie più rinomate della bassa padana ovvero il Caffè Gelateria Enoteca La Crepa, per tutti semplicemente La Crepa.
Telefoniamo e prenotiamo, esecuzione alla velocità della luce.
Fatto, rapido ed indolore direte voi, invece no. Complicazioni anche qui ma un po’ per colpa nostra.
Non avendoci chiesto un numero di telefono ed essendo stati scottati da esperienze precedenti pensiamo che mandare una mail di conferma della prenotazione non sarebbe una brutta idea.
Titolo e-mail: “Conferma prenotazione”,
Messaggio da RGTR: “Buon giorno, Vi scrivo per confermare la mia prenotazione per 2 persone in data Domenica 14 Febbraio ore 20.00. Grazie e buon lavoro… Sono… il mio numero di cellulare è …”
Risposta La Crepa: “Ci siam sentiti telefonicamente giusto? In ogni caso la prenotazione confermata. Attendo comunque un suo riscontro per evitare confusione.”
RGTR: “Si, ci siamo sentiti per telefono, mandiamo sempre una mail per conferma perchè in passato (in altri ristoranti) mi sono capitati episodi spiacevoli di prenotazioni non annotate.
Grazie e scusate il disturbo”.
Onestamente poteva essere finita qui invece uno zelante Federico Malinverno, figlio di uno dei fratelli Fausto e Franco (tutti F.M.?!) che gestiscono il locale tra cucina e sala, ci manda altre due righe: “Si può succedere anche che non venga appuntato. Nel nostro caso però era stato segnato poi due volte. Pertanto le consiglio la prossima volta di appuntare sulla mail di conferma la frase: Come accordo telefonico, confermo la prenotazione. In questo modo eviteremo equivoci. Grazie per la gentilezza e la cortesia. A Presto”.
Sorge il dubbio di essere stati sgridati ed essendo puntigliosi replichiamo, per la precisione risponde Kid: “Buongiorno, infatti l’email l’avevo intitolata “conferma prenotazione” proprio per quello, mi spiace aver creato confusione…”
Commento di Fancy: “Io non andrei più, secondo me quel messaggio se lo poteva risparmiare e poi anche tu, vuoi sempre l’ultima parola… secondo me ci sputano nel piatto!”
Kid: “Ma dai, il brutto delle mail è che non sempre si intende bene il tono, mi hanno preso in una giornata storta e ho risposto altrimenti avrei fatto finta di niente”.
In un’epoca in cui la Coca Cola, la Kinder e altre ditte seguono le orme del Mulino Bianco con pubblicità all’insegna del (finto) genuino e del “volemose bene” familiare siamo alla ricerca di un luogo in cui queste cose esistano davvero e da tanto tempo. Non ce la facciamo più a vedere famiglie felici di bere bevande dolcissime bollicinose, di scienziati che spezzano una cavolo di brioches come fosse la cosa più bella del mondo o di vedere un finto-vecchio Barilla tra i campi di grano.
Se il genuino è il futuro del business diciamo pure che il La Crepa è in mano a pionieri del food marketing, quindi come possiamo farcelo scappare?
Questo ristorante non è solo uno dei 234 “Bib Gourmand” della Michelin 2010 ma è soprattutto uno dei soli 15 “Tre Gamberi” del Gambero Rosso, una famiglia molto più esclusiva (alla quale la guida in questione accomuna una trentina di “Oscar qualità e prezzo”).
Isola Dovarese, dal canto suo, è un paesino tra Mantova e Cremona circondato su tre lati dal fiume Oglio ed è nella piazza principale di questo nebbioso borgo che dal 1832 si tramanda una storia fatta di generosa cucina territoriale (dal 1976 al ristorante si affiancano anche pasticceria e gelateria).
Il Palazzo della Guardia, risalente al XV secolo, ospita le varie sale da pranzo: “Senato”, “Glicine”, “Bar”, “Veranda” e “Portico”.
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Finalmente eccoci all’interno di uno dei Locali Storici di Italia certificati.
Muoviamo i primi passi e siamo già alle prese con un po’ di scetticismo, gli ambienti non hanno nè il fascino del classico nè l’eleganza che ci saremmo aspettati ed il ragazzo, che ci ha dato il benvenuto, si è limitato ad invitarci a scegliere una sistemazione di nostro gradimento nella stanza del bar senza dedicarci molto tempo.
Poco dopo arriva una coppia di turisti stranieri dicendo di avere un tavolo riservato ma non risulta la prenotazione, i gestori si premurano (nonostante fossero al completo) di trovargli un tavolo, intanto noi gongoliamo pensando alla nostra e-mail da cavillosi burocrati.
Ma è proprio mentre pensavamo a queste cose vagamente negative che vediamo appesa alla parete una foto autografata di Paul Bocuse e ci passa a fianco un bel Savarin di riso di cantarelliana memoria.
Il ragazzo che ci ha accolto si rifà vivo chiedendo se vogliamo dargli le giacche invece di appenderle dietro le sedie. Dettagli? Ok, ma ottimo per recuperare punti. Alla fine il ristorante è pieno e un po’ di fretta nel far accomodare per non avere gente che gironzola in sala senza meta è accettabile.
Incomiciamo a settare i nostri standard su questo tipo di locale e quando servono l’acqua, che è la Plose di Bolzano e non la Voss, capiamo di aver fatto centro!
I nostri occhi si aprono e iniziamo a capire cosa ha reso famoso queste quattro mura di provincia.
L’acqua è un particolare insignificante ma quante trattorie di paese appena ricevono un riconoscimento si montano la testa e si mettono a servire prodotti che non appartengono alla loro cultura solo per non essere banali (risultando patetici)?!
Eravamo alla ricerca di un ambiente classico in cui gustare piatti della tradizione e quello stavamo per fare, anche la sala nel suo essere demodè (ma comunque in ordine) ci risulta adatta ad una realtà lontana dalla borghesia metropolitana.
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Ci premiano per il lungo viaggio con delle Polpettine di carne (tiepide e saporite il giusto).
Nel frattempo consultiamo l’ottimo menu (tanti piatti a chilometri zero ma niente percorso degustazione se non una serie di pietanze speciali per celebrare il 14 Febbraio)
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Pane e grissini arrivano quando siamo alle prese con la carta dei vini, funzionale nei suoi quattro fogli e dai ricarichi onestissimi. Presenti anche diverse scelte al calice. Scegliamo agevolmente il vino e completiamo la comanda.
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L’apertura dello Champagne da il via alle danze.
Abbiamo degustato per “soli” 55 euro un Laherte Freres “Les Beaudiers” Rosè Extra-Brut (Rose de saigne, ovvero ottenuto da un contatto con le bucce, con uvaggio 100% Pinot Meunier) di indubbia personalità e stile con grande freschezza e note di Cassis sugli scudi.
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Fancy:
Carpaccio di carne all’isolana di nostra produzione con Olio del Garda
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Tortelli ripieni di provolone tipico, ricoperti dalla sua fonduta
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Bocconcini d’oca in terragna
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Semifreddo al gianduia con croccante alle nocciole
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Kid:
Lumache alla moda di Borgogna, con burro, scalogno e prezzemolo
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Savaren di riso con ragu classico e lingua salmistrata
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Gran bollito misto…
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… alla cremonese
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Salsa verde, Mostarda e Sale
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Torta sabbiosa con crema al mascarpone
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Non è solo il Savarin di riso (qui chiamato volutamente Savaren, con la E, come lo si pronuncia) ad accomunare la cucina dei Malinverno a quella del mitico Cantarelli.
Le mura del La Crepa trasudano la millenaria gastronomia di questo angolo della Val Padana tra Parma, Cremona e Mantova. Senza dimenticare le contaminazioni delle non lontane Brescia, Piacenza e Lunigiana.
Trovano spazio sul menu tanto pesce d’acqua dolce, tortelli di zucca, testaroli, diversi salumi e dessert caserecci che rimandano a tempi che non esistono più.
A tratti ci sentivamo come Jack Nicholson in Shining quando intorno a lui si materializzavano i clienti dell’Overlook Hotel di decenni prima… R E D R U M R E D R U M R E D R U M R E D R U M R E D R U M R E D R U M R E D R U M… la nostra è indubbiamente una versione più serena e rilassata!
Come per Peppino e Mirella, il territorio di origine, e l’Italia in generale, non sono solo il punto di partenza ma anche quello di arrivo nel percorso di cucina, tanto che sembra una stonatura vedere in lista il famoso prosciutto Pata Negra (Jamon Iberico de Bellota) quando siamo in una delle zone di elezione del suino nostrano.
Proviamo a vedere il lato positivo della cosa, diciamo che questo ci suggerisce che i titolari hanno ancora la voglia di ricercare eccellenze anche in altre nazioni, una passione che pure i coniugi di Samboseto avevano.
Tra i piatti esterofili (ma ormai adottato nella penisola) abbiamo un Fegato d’oca con Sauternes ma è più sul versante vini, birre e distillati che la famiglia Malinverno mostra una certa passione per lo straniero.
La Crepa di Isola Dovarese è l’elogio della semplicità in cucina (preparazioni classiche eseguite al meglio) e delle cose buone (materie prime del territorio ben selezionate).
Il servizio può anche essere informale ma hanno tutte le accortezze del buon padrone di casa (sorrisi a profusione, disponibilità e soprattuto educazione).
Il giudizio alla cucina (38) è il più alto mai dato per un locale di questo tipo, siamo al cospetto della trattoria italiana come dovrebbe essere e ad uno dei più papabili candidati al nostro premio della critica per il 2010!
Per ottenere punteggi più alti dovrebbero partecipare al ballo materie prime rare ed eccellenti, fantasia nel coniugare gli ingredienti e tecniche sopraffine ai fornelli ma in questo porto i bancali di Caviale Beluga rimangono fuori dalla porta, le Nabucodonosor di Krug restano altrove e la cucina tecno-emozionale è ancora una grande sconosciuta.
Se quello che volete è una serata da dedicare alla disintossicazione dall’opulenza e dall’artificosità di certe cucine questo posto può fungere da clinica.
Prima di andare a casa, se possibile, suggeriamo una piccola spesa nella gastronomia che la famiglia Malinverno gestisce accanto al ristorante.
La nostra proposta è che il Ministro delle Politiche Agricole invece di mangiare hamburger si attivi con l’UNESCO per far eleggere questo ristorante Patrimonio dell’Umanità!!!
…Pure il conto è Sid Vicious approved!
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Nei tre ristoranti visitati in questo inizio anno abbiamo trovato la risposta al dubbio se continuare con la ricerca o limitarci a giocare dove ci sentiamo più a casa.
Ragazzi, la caccia continua…
Consigliamo di accompagnare una visita al locale dei fratelli Malinverno con l’ascolto degli ALLEN BROTHERS, una delle prime coppie di consanguinei della storia del country, Austin era voce e banjo mentre Lee si cimentava con chitarra e kazoo. Sul mercato si dovrebbero recuperare le tre antologie che ripercorrono l’intera carriera del duo di Chattanooga ma la migliore resta la prima “Allen Brothers, Vol. 1: 1927-1930″ con la hit Jake Walk Blues. Il Jake (abbreviazione di Jamaica Ginger Extract) era una specie di beverone medicinale molto venduto nei primi anni del secolo scorso perchè il suo contenuto era per 70% alcol e quindi riusciva ad aggirare i limiti fissati dal Proibizionismo. La cosa brutta sta nel fatto che non era un prodotto genuino e alcune sostanze tossiche presenti all’interno della bevanda causarono diverse semi-paralasi ad alcuni improvvidi consumatori da qui il nome Jake-Walk che stava ad indicare la camminata “dinoccolata” di questi poveretti.

Update Estate 2010:
Si torna sempre volentieri a La Crepa, ci si sente a casa e non mancano le novità come la versione estiva del savarin:
Savaren di riso Venere con ragù di tinca e piselli
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Ottimo!
Nei mesi caldi si può cenare nella caratteristica piazza antistante il locale.
Tutto bello e tutto buono. Come al solito!

Sadler

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 10:43 am on Giovedì, Febbraio 4, 2010

via Ascanio Sforza, 77
20100 Milano

www.sadler.it
Tel: 02.58104451

Cucina: 43 / 50
Cantina: 8 / 10
Contesto: 2.5 / 5
Sala: 4 / 5
Gestione: 4.5 / 5
Servizio: 4 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 3 / 3
Coccole: 2 / 3
Dolci: 8 / 10
Caffetteria: 3 / 3
Presentazione piatti: 3 / 3

Bonus: 4
Extra: 0.5

TOTALE : 91.5 / 110

Costo: €€€€

Rapporto qualità / prezzo: B\C
Anno nuovo e computer nuovo, anzi Macintosh, peccato che crei conflitti con i codici del nostro blog Wordpress. Dannata tecnologia!
Se siamo sopravvissuti alla crisi economica, all’influenza suina, al passaggio al digitale terrestre, all’invasione dei Trans From Outer Space, al Mc Donald’s di stato, al prosecco Ikea, alle vacanze pagate dalla Brambilla, al bombardamento mediatico di Avatar e ad una puntata della controfigura di Rugiati ovvero Mattia Detto Fatto resisteremo anche a questo.
Tra i grandi di Milano ci mancava solo lui, Claudio Sadler, lo chef prediletto dalla Giunti Editore (almeno 4 pubblicazioni: Menu per quattro stagioni, Ricette di pesce, Ricette per il dolce, Ricette di pasta e primi piatti). Cogliamo l’occasione della mostra di Edward Hopper per una visita.
Ve ne parleremo con la dovuta calma dopo aver dedicato una parentesi all’ultimo editto che vorrebbe proibire la macellazione della carne di cavallo parificando l’equino in questione agli animali domestici come cane o gatto.
Già mangiamo poco di quello che potremmo consumare e non solo in fatto di carne (animali e tagli) ma, e soprattutto, erbe, fiori e verdure.
Kid: Non riesco a pensare ad un mondo senza macinato di cavallo.
Fancy: Io il cavallo non lo mangio come non mangio il coniglio.
Kid: Anche il piccione ti faceva schifo come animale ma ora lo mangi.
Fancy: Ma non ti danno da mangiare i topi volanti che trovi in Piazza Duomo e poi è un’altra questione.
Kid: Tu hai una concezione dell’animale da mondo Disney, se incontro Bambi gli sparo e me lo pappo. Un ottimo filetto di cerbiatto al vino rosso, gnam gnam! C’è differenza tra l’essere buono ed essere un buonista. Odio le torture agli animali quanto te e mi fanno schifo i bracconieri ma non posso dire di essere contro la caccia se uno mangia quello che uccide, meglio questo tipo di cacciatori degli sprechi dei supermarket.
Fancy: Non è una questione di cartoni animati ma proprio non riesco a mangiare cavallo perchè li considero “pet” come direbbe un americano. Sarà perchè da piccola ho fatto equitazione e vivo in campagna ma certi animali per me non possono essere considerati commestibili.
Kid: Onestamente ho la curiosità di assaggiare un po’ di tutto escluso quello che esce dalle cucine del Guolizhuang in Cina dove lavorano solo peni di animali. Posso farti una provocazione? Mettiamo di vivere in natura, ogni minuto dovremmo lottare con gli animali per la sopravvivenza e loro di gran scrupoli non se ne fanno.
Fancy: Ma guarda che vivi in città non nella savana…
Kid: E’ una forzatura, lo so. Se poi mi fai un discorso da animalista su estinzione o allevamenti intensivi in batteria, scusami ma gioco a fare il cinico e ti rispondo che da quando mondo è mondo gli animali si sono sempre estinti e probabilmente con la scienza che c’è (o ci sarà a breve) potremmo anche provare a riportarli in vita. Sono un sostenitore di una giusta ecologia e di un corretto trattamento degli animali. Cerco di fare il mio con raccolta differenziata, usando bicicletta o mezzi pubblici invece dell’auto. Abbiamo due gatti ed un cane che vivono da pascià. La centralità però è dell’uomo e se si vuole proibire qualcosa a qualcuno gli si deve dare un’alternativa. Se vedo uccidere un cucciolo di foca a bastonate rabbrividisco ma tu hai mai visto come eliminano buoi o maiali nei mattatoi? Non è meno truculento ma nessuno (o quasi) si indigna. Ci sono animali di serie A e serie B? Noi possiamo ucciderne certi e gli altri popoli non possono ucciderne altri? Vogliamo proibire la mattanza di foche, OK ma prima dobbiamo dare una nuova fonte di reddito alle famiglie di eschimesi che si mantengono con questa caccia. La colpa alla fine ricade sempre su noi occidentali, da un lato ci scandalizziamo per certe cose poi d’inverno ci copriamo di capi in pelle.
Fancy: Tutto questo per dire?
Kid: Con che coraggio, noi che mangiamo rane o cavallo, possiamo andare a dire ad un giapponese che è cresciuto mangiando balena di non mangiarla più. E ancora, sono d’accordo sul sospendere gli allevamenti in batteria, tipo delle galline, passando all’allevamento a terra ma tu pensi che le persone sarebbero disposte a pagare le uova il doppio o il triplo di quanto le pagano ora?
Fancy: Se fosse per te, nel mondo naturale, non mangeremmo nulla! Mi chiami anche solo per schiacciare un ragno!
Kid: Era un gioco dialettico. Lo sai che se parliamo di un mondo ideale, nel mio gli animali sarebbero felici di suicidarsi gettandosi nel mio forno a 180°. Per me in primis viene l’uomo e la sua serenità, c’è gente che non parla con i vicini dello stesso pianerottolo e poi vuole salvare il panda dall’estinzione. Prima si coltiva il proprio orto poi si salva il mondo. Si inizia facendo una raccolta differenziata nella propria casa per poi salvare l’Amazzonia.
Fancy: Dopo questo delirio possiamo parlare di Sadler?
Kid: Sarà meglio.
Siamo in zona Navigli ma non nel pieno della movida, appena fuori e la zona è tranquilla o inquietante a seconda di chi incroci.
Non è tanto che Sadler si è trasferito in questo quartiere ma i locali funzionano già bene. I locali al plurale perchè oltre all’omonimo bistellato troviamo anche il locale più easy dello chef Claudio, il Chic n’ Quick.
Per entrambi è stata fatta la scelta di una vetrina sulla strada, passeggiando lungo Via Sforza si può buttare un occhio per vedere che aria tira nel C&Q oppure si possono ammirare i ragazzi al lavoro nella sadleriana cucina.
All’ingresso incontriamo Elvis, un maitre in carne e per contraltare un micro-salottino da intimità di coppia.
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Ci accomodiamo, siamo i primi ad arrivare e non ci danno tregua: “I signori gradiscono l’aperitivo?”
Vuol dire che è offerto? Secondo voi? Lo scopriremo solo al momento del conto…
“Come apertivo abbiamo Franciacorta, Champagne Bernard Bremont e… e… (il sommelier non se lo ricorda e non lo saperemo mai)”
Evitiamo ulteriore imbarazzo optando per il francese, peccato sia ad una temperatura sbagliata, quasi brodo.
Ci arriva il Menu in un triste cartoncino sottile di color rosso… ma Claudio, puntiamo al risparmio? La cosa è giustificata dal fatto che lo chef cambi spessissimo le portate. E’ sicuramente più pratico ed economico per incollare le nuove liste però potrebbe essere più carino.
Apprezziamo che sulla carta vengano elencati i nomi della brigata di cucina, su tutti primeggia quello dello chef Maurizio Di Prima, il braccio destro di Sadler.
Il menu degustazione del mese viene venduto con i vini in abbinamento, i quali non sono elencati quindi chiediamo lumi.
Risposta: “Abbiniamo ad ogni piatto il vino più adatto…”
Commento: Speriamo. In pratica il sommelier non risponde e fugge, probabilmente valuteranno il cliente e daranno i vini più adatti a quelle che credono siano le sue competenze. Insomma i soliti vini tra i 15 e i 25 euro in enoteca.
Tovaglia a righe, divanetti marroni e cuscini in ambiente simil-etnico faranno da cornice al nostro pasto.
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Nell’attesa che si parta col Menu del mese:

Rotolini di salmone con alga nori, olive all’ascolana,… (♫♫, piacevole inizio)
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Si incomincia a fare sul serio:
Insalata di astice con cipolla di Tropea, Oliva taggiasca e salsa al peperone (♫♫♫)
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Pizzetta e Cornetto al sesamo
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Treccia di focaccia alle olive e grissini
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Spiedino di scarpette con panella di ceci, riso venere e puntarelle (♫♫, serve più che altro per scaldare i nostri motori)
-sostituisce i Ricci di mare con spuma di cavolfiere, salmone affumicato in casa, caviale rosso all’aceto di lampone-
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Lasagna di canocchie e carciofi alla maggiorana, sfera di mozzarella di bufala e bottarga di muggine (♫♫♫, riuscito gioco di equilibrismo strutturale e gustativo)
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Filetto di rombo in crosta di frutta secca in padella, salsa di cime di rapa, lenticchie alla vaniglia e cotechino (♫♫♫♫, c’è chi dice che per fare del buon pesce di mare non occorra molto ma per farne un piccolo capolavoro, come in questo caso, bisogna saperla lunga)
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Strascinati di pasta fresca saltati in padella con astice, broccoli romaneschi e datterini, tocco di peperoncino e olio e.v.o. calabrese (♫♫♫♫, un piatto che tanti ristoranti di mare vorrebbero eguagliare)
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Sadler stabilisce il record italiano di presentazione piatti con cloche
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Tortelli di farina di carrube farciti di Bettelmat, crema di cardi gobbi e funghi pioppini trifolati (♫, qualcosa non andava, il Bettelmat faceva stonare i vari sapori)
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Cambio del pane: cornetto “bianco” e panino con parmigiano e semi di cumino
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Petto di faraona in crosta alla parmigiana, purè di topinambur e fonduta di Toma piemontese (♫♫, troppo “formaggiosa” la crosta)
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I vini inclusi a sorpresa con alcuni nomi altisonanti:
Confini 2007 di Lis Neris Friuli Venezia Giulia IGT (♪♪; Gewurztraminer 60%, Pinot grigio 30%, Riesling 10% ovvero gran profumi e anche un gran bel vino)
Chardonnay Il Carpino DOC Collio San Floriano (♪; 18 mesi di Barrique donano buona struttura e colore)
Pinot Nero 2006 riserva Cantina Termeno, Tramin Alto Adige DOC (♪+; degno rivale per tanti prodotto sovra-prezzati della Borgogna, bei sentori di frutta rossa con speziato e tannini non eccessivi)
Barolo DOCG 2001 Bussia Soprana “Mosconi” (♪; L’annata è di quelle buone, il prodotto ha tutte le caratteristiche della tipologia ma ci saremmo aspettati di più sia dal coore che dal sapore)
Sauternes Chateau Gravas (♪; il classico vino dolce della zona di Bordeaux, uvaggio: 90% Sémillon e 10% Sauvignon, rinfrancante fine pasto ma ci sono prodotti più interessanti in questa tipologia)

Gelatina di fico d’India con pistacchio e una sorta di panna cotta (pardon se non diciamo bene) con gelatina di limone
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Latte in piedi con caviale di melograno e torrone grattugiato (♫♫♫♫, fresco e delizioso)
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Lingue di gatto ripiene di cioccolato bianco, lecca-lecca, sfogliatelle… per accompagnare il coffe (tutti buoni)
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Uno dei sempre più rari ristoranti che presentano una carta per la caffetteria!
Fancy: Caffè Mysore (proveniente dall’India, regione di Karnata, profumo esuberante con toni speziati e di frutta esotica che in bocca risultano delicati e persistenti)
Kid: Caffè Jamaica Blue Mountain (uno dei caffè più prestigiosi al mondo, coltivato su terrazze che si estendono fino ai 1500 metri slm, aroma floreale intenso con note vanigliate e di tabacco dolce).
That’s all folks!
Quello che si evince dalla cucina di Sadler è la grande passione per altre culture gastronomiche, parlare di fusion è eccessivo perchè quasi la totalità dei prodotti è nostrana ma la storia di questi piatti parte da Milano fa un giro più a Sud e si completa dirigendosi ad Est.
C’è un gusto estetico, ma non solo, molto orientaleggiante, abbinato ad una grande conoscenza del territorio italiano e della sua cucina.
Materie prime valide e sapientemente combinate fanno da eco alla fantasia di questo chef in grado di creare piatti nuovi senza fossilizarsi, come tanti, su un paio di cavalli di battaglia o su offerte sicure (e sempre uguali) per decenni.
Servizio scrupoloso e distaccato con qualche piccola sbavatura a livello di sincronia nella presentazione. Ad esempio arriva a tavola il piatto per la signora, il cameriere va a prendere il piatto per il gentleman ma viene bloccato dai colleghi o da clienti e ti fanno attendere. Parliamo proprio di dettagli quasi insignificanti all’interno di una cena di gran livello.
Molto apprezzati anche i pani e la loro sequenzialità.
La cosa più antipatica, se vogliamo dire così, di questa esperienza è stato il non poter scegliere o conoscere a priori i vini in abbinamento. Gli accoppiamenti ai piatti erano ideali ma sarebbe più corretto far sapere al cliente quali vini avrebbe bevuto, fatto così sembra più un servizio “svuota-cantina”.
Avevamo detto che Cracco era il numero uno sulla piazza di Milano e forse per cucina lo è davvero (infatti gli basterebbe sistemare la mise en place, e riceverebbe quel punto in più, che gli permetterebbe di balzare al comando della nostra classifica meneghina) ma se si parla di ristorante inteso come connubio cibo e accoglienza questo locale ha qualcosina in più.
Nella recensione precedente criticammo Perbellini per il conto non arrotondato per quattro euro, qui è stato anche peggio, il conto diceva euro x01 e quello abbiamo pagato. Sarebbe un discorso inappuntabile se trattassero tutti i clienti così, quella è cifra e quello versi, ma se così non fosse un po’ di brillantezza in più non guasterebbe, è anche vero che lo sconto di un euro fa quasi pena però quando un cliente affronta il menu degustazione dovrebbe avere alcune cose “abbonate” tipo l’acqua (H2O Panna a 7 euro) o l’aperitivo (15 €)!
Claudio Sadler per la sua grande conoscenza della cucina mondiale e la tecnica va equiparato ad uno dei più grandi genii della storia della musica, rock sarebbe limitativo, come un certo FRANK ZAPPA che nel suo secondo album con i Mothers of Invention “Absolutely Free” (1967) mostra una competenza musicale a 360° (prog-rock/punk/jazz/sperimentale/comedy) e un talento unico.

Perbellini

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 10:43 am on Giovedì, Febbraio 4, 2010

Cucina: 46 / 50
Cantina: 8.5 / 10
Contesto: 1 / 5
Sala: 3.5 / 5
Gestione: 4.5 / 5
Servizio: 4.5 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 3 / 3
Coccole: 3 / 3
Dolci: 9 / 10
Caffetteria: 2 / 3
Presentazione piatti: 2.5 / 3

Bonus: 4.5
Extra: 0.5

TOTALE : 94.5 / 110

Costo: €€€€

Rapporto qualità / prezzo: B\C

Ultima visita: Inverno 2010
Gennaio VentiDieci si riparte.
Prima di rimetterci in marcia vorremmo fare una doverosa introduzione per una cosa che ci sta tanto a cuore.
Ci teniamo a chiarire per l’ennesima volta che questo blog nasce per raccontare la nostra esperienza e le valutazioni sono un punto di vista personale.
Qualche sera fa stavamo guardando il blog di Passione Gourmet (sito valido ma troppi galli nel pollaio che confondono con punti di vista eterogenei) e abbiamo trovato un Vissani diverso da quello che abbiamo incontrato noi, durante la nostra “ispezione” non c’era una carta dei vini in ordine alfabetico e tutti quei piatti di portata colorati.
Detto questo invitiamo i lettori a dare il giusto peso a questo nostro blog. E’ già stato ribadito più volte che per avere un’idea reale di una cucina occorrerebbe provarla più volte ma questo non è un obbligo per noi, siamo degli amatori e il nostro compito è solo quello di giudicare il pasto come farebbe ogni persona qualsiasi che per la prima volta si mettesse a tavola in un determinato locale. Scegliere spesso il menu degustazione dimostra il nostro desiderio di confrontarsi con quello che dovrebbe essere un biglietto da visita del ristorante.
Abbiamo un migliaio di lettori, non abbiamo mai fatto pubblicità al nostro hobby su altri siti per acquistare visitatori e ci piacerebbe restare nell’ombra. La popolarità alla Raspelli ci spaventa. Ovviamente ci piacerebbe crescere e imparare da tutti gli esperti del mondo dell’alimentazione ma con i nostri tempi e modi.
RGTR è nato per la voglia di raccontare i nostri viaggi culinari, siccome molti nostri amici non hanno questa passione e altri (purtroppo) non se lo possono permettere abbiamo trovato nel web una valvola di sfogo.
Non siamo neanche così ricchi come alcuni credono, non ci possiamo permettere di andare per grandi ristoranti tutti i giorni, così, senza piangere miseria, ci limitiamo a fare delle scelte. Usciamo poco ma cerchiamo di farlo bene. Abbiamo un budget destinato alla grande cucina e oltre non andiamo. Piuttosto che buttare i soldi in aperitivi, discoteche o risto-bar da movida preferiamo farlo per mangiar bene e sano.
Possiamo andare oltre e non parlarne più?
Possiamo iniziare dicendo che il primo pranzo della stagione forse sarà il migliore dell’anno?
Il locale di Giancarlo Perbellini si trova nella campagna di Verona, onestamente in una tetra zona industriale della provincia scaligera.
In parte al ristorante c’è un negozietto dove poter acquistare alcuni prodotti creati dalla famiglia di Giancarlo, una dinastia di pasticcieri attiva da fine 1800.
L’originale Perbellini è infatti una Offelleria in quel di Bovolone (Via Vittorio Veneto, 46) ed è lì che vengono preparati i celeberrimi Offella d’Oro, Firo d’Albicocca e Pan dei Siori.
James Hetfield dei Metallica ci accoglie al cancello…
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Varcata la soglia l’ambiente cambia decisamente di tono, il personale è schierato e pronto ad accoglierci e fa bella mostra di sè una vetrina di Armagnac e Cognac d’annata.
Si vede che il ristorante è stato restaurato di recente, la sala è comunque all’insegna del classico ma manca un po’ di personalità. In ogni caso il locale trasuda una gran voglia di fare l’ultimo salto di qualità: quello che porta alla Terza Stella Michelin.
Ci accomodiamo nella stanza più piccola e ci intrattengono con aperitivo (Champagne Rosè Bruno Paillard S.A.) e carta: Menu selvaggina (115 euro), proposte “Dal nostro spiedo” (50 minuti di attesa) e Lunch di Mezzogiorno (65 euro, soloferiali). Di alcune portate in lista è disponibile la mezza porzione.
Arriva in tutto il suo splendore una Baguette appena sfornata (e del burro salato)
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Un fresco buongiorno della cucina per accompagnare le bollicine (ci riscaldiamo con l’ottima Crema di fagioli con olio extra-vergine)
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Scegliamo il Menu “1989:2009: 20 anni della nostra cucina”
Diamo un’occhiata ad una ricca carta dei vini (nonostante la splendida cantina abbia subito un furto l’estate scorsa) per poi buttarci sulla “Selezione dei vini al calice in abbinamento al menu”:
Condrieu La Loye J.M.Gerin 2007 (♪♪, da un vitigno tipico della zona del Rodano come il Viognier nasce questo piacevole vino bianco dai ricchi profumi floreali e intenso al palato)
Bugia Bibi Graetz 2005 (♪♪+, un Ansonica 100% per un bianco IGT che conferma come anche in questa tipologia di vini ci possano essere eccellenze)
Vosne Romanee Domaine Forey 2004 (♪♪-, Pinot nero della Borgogna in buona forma)
Tignanello Antinori 2003 (♪+; altro IGT, altro membro della famiglia dei Super Tuscans vitigni: 85% Sangiovese, 10% Cabernet Sauvignon e 5% Cabernet Franc; non è un’annata eccezionale, meglio il 2004, ma è un prodotto dai bei profumi speziati, tannini eleganti e buona persistenza)
Torcolato di Breganze Maculan 2005 (♪♪-; Vespaiola 85%, Garganega 5% e Tocai 10% per un vino da dessert che meriterebbe più considerazione, belle le sensazioni vanigliate e di miele).
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Il caviale
affumicato e zabaglione ghiacciato (♫♫♫, la temperatura rende ottimale l’accompagnamento dello zabaglione al caviale)
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Il wafer
tartare di branzino, caprino e sensazione di liquirizia (♫♫♫♫♫, il cucchiaio viene intinto nella liquirizia liquida e quel sentore si coniuga alla perfezione con branzino e caprino senza tralasciare l’ottimo gioco di consistenze tra wafer e tartare)
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Arriva altro pane, questa volta uno Sfogliato al burro
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Lo scampo e la cappasanta
millefoglie di pane, peperoni e senape con olio alla cenere (♫♫♫♫)
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Non poteva mancare una Pizzetta
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Il Merluzzo
purè di aglio dolce, mandorle, ananas, soja e Campari (♫♫♫♫)
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Altro pane in arrivo e questa volta è una Focaccia al rosmarino
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La Zuppa
Chef europeen du poisson 1992 (♫♫♫)
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Il Raviolo
risotto al fondente di cipolla e tartufo bianco (♫♫♫)
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Il Piccione
pane e nutella di foie gras (♫♫♫♫♫)
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Il Maiale
coda, seppie e pinoli (♫♫♫♫)
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Dal 1900
Perbellini in pasticceria… (Avremmo detto “ci saremmo aspettati di più” ma ciò che arriverà tra breve ci zittirà!!!)
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Arriva un tris di dessert composto da questo “Sweet-stick” con salsa al mou e ribes (♫)
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Tortino caldo ai lamponi e frutti rossi (♫♫♫)
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Semifreddo al frutto della passione (♫♫)
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Tartelletta al cioccolato, Pera e frutto della passione, Fragole e latte di mandorla…
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Stecco al cioccomenta
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Carrello dei dolci (gelatine, Creme brulè , biscotti, crostate, sfogliatine, dessert al cioccolato o zabaglione, tre tipi di Sacher, budini, semifreddi e sorbetti…)
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Il tutto viene preparato al momento da sommelier e pasticciere.
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Millefoglie “Strachin” e Sorbetto al frutto della passione (♫♫♫♫)
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Sacher e sablè al cioccolato (♫♫♫♫)
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Il pasto si chiude con un caffè della Torrefazione Giamaica di Gianni Frasi.
Tutto perfetto, una delle rare volte in cui non c’è stato un piatto stonato o un inconveniente nel servizio.
La cosa più bella è che non abbiamo percepito quella sensazione di artificioso che si respira quando si è a contatto con una certa eccellenza.
Se vogliamo trovare il pelo nell’uovo lo dobbiamo cercare in alcune materie prime (leggi Tartufo e Scampo) che potevano essere più brillanti. Sarà mica colpa di tutti quegli abbattitori che ci sono in cucina?!
Quando abbiamo ricoperto di complimenti i coniugi Perbellini sembravano quasi in imbarazzo, sicuramente hanno la consapevolezza del loro valore ma non apparivano persone tronfie.
Insomma servizio precisissimo, cucina moderno-territoriale di alto livello e carrello dei dolci da lacrime.
Micro-polemica sul conto, quando si spendono X04 euro con aperitivo a pagamento, si compra un panettone a 14 euro (in realtà 15 perchè ne abbiamo dati 20 e ne sono tornati solo 5) forse si dovrebbe essere un po’ più di manica larga.
Qualcuno diceva che è più facile per un pasticcere diventare un grande cuoco che viceversa, in questo caso siamo perfettamente d’accordo, continuate così!
Come disco abbiniamo RAY CHARLES “Genius + Soul = Jazz” (1960) perchè Ray Charles non potrebbe vedere la bruttezza della zona industriale dove si trova il ristorante in questione e perchè anche il locale dello chef Giancarlo potrebbe essere ridotto ad una formula matematica Grande Ristorante+Storica Pasticceria=Perbellini!