2009

Archiviato in: Recensioni — admin at 4:06 pm on Venerdì, Gennaio 29, 2010

Con il solito ritardo siamo qui a tirare le somme dell’anno appena trascorso.
Il 2009 si chiude con nuovo numero uno nella nostra strampalata classifica, purtroppo non un italiano ma il monegasco LOUIS XV di Alain Ducasse
img_0313.jpg
Quello dei voti è solo un gioco ma la classifica viene redatta nel massimo rispetto di tutti i locali visitati.
Il fatto di aver provato così tanti ristoranti non è dettato da “collezionismo” di tavole famose ma dalla curiosità di provare esperienze diverse.
I dati e i numeri presi da soli sono come gemme che non brillano e non trasmettono nulla, noi cerchiamo la poesia, l’emozione che da conoscere cose nuove e incontrare professionisti in grado di far vivere al cliente momenti indimenticabili.
La cucina e il vino non sono solo convivialità ma porte che si aprono sulla storia e la cultura di un certo territorio.
La nostra vana speranza è quella di trasmettervi l’emozione positiva (o negativa) provata in un certo locale, può capitare di trovare un ristorante con un punteggio alto del quale si parla peggio di uno con un voto più basso, questo perchè numeri, sensazioni e aspettative non vanno di pari passo.
Quando ci siamo riuniti per decidere quale sarebbe stato il “Pasto dell’anno” abbiamo avuto più di una difficoltà.
Da un lato la voglia di stupire “lanciando” un giovane (Le Robinie) o premiando uno “sperimentatore” (Cracco), dall’altro quella di difendere chi offre con orgoglio una cucina del territorio.
Alla fine abbiamo deciso di eleggere il pranzo da PAUL BOCUSE come nostro preferito del 2009.
I numeri dicono diversamente (Louis XV o i ritorni da Alajmo e Santini) ma l’aver incontrato di persona questo patriarca della cucina mondiale è una di quelle cose da raccontare ai nipoti mentre ordinano un happy meal da McDonalds.
Vederlo ad ottantatre anni, in tenuta da lavoro, gironzolare per il ristorante e dirigere le operazioni dei suoi ragazzi è tra le “Things-To-Do” del gourmet perfetto.
Non farà figo celebrare un locale così tradizionale ma è il tipo di ristorante nel quale ci riconosciamo di più, inoltre non sappiamo per quanto ancora Monsieur Paul tirerà le redini del carrozzone di Collonges e ci sembrava giusto rendergli omaggio.
Altri indimenticabili del 2009 sono stati senza dubbio Villa Fiordaliso, Locanda nel Borgo Antico e Gambero di Calvisano.
Una gran emozione è stata il ritorno a Dal Pescatore, una incavolatura il San Valentino da Osteria Francescana e un gran pranzo quello a Le Calandre (il nuovo miglior ristorante per quanto riguarda la cucina con un 48/50, perfetto equilibrio nel triangolo tradizione-sapore-sperimentazione peccato abbia perso punti per l’attegiamento dei camerieri).
Ricordiamo piacevolmente le chiacchiere con lo chef del Palma di Alassio o con il titolare di Tano Passami l’Olio mentre che tristezza la litigata con lo chef Sola ai Bagni Nettuno.
Divertente la cena da Combal.0, gelida quella al Per Se e ingessata quella al St.Hubertus.
Tra le delusioni (o sotto le aspettative) annoveriamo Trussardi Alla Scala, Per Se, Antica Osteria del Teatro, Ambasciata e Antica Osteria Del Ponte.
Mentre l’anno scorso l’immaginario “Premio della critica” è andato alle tante osterie che portano avanti un discorso di buono semplice, quest’anno va a Joia. Abbiamo criticato alcuni eccessi “cerebrali” ma che coraggio ci vuole a portare avanti, tra mode che vanno e vengono, un discorso basato sul vegetarianesimo.
stitchkingdom_com.jpg
Se volete dare un occhio ai nostri come-back cercate gli update:
Calandre (Rubano, PD):  www.rockersgotorestaurant.com/?p=126
Chacarero (Parma):  www.rockersgotorestaurant.com/?p=311
Dal Pescatore (Runate, MN): update 2 a fine pagina su www.rockersgotorestaurant.com/?p=52
Dispensa (Torbiato, BS):  www.rockersgotorestaurant.com/?p=641
Esplanade (Desenzano, BS):  www.rockersgotorestaurant.com/?p=147
Monaci sotto le stelle (Brescia): vedi l’update di Cucina Officina su www.rockersgotorestaurant.com/?p=531
Santa Croce (Parma): vedi update per Trattoria da Ronzoni su www.rockersgotorestaurant.com/?p=310
Trattoria alla Madonna (Venezia): www.rockersgotorestaurant.com/?p=47
Per le promesse di visita nel 2010 abbiamo nel mirino La Pergola, Enoteca Pinchiorri, Caino, la trilogia dei Guido, i ristoranti veneti, Fat Duck ed El Bulli (se fosse possibile prenotare).
Ci sono anche tanti altri posti in cui vorremmmo tornare per avere un opinione più definita tipo La Lucanda, Villa Crespi, Rigoletto, Piazza Duomo di Alba o il Met di Venezia.
E perchè non dare un’altra chance alle nostre (diversamente) sfortunate esperienze da Oldani, Bottura, Vittorio, Ambasciata o Sola (non ai Bagni “Nessuno” ma nel locale nuovo)?!
Per tutto il prossimo anno nella sezione “Altri locali” abbineremo ad ogni visita un disco compilation in modo da dare un po’ di spazio alle tante ottime raccolte che hanno fatta la storia del rock.
guns_n_roses_chinese_democracy.jpg

Prima di salutarci, uno spazio polemico ce lo concediamo, oltre a celebrare il peggior album dell’anno, e tra i più brutti di sempre (vedi sopra) vorremmo parlare di Striscia la Notizia.
Ma basta, direte voi… avete ragione ma è un tema che abbiamo sempre evitato.
Iniziamo col dire che ci piacciono di più le persone che si fanno domande di quelle che hanno sempre le risposte pronte quindi come possiamo essere sulla lunghezza d’onda di chi da anni fa battaglie per demolire questo o quel personaggio ma senza fare mai un minimo di autocritica.
Quanto è stata penosa la querelle sulle stelle Michelin con i grandi chef che bisticciavano? Cavolo, è una guida privata, saranno liberi di decidere chi premiare o no, sono i lettori (e spesso gli chef) che danno troppo peso a certe valutazioni. Se andiamo negli States in pochi tengono conto delle opinioni della Guida Rossa ma si fidano più dei giornali. Sarà pur vero che bisogna piegarsi a certe regole ma nessuna guida impone ad un ristoratore di voler avere “stelle”, “cappelli” o “forchette”.
Se andiamo a vedere come la Michelin spiega il significato delle stelle troviamo:
3- una delle migliori cucine, questa tavola vale il viaggio. Vi si mangia sempre molto bene, a volte meravigliosamente.
2- cucina eccellente, questa tavola merita una deviazione.
1- un’ottima cucina nella sua categoria.
Si potrebbe discutere per ore e ore di tutto, del fatto che hanno un obbligo di coerenza verso chi acquista la guida e verso i ristoratori (contro i quali a volte vengono perpetrare vili vendette) ma rimane la certezza che anche quando si parla di gusto e qualità non esista una verità assoluta.
La cosa più abominevole però resta la battaglia alla cucina molecolare, teniamo a chiariere subito che non siamo amanti di questo tipo di cucina ma ancora meno siamo amanti della stupidità.
Ovviamente preferiamo un ingrediente vero che una sferetta di qualcosa ma è altrettanto certo che non sempre la cucina “classica” sia sinonimo di qualità e sano, ci sono anche tanti barbari e disonesti che gestiscono ristoranti tradizionali.
Bisogna conoscere ottimamente i prodotti e le cotture per fare una buona cucina, il molecolare aggiunge a questo concetto la voglia di stupire sperimentando. Il limite? A tanta ricerca spesso non corrisponde un risultato a livello gustativo degno di tanto studio.
Un ristorante deve difendere in primo posto la territorialità poi valorizzare il patrimonio italiano ed infine integrare il tutto con il meglio delle materie prime del mondo, siamo per i prodotto a kilometro zero ma siamo anche per il buono, non vale la pena essere dei talebani dell’autoctono.
Su un paio di cose siamo d’accordo, che un certo tipo di cucina vada eseguito solo da chi ha capacità e non da chi si improvvisa sull’ondata della moda del momento e che, come succede nelle pasticcerie e nei panifici, venga resa disponibile al cliente una lista degli ingredienti usati in cucina (questo dovrebbe essere un obbligo sia per chi fa molecolare che per chi fa tradizionale).
Comunque sia non tutte le persone nascono allergiche ma lo scoprono ad un certo punto quindi qualsiasi piatto potrebbe riservare brutte sorprese, cosa dobbiamo fare? Non mangiare più? Se una persona ha allergia ad un alimento non vuol dire che questo sia dannoso in assoluto.
Tante sostanze messe sotto accusa da Striscia sono presenti da decenni in merendine, chewingum, bustine per torte, gelati, ecc.
Andrebbe anche spiegato bene cosa si intende per Cucina Molecolare perchè tutto quello che avviene sui fornelli innesca reazioni chimiche.
Le trasformazioni molecolari avvengono per reazioni indotte da agenti in reagenti nelle quali, ad esempio, un uovo viene in contatto con un acido causando la mutazione delle sue proteine da liquide in solide creando l’effetto cotto senza essere sottoposto all’energia del calore.
Mettere al bando tutti gli elementi indicati con la E, tra i maggiori imputati di Striscia, ovvero:
E 100- 199: Coloranti (in dolci, bevande e alcuni formaggi)
E 200- 299: Conservanti (acido sorbico per la frutta candita o anidride solforosa per vini e succhi di frutta)
E 300- 399: Antiossidanti e regolatori di acidità (acido sorbico o vitamina Cusati contro l’azione dell’ossigeno che irrancidisce i grassi)
E400-E499 (addensanti, stabilizzanti e emulsionanti)
E500-E599 (regolatori di acidità e anti-agglomeranti)
E600-E699 (esaltatori di sapidità)
…vorrebbe dire eliminare sostanze naturali come l’acido citrico degli agrumi (E3330), la cera d’api (E901) o il “famigerato” Bicarbonato di Sodio (E500).
Se esaminiamo i temibili Texturas di Ferran Adrià (additivi impiegati abbondantemente dalle industrie alimentari) troviamo Lecite (lecitina di soia), Maltodestrine (ottenuto dall’amido di mais e usatissime dagli sportivi), Agar-Agar (addensante ricavato dalle alghe), Gomma di Xantano (ottenuto dalla fermentazione del glucosio) e potremmo andare avanti a lungo.
Molecolare o additivo chimico non sono sinonimi di dannoso per la salute.
I biscotti in natura non esistono, vengono creati artificialmente dall’uomo e per farli si combinano ingredienti (anche la maizena, un amido) poi si procede alla cottura che altera la struttura chimica del cibo. Ma chi ha il coraggio di parlare di stregoneria tra i fornelli?
Oggi fa paura associare la parola sifone a cucina ma scusate cognac, whisky e grappe vengono distillati in alambicchi da centinaia di anni! Chi li fa il mago Merlino o Panoramix? La cucina come la scienza si è sempre evoluta e continuerà a farlo.
Se dico Cloruro di Sodio (NaCl) spavento un ignorante ma se gli dico che è Sale si rasserena subito, Striscia come gran parte della stampa (in mano alla politica) cerca di far paura alla gente al fine di renderla inerte, distratta dai veri problemi e sempre più passiva e accondiscendente verso i prodotti (alimentari, musicali e partiti) che la TV e i giornali stessi propongono… “Eeeeh, l’ha detto la tivvù!” “Ma l’ho letto sul giornale sarà vero”… volete un consiglio? Credete solo a quello che vedete o sapete per certo!
Se vogliamo dirla tutta anche la natura può essere pericolosa con prodotti come funghi, ostriche o volendo anche il peperone (difficile digeribilità) ma non per questo alimenti vengono messi al bando.
Se si va in Giappone e si mangia il pesce Fugu preparato da un incapace si muore, il nocciolo della questione è la capacità di chi lavora certe materie prime e crediamo, senza timore di smentita, che chef come Adrià, Bottura o Blumenthal abbiano le capacità tecniche per giocare con certi ingredienti.
La risposta evidente a tutti i dubbi è la clientela che fa la fila per mangiare in certi posti e sarebbe da sempliciotti supponenti credere che tutte le persone che frequentino questi locali siano stupidi ricchi senza gusto.
Ci sono persone al mondo che si ingozzano di pizzete bisunte, fumano come turchi e magari si drogano pure e poi hanno il coraggio di denigrare la cucina molecolare.
Altri che fanno pasta o pane fatti in casa peggiori di tanti prodotti da discount, occorre competenza anche per fare le cose più semplici!
Vogliamo ora parlare di prodotti di uso quotidiano nelle nostre cucine che possono diventare dannosi tipo il burro o l’olio? Il primo se trattato ad alte temperature diventa pericoloso e il secondo, non è da meno, una volta che ha superato il suo punto di fumo.
Lo scandalo quindi non è la cucina molecolare anzi è troppo facile prendersela con un ristoratore mentre è ben più complicato affrontare una lobby “alimentare”.
Attacare un cuoco perchè riceve dei soldi per fare ricerca non è giusto, ottenere 25.000 per 5 anni in primis non è questa gran cifra e sperimentare può portare a risultati utili per tutti.
Quello che ci domandiamo è perchè questi paladini del giusto non combattano i veri poteri o non svelino ad esempio gli intrecci tra politici, giornali e istituzioni? Magari potrebbero iniziare dicendo più verità e facendo meno propaganda sulla ricostruzione de L’Aquila.
Perchè, rimanendo in tema alimentazione, non dicono che l’Unione europea sta approvando una legge che permette di fare il vino rosè miscelando vino bianco e rosso? Ok, in Francia per gli Champagne Rosè lo fanno ma siamo sicuri che in Italia questa cosa possa portare a maggiore qualità?!
Perchè non dicono che è stata permessa la contaminazione di prodotti biologici con lo 0.9% di organismi geneticamente modificati?
Perchè non dicono che da tre anni è possibile fare un finto invecchiamento del vino con pezzi di legno al posto del classico riposo in botte? O che potrebbe essere chiamato vino anche quello ottenuto da ribes e lamponi? O quello a cui viene sottratto con pratiche di cantina l’alcool naturalmente contenuto?
Perchè non dicono che da Luglio, con lo scopo di eliminare pratiche burocratiche e far crescere la grande distribuzione, non esisteranno più le limitazioni di misure per i prodotti ortofrutticoli?
Perchè non dicono che sarà possibile produrre formaggi aggiungendo un 10% di caseinati al posto del latte, che da un lato può consentire una riduzione di sprechi ma dall’altro favorire la proliferazione di prodotti taroccati (mozzarella e altri formaggi a pasta filata o la garanzia del 100% made in Italy)?
Perchè non dicono che prima si poteva chiamare bevanda di frutta un drink con almeno il 12% di “natura” e ora basta scrivere “bevanda al gusto di…”?
Perchè non dicono che con una legge europea del 2003 si può chiamare cioccolato anche quuello prodotto con addizione di grassi vegetali diversi dal burro di cacao (massimo 5%), prima chiamati surrogati di ciccolato?
Perchè non insegna a leggere le etichette dei prodotti? Le famigerate sigle di additivi chimici non sono altro che sostanze che permettono di conservare, evitare alterazioni o esaltare le caratteristiche di un prodotto.
Perchè, entrando nel quotidiano, non si consiglia alla gente di comprare confetture con almeno 70 grammi di frutta su 100 di prodotto?
Perchè non dicono alla gente che le brioches surgelate del bar (anche quelle che spacciano per integrali) e molti gelati confezionati contengono grandissime quantità di grassi idrogenati?
Ovviamente gran parte di queste cose non hanno neppure l’obbligo di essere indicate in etichetta.
E il nostro Ministero della Sanità cosa fa? Un’ordinanza per vietare l’uso di additivi chimici nei ristoranti ma non nell’industria. Ma come? L’industria può fare quello che vuole (sembra perchè ne usi quantità ridotte) e agli chef vietiamo anche la colla di pesce? Ma dai!!!
Vabbè, speriamo che il 2010 sia migliore e ci sia meno cretineria!

inc_115.gifl_ba1da7b2c36d895dd81b438622d8e5a9.gifcover-mama-rosin.jpg

Prima di lasciarci veramente giochiamo un po’ con i numeri di questi nostri 5 anni di pseudo-attività:
-Migliori cucine: Calandre 48/50 poi Vissani, Marchesi, a seguire Louis XV, Bocuse, Uliassi, Dal Pescatore e Ramsay.
-Miglior servizio di cantina: Louis XV 9.5/10 al primo posto poi alla spicciolata arrivano Il Sole di Ranco, Villa Crespi, Antica Osteria del Ponte e i classici
Vissani, Calandre e Dal Pescatore.
-Migliori locali per ambientazione o vicininza a luoghi di interesse: Combal.0, Villa Crespi, Marchesi, Met, Esplanade e Villa Fiordaliso e ad una incollatura Locanda nel Borgo Antico, Sole di Ranco, Terrasses de Lyon, Bastiglia, Piccolo Lago, Rucola, Da Fiore, Convivio Troiani, Uliassi e Capriccio.
-Migliori sale classiche o moderne: Louis XV, Vissani, Bocuse, Piazza Duomo, Piccolo Lago, Rigoletto, Villa Fiordaliso, Lucanda, Villa Crespi, Rucola, Marchesi, Met e Convivio Troiani.
-Migliore Padrone di Casa per stile o impronta data al locale: Tano Passami l’Olio, Bocuse, Joia, Cucina Officina, Piazza Duomo, Aimo e Nadia, Al Sorriso e Dal Pescatore.
-Miglior servizio in sala: sempre a pari merito Madonnina del Pescatore, St.Hubertus, Louis XV, Bocuse, Terrasses de Lyon, Vissani, Piccolo lago, Ramsay, Miramonti l’Altro, Villa Crespi, Dal Pescatore e Met.
-Miglior combinazione di mise en place e comodità al tavolo: Locanda Locatelli, Rigoletto, Ramsay, Villa Crespi, Marchesi, Dal Pescatore, Met, Calandre, Piccolo Lago, Vissani, Terrasses de Lyon, Bocuse, Louis XV e St.Hubertus.
-Miglior vassoio del Pane: Rucola, Piccolo Lago, Trussardi alla Scala, Calandre, Locanda Locatelli, Ramsay, Bocuse e Louis XV.
-Migliori locali nel coccolare i clienti: Per Se, Ambasciata, Trussardi alla Scala, Cucina Officina, Vissani, Piccolo Lago, Flipot, Ramsay, Rucola, Marchesi, Dal Pescatore, Met, Madonnina del Pescatore.
-Migliori dessert: Louis XV 10/10 poi Ramsay, Rigoletto, Miramonti l’Altro e Rucola; ancora St.Hubertus, Villa Fiordaliso, Piazza Duomo, Piccolo Lago, Calandre, Villa Crespi, Marchesi, Met e Dal Pescatore.
-Miglior caffetteria: Combal.0, Louis XV, Vissani, Piazza Duomo, Capriccio, Piccolo Lago, Rigoletto, Parizzi, Met e Madonnina del Pescatore.
-Migliori presentazioni: Cracco, Per Se, Arco Antico, Villa Fiordaliso, Combal.0, Louis XV, Bocuse, Osteria Francescana, Vissani, Madonnina del
Pescatore, Piazza Duomo, Calandre, Al Sorriso, Lucanda, Villa Crespi, Rucola, Marchesi e Dal Pescatore.
-Migliori e più vaste proposte “extra” dalla cucina: Osteria Francescana 4.5/5 e a seguire Cracco, Louis XV e Bocuse.
-Migliori offerte a 360° gradi, cucina esclusa: Cecchini 2/2 poi Locanda nel Borgo Antico, Villa Fiordaliso, Sole di Ranco, Terrasses de Lyon, Locanda delle Tamerici, Bastiglia, Villa Maria Luigia, Uliassi e Villa Crespi.
Divertendoci sempre con i voti possiamo vedere come la somma alimentare di CUCINA e DESSERT vede sempre al primo posto Le Calandre con 57/60, seguito da Louis XV e Marchesi a 56. Poco cambia se aggiungiamo anche il PANE per completare l’offerta delle cose che escono dalla cucina: Calandre 60 su 63, Louis XV 59 e Ramsay 58.5. Oppure mettendo nel computo anche la parte ESTETICA: Calandre 63/66 poi Louis XV a 62.
La miglior LOCATION dettata da POSIZIONE, ambiente INTERNO e “INTAVOLATA” vede primeggiare Villa Crespi, Marchesi e Met a quota 13 su 13 che precedono di poco Villa Fiordaliso e Piccolo Lago. Se aggiungiamo gli EXTRA ambientali Villa Crespi passa al comando con 14.5 seguito da Villa Fiordaliso a 14.
Il posto dove dovreste essere TRATTATI più CON I GUANTI (SERVIZIO+ GESTIONE+ COCCOLE) è Dal Pescatore con 13 punti su 13. A 12.5 pts. troviamo Vissani, Piccolo Lago e Madonnina del Pescatore. A 12 Ramsay e Bocuse.
Il Ristorante con la più vasta OFFERTA di PRELIBATEZZE (CANTINA+ CAFFETTERIA+ BONUS) è il Louis XV con un ottimo 16.5/18 poi Vissani 15.5 e Osteria Francescana, Calandre e Bocuse a 15.
Onestamente alcuni dati stupiscono anche noi e a distanza di mesi/anni qualcosa cambieremmo ma forse è meglio affidarci alle sensazioni più genuine di quando abbiamo valutato oppure, perchè no, sarebbe meglio ritornare!

xoxoxo
Kid & Fancy

P.S. Ringraziamo tutti gli chef/patron che ci hanno scritto (Bottura, Berton e Siragusa) per discutere dei propri meriti o demeriti. Ora attendiamo si faccia vivo anche un responsabile delle più note Guide per un confronto di opinioni. Oppure qualcuno che ci renda famosi facendoci causa.

N.B. Questo “capolavoro” è stato scritto (come tutti gli altri articoli) in trenta minuti circa durante un tempo morto al lavoro quindi perdonate eventuali imprecisioni. Nel caso qualcuno se lo stesse chiedendo siamo uno studente e un lavoratore in proprio quindi non rubiamo uno stipendio dedicando un po’ di tempo a questo blog (come fanno in tanti andando su Facebook). Buon MMX a tutti.

Rockers’ corner 2009

Archiviato in: Recensioni — admin at 6:57 pm on Venerdì, Gennaio 22, 2010

#15- Un po’ di Realismo
Edward Hopper a Milano
newsblog_aboutitaly_net

Quando: Dal 15/10/2009 al 31/01/2010
p1010793.jpg

Dove: Palazzo Reale - Museo
p1010796.jpg

Piazza Duomo, 12 (Zona Centro Storico) 20121 Milano (MI)
Ma qui sotto non manca qualcuno?
p1010802.jpg

Biglietto euro 7.50, se avete la tessera della Feltrinelli, altrimenti qualcosa in più.
Sotto un altro dei “giochini” posizionati all’interno di una buona mostra. Mancavano alcuni classici come “Nighthawks” (del quale c’è uno sketch). Allestimento e luci ottimali.
p1010803.jpg

#14- Alitalia
Two is mej che uan
Mentre la Parietti, parlando del Calendario Pirelli, si lamenta del maschilismo in Italia… Dimenticandosi forse di tutte le plastiche che si è fatta pur di compiacere tale elitarismo… vi commentiamo rapidamente i film che la nostra compagnia di bandiera ha trasmesso durante il volo tra Malpensa e New York (ovviamente gli stessi tra andata e ritorno)
Julie & Julia: viaggiano parallele le storie di Julia Child, la prima (?) cuoca televisiva americana degli anni 50, e Julie Powell, la sua epigona dei nostri giorni che trova fortuna sul web. Classico film da mercoledì sera con prezzo scontato. Due pallini su 5!
500 giorni insieme: relalzione amorosa tra giovani colleghi d’ufficio con alcune trovate carine abbinate ad altre scontate o pretenziosette. Nelle coppie c’è sempre uno che ama di più, ecco a questo consigliamo di andare a vedere altro, due onestissimi pallini anche qui.
Focaccia blues: prodotto italiano con fugaci apparizioni di Renzo Arbore e Lino Banfi. Il Pane di Altamura sconfigge Mc Donalds! Gioiamo! Il film è più un prodotto da terza serata di Rai Tre o un, come le chiamano ora, docu-fiction da La Storia Siamo Noi (W Minoli). Per ritmi non l’ideale da aereo. Per noi un pallino, sorry!

#13- C’è commedia e commedia
Woodstock Up Bruno
Motel Woodstock di Ang Lee (3 pallini su 5): La storia di un giovane gestore di un motel si intreccia con quella del più famoso concerto rock. La musica rimane marginale, è una novità per un film sullo storico live del 69 ed è un peccato. C’è l’ennesimo bacio omosessuale targato Ang Lee (Brokeback Mountain style). Risultano piacevoli quasi tutti i personaggi, a dire il vero ognuno di essi è fin troppo stereotipato, che vengono a contatto col protagonista.
Up per Disney Pixar (4 pallini): Ottimo esempio di animazione, con una storia a tratti commovente, a tratti avventurosa (forse la parte meno riuscita) e con il classico happy ending che ci lascia nel cuore tanta positività. Lo abbiamo visto in 2D, contrariamente a quanto ci eravamo ripromessi, il 3-D sta diventando solo una scusa per farti pagare il biglietto di più e non sempre rende come ci si aspetterebbe. Del resto la Disney già negli anni cinquanta aveva sperimentato questo genere e quasi ogni decennio ci riprova con risultati, nonostante l’iniziale entusiasmo, non sempre ottimali. Ora ci sono tecniche migliori ma tanti amici che hanno seguito le vicende di Up in tre dimensioni ci hanno detto che non aggiunge nulla al film. Godetevi la storia, per il 3-D ci saranno film più brutti!
Brüno con Sacha Baron Cohen (2 palline… e un pene): Ormai è chiaro che SBC riesce a far ridere solo quando calca la mano su temi sessuali. C’è meno trama di Borat ed è tutto dire. Bruno vuole diventare famoso e ci prova in tutti i modi. La scena col pene rotante in primo piano strappa risate ignoranti a profusione, anche le nostre. Sembra un collage di candid-camera più che un film. Le prese in giro del mondo della moda, della Tv e della politica sono piuttosto banalotte (c’è anche da aggiungere che il doppiaggio non gli rende giustizia). Decidiamo di dare il secondo pallino per la sfrontatezza (sarebbe meglio dire volgarità, che a volte non guasta) e lo stile personale che Cohen porta avanti.

#12- Once Upon a Time in Nazi-Occupied France
Inglourious Basterds (Bastardi senza gloria)- Quentin Tarantino
Inutile perdere tempo a parlare della trama, quella va scoperta con lo svogimento della pellicola, anche se non la usano più… azz!
Ennesimo film di genere per l’amabile Quentin, ancora una volta diverso dai precendenti, qui l’azione si svolge durante la seconda guerra mondiale ed ha un epilogo memorabile all’interno di un cinema colmo di nazisti (Hitler incluso).
Ci spiace per quel permaloso di Battiato ma Tarantino è un genio e soprattutto dire che sa solo copiare è riduttivo perchè siamo al cospetto di una persona che conosce il cinema mondiale a 360 gradi.
Il cinema tarantiniano mitraglia omaggi a ripetizione che fanno la gioia dei cinefili, quelli che sanno andare oltre i cosiddetti classici e che amano quelli che il popolino chiama erroneamente film trash o B-movie. Dalle inquadrature alla Sergio Leone all’enorme rivisitazione di “Quel maledetto treno blindato” di Enzo Castellari, dalla citazione da “Vogliamo vivere” di Ernst Lubitsch al finale un po’ in stile “If…” di Lindsay Anderson, da Mike Myers (Austin Powers per capirci) che si chiama Ed Fenech in tributo ad Edwige o l’Antonio Margheriti (aka. Anthony M. Dawson ovvero il regista, tra i tanti, di Danza Macabra) scelto come nome fittizio da uno dei bastardi agli ordini di Brad Pitt, dalla pipa in stile Sherlock Holmes del Colonnello Landa alla scelta di Eli Roth (director di Hostel) come attore e regista di “Nation’s Pride”,…
Nel complesso un Tarantino che per gran parte del film mostra più tecnica che in passato (vedi lo spassosissimo Death proof, film più di pancia che di testa) e lascia sfogare il suo lato infantile-grottesco nel finale.

#11- She’s big, big, she’s bad, bad, my woodie
BASTA CHE FUNZIONI- Woody Allen
Titolo originale: Whatever Works. Rimaniamo dell’idea che i titoli di film e libri non debbano essere tradotti ma almeno in questo caso non ne hanno inventato uno…
Si torna a New York e si torna a ridere. Il monologo iniziale mette in chiaro le intenzioni del regista, ci lascia andare sulla poltrona in flanella e buon divertimento. Il protagonista è il vecchio brontolone che alberga in ognuno di noi, film è giocato tra cinismo e fatalismo con finale scontato ma non banale.

#10- Paul Collins live in Italy

90722.jpg

Chi è questo Paul Collins? Come chi è? E’ il re del Power-Pop!
Cos’è il Power-Pop? Vabbè buona notte!
Ok, un passo alla volta…
Immaginate un genere che sta nel mezzo tra il punk e pop mantenendo ben vive le radici del Rock’n'Roll tradizionale.
Paul ha esordito come batterista nei Nerves di Peter Case (futuro Plimsouls) e Jack Lee, pionieri del punkrock più popposo, che incisero un solo 7″ nel 1976 che raccoglie 4 brani tra i quali la mitica “Hanging on the telephone” poi resa celebre da Blondie e Paul Young.
Negli anni seguenti sono uscite ristampe, bootleg e raccolte di questi Nerves, la migliore è probabilmente “One way ticket” (2008) su Alive, con diverse bonus live sul CD.
Il successo, se così si lo può chiamare, Collins lo ha raggiunto con i Beat e con la hit “Rock’n'Roll girl” incisa per l’omonimo album di debutto (1979, CBS Records, da avere assolutamente).
I Beat, per evitare problemi con l’omonima ska-band britannica, cambiarono il nome in Paul Collins’ Beat e con questo appellativo incisero un altro album interessante: “The kids are the same” (1981).
Paul Collins in questi quasi trent’anni ha sempre continuato a suonare e incidere dischi per la sua nicchia di appassionati.
Un po’ in versione solista, un po’ con i Beat o con degli pseudo-Beat ha girato il mondo suonando dal pop al country ma senza mai destare particolare entusiasmo.
Le sue ultime prove discografiche risultano oneste ed è quello che ci si può aspettare dai suoi concerti, un talentuoso musicista non più giovanissimo che suona con dignità i brani del suo periodo d’oro e alcune pregevoli nuove songs.
Nonostante le reunion non ci interessino, troviamo che il pop sia un genere che invecchi meglio del punk o metal, quindi confidiamo di non trovarci di fronte ad un patetico ed imbarazzante vecchio truccato da ragazzino.

29 Settembre, Martedì @ Lio Bar - Brescia
Eccoci reduci dalla serata in compagnia di Paul Collins.
Il concerto non è stato onestamente niente di eccezionale.
Il Lio Bar al martedì è il ritrovo per centinaia di studentelli universitari poco interessati alla musica ma molto attivi nelle pubbliche relazioni.
Migliaia di persone fuori dal locale e poche all’interno, tutte stipate davanti al piccolo palco.
Aprono la serata gli italiani Radio Days, una buona formazione di Beatles-pop/power-pop/pop-punk formata da ex-Retarded.
Dopo mezz’oretta di band di supporto, tocca al vecchio e pelato Paul salire sul palco, al primo pezzo è già senza voce e il suo ruggito di vecchio leone, brano dopo brano, non migliora.
I brani classici scatenano la piccola folla ma non sono interpretati al meglio, risultano meglio suonate le canzoni incise più recentemente (registrate dalla formazione ora in tour) ma purtroppo hanno il limite di essere troppo banali.
Tanta stima per il signor Collins, persona cordiale e che sa ancora divertirsi suonando, ma vederlo suonare davanti a poche persone su questo palchetto di un bar qualsiasi ci ha fatto un po’ tristezza.
Forse il power-pop non è un genere adatto ai bar, forse i bar non sono posti per concerti, forse troppi giovani sciarpa e libretto fuori dal locale, forse troppi ultra-trentenni all’interno, forse eravamo nel mood sbagliato…

30 Settembre, Mercoledì @ Lazzaretto - Bologna
1 Ottobre, Giovedì @ Mads - Roma
2 Ottobre, Venerdì @ Spazio 211 - Torino
3 Ottobre, Sabato @ Madly - Castelnovo Val Tidone (PC)
4 Ottobre, Domenica @ Oste - Domodossola (VB)

#09- SAM I AM
DRAG ME TO HELL di Sam Raimi
Raimi, fatti i soldi con Spiderman, torna all’amato horror. Questo nuovo film è una vera bomba per chi, come noi, ha amato la trilogia de La Casa. Suspense, cigolii, spiriti, dentiere e risate renderanno più appetitosi anche i pessimi pop-corn del Multisala. Alcuni intelligentoni ci vogliono spiegare che il film non è solo un horror ma che si vuole mettere in luce come in questo periodo di crisi anche le persone oneste possono cadere in tentazione, in realtà la sceneggiatura è stata scritta circa quindici anni fa e poi c’è davvero qualcuno che va a vedere un film di Raimi per farsi fare la morale? Purtroppo manca Bruce Campbell perchè impegnato su un altro set. Ora attendiamo il nuovo zombie di Romero e il terzo capitolo della saga Tetsuo.

#08- Jello Biafra and The Guantanamo School of Medicine live @ Radio Onda d’Urto Festival, Brescia, 27/08/09
3825867222_7424805cf4.jpg
Muore Ted Kennedy e sbarca in Italia l’ex-frontman dei Dead Kennedys non che boss dell’Alternative Tentacles, sarà un caso? I DK sono uno dei miei gruppi punk/hardcore preferiti e vedere il vaticinante Jello saltellare e agitarsi come ai tempi d’oro (panza permettendo) non può che far piacere. I pezzi dei Dead Kennedys presenti in scaletta sono eseguiti alla perfezione. I brani creati con i Guantanamo (band formata da gente del giro Faith No More, Butthole Surfers, Ween, Rollins band, ecc.) partono dal sound DK per evolversi con suoni più moderni in qualcosa tra Melvins e Faith No More.
Una domanda per chiudere: Quanti di voi hanno comprato gli “spoken” di Biafra pensando che fossero dei veri album musicali? Io sono il primo a dover alzare la mano…
(Kid)

#07- SOTTO L’OMBRELLONE (estate ‘09)
QUALCHE LIBRO?
Onoriamo la morte della groupie della Beat Generation, Fernanda Pivano, facendo un breve cenno alle nostre letture da spiaggia.

“Sulla strada” di Jack Kerouac: Cogliamo la palla al balzo con il manifesto della beat generation, Sal Paradise (aka. Kerouac) e Dean Moriarty (aka. Neal Cassady) con la loro vita “On the road” su e giù per gli Stati Uniti. Ad essere onesti, la scrittura non colpisce ma è un romanzo stimolante per chi è alla ricerca di se stesso.

“Una banda di idioti” di John Kennedy Toole: opera pubblicata postuma che vede al centro delle vicende il ciccione disadattato Ignatius Jacques Reilly. Spassoso.

“Little boy blue” di Edward Bunker: un altro disadattato ma diverso dal precedente, questo reagisce all’autorità con violenza e sarà costretto ad una vita al limite. Ed Bunker, vero galeotto, si riscatterà con la scrittura e il cinema. “Vigilato speciale” con Dustin Hoffman è ispirato ad uno dei suoi racconti e Quentin Tarantino lo consacrerà sciegliendolo per il ruolo di Mr.Blue ne “Le Iene”.

“Il giovane Holden” di J.D. Salinger: poteva mancare questo classico (un po’ sopravvalutato) in questa saga di casi umani? I deliri e la rabbia di Holden Caufield in una New York che non lo capisce

“Jim entra nel campo da basket” di Jim Carroll: Poker del disagio giovanile. Un ragazzino, promettente giocatore di basket, scopra la droga e le donne. Storia di tormenti, tradimenti e pentimenti. Il rock alla fine lo salverà. Esiste un film con Leonardo di Caprio “Ritorno dal nulla” che narra le vicende di Jim.

“Il terzo poliziotto” di Flann O’Brien: la folle creatività di uno scrittore alle prese con un omicidio che non da i frutti sperati, mondi salsicciformi e biciclette antropomorfe. Un racconto degno di The Twilight Zone (Ai confini della realtà).

“Mezzanotte a vita” di Jerry Stahl: l’espiazione delle colpe di uno sceneggiatore drogato ed egoista avviene attraverso le pagine di questo toccante racconto. Da collaboratore di playboy a commesso di McDonalds (con tanti di pisciata nella pastella).

“Assassini nella jungla” di Joe R. Lansdale: seguo Lansdale dalla sua prima pubblicazione italiana, quel “Mucho Mojo” -secondo capitolo della saga giallo-noir di Hap e Leonard- del 1996 che mi spinse a cercare altre sue opere in lingua originale. Oggi si trova tutto e le ultime pubblicazioni sono deludenti. Questo romanzo su Tarzan, sembra basato su alcune note di Edgar Rice Burroughs, sarebbe una sceneggiatura perfetta per il cinema. Non si respirano le atmosfere tipicamente texane di Joe ma è una lettura piacevolmente estiva.

“Penelope alla Guerra” di Oriana Fallaci: romanzo omaggio all’indipendenza femminile ambientato in un’epoca (gli anni ’50) in cui la donna, in questo caso Giò, deve battersi ogni giorno contro il maschilismo presente in ogni situazione. Potrebbe essere un preludio al successivo romanzo della Fallaci “Lettera a un bambino mai nato”, in cui la protagonista, più sicura di sè, di fronte alla gravidanza si interroga sul tema dell’aborto.

#06- Leonard Cohen a Piazza San Marco, Venezia, 03 Agosto 2009
img_1787.jpg

In un contesto unico come Piazza San Marco (anche se avremmo preferito avere il palco sistemato ad hoc davanti alla Cattedrale) abbiamo assistito al concerto di uno dei più grandi cantautori della storia della musica.
La piazza era gremita (circa 5000 persone) nonostante l’esorbitante costo del biglietto.
Una tiratina d’orecchie all’organizzazione non preparata ad accogliere e far accomodare tutta la gente presente.
Alla soglia dei 75 anni il poeta di Montreal domina il palco per circa tre ore.
Prima poeta poi musicista e perennemente uomo di poche parole, di pochi gesti ma sempre puntuali e arguti.
Sarà così anche questa volta.
Si inginocchia trasportato dalla musica, si toglie il cappello per ringraziare i suoi bravissimi musicisti e il pubblico, saltella sulle note di un valzer (Take this waltz), qualche parola di arrivederci e poco altro.
Del resto una delle sue frasi più celebri è “Vorrei dire tutto ciò che c’è da dire in una sola parola. Odio quanto possa succedere tra l’inizio e la fine di una frase”.
Rimane nei nostri cuori l’eco indelebile della sua voce roca che intona:
“Well my friends are gone and my hair is grey
I ache in the places where I used to play
And I’m crazy for love but I’m not coming on
I’m just paying my rent every day
In the tower of song

I said to Hank Williams: how lonely does it get?
Hank Williams hasn’t answered yet
But I hear him coughing all night long
A hundred floors above me
In the tower of song

I was born like this, I had no choice
I was born with the gift of a golden voice
And twenty-seven angels from the great beyond
They tied me to this table right here
In the tower of song…”

Tracklist del concerto: Dance me to the end of love, The future, Ain’t no cure for love, Bird on a wire (eseguita purtroppo con un pessimo arrangiamento), Everybody knows, In my secret life, Who by fire, Heart with no companion, Waiting for the miracle, Anthem, Tower of song, Suzanne, Sisters of mercy, The partisan, Boogie street (cantata dalla sua fedele collaboratrice Sharon Robinson), Hallelujah, I’m your man, Take this waltz, So long Marianne (questa sono anni che non riesce più a cantarla dal vivo), First we take Manhattan (”then we take Berlin!” gran sing-a-long con il pubblico), Famous blue raincoat, If it be your will (commovente esecuzione delle sue coriste, le sorelle Webb, con chitarra e arpa), Closing time, I tried to leave you.

Tanta stima per un artista che fa dischi quando ha qualcosa da dire, eccovi i soli 12 album che rappresentano la sua discografia in studio:
Songs of Leonard Cohen (1968)
Songs from a Room (1969)
Songs of Love and Hate (1971)
New Skin for the Old Ceremony (1974)
Death of a Ladies’ Man (1977)
Recent Songs (1979)
Various Positions (1985)
I’m Your Man (1988)
The Future (1992)
Ten New Songs (2001)
Dear Heather (2004)
Book of Longing Orange (2007)

Se volete farla più facile c’è il Greatest hits, considerato tra gli album più deprimenti di sempre, che bel complimento!

#05- 10 FILM 10: (primavera/estate ‘09)
Reseconti delle nostre ultime serate al cinema (niente cinema d’essai in zona, sorry!). No sinossi, no verdetti, si nostre opinioni. Questo post è dedicato alla memoria di John Hughes (sceneggiatore/regista di “Bella in rosa”, “Un biglietto in due”, “Una pazza giornata di vacanza”,… e purtroppo pure di “Mamma ho perso l’aereo” e tante altre “vaccate”).

Milk (###, Gus Van Sant dedica un film al politico omosessuale Harvey Milk. Buon documento a livello biografico ma una storia che probabilmente appartiene più alla cultura gay statunitense che alla nostra. Quel poco che sapevamo di questo controverso personaggio era legato alla versione di “I Fought the Law” dei Dead Kennedys e quindi non era tanto. Onesta e non sublime, come certa stampa l’ha definita, l’interpretazione di Sean Penn. )

Viaggio al centro della terra 3D (#, uno dei primi film dell’ondata tridimensionale. Del romanzo di Jules Verne rimane poco. Banale ma non ci aspettavamo molto di più, ci siamo andati solo per il 3-D!)

Operazione valchiria (###, gli sceneggiatori ad Hollywood devono essere in ferie quindi eccoci a giudicare un’altra discreta ricostruzione storica. Di questo attentato ad Hitler avevamo già avuto informazioni da Minoli e La Storia siamo noi quindi ci siamo goduti una buona interpretazone di Tom Cruise. Per gli amanti degli action movie segnaliamo: www.imdb.com/title/tt1320253/)

Watchmen (####, conoscevamo il fumetto e ci siamo goduti il film, nonostante mancasse qualcosa, che sembra sarà aggiunto nella versione DVD. Temiamo che gli spettatori alla ricerca del classico film di supereroi siano rimasti delusi ed in pochi andranno a cercarsi il magnifico librone che raccoglie la saga di Alan Moore e Dave Gibbons, l’unico fumetto ad entrare tra i top100 libri in lingua inglese di Time magazine del Ventesimo Secolo. Ovviamente il “mago” Mooore ha già preso le distanze dalla trasposizione cinematografica del suo racconto dedicato alla vita privata degli eroi in calza maglia come nel caso di V per Vendetta, La leggenda degli uomini straordinari e From Hell.)

The Wrestler (#####, la saga di questo omone stupido e orgoglioso che prima raggiunge il successo e poi cade in disgrazia. Ogni tentativo di risalita è vano e pietoso. La vita familiare non è migliore di quella del suo alter-ego sul ring. Sembrava proprio scritto per Mickey Rourke. Bella la colonna sonora Hardrock/Metal più Springsteen. Si mantiene bene pure Marisa Tomei, premio Oscar per caso con “Mio cugino vincenzo”. Frase culto contro tutti i grunger depressi: “cazzo non ne fanno più di canzoni così, mitici anni 80, imbattibili: i Guns N’ Roses,i Motley Crue, Def Leppard… poi Cobain, quel finocchio è arrivato lui e ha rovinato tutto.”)

Gran Torino (####, Clint “Gunny” Eastwood va in pensione e ispirandosi al Marlon “Kowalski” Brando di un “Un tram che si chiama desiderio” dipinge questo rustico personaggio a stelle e strisce dal cuore grande.)

Valentino di sangue 3D (#, ennesimo remake di un horror di seconda fascia… ennesimo film in 3-D… non se ne può già più! Meglio la vagina dentata di “Denti”)

Coraline (####, angosciante e coinvolgente horror di animazione targato Henry Selick, già famoso per Nightmare before Christmas. La storia sembra fare una naturale apripista alla Alice di Tim Burton. Abbiamo evitato la proiezione 3-D, ce la giocheremo per “Up!”, sperèm!)

Una notte da leoni (###, un addio al celibato da ricordare… Magari! Commedia che risulta nella sua stupidità divertente perchè ben sceneggiata!)

Il Divo (##, ci piace la mano di Sorrentino, non ci dispiace la colonna sonora, non ci entusiasma Servillo con un look da “bagaglino” -anche se il vecchio Giulio, purtroppo per lui, può essere veramente così- e non convince la storia costruita per sostenere la tesi nazional-popolare dell’Andreotti colpevole di tutto.)

#04- Non solo Beat!
l_943bdac02fff4f03bb332bb4feaa8991.jpg
http://www.myspace.com/festivalbeat

#03- Primavera 2009
La Shake edizioni continua la saga di ristampe dedicate a rock, art e cinema underground (italiano e non).
Alcuni titoli imperdibili:
-The Great Complotto (Cd+Libro+Extra video+Pdf della fanzine Musique Mecanique) incentrato sulla scena wave-punk di fine 70 a Pordenone
-Mamma dammi la benza! dedicato ai Gaznevada (Cd + Libro 64 pp. + extra video)
-Inascoltable! degli Skiantos (CD + libro 64 pp.)
-American Punk Hardcore di Blush Steven
-American Hardcore di Rachman Paul (Dvd + libro di 32 pp.) Colonna sonora di e interviste a: BLACK FLAG, MINOR THREAT, DOA, BAD BRAINS, CIRCLE JERKS, MDC, SSD e molti altri…
-I fumetti del Prof. Bad Trip (raccolta dei surreali comics del defunto Professore)
Poi Anarkopunk, Kraftwerk, David Cronenberg, Timothy Leary, William Burroughs, Richard Kern,…
978-88-88865-64-5.jpg

#02- Febbraio 2009
Dopo vari Ramones, Johnny Cash e Ron Asheton (Stooges) gli anni duemila ci hanno tolto pure Lux Interior dei Cramps!
“Life is short filled of stuff don’t know what for i ain’t had enough
i learned all I know by the age of nine but i could better myself if i could
only find some new kind of kick
something i ain’t had some new kind of buzz i wanna go hog mad lookin’ and
lookin’ and lookin’ for something i ain’t had before i’m lookin’ and lookin’…”
www.thecramps.com

#01- Gennaio 2009
Abbiamo parlato poco di musica e molto di cucina? Vero, ci spiace ma abbiamo una certa repulsione per come la musica viene trattata e commercializzata.
Scaricare è OK ma toglie il gusto per la ricerca, il piacere di avere un oggetto “vivo” (la creatura del musicista) tra le mani, avere troppo a disposizione porta ad un appiattimento con seguente svilimento della musica stessa, spesso ci si trova ad avere hard-disk pieni di mp3 ascoltati forse una volta, spesso distrattamente.
Le nuove star della penisola sono mezzi cantanti costruiti a tavolino tramite reality e a costo zero (non c’è neanche più bisogno di spendere soldi nel lanciarli c’è già la Tv), dall’estero arrivano ballerine di lap-dance spacciate per musiciste, blah blah blah.
Una boccata di ossigeno ce l’ha data il synth-punk trascinante di DEREK LYN PLASTIC (www.myspace.com/dereklynplastic) progetto one man band (o quasi) che mischia sapientemente vecchie atmosfere punk-hc americane con melodie fresche stile punk 77 inglese supportate da un martellante sintetizzatore figlio della wave anni 80, tra X-ray spex e Buzzcocks con una spruzzata di Screamers!
Gran parte del materiale è uscito solo su 7″ (Invisible Skin e Plastic Surgery del 2005, Methamphetamines del 2006,…) ma DLP ha realizzato qualche Cd-R nel caso qualcuno non possedesse un giradischi (non chiamatelo lettore di vinili, vi preghiamo)!
cover.jpg

Si trova nelle librerie “L’ ultimo bandito: una vita rock’n'roll” autobiografia di una delle più geniali e romantiche menti della storia del rock, quel NIKKI SUDDEN (al secolo Nicholas Godfrey, defunto nel 2006, per i web-surfers: www.nikkisudden.com) che portò alla ribalta il (post-)punk degli inglesi Swell Maps a cavallo tra fine 70s ed inizio 80s per poi preseguire la propria carriera con i più regolari (pop+Uk R&B) Jacobites e collaborando con R.E.M., Sonic youth, Rolling Stones, Johnny Thunders, ecc.
nikki.jpg

E’ uscito il best of di uno dei più grandi loser della storia del punkrock ovvero tale SONNY VINCENT, titolo dell’album “Semper fidelis” (www.myspace.com/sonnyvincent, triplo LP su Rockin’ Bones e doppio CD su Puke’n'Vomit), questo carismatico personaggio cresciuto nella scena di New York con Ramones, Televison e soci ha scritto tanti bellissimi pezzi ma, forse, non la hit con cui passare alla storia.
In giro dal 1972 con i Fury (qui per la prima volta), ha poi suonato con Testors (il suo progetto più collezionato), Prima Donnas, Rat Race Choir, Sonny & The Extreme, Shotgun Rationale e Dons). Troverete nel disco le varie collaborazioni con artisti che hanno fatto la storia del punk e non solo ovvero membri di Velvet underground, Half Japanese, Suicide Commandos, Bo Diddley’s band, Husker Du, Replacements, Beasts of Burbon, Nitwitz, Sonic Youth, Jim O’ Rourke, Pandoras, Muffs, Offspring, Ramones, Dictators, Bellrays, Hangmen, Masons, Stooges, Damned, Johnny Moped, Replacements, Tank, Plasmatics, Television, Zeros, Richard Hell and the Voidoids, Dead Boys, Weirdos, BALL, Gumball, Dimstars, BGK, Loveslug, Hydromatics, Texas Terri & The Stiff Ones, Leatherwoods, Walter Johnny Thunders & the Heartbreakers, MC5, Sonic’s Rendezvous Band, Rationals, Lazy Cowgirls, Lords Of The New Church, Black Flag, Berlin, Dragbeat, Cramps, A-Bones, Devil Dogs, Generation X, Broken Jug, Dumbell, Damagers, Safety Pins, Rocket From The Crypt. Bella la copertina di Vince Ray. Completa il tutto un succoso libretto!
sonny.jpg

News 2009

Archiviato in: Recensioni — admin at 5:15 pm on Mercoledì, Gennaio 20, 2010

-XI: November Porc 2009:
Speriamo ci sia la nebbia
Dove se non nel parmense potevano organizzare una rassegna dedicata al suino!?

7-8 novembre Sissa (Spalla cruda e Mariolone)
14 - 15 novembre Polesine Parmense (Piedini e Prete)
21 - 22 novembre Zibello (Culatello e Strolghino)
28 - 29 novembre Roccabianca (Ciccioli e Cicciolata)

www.novemberporc.it
november-proc.jpg

-X: Wine Show a Torino:
24, 25 e 26 Novembre 2009
Interessante fiera dedicata al vino ma non solo.
Si parte dal Piemonte e si divaga in Italia e nel mondo.
Birra, cibo e sigari fanno da contorno.
Per maggiori info su eventi, laboratori Slowfood e incontri visitate: www.wineshow.it
Location? Lingotto Fiere S.r.l. - Via Nizza 294 - 10126 Torino - Tel. 0116644111
foto001.jpg

-IX: Drinkin’ Wine Spo-de-o-de (act.1):
Champagne Beaufort
Inauguriamo una nuova sezione in cui proveremo a parlarvi di vino, avvalendoci dell’aiuto di qualche esperto amico membro AIS.
Il primo produttore di cui vi vogliamo parlare è Beaufort. Perchè lui? Perchè è un vignaiolo unico nel suo genere. Ecco a voi il Van Gogh del biodinamico (dal 1970)!

Recoltant manipulant (Andrè, il patriarca, ad Ambonnay e Jacques, l’attuale boss, a Polisy).
Vigna ad Ambonnay: 2 ettari a Pinot Noir e Chardonnay
Bottiglie prodotte annualmente: 15.000
Vigna a Polisy: 1 ettaro a Chardonnay e 3 a Pinot Noir
Bottiglie annue: 30.000

Viene indicato tra i padri degli Champagne “Bio” ma è un genitore per caso, fu costretto a causa di forza maggiore a lavorare i vini in quel modo perchè non poteva berli altrimenti, siccome era allergico a tutto.
In etichetta spesso troviamo l’annotazione che indica l’esclusione di uso di concimi chimici, diserbanti ed insetticidi nei propri vigneti.
Beaufort usa solo composti vegetali, oli essenziali, polveri d’ossa, farina di sangue, omeopatia e aromaterapia per la sua vite.
La raccolta delle uve avviene nei momenti più freddi per avere una buccia più solida e viene curata con grande attenzione.
Il processo di vinificazione parte da un pressaggio molto soffice delle uve e prosegue con tre fermentazioni: in botte o tini d’acciaio, malolattica e in bottiglia.
Il degorgement è ancora svolto alla volee!
Il risultato sono Champagne unici nel genere, o li si ama o li si odia, la struttura costruita su lunghi affinamenti sui lieviti è eccezionale.
Ad Ambonnay, dato il terroir, la qualità è generalmente più alta ma anche a Polisy il marchio distintivo della casa riesce a sopravvivere bene.
Voci di corridoio vogliono che i religiosissimi Beaufort siano stati traviati dal demonio denaro e dalla voglia di sconfiggere i loro rivali di Rodez, infatti pare che dal 2007 si stiano avvicinando all’etichetta di Negociant Manipulant (un tipo di produttore che non lavora solo le proprie uva ma ne acquista anche da terzi per poi rielaborarle e commercializzare in proprio).

-Ambonnay Brut Grand Cru
(Pinot noir 80%, Chardonnay 20%)
Ambonnay è situato nella zona delle Montagne di Reims, regno del Pinot nero, a 30 chilometri da Epernay.
Giallo dorato brillante che lascia intendere un buon riposo sui lieviti ed un efficace passaggio in legno.
Il lungo contatto con i lieviti impreziosisce anche il perlage: finissimo e continuo.
Al naso è intenso, fine e complesso con la classica nota di crosta di pane, frutta matura quasi candita, note vegetali di fieno e una spiccata mineralità che si integra bene con le altre percezioni. Al palato la morbidezza è discreta ma è la freschezza ad imporsi ma senza sbilanciare il vino. in bocca c’è più impatto che persistenza (comunque lunga).
Possiamo dire che questo vino ha già raggiunto eccellenti risultati e difficilmente potrà migliorarsi col tempo.
Suggerito come aperitivo o con antipasti di mare.

-Polisy Brut Millesime 2000
Siamo a 150 chilometri più a Sud di Reims, nella regione dell’Aube.
Color oro tenue con perlage fine e persistente.
Ottima struttura con sentori di miele, mandorla amara, floreale, echi di affumicato e decise note iodate.
Al palato colpisce la morbidezza data dallo Chardonnay e viene il dubbio di trovarsi di fronte non ad un brut ma ad un vino con maggior residuo zuccherino (questo è dovuto alle tecniche di lavorazione).
Abbinamento ideale con piatti di pesce non eccessivamente elaborati.

-Ambonnay Brut Reserve 1999
I vignaioli insegnano che si millesima solo quando l’anno lo merita e questo 1999 non sarà come l’ottimo 1996 ma se ne allontana poco.
Giallo dorato non intensissimo ma luminoso e vivo con tante belle bollicine in evidenza.
Al naso è intenso, complesso e fine con sentori minerali, terrosi, di frutta secca, olive e un bel vegetale ma su tutto brilla una nota tostata molto gradevole.
Al palato è secco, caldo, abbastanza morbido, fresco, sapido e di corpo.
Equilibrato, intenso, persistente soprattutto nelle note marine e qualitativamente fine/eccellente.
Siamo al cospetto di un prodotto già pronto ma con alcune chance di migliorarsi ulteriormente.
Ok anche a un tutto pasto (no carni rosse, please).

-Polisy Brut Millesime 1997
Non la miglior annata nella storia di Polisy ma al naso non si sente, al palato invece le lacune vengono a galla. Onestamente già il perlage lascia intendere qualcosa ma i fattori che lo influenzano sono tanti ed è inutile soffermarci.
Al naso percepiamo piacevoli note fruttate, di noce di cocco, di zucca e mela renetta.
Il palato è decisamente meno elegante, meno intenso e persistente.
Anche in questo caso resta un retrogusto iodato.
Vino maturo, da bersi ora o mai più.
Ideale per accompagnare una torta di verdure.

-Ambonnay Reserve Demi-Sec 1994
(Medaglia di bronzo al Concours Général Agricole)
Beaufort non è famoso solo per i Brut ma ha raggiunto grande fama grazie a questi Demi-Sec, probabilmente il top è il 1996 ma anche questo millesimo ha tutte le carte in regola.
Vino, che si definisce abboccato dato il maggior tenore zuccherino, in cui la famosa acidità dei prodotti della maison viene bilanciata dalla dolcezza.
Il colore dorato vivo non dimostra i quindici anni di età e lascia qualche dubbio sulla lavorazione non proprio bio-dinamica al 100%.
Al naso abbiamo un’esuberante mineralità con sentori di frutta cotta e una lieve terrosità.
Al palato è decisamente piacevole, un demi-sec di gran classe e armonia.
Gran equilibrio con una torta morbida di Nocciola gentile delle Langhe IGP.

-Ambonnay Rosè Brut Grand Cru
(70% Pinot Nero, 20% Chardonnay, 10% Vin Rouge d’Ambonnay)
Non siamo amanti dello champagne rose per il fatto che spesso in Francia è ottenuto con Assemblage (mescolando vini bianchi e vini rossi) e più raramente con Saignee (breve macerazione a contatto con le bucce delle uve a bacca rossa).
Il colore è quello della buccia di cipolla con note più sull’arancio che indicano un lungo riposo in bottiglia.
Al naso spicca un profumino di pomodoro e frutti di bosco con accenni minerali e di rosa appassita.
Grande freschezza e buona morbidezza per un vino di corpo dalla gradevole persistenza.
Lo serviremmo con delle paste ripiene (belle “formaggiose”).

nota 1: Abbiamo lasciato le note in fondo per non amnnoiare ulteriormente gli appassionati. La Champagne è situata nella Francia settentrionale, 150 chilometri a nord-est di Parigi, nei dintorni delle città di Reims ed Epernay. Le zone principali sono Montagne di Reims (vitigno principale: pinot noir), Valle della Marna (vitigno principale: pinot meunier) e Cote des blancs (vitigno principale: chardonnay). Altre zone degne di nota sono Cote de Sezanne e Cote de Aube (annessa dopo una famosa rivolta dei vignerons). Da ricordare che Aube fu una delle ultime zone in Europa ad essere colpita dalla filossera (afide parassita che si nutre delle radici della vite europea), siamo verso la fine del XIX secolo, ma nonostante questo attacco alcune viti a piede franco sopravvivono tutt’oggi e danno prodotti come Bollinger Vieilles Vigne Blanc de Noirs. Grande importanza recitano i terreni gessosi capaci di un ottimo drenaggio e di assorbire, trattenere e riflettere i raggi del sole. I vigneti della zona dello champagne sono classificati in GRAND CRU (17 villaggi), Premiers Crus (41 villaggi) e Cru Peripheriques. I Grand Cru indicano zone di produzione maggiormente qualitative. I comuni classificati in queste tre categorie: Grand Cru (100%), Premier Cru (90-99%) e Cru (80-89%) hanno un valore percentuale che definisce il valore commerciale delle uve in base al prezzo stabilito nella zona di Champagne. In pratica le uve provenienti da un Grand Cru saranno pagate esattamente il prezzo stabilito (100%) mentre quelle di un Cru classificato come 85%, saranno pagate per l’85% del prezzo stabilito.

nota 2: Residuo zuccherino negli Champagne

Alcuni cenni sommari sulla produzione prima di arrivare allo zuccheraggio.
Il cosiddetto Metodo Champenoise o Classico:
-raccolta uve a mano (in autunno)
-pressatura soffice
-fermentazione alcolica (in primavera)
-eventuale fermentazione malolattica (per rendere il vino più morbido)
-imbottigliamento vino con lieviti, zuccheri e sostanza minerali (liqueur de tirage) per attivare la seconda fermentazione e chiusura con tappo a corona (prima dell’imbottigliamento si procede all’assemblaggio dei vini base per creare la Cuvee. Saranno Champagne Millesimati quelli composti solo da vini della stessa vendemmia mentre saranno Sans Annee se i vini combinati provengono da annate diverse. Lo champagne ottenuto da sole uve a bacca bianca si chiama Blanc de Blancs mentre quello ottenuto da sole uve a bacca nera si chiama Blanc de Noirs.)
-La bottiglia riposa in posizione orizzontale (generalmente il minimo è 18 mesi)
-Presa di spuma, precipitazione dei lieviti e formazione di feccia
-Le bottiglie vengono poste a testa in giù su cavalletti (pupitre) e ruotate giornalmente di 1/8 di giro (remuage) per far si che la feccia si concentri nel tappo. Le fecce vengono eliminate congelando il collo della bottiglia e successiva stappatura (degorgement), se eseguita a mano si chiama “degorgement à la volée”.
-A questo punto si rabbocca la bottiglia con una miscela, chiamata liqueur d’expédition (vini di riserva e zucchero) ed è qui che si decide la percentuale zuccherina del vino
-Si chiude la bottiglia col tappo in sughero

dosaggio zero / dosage zero / pas dose: con residuo inferiore a 3 g/l
extra brut: tra 0 e 6 g/l
brut: inferiore a 15 g/l
extra dry / extra-sec: tra 12 e 20 g/l
sec: tra 17 e 35 g/l
demi-sec: tra 35 e 50 g/l
dolce / doux: supera i 50 g/l

nota 3: le sigle dello Champagne ve le abbiamo già spiegate nella recensione de L’Arco Antico di Savona quindi non ci resta che consigliarvi di consultare il sito del Comité interprofessionnel du vin de Champagne (CIVC): www.champagne.fr

testata_andre.jpg

La nostra conclusione dopo questa verticale è che i prodotti Beaufort, date le loro caratteristiche uniche, siano più adatti per creare abbinamenti eccezionali che come aperitivo.

www.champagnebeaufort.com

-VIII: 79° FIERA INTERNAZIONALE DEL TARTUFO BIANCO D’ALBA
3 Ottobre - 8 Novembre
www.fieradeltartufo.org/it/
tartufo.jpg

-VII: FESTIVAL FRANCIACORTA - X EDIZIONE
19, 20 e 21 Settembre a Villa Lechi e Casa Marchetti di Montestrutto a Erbusco (Bs)
Oltre 120 etichette di ben 62 cantine in degustazione accompagneranno i visitatori in un percorso alla scoperta della migliore produzione del Franciacorta e del territorio che si snoderà tra cantine, eventi e seminari di approfondimento.
www.festivalfranciacorta.it
Ci siamo andati lunedì e possiamo dire che non mancava nessuno. Tutte le grandi cantine della zona erano presenti con prodotti nuovi e alcuni classici. E’ stato divertente scoprire alcuni produttori meno popolari. L’ambiente era molto vivibile grazie ad un ingresso a 30 euro (25 se soci AIS/Slowfood/… o gratis per gli addetti del mestiere).
p.s. Ai tanti che ancora non sanno cosa sia un “Satèn” vogliamo spiegarlo in poche parole.
Lo zucchero addizionato nel liquer di tirage durante la fase di presa di spuma è generalmente 24 g/l mentre nei satèn è di 18 g/l, quindi la pressione finale sarà più bassa (4,5 atm. contro le 6 del Metodo Classico tradizionale) e le bollicine saranno più delicate ed avvolgenti, da qui satinato, indi satèn (che fa molto francese).

-VI: DRUG ME!!!
Il “ciocco” è droga!?
Silvio Bessone, noto cioccolatiere-chef piemontese ha denunciato, in una lettera, una situazione paradossale.
14 settembre 2009 - Scrivo per denunciare una grottesca situazione vissuta in prima persona. Sono un cioccolatiere professionista e da alcuni anni produco cioccolato tostando personalmente nel mio laboratorio cacao proveniente da ogni parte del mondo. Una sera, tornando da Milano verso Vicoforte, ho avuto un grave incidente stradale sulla Milano-Serravalle all’altezza di Castelletto Bormida.
Dopo il ricovero ospedaliero mi sono state fatte le analisi tossicologiche scrining di primo livello, hanno evidenziato la positività alle Amfetamine, devo però dire che a me il personale sanitario si è rifiutato di consegnarmi il referto alludendo motivazioni strane come il divieto da parte della polizia di produrmi il documento riguardante la mia positività. Dopo oltre 40 giorni, i Carabinieri di Vicoforte mi hanno notificato il ritiro della patente e l’invio alla PDR per il Reato di Guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti in base all’art 187comma 7 del Cds.
A parte che quel comma risulta abrogato dal 2007, ma in concreto risulta che lo scrining di primo livello come scritto sul referto potrebbe generare false positività e pertanto non può in alcun caso rappresentare alcuna prova legale, ma le altre procedure di indagine previste dal decreto applicativo non mi sono state praticate e pertanto risulta che: stando ai tecnici della azienda produttrice delle apparecchiature di analisi, 10 mmg l di fentiletilammima o mmg 1000 di caffeina possono configurare la positività alle amfetamine e quindi generare un referto SBAGLIATO!
Devo dire che il lavoro di indagine compiuto dal Giudice di Pace di Tortona è stato puntuale attento e impeccabile e ha potuto accogliere il mio ricorso e la relativa sospensione del provvedimento del Prefetto di Alessandria che, nonostante la documentazione fosse chiaramente insufficiente mi ha comminato la sospensione della patente per sei mesi.
Ora non bastasse il periodo che ho trascorso senza patente, oltre quaranta giorni, devo attendere la commissione medica della motorizzazione di Cuneo che potrebbe metterci anche due mesi per ricevermi e darmi la possibilità di recuperare la mia patente come predisposto dal giudice.
In conclusione: sono positivo al cioccolato e subisco la sospensione della patente per oltre tre mesi, oltre all’onta pubblica perché per la vox populi sono colpevole: cornuto e mazziato. Chi mi ripaga di tutto quello che ho subito?
Silvio Bessone

-V: DITE CIIIS!
Cheese 2009 - Rassegna europea del formaggio di qualità
Dal 18 al 21 settembre 2009 a Bra in collaborazione con Slowfood.
Per i gourmet imperdibile l’appuntamento con Guido e il GIV (venerdì 18 - ore 20 - euro 65):
Sito nel bel complesso dell’Agenzia di Pollenzo, nell’omonima frazione di Bra, che ospita l’Università di Scienze Gastronomiche, l’Albergo e la Banca del Vino, il ristorante Guido è un luogo di classe, dall’ambiente sobrio, caldo ed elegante. Piero e Ugo Alciati, figli del grande Guido, ne sono le due anime: il primo a curare la sala, il secondo a orchestrare la cucina e continuare la tradizione di famiglia. I piatti sono solidi, con gusti puliti, precisi e suadenti: la tradizione langarola, sapientemente aggiornata e rinnovata, è infatti di casa. In occasione di Cheese il menù della serata sarà accompagnato da una selezione di etichette del Gruppo Italiano Vini.
http://cheese.slowfood.it/
Noi ci siamo andati di Domenica ed era una bolgia indicibile, abbiamo trovato diversi prodotti interessanti ma essendoci molti assaggi gratis c’era troppo da lottare per avere un quadro reale di cosa si stesse assaggiando.

-IV: RICETTA #05 (agosto ‘09)
RISO A SORPRESA
Non è propriamente una ricetta estiva ma oggi mi andava di farlo e ho deciso di proporlo anche a voi. Ecco come mi muovo, passo per paaso. Faccio bollire l’acqua per 2 uova, tempo 8 minuti a fuoco medio. Grattugio 200 gr. di parmigiano reggiano. Ungo l’interno di una pirofila (22 cm. diametro e alta 10) con una noce di burro. Metto le uova in acqua fredda per qualche minuto e poi le taglio. Fodero la pirofila con prosciutto cotto, tagliato un po’ alto (200 g.) poi la metto in frigo giusto il tempo per preparare il riso. Preparo una salsina con 150 ml. di latte e un cucchiaio di salsa di pomodoro (ho usato per praticità l’Ortolina) porto ad ebollizione a fuoco molto lento e lascio bollire per 5 minuti. Faccio bollire l’acqua e aggiungo un pizzico di sale, butto 350 gr. di riso, che deve rimanere sul fuoco per 10 minuti. Taglio 2 mozzarelle. Scolo il riso, spengo il fuoco, rimetto il riso in pentola poi aggiungo 3 noci di burro, 2 rossi d’uovo e 10 cucchiai di parmigiano. Poi inizio a foderare lo stampo, uno strato di riso poi uovo, mozzarella e salsa (quanto basta per coprire le uova), compatto bene e ripeto l’operazione per un altro strato. Chiudo con una spolverata di pane grattato e qualche ciuffo di burro. Metto in forno a 180° per 30 minuti. Altro che cotto e mangiato. Parodi impara! (KID)

-III: RICETTA #04 (giugno ‘09)
CALDERETA DE LANGOSTA (zuppa di aragosta)
Ingredienti per 4 persone: 1 Aragosta di 2,5kg circa (comunque almeno500 gr. di Aragosta per persona) olio 3 cipolle peperoncino verde (facoltativo) 5 pomodori 5 spicchi d’aglio 2 rametti di prezzemolo fette di pane tostato Separare il corpo dell’aragosta (meglio se viva) dalla testa, eliminare il carapace dal corpo e dalle zampe. Eliminare il filo nero e tagliare a metà la testa ed il corpo a rondelle. Recuperate tutta l’acqua dalla testa, la milza, le uova ed i succhi rilasciati dall’aragosta. Salate l’aragosta e – facoltativamente – soffriggetela in teglia con poco olio. Preparate in una pentola in terracotta, il soffritto con le cipolle, due spicchi d’aglio e i pomodori frullati, dapprima a fuoco vivace e poi ridotto a dolce, facendo in modo che tutti i sapori siano amalgamanti e addensati, ma senza arrivare a caramellarli. Salate e aggiungete l’aragosta con la sua acqua, mescolate e coprite d’acqua. Aggiungete un rametto intero di prezzemolo (poi sarà eliminato) e lasciate cuocere per circa mezz’ora, portando ad ebollizione per poi ridurre al minimo il fuoco. Se necessario si può aggiungere altra acqua, facendo però attenzione a non coprire mai del tutto l’aragosta. Negli ultimi 15 minuti di cottura si aggiunge un battuto fatto con i succhi dell’aragosta, le uova e la milza, gli spicchi d’aglio rimasti ed il prezzemolo rimasto. Aggiungete, se serve, poca acqua ed aggiustate di sale. Cuocete per altri 5 minuti. La Caldereta si serve direttamente nella pentola di terracotta, accompagnata da fette di pane tostato.

-II: NEWS (febbraio ‘09)
SALVIAMO IL BITTO!!!
Il Bitto ha bisogno di noi. Il formaggio, prodotto nel cuore del Parco delle Orobie Valtellinesi, attraverso metodi tradizionali che rispettano gli animali e l’ambiente, rischia la scomparsa. Aiutamolo a sopravvivere. Bastano pochi secondi per firmare l’appello a sostegno del Bitto che trovi a questo indirizzo: http://www.firmiamo.it/probittostorico

-I: RICETTA #03 (gennnaio ‘09)
PASTA GRATTUGIATA
Ingredienti: 5 etti di formaggio grattugiato 2 etti di farina (rapporto sempre 2,5:1) 3 uova Mescolare in una ciotola formaggio e farina poi creare la classica fontana e mettere 3 uova, quindi impastare per bene e quando il composto è omogeneo e solido passarlo attraverso un setaccio a maglie larghe (in alternativa usare una grattuggia con i buchi grossi). Stendere la pasta grattugiata su carta-paglia, scottex o stoffa inodore e lasciare asciugare (a seconda del clima e dell’impasto) anche 2 giorni.

Methis

Archiviato in: Hotel, Ostelli e Resort, Altri locali, Recensioni — admin at 5:14 pm on Mercoledì, Gennaio 20, 2010

Riviera Paleocapa, 70
35141 Padova

Tel: 049.8725555
www.methishotel.com

-Qualità: 9 / 10
-Posizione: 3.5 / 5
-Ambiente: 4 / 5
-Personale: 3 / 5
-Appeal: 4 / 5

Rapporto qualità / prezzo: B

TOTALE : 23.5 / 30

Ultima “rece” dell’anno per l’albergo che ci ha ospitato la notte del 31 Dicembre.
Eravamo a Padova per lo show di Capodanno di Beppe Grillo, che tra l’altro alloggiava nel nostro stesso hotel e si è dimostrato persona squisita con tutti gli ospiti che gli rivolgevano domande o lo interrogavano su questioni politiche.
p1010748.jpg

L’albergo è una struttura moderna, la zona è tranquilla e si affaccia su un placido naviglio.
Siamo veramente a pochi minuti di camminata dal centro città.
Parcheggiamo la macchina lungo la strada ma il concierge ci consiglia di metterla nel loro piccolo parcheggio privato (causa ciò il giorno dopo avremo la sorpresa di 10 euro in più sul conto).
Il piano terra è di matrice etnica mentre salendo si fanno spazio le tematiche di acqua, fuoco, terra e aria.
All’ultimo piano ci sono le suite con jacuzzi e/o terrazza.
Chiediamo un piano alto e ci viene concesso.
Stanza shadows (ombre): spaziosa, pulita e con vista sull’Osservatorio astronomico.
img_1799.jpg

Alla reception ci danno un foglio di benvenuto nel quale si fa cenno ad un drink di benvenuto, un cestino di mele e altro che non ci è stato proposto all’arrivo.
Siccome farebbe troppo pezzente andare ad elemosinare una gazzosa e una mela decidiamo di fare finta di niente e di punirli sciacallando shampoo, saponette e matite.
Il pranzo del 31 lo recuperiamo agevolmente girando nel centro storico:
Trattoria al Bersagliere (Via Donatello, 6, 35123 Padova, Tel: 049.8766242‎): L’ambiente piccolo, quasi angusto, e ricco di specchi in qualche modo evoca Tim Burton.
img_1806.jpg

Nel periodo estivo viene sistemato qualche tavolino sotto i portici davanti al ristorante. I gestori sono molto disponibili e solleciti. La cucina è prevalentemente quella tradizionale veneta, viene presentata e cucinata con esito soddisfacente.
Prendiamo un piatto a testa:
Kid: Spezzatino di asino con polenta
img_1808.jpg

Fancy: Gnocchi alle noci e tartufo nero
img_1807.jpg

I dolci non hanno una “bella cera” quindi passiamo oltre e andiamo a farci un giro in città. Voto alla trattoria: Due pallini e mezzo su 5!
In centro storico ci siamo permessi il classico the delle Cinque presso il celeberrimo Caffè Pedrocchi (Via 8 Febbraio, 15 - 35100 Padova - Tel: 049.8781231), una istituzione dal 1831!
img_1820.jpg

Il menu recita Brioches artigianali (solite brioches fatte con “preparati”), The filtro lusso (’Earl Grey di Via Del Te) ed invece dei biscottini ci portano alcuni di quei biscotti alla cannella che vengono usati per accompagnare il caffè.
img_1821.jpg

L’ambiente è veramente bello, uno dei bar più belli visti in vita nostra ma era troppo sporco. Le tovaglie vanno o pulite o eliminate. Voto: 3 pallini per stima e storia.
Torniamo in albergo per preparaci alla serata e chiediamo alla receptionist di trovarci una pizzeria o un ristorantino dove mangiare. Sembra non ci sia modo di recuperare un tavolo per due. Strano. Decidiamo di metterci in marcia ed infilarci nel primo buco che offre qualcosa da mangiare.
Troviamo il Frankie’s Bar, locale gestito da due anzianotti e frequentato da giovani metallari. Ambiente spartano con bacheca sulla quale vengono appuntati gli articoli di giornale più divertenti. Ci nutriamo con tramezzini arrotolati, acqua naturale e “pizzette finte”. Che gran cenone! Mezzo pallino all’adoratore del metallo scandinavo.
La serata si chiude con lo spettacolo di Grillo, buffet di mezzanotte e spumante fatto con le polverine (si scherza) in quel del Gran Teatro di Padova (in realtà un super-tendone con foyer ma molto attivo a livello organizzativo).
A parte un bicchiere di vino non assaggiamo nulla, appena attacca a suonare una inutile cover-band ci dileguiamo onde evitare trenino sulle note di “meu amigo Charlie Brown”.
Torniamo in albergo, stappiamo una mezza bottiglia di Krug portata da casa e facciamo fuori un panettoncino della ditta Muzzi guardando i fuochi artificiali dalla finestra… fregandocene se l’abbinamento cibo-vino non è quello più adatto, cavolo è Capodanno!
E’ ancora troppo tardi per dormire, non siamo dei gran viveur ma un giro nel centro della città patavina, giusto per vedere che succede, ce lo concediamo.
A parte qualche menestrello che intona De Andrè, delle ballerine brasiliane e qualche ubriaco niente da segnalare.
Ultima nota sulla colazione dell’albergo: brioches, succhi di frutta, yogurt, salumi e formaggi sono di livello medio/alto, considerando a cosa ci hanno abituato tanti alberghi (anche quelli 5 stelle) è una gradita sorpresa. Temino delle vacanze finito.
In onore alla nostra stanza “shadows” decidiamo di chiudere l’anno con l’album degli SHADOWS OF KNIGHT “Gloria” (1966) nel quale l’ottima garage band di Chicago reinterpreta la hit dei Them, condendo poi il il disco di tante altre ottime R’n'R songs originali e non (I Got My Mojo Working di Muddy Waters e Oh Yeah di Bo Diddley)!

Trovatore

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 5:02 pm on Mercoledì, Gennaio 20, 2010

Via Affò, 2
43100 Parma

Tel: 0521.236905
www.iltrovatoreristorante.com

Cucina: 29 / 50
Cantina: 7 / 10
Contesto: 2 / 5
Sala: 3 / 5
Gestione: 3.5 / 5
Servizio: 3.5 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 1 / 3
Coccole: 1 / 3
Dolci: 6 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2 / 3

Bonus: 2
Extra: 0.5

TOTALE : 63.5 / 110

Costo:

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Inverno 2010
Quanto non ci piace quando cose che pensiamo egoisticamente appartenerci divengono di dominio per la massa!? A noi fa già incazzare sentire negli stacchetti de Le Iene “Oh mama voglio l’uovo a la coque” di Clem Sacco, pensate che fastidio quando il film di Henry Selick e Tim Burton Nightmare before Christmas (visto all’epoca al cinema in una sala mezza vuota) è diventato un film culto per giovinastri emo con le unghie pitturate di nero!?
Ricordiamo la rabbia dei metallari duri e puri quando i Metallica decisero di diventare famosi affidandosi alla produzione di Bob Rock (noto per i lavori con Bon Jovi, Aerosmith e Skid Row) per incidere il loro vendutissimo, in tutti i sensi, “Black album” o lo stupore di tanti cultori dell’horror quando Peter Jackson, il regista di Bad Taste, Meet the Feebles e Braindead (aka. Splatters: gli schizzacervelli) fu scelto per trasportare sullo schermo la saga de Il Signore Degli Anelli.
Non è un discorso da snob, ad esempio sentire gli Who nelle varie sigle di CSI non ci da noia, un po’ perchè è solo una sigla e un po’ perchè la serie TV è ben fatta.
Con internet (tutto alla portata di tutti) sono cose che succedono sempre più spesso, soprattutto in ambito musicale, e ce ne stiamo facendo una ragione.
Il brutto è che quando una cosa destinata ad una nicchia di appassionati diventa di proprietà della massa spesso viene trattata con poco riguardo e svilita, facendole perdere la propria identità. cavolo i White Stripes sono diventati quelli di po-po-po-po-po-po-po e in molti non sanno neanche che sia loro o che la canzone si chiami Seven Nation Army.
Queste cose succedono anche con i ristoranti.
Ci sono locali che iniziano facendo un buon lavoro, offrendo una cucina tradizionale in un ambiente più curato della media e si creano una propria clientela poi capita che qualcuno ne parli su giornali o TV ed il ristorante viene travolto dalla popolarità.
A questo punto cosa succede? Spesso le mode passano, uscirà un altro articolo su un altro ristorante e i pecoroni si trasferiranno in massa nell’altro locale oppure succede che il ristoratore in questione si monti la testa, cerchi di stravolgere la propria cucina offrendo pietanze più particolari (che magari non appartengono al proprio bagaglio culurale) col rischio di perdere anche gli habituè.
Questo secondo noi è quello che sta succedendo a Il Trovatore.
Una volta questo ristorante si chiamava Da Marino e per anni è stata una delle tavole più amate dai parmigiani poi nel 1998 è subentrata una nuova proprietà e qualcosa è cambiato.
L’ambiente è diventato decisamente più elegante e per anni la cucina, anche quella più tradizionale si è raffinata, ora si sono buttati pure sul pesce con un menu dedicato ed è proprio nel campo ittico che ci sono i problemi più evidenti.
Andiamo per step.
Il locale si trova in una viuzza poco distante dal centro città, l’ambiente è quello di una trattoria elegante e c’è un piccolo dehors per il servizio estivo.
Essendo Il Trovatore un’opera di Verdi e trovandoci nelle terre verdiane non mancano in sala i riferimenti al meastro di Roncole.
Il menu propone anche due percorsi guidati: tradizionale parmense e di mare.
La carte dei vini è più che discreta, peccato che ordiniamo una bottiglia e ce ne arrivi un’altra (il lato positivo è che costava meno).
Decisamente ci sono tutte le carte in regola per essere ciò che dovrebbe essere una buona trattoria.
In questa occasione al duo (Kid & Fancy) si aggiunge il fedele Bat-Mat.
img_1787.jpg

Benvenuto della casa: Potage di patate (un po’ insipido)
img_1786.jpg

Bat-Mat: Crostatina di cipolle e pancetta (ne abbiamo assaggiata una forchettata e sembrava la cosa migliore tra gli antipasti) img_1788.jpg

Fancy: Sformatino di caprino con composta di pomodorini Pachino e scorzette di limone (♫♫♫; le due cose, anche se lo sformatino poteva avere più sostanza, si sposavano bene)
img_1789.jpg

Kid: Noci di cappesante in camicia di guanciale su crema di zucca (♫♫-, il difetto è nelle consistenze e nelle note dolci; le cappesante, troppo dure, collidono con il croccante-gommoso del guanciale e con la cremosa dolcezza della zucca creando un boccone difficile da mandar giù)
img_1790.jpg

Fancy: Risotto alla zucca e pancetta croccante (♫♫; buono l’accostamento morbido-croccante ma a mio avviso mancava un terzo elemento in grado di rendere il tutto più armonico)
img_1791.jpg

Bat-Mat: Tagliette con straccetti di prossciutto crudo croccante
img_1792.jpg

Kid: Tagliata di tonno con ristretto al balsamico e composta di cipolle e uvetta (♫, come far sparire un buon tonno coprendolo con la troppa dolcezza di balsamico e composta)
img_1793.jpg

C’è pure un simpatico carrello dei formaggi ma il nostro serbatoio è già pieno quindi chiudiamo con due dessert e un caffè.

Sorbetto al limone (♫; purtroppo non sapeva di limone vero, so che la preparazione può richiedere tempo ma sarebbe carino offrire a fine pasto qualcosa di genuino e fresco. E’ un consiglio valido per tutti quei ristoratori che danno poca importanza al momento finale del pasto. Offrire al cliente quacosa di davvero ben fatto aiuta il visitatore a conservare un buon ricordo del posto, cosa da non sottovalutare.)
img_1794.jpg

Crema bruciata (♫+, tre pallette di crema bruciacchiate in qualche maniera)
img_1795.jpg

Pasticceria secca col caffè
img_1796.jpg

Cucina altalenante tra cose più riuscite (tradizionali o semplici), alcune in cui andrebbe curata maggiormente materia prima o cottura e altre concettualmente errate.
Lo staff in sala ha buone maniere, la cameriera forse aveva una gonna fin troppo corta e il pacioso proprietario dedica le sue maggiori attenzioni a turisti e clienti abituali.
Come già detto ci sono tutte le credenziali per far bene, l’invito alla cucina è quello di non inventarsi artisti dei fornelli, al mondo non c’è bisogno solo di Cracco, Alajmo e Cedroni ma anche di tanti piccoli-grandi cuochi che portano avanti con orgoglio un discorso di cucina territoriale fatta secondo tutti i crismi del caso.
Siccome ne abbiamo parlato nell’intro vi consigliamo l’ascolto di Clem Sacco “In action” uscito nel 2007, CD che raccoglie incisioni anni cinquenta e sessanta di uno dei pochi veri rocker italiani.

Hotel Sole

Archiviato in: Hotel, Ostelli e Resort, Altri locali, Recensioni — admin at 5:02 pm on Mercoledì, Gennaio 20, 2010

Via Delle Pinete, 260
54037 Marina di Massa (MS)

Tel: 0585.241466

-Qualità: 6 / 10
-Posizione: 3 / 5
-Ambiente: 2 / 5
-Personale: 3 / 5
-Appeal: 2 / 5

Rapporto qualità / prezzo: B

TOTALE : 16 / 30

Ultima visita Estate 2003
Sempre dai nostri archivi ecco spuntare un breve commento sull’albergo che ci ha dato ospitalità durante la nostra prima vera vacanza da fidanzatini.
Albergo a conduzione famigliare a poca distanza dal mare.
Tutto molto semplice ma ambienti puliti e gestione amichevole.
Eravamo a Marina di Massa per il festival di musica surf chiamato “Surfer Joe” quindi la scelta musicale cade sugli autori del brano che da il nome all’evento ovvero quei SURFARIS che nel 1963 incisero l’ottimo album “Wipe Out”. Il successo della title-track, oltre a renderli famosi, gli permise di usurpare il nome ai primi veri Surfaris, quelli di Bombora, che da allora si sarebbero chiamati The Original Surfaris.

alloggi_hotel_sole_05big.jpg

Goa

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 10:42 am on Venerdì, Gennaio 15, 2010

Piazza Sant’Ambrogio, 5
27029 Vigevano (PV)

Tel: 0381.71496
www.ristorante-goa.it

Cucina: 29 / 50
Cantina: 6.5 / 10
Contesto: 3.5 / 5
Sala: 4 / 5
Gestione: 3 / 5
Servizio: 2.5 / 5
Mise En Place: 1 / 3
Pane: 1 / 3
Coccole: 1 / 3
Dolci: 6 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 1 / 3

Bonus: 2
Extra: 0.5

TOTALE : 62 / 110

Costo:

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Autunno 2006
Ormai il nostro povero PC non ce la fa più, lo stavamo formattando quando abbiamo trovato un file word nel quale avevamo preparato una recensione che non è mai stata pubblicata.
Locale a pochi passi dalla splendida Piazza di Vigevano e dal Castello.
Questa nostra visita aveva come obiettivo la Mostra dedicata alle scarpe di Vivienne Westwood periodo 1973-2006.
Kid: Cosa si fa per amore…
Fancy: Ma smettila, pensa a tutte le volte che mi hai portata allo stadio!
Il ristorante è all’interno di uno storico palazzo vescovile restaurato con gusto moderno, l’ambiente è suddiviso in diverse stanze ed è stata ricavata una nicchia per la cantinetta (degnamente fornita).
In carta la parte del padrone la fa il pesce, ci sono pure le pizze e tengono a farci sapere che la pasta sia fatta in casa.
Il servizio è in mano a ragazzi molto giovani, cosa che mostra alcuni limiti in fatto di attenzione, garbo e professionalità. Detto questo siamo in un locale che mira a tenere prezzi abbastanza bassi quindi non possiamo essere troppo esigenti o critici.
La cucina di pesce è altalenante, molto è imputabile alla freschezza del pescato, in taluni casi sarebbe meglio sconsigliare ai clienti alcuni prodotti non al massimo della forma. Le porzioni sono abbondanti, lo scriviamo perchè sappiamo che ci sono persone a cui interessa.
Dato il contorno di ambiente e la gran mostra di pescato in ogni dove ci saremmo aspettati di più, certo non è il pesce che ti servono in molte pizzerie ma neanche l’eccellenza di cui parlano tanti blogger mangioni su internet.
I piatti sono abbastanza banali, ci sono la solita insalata di mare o i soliti spaghetti ai frutti di mare (chiamati orgogliosamente Spaghetti Goa) o l’immancabile Branzino al Sale.
Arriviamo ai dessert, anche questi di propria produzione e pure in questo caso gran uso di congelatori e risultati alterni. Meglio la Torta al cioccolato della Millefoglie.
Nel complesso, per una spesa sui 30 euro a persona, possiamo parlare di un onesto ristorant-INO di pesce in un ambiente car-INO… tutto un po’ INO.
E’ il classico locale in cui, da diciottenne, portereste il partner per il compleanno o una romantica cenetta.
GOA fa rima (o quasi) con DOA, i D.O.A. sono una punk band canadese, punk come era la Westwood ed ecco che l’abbinamento ristorante-album calza a pennello.
Disco suggerito: Something better change (1980), quello più punkrock, dopo la band si dirigerà verso sonorità più hardcore!

immagine2.jpg