Cracco

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 5:51 pm on Martedì, Dicembre 29, 2009

Via Victor Hugo, 4
20123 Milano

Tel: 02.876774
www.ristorantecracco.it

Cucina: 44 / 50
Cantina: 8.5 / 10
Contesto: 4 / 5
Sala: 4 / 5
Gestione: 4 / 5
Servizio: 4 / 5
Mise En Place: 1 / 3
Pane: 2.5 / 3
Coccole: 2 / 3
Dolci: 7.5 / 10
Caffetteria: 2 / 3
Presentazione piatti: 3 / 3

Bonus: 4
Extra: 0.5

TOTALE : 91 / 110

Costo: €€€€

Rapporto qualità / prezzo: B\C

Eccoci ritornati nel Bel Paese.
I giornali ci accolgono con un Berlusconi sanguinante al volto, con il libro di “cucina” della Parodi bis in cima alle classifiche di vendita, Natale a Beverly Hills che prende contributi statali come film d’essai, l’ennesimo attore comico (ad esempio Christian De Sica… comico?) che fa un film semi-serio (Il figlio più piccolo di Pupi Avati, in uscita nelle prossime settimane) e deve essere bravo quasi per forza e un articolone del Corriere della Sera sui rimborsi dei politici (4 euro per ogni euro speso, ma non c’era stato quel referendum promosso dai radicali?).
Siamo proprio tornati a casa.
Grazie al signore ci sono meno Babbo Natale free-climber ai balconi!
Decidiamo di celebrare il rientro con una cenetta da Monsieur Carlo Cracco, uno degli chef che a pelle ci sta (anzi stava) più antipatico in quanto percepivamo il suo ristorante come la versione gastronomica dei tanti “vorrei ma non posso” in circolazione.
Cerchiamo un attimo di farvi vedere il mondo con i nostri occhi…
Ci fa incazzare chi fa la fila di notte per comprare le Jimmy Choo di H&M non chi ha i soldi per comprarsi dieci paia di scarpe da 700 euro (VorreiMaNonPosso principessa), ci fa più pena chi si compra un Porsche Cayenne usato a rate di chi ha una Fiat Panda a metano (VMNP privè Hollywood) , ci fanno andare in bestia le persone che hanno sempre problemi sentimentali, sempre in giro per locali a caccia di “svago” che parlano solo di piselli e patate (senza essere ortolani) e poi si accoppiano con partner che anche un cieco vedrebbe come sbagliati (VMNP qualcuno che mi ami), prenderemmo a calci nel sedere tutti quelli che cercano la scorciatoia reality pur di non cercarsi un lavoro (VMNP essere famoso), ci fanno ridere quelli che tifano Juve pur non essendo di Torino solo per avere un riscatto sociale e provare il gusto di vincere una volta ogni tanto (VMNP campione d’Italia come Del Piero), vorremmo prendere a sberle tutti quelli che vanno a festeggiare la vittoria del partito di turno sperando che la loro vita migliori (VMNP posizione sociale migliore), offriremmo una passeggiata al parco a tutti quelli che vivono su internet con una proiezione della propria immagine diversa da quella reale (VMNP essere meno sfigato), faremmo trovare nel pacco di natale un po’ di gusto e personalità a tutti quelli che qualunque genere musicale ascoltino è quello di moda in quel momento (VMNP essere un esperto di musica)… abbiamo dimenticato quelli che in ogni frase mettono una parola in inglese o francese per far vedere che sono “internescional”! Ma lo facciamo anche noi! D’OH! Tu vo fa l’americano ma si nato in Italy…
E’ il mondo di gente che vorrebbe essere ma non può e Cracco, prima di averlo provato, ci dava questa impressione.
Era il locale blasonato ma mai riconosciuto dalle guide tra i primissimi in Italia, più un vanto e un punto di riferimento per milanesi e lombardi che vanno in questo tipo di posti non per passione ma per status symbol, un po’ come quelli che vanno a teatro solo per farsi vedere.
La nostra idea del riccioluto Carlo era quella di uno chef che ha costruito la propria fama sul passaparola degli industrialotti bauscia di una città più adatta ai viveur da aperitivo o sui sedicenti esperti di cucina che non hanno una propria opinione ma la ricavano dalle guide.
Poi c’era la pubblicità dell’acqua minerale nella quale appariva ben visibile la scritta che i soldi guadagnati dallo chef erano devoluti in beneficenza (chi la fa non lo dice).
Infine le polemiche per il sommelier che stappava bottiglie da centinaia di euro senza precisa indicazione del cliente, il contestato conto di quattromila e passa euro per un pasto a base di tartufo e tante altre critiche sul tipo di cucina.
Ci sbagliavamo e siamo qui a raccontarvelo.
Dal 2007 il binomio con la mega-super-fantastica Gastronomia Peck (Via Spadari, 9, voto: 4 pallini abbondanti) si è spezzato e ora il ristorante Cracco situato in un seminterrato poco distante dal Duomo, brilla di luce propria.
Scendiamo le scale, temendo di aver imboccato l’ingresso per la metropolitana fino a quando non incontriamo un premuroso personale al quale lasciare i cappotti.
E via, si riparte, si scende ancora verso l’Averno.
Ancora qualche gradino e ci accomodiamo nella sala sulla destra.
L’ambiente è decisamente moderno e destinato a passare di moda in breve tempo, le pareti bordèu (come le definirebbero in Guascogna) sfumano nelle tinte tenui di tovagliato e mise che però risultano superati e fin troppo modesti (piatti ancora griffati Cracco-Peck, centrino rosa sfilacciato e consunto e vasettino dei fiori un po’ miserello).
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Arriva la carta e le nostre facce si rasserenano, due bei menu sopra quello più tradizionale (rivisitato in chiave moderna) e sotto quello di stampo creativo, in un foglio a parte un ortodosso menu a base di tartufo bianco d’Alba (costo: 270 euro, il tuber non viene più pesato ma solo mostrato al cliente -non abbiamo mai visto in vita nostra “patate” così grosse- ed ogni portata ha un suo costo prestabilito onde evitare spiacevoli equivoci).
Intanto i grissini vengono serviti al tavolo
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Mentre il Pane viene scelto da un vassoio
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Franciacorta Dosage Zero di Secolo Novo (in alternativa ad un paio di Champagne) come aperitivo accompagnato da Verdure disidratate “in da box” (♫♫♫♫)
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The box is open:
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Canapè
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carta dei vini di tutto rispetto dalla quale scegliamo l’accompagnamento al calice (tra i tanti proposti) con due vini che ci stuzzicavano:
-Aglianico “I Viaggi” Joaquin 2006 (♪++; siamo in campania e l’uvaggio tipico del Taurasi viene qui vinificato in bianco per creare un prodotto dal colore particolare, molto fresco con profumi floreali e divertente da abbinare con piatti di pesce)
-Hermitage (come recita la lista-vini o Ermitage come diciamo noi) Le Pavillon di Chapoutier (Rodano), questo purtroppo verrà sostituito con un Carso Terrano di Edi Kante (♪; dalla zona del Carso in Friuli Venezia Giulia), sarà la crisi o c’è capitato il sommelier (non Gardini) con il braccino corto?

Parte il menu deputato a stupire con la sua creatività:

Insalata russa caramellata al coriandolo (♫♫♫♫)
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Ostrica cotta al sale con cachi, pompelmo e noci (♫♫♫)
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Cagliata di latte con ristretto di crostacei (♫♫♫♫)
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Filetto di triglia, orchidea al vapore, limone verde e peperone alla senape (♫♫)
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Crema bruciata all’olio di vaniglia, mais e uva (♫♫♫)
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Spaghetti d’uovo marinato, ricci di mare e caffè (♫♫♫♫; il piatto più popolare dello chef è una “cagata pazzesca” direbbe nella sua genuina ignoranza Fantozzi ma esaminadolo criticamente va dato atto che c’è tanto studio dietro questi spaghetti. Non è un piatto adattato ma una creatura completamente nuova che è stata sviluppata nel tempo. La consistenza è abbastanza gommosa ma la soluzione di creare uno spaghetto è la più azzeccata, qualsiasi altro formato creerebbe un effetto chewing-gum in bocca. Il piatto risulta armonico negli ingredienti, ha un sapore nuovo che incuriosisce e va sicuramente provato per l’ingegno culinario)
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Corzetti di pasta di semola, funghi e pinoli tostati (♫; passaggio interlocutorio, un corzetto ligure scotto e funghi in accompagnamento, rimane solo un banale gioco di consistenze)
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Manzo bollito, anice e verdure al latte (♫♫♫, uno squisito manzo circondato da diversi ingredienti con cui giocare)
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Oca stufata alle verze (♫♫♫♫-, oca un po’ dura ma verze sopraffine)
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Ragù di rognone, alici e tartufi di mare (♫♫)
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Castagna bollita con latte (♫♫♫+)
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Insalata di frutta autunnale e gelato alle spezie (♫♫)
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Frutta disidratata, anacardi e nocciole con qualche pralina
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Da accompagnare al caffè
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Una delle chiavi del successo di questo locale, oltre al popolare cuoco, sono il quasi altrettanto famoso Sous-Chef Matteo Baronetto e il miglior Sommelier AIS 2004 Luca Gardini.
Ci dobbiamo fidare perchè non abbiamo avuto modo di confrontarci il duo all’opera ma possiamo assicurarvi che quello che esce dalla cucina è di qualità e la cantina è allestita con intelligenza e gusto, essendo in una piazza come Milano temevamo troppe etichettone acchiappa-miliardario pollo.
Il sommelier Gardini, un po’ Pee Wee Herman un po’ Spock di Star Trek, appare solo verso fine cena per dedicarsi al tavolo di fronte al nostro, dove nel giro di cinque minuti stappa dieci bottiglie da far testare al turista asiatico di turno.
Abbiamo modo di ammirare il suo mestiere e sentirlo mentre assicura al cliente che non pagherà tutte le bottiglie stappate ma solo quelle che gli piaceranno e il resto se lo gestirà con gli altri avventori del ristorante perchè lui sa fare il suo mestiere.
Il suo mestiere era farci rifilare quel Terrano invece dello Syrah?
Ci aggiungiamo la pressione dei camerieri verso fine pasto come se dovessimo far spazio ai clienti del dopo-teatro, qualche piccola dimenticanza nel rabbocco di pane, vino o acqua e le presentazioni dei piatti fatte con troppa sufficienza.
Sono queste piccole cose ma evidenti per chi ha un po’ di esperienza i motivi che fanno si che uno come Cracco non sia ancora arrivato all’agognata Terza Stella.
Parlando della cucina non possiamo muovere critiche particolari anzi definire solamente cucina quella che viene proposta in questo ristorante è limitativo, qui si servono pietanze che sono frutto di un lungo studio durante il quale quei vetusti quattro fornelli si sono trasformati in un laboratorio del gusto in cui ogni ingrediente viene studiato, trasformato e combinato per dar vita al miglior Frankenstein (nel senso del mostro non del dottore) che la scienza-culinaria abbia mai concepito.
Ci sono ancora pietanze che andrebbero riviste (Corzetti) o potrebbero essere migliorate (Crema bruciata), effettivamente non è una gran cosa mettere in carta piatti in via di sperimentazione ma quello che troviamo non è in fase embrionale o non buono ma sembra lasciare spazio ad una crescita.
La scuola Marchesi, Ducasse e Pinchiorri si vede e Cracco non ha più nulla da invidiare a cotanti maestri. Ora a Milano è senza dubbio il numero 1. A dirla tutta ci manca ancora da testare Sadler tra i grandi vecchi ma rimedieremo presto.
Altre note: un plauso alla scelta dei fumetti di Max Bunker per il sito e il menu in strada, esiste un “table d’hôte” che come in un acquario permette di vedere lo chef all’opera e complimenti a Gardini per il premio di miglior Sommelier d’Europa.
La coppia Cracco (la mente) + Baronetto (il talentuoso allievo) trova un epigono musicale solo nell’avanguardistico sound targato BILL LASWELL (ex-Material)+ PETE NAMLOOK di “Psychonavigation” (1994), capolavoro di avanguardia rock e space-music!

Per Se

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 11:55 am on Martedì, Dicembre 29, 2009

10 Columbus Cir
New York, NY 10019
USA

Tel: (+1) 212.823-9335
www.perseny.com

Cucina: 42 / 50
Cantina: 8.5 / 10
Contesto: 4 / 5
Sala: 4.5 / 5
Gestione: 4 / 5
Servizio: 4 / 5
Mise En Place: 2.5 / 3
Pane: 2.5 / 3
Coccole: 3 / 3
Dolci: 7.5 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 3 / 3

Bonus: 3.5
Extra: 0

TOTALE : 90 / 110

Costo: €€€€€

Rapporto qualità / prezzo: C

Ultima visita: Autunno 2009
Eccoci di nuovo per le strade di New York.
Con una mano teniamo la guida Zagat (la risposta americana alla Michelin) e con l’altra trasciniamo su e giù per Manhattan tre nostri amici.
Zagat è la guida più seguita negli Stati Uniti, vi potete trovare recensioni di ristoranti, pizzerie, bar, steakhouse, ecc.
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I criteri di giudizio si basano su qualità del cibo, degli arredi e del servizio.
Il ristorante di cui vi parleremo è stato giudicato così:
ZAGAT 2010= food: 28/30- decor: 28/30- service:28/30 -price:$303
Per la cronaca la Guida Michelin New York ha assegnato “solo” 5 tre stelle nella Big Apple: Jean Georges, Le Bernardin, Masa, Per Se e Daniel. La cosa che fa più ridere è che due di questi (Masa e Per Se) si trovano all’interno del Time Warner Center, in pratica un centro commerciale. Riuscite ad immaginarvi un Tre Stelle italiano all’interno di un Iper-Coop o di una Rinascente?
Il Per Se è la creatura dello chef Thomas Keller balzato agli onori della cronaca per le sue prodezze culinarie presso il French Laundry di Yountville (Napa Valley). Da circa cinque anni con l’aiuto degli chef Jonathan Benno ed Eli Kaimeh ha portato questo ristorante al numero 6 della poco attendibile San Pellegrino World’s 50 Best Restaurants:
I Migliori Ristoranti del 2009

Breve digressione. La guida in questione ha fatto sparire, non si sa per quale ragione, il top restaurant londinese di Gordon Ramsay (nel 2008 era tredicesimo) lasciando al secondo posto il Fat Duck, che nell’annata si rese (in)colpevole di aver intossicato dei clienti. Il fatto che la premiazione avvenga a Londra allunga un’ombra di sospetti sui pessimi rapporti tra il mediatico chef Gordon e i responsabili della San Pellegrino. L’annus horribilis di Ramsay si era aperto con titoloni dei giornali che recitavano più o meno così “Cibo pre-cotto da G.R.”:
Articolo del Daily Telegraph 2009

In realtà l’articolo parlava di un suo pub che non avendo disponibilità di una cucina faceva arrivare i prodotti da un’altra sede.
La critica sul ricarico è abbastanza stupida, va valutata all’interno di un discorso di costi di gestione (location, servizio, ecc.).
I giornali allora dovrebbero fare un servizio ogni mezzora per tutti i catering del mondo, contro tutti i ristoranti per “poveri” gestiti da chef famosi e occuparsi seriamente della qualità del cibo dei vari fast-food.
Lo chef inglese essendo diventato famoso, essendo sempre in televisione e poco in cucina si è esposto più che mai alla critica di giornalisti in cerca di vetrina e disposti a tutto per uno scoop.
Del resto è logico, il presenzialismo mediatico espone al giudizio di persone non disposte a perdonare nulla, che un giorno ti esaltano e quello dopo ti demoliscono.
Il 2009 è stato l’anno che più di ogni altro ci ha confermato quanto le guide gastronomiche (cartacee e non) siano attendibili solo per le vere eccellenze, appena si scende dalla cima della piramide c’è un marasma di giudizi contrastanti e opinioni discutibili.
Torniamo al Per Se? Ma si…
Innanzitutto vi consigliamo di prenotare almeno due mesi prima (accettano solo via telefono) e tenervi almeno 3/4 ore libere perchè il pranzo sarà lungo, lungo quasi interminabile.
Siamo usciti così pieni solo dopo una cena al Miramonti L’Altro, tanto per intenderci.
Nel periodo 2003/2004 per gli ispettori della San Pellegrino il French Laundry era il miglior ristorante al mondo, il 2009 è stato l’anno del sorpasso, il Per Se supera di 6 posizioni il locale californiano!
Le scale mobili ci portano al quarto piano del mall-center di Columbus Circle (all’esterno sono disponibili copie dei menu per i collezionisti).
Non ci resta che varcare la famosa porta blu ed entrare in questo paradiso terrestre della ristorazione.
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Che delusione, la porta blu è finta, si apre solo quella a vetri sulla destra ma che sorpresa la vista su Central Park (la sala è disposta a gradoni in modo da permettere a tutti un’ottima visuale).
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Arrivano i Menus…
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…non c’è la carta ma “solo” tre percorsi…
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… o volendo ci si può accomodare nel salottino con vista parco e Columbus circle e mangiare un paio di piatti sul divanetto.
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Un giudizio sulla sistemazione: Mise en place di gran tono…
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…sotto-tovaglia un po’ miserello ma napkin griffato.
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Incomiciano a viziarci:

Palline di formaggio
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Cornetto al salmone
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Burro salato e non…
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… accompagnato da un panino
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Optiamo per il prestigioso Chef’s tasting menu (Prix fixe 275.00 - service included).

La Wine List è ricca e per ricchi. C’è pochissima Italia in bianco, molta Australia e tanta Francia con prodotti non eccezionali ma di griffe famose. Ricca e variegata l’offerta di mezze bottiglie e niente male anche l’offerta al calice, con sake a go-go.
Il nostro pasto su suggerimento del maitre sarà accompagnato da due calici:
Hudson Vineyards 2007 Carneros Chardonnay (♪+; il classico prodotto americano dai grandi profumi ma meno carico a livello gustativo, buona morbidezza e margini di miglioramento)
Cinsault Turley El Porron Lodi 2008 (♪–; lontano da quello che intendiamo per un buon Vino Rosso, sentori di frutta rossa quasi finti e insignificante al palato)

Arrivano gli attrezzi del mestiere:
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Passano con il vassoio dei panini dicendo “Italians love bread”
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Come dicevano i Ramones “Hey, oh, let’s go!”:

Oysters and Pearls (”Sabayon” of Pearl Tapioca with Island Creek
Oysters and Sterling White Sturgeon Caviar) - Partenza decisamente glamour con un’accoppiata che fa tanto “Aragosta e Risotto allo Champagne”(♫♫♫♫) img_1735.jpg

Come secondo piatto si doveva scegliere tra 3 opzioni.

Fancy: Salad of Hawaiian hearts of peach palm (Briased radishes and
pea tendrils with white sesame seed coulis) (♫♫♫♫)
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Kid: Terrine of Hudson valley moulard duck foie gras (Honey crisp
apples, hakurei turnips, mulled cider gelee, spiced pecans and mustard
cress with toasted brioche - 30.00 supplement) -servito con pane tostato, che viene cambiato dopo quasi ogni morso)  (♫♫♫)img_1741.jpg

La terza scelta possibile era Carnaroli risotto biologico
(”Castelmagno” cheese with shaved white truffles from Alba)
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Crispy skin fillet of pacific sea bream (Pickled aji dulce peppers,
holland eggplant and cilantro shoots with meyer lemon- Nicole olive
puree) (♫♫♫)
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Pan roasted day boat sea scallop (Buckwheat streusel, new crop
potatoes, celery branch and field mizuna with smoked hen egg emulsion) (♫♫)
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BLT (Salmon creek farms’ all day braised pork belly “Pain de Campagne”
Melba, violet artichokes, San marzano tomato marmalade and watercress
puree with “Sauce Perigourdine”) -carne un po’ troppo cotta- (♫♫)
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Elysian fields farm’s “Selle d’agneau rotie entiere” (Black trumpet
mushrooms, eclat onions, melted savoy cabbage and parsley root cream
with lamb jus) - carne e cottura eccezionali, sapidità sugli scudi corroborata dalle verdure (♫♫♫♫♫)

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Consider bardwell farm’s “Manchester” (Espelette “Pain perdu”, persian
cucumbers and bowtie arugula with white wine poached flowering quince)
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Mandarin orange sorbet (Wild peppercorn “Sablè” and orange tuile with
Nyons extra virgin olive oil emulsion) (♫♫♫)
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Chiedono se vogliamo un espresso. Ok. Peccato che ce lo servano prima del dessert. Sti americani hanno un pessimo rapporto col caffè!
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Anche per il dessert siamo davanti ad un bivio:
per Fancy: Pumpkin-chocolate (Mast brothers’ chocolate “Marquise”, pumpkin
“Bavarois” and hazelnut marshmallow with spiced ice cream) (♫♫♫)
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per Kid: Pear and Caramel (Madagascar vanilla-poached Bartlett pear,
caramel mousse and pear “Pate de fruit” with “Glace au beurre noisette” (♫♫♫)
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“Mignardises”
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Mentre ci stiamo gustando i nostri pre-dessert, sentiamo un forte strombettare di naso, ci voltiamo è c’è un asiatico che si sta soffiando il naso nel tovagliolo, la sua compagna non fa una piega e il cameriere ritira l’improvvisato fazzoletto di buon ordine… bleah!
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Ci chiedono una cosa sul caffè, noi capiamo “era abbastanza caldo” e diciamo di si. In realtà chiedevano se ne volevamo uno più caldo. Infatti ecco il coffee che riappare. Onestamente neanche troppo buono.
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Passano con un ricco vassoio di pralines, ne scegliamo alcune e ci propongono il terzo caffè! Basta! Pleeeeease!
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Verso fine pasto appare anche il maitre italiano per una formale chiacchierata durante la quale si bulla un po’ del “suo” ristorante.
Effettivamente il Per Se va annoverato tra i grandi ristoranti ma siamo lontani dal top, il valore aggiunto è senza dubbio New York, se ci trovassimo a Cincesio difficilmente si parlerebbe di locale nel gotha della ristorazione mondiale.
Iniziamo dall’accoglienza, possiamo dire che i camerieri sono più in linea con la New York che abbassa gli occhi in metropolitana che con quella che ti chiede se hai bisogno di aiuto quando tieni una cartina in mano. Il lavoro è impeccabile ma il maitre americano è gelido, meglio gli altri ragazzi dello staff che almeno qualche sorriso lo regalano.
Cucina di stampo francese rielaborata con gusto statunitense, l’estetica del piatto è curata come solo al Louis XV ci è capitato di vedere, materie prime ricercate (rivedibile la consistenza della sea scallop=cappasanta), le cotture sono precise (solo il maialino è stato un attimo di troppo sul fuoco) e abbiamo apprezzato la soluzione di creare un piatto con i formaggi invece della classica degustazione (è un’alternativa che andrebbe studiata).
Le portate sono ben studiate, la successione segue il giusto crescendo ma la ricerca spasmodica di equilibrio tra gli ingredienti ha fatto quasi venir meno le caratteristiche peculiari di ogni singolo alimento presente nel piatto.
A livello gustativo siamo lontani dall’europa continentale, abbiamo pietanze preparate per un gusto più anglo-sassone ma mentre a Londra l’influenza del palato francese si sente qui siamo in balia delle correnti culinarie frutto del melting-pot nord-americano.
Pollice su ma difficilmente torneremo, si potrebbe fare meglio e a questo prezzo possiamo avere di meglio anche a Manhattan!

Prima dell’arrivederci un paio di note sulla nostra New York.
Siccome eravamo in cinque abbiamo deciso di prendere in affitto un appartamento e su internet c’erano buone recensioni di questo Upper Yorkville Suites (1876 3rd Avenue).
La zona non è il massimo, siamo nella zona Nord-Est di Central Park, quartiere quasi interamente latino (El Barrio) ma una volta smessi i pregiudizi per un ambiente diverso da quello italiano o quello della New York più turistica ci siamo divertiti a vivere un’esperienza più da “vero newyorkese”.
Le stanze sono al secondo o terzo piano, meglio il terzo perchè la Third Avenue è sempre trafficata e i rumori possono dar fastidio. Per cinque persone è un po’ piccola ma se non ci sono puzzoni nella compagnia si può resistere. E’ l’ideale per una coppia, non posh, con uno o due pargoli.
Il proprietario (titolare della ferramenta a piano terra) fornisce lenzuola, asciugamani e il necessario per una piccola colazione.
C’è la cucina con tutto il necessario per la sopravvivenza.
All’arrivo il nipotino di 8 anni dell’affitta-camere ci aveva fatto trovare una apple-pie di benvenuto.
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Durante il nostro soggiorno abbiamo assistito alla Parata del Thanksgiving Day di Macy (quella dei palloncini giganti). Il giorno del Ringraziamento, in cui gli americani mangiano il tacchino, è il quarto giovedì di Novembre.  Il venerdì seguente è il Black Friday, giornata di super-sconti nei negozi a partire dalle 4 di mattina (prima ci si presenta al negozio, più alti sono gli sconti!).
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Ai primi di Dicembre accendono l’albero del Rockfeller Center, non sarà sta gran cosa ma fa tanto Natale. Per l’insieme di queste cose e per il fatto che non c’è ancora tanto turismo vi consigliamo questo periodo dell’anno per una gita a New York. Il clima è ancora buono, le vetrine sono già addobbate a festa ma non c’è la ressa di capodanno o natale.
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Il motivo principale della nostra visita era ritrovare il nostro amato Brian Setzer che si esibiva con la sua Orchestra nel classico concerto di Natale. You’re A Mean One, Mr. Grinch…
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Il disco consigliato, ideale anche per le festività, non può che essere BRIAN SETZER ORCHESTRA “Boogie Woogie Christmas” (2002)!!!

Keste’ Pizza & Vino

Archiviato in: Altri locali, Pizzerie, Recensioni — admin at 7:15 pm on Lunedì, Dicembre 28, 2009

271 Bleecker Street
New York, NY 10014-4102
USA

Tel: (+1) 212.243-1500
www.kestepizzeria.com

-Qualità: 7 / 10
-Posizione: 4 / 5
-Ambiente: 2 / 5
-Personale: 3 / 5
-Appeal: 3 / 5

Rapporto qualità / prezzo: B

TOTALE : 19 / 30

Ultima visita: Autunno 2009
Da bravi italiani in vacanza dopo neanche 5 giorni sentiamo la mancanza del nostro cibo.
A New York i locali italiani non mancano ma per lo più sono gestiti da messicani, che portano avanti la nostra fama di gente bassa, grassoccia e scura con baffo nero.
Questa pizzeria è una delle novità della Grande Mela e sta lentamente scalando le classifiche delle preferenze in materia di pizza degli americani.
Per Zagat: cibo: 21/30, ambiente: 13/30 e servizio: 18/30 (prezzo: $ 28)
La zona è quella del Greenwich Village, tanti localini giusti per gente giusta (musica, comici, ecc.) e negozietti sfiziosi.
Arriviamo verso le 20 ed il locale, minuscolo, è già pieno con tanto di fila all’esterno.
Il titolare in rigoroso italiano ci dice che c’è da aspettare una mezzora abbondante, non abbiamo più voglia di camminare e ci accordiamo per rivederci nel giro di tre quarti d’ora.
Nell’attesa un po’ di acquisti e l’opportunità di seguire l’esibizione on the road di un ottimo gruppo vocale, tali Groundstone, che si esibiva vicino alla Risotteria di fronte a Kestè.
Torniamo affamati come non mai ma il nostro tavolo è già stato dato ad altra gente, insomma la filosofia è chi c’è c’è e gli altri si arrangiano.
Comunque sia il titolare ci fa accomodare in un minuscolo tavolo appena liberatosi e per farsi perdonare ci serve uno stuzzichino (diciamo così):
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Tempo di guardare i menu e ci spostano in un tavolo più grande, ma sempre troppo piccolo per cinque, onestamente anche la pizzeria stessa è troppo piccola per cinque.
Le proposte in carta non sono tante, la provenienza di mozzarella e pomodoro viene garantita dal personale, anche quello italiano, come il 70% della clientela.
Non facciamo in tempo a finire neanche lo stuzzichino che la pizza è già pronta.

Pizza Regina Margherita
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Una pizza decisamente buona per gli standard americani e oggettivamente di livello, i sapori erano quelli del nostro paese e tanto ci basta.
Una Menabrea ci accompagna fino al termine del pasto.
Prima di salutare facciamo una breve chiacchierata con l’indaffaratissimo personale che ci conferma il buon momento del locale e ci illumina su alcuni locali e posti di Manhattan.
Chiudiamo questa pagina del nostro diario con un elenco di alcuni bar (Starbucks esclusi) chei abbiamo provato:
-Cosi Sandwich Bar (11 West 42nd Street): all’ingresso ci sono dei ragazzi che impastano pane e focaccia, nel retro i tavolini per mangiarteli, 2 pallini su 5.
-Obika Mozzarella Bar (590 Madison Avenue): a leggere Obika pensavamo fosse un sushi bar invece la parola mozzarella ha tradito l’impostazione italiana del barettino, panini e colazioni sono la mission del posto, 1 pallino su 5.
-Minamoto Kitchoan (608 5th Ave / Rockefeller Center, 49th St): Super-mitica pasticceria giapponese con la riproduzione in plastica dei dolci serviti in vetrina e al banco, da provare, 4 pallini su 5.
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La Pesca (in realtà quello che vedete è plastica, la cupoletta va girata e all’interno si trova una buona gelatina alla pesca… l’idea è quella del mitico cocco dell’Antica Gelateria del Corso)
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Istruzioni per l’uso e conto (spaventoso per 3 cose!)
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Vi lasciamo con uno speciale chhe farà la gioia degli amanti dello strambo divertente, dei fumetti o degli action figures:

-ABRACADABRA (19 West 21st Street): negozio di costumi e trucchi cinematografici
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-Midtown Comics (200 West 40 Street): il negozio di fumetti definitivo vicino Times Square.
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-Kid Robot (118 Prince Street): splendidi pupazzetti di design e abbigliamento.

-Toy Tokyo (121 2nd Avenue): la patria degli action figures

-Fao Schwarz (767 5th Avenue): il più storico negozio di giocattoli, ricordate la scena del film “Big” in cui Tom Hanks ballando suona un pianoforte da pavimento?
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-Toys R Us (1514 Broadway): gli americani dicono che sia il negozio di giochi più grande al mondo, con tanto di ruota panoramica all’interno.
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Ah, da non perdere la mostra di Tim Burton (November 22, 2009–April 26, 2010)
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…al The Museum of Modern Art
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MOMA (11 West 53 Street)
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Più gita commemorativa al Chelsea Hotel (222 W 23rd Street) no? Il luogo dove Sid Vicious dei Sex Pistols uccise la compagna Nancy, l’albergo cantato da Leonard Cohen e famoso per aver ospitato tantissimi artisti (Bob Dylan, Allen Ginsberg, Gregory Corso, Dylan Thomas, Thomas Wolfe, Arthur C. Clarke, Janis Joplin, Jimi Hendrix, Grateful Dead, William Burroughs, Patti Smith, Arthur Miller, …
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Consiglio musicale? Visitate www.myspace.com/groundstone1 (buon soul a cappella)!

Wolfgang’s Steakhouse

Archiviato in: Altri locali, Etnici, Recensioni — admin at 7:07 pm on Lunedì, Dicembre 28, 2009

4 Park Avenue
New York
USA

Tel: (+1) 212.889-3369
www.wolfgangssteakhouse.com

-Qualità: 8.5 / 10
-Posizione: 3 / 5
-Ambiente: 3 / 5
-Personale: 3 / 5
-Appeal: 3 / 5

Rapporto qualità / prezzo: B

TOTALE : 20.5 / 30

Ultima visita: Autunno 2009
Ogni gita a New York non si può definire tale senza un salto da Wolfgang per la sua ottima bistecca.
Zagat pone questa steakhouse al secondo posto tra quelle nella Grande Mela (cibo: 25/30-ambiente: 20/30- servizio: 22/30- prezzo:$77)
A Manhattan ce ne sono due ma la più caratteristica è quella sulla park Avenue, con il soffitto a volta e l’atmosfera da locale per mafiosi.
Il posto in realtà è frequentato per lo più da gente in giacca e cravatta che lavora nei dintorni.
Il menu oltre alle famose bisteccone (non osate chiedere il vitello negli USA) comprende insalate, quelche piatto di pesce e diversi iper-calorici dessert.
Lasciamo che steak medium rare + german potatoes sia…
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La carne si scioglie in bocca, ne ricordiamo ancora il sapore e la crosticina croccante esterna, mentre le patate sono rimaste troppo sul fuoco.
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La doppia steak per 3 è in grado di soddisfare cinque persone tranquillamente (mangioni inclusi).
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Da una discreta carta dei vini scegliamo il noto Napa Valley Cabernet Sauvignon 2006 di Robert Moldavi, un prodotto decisamente valido anche nel rapporto qualità/prezzo, si parla di 70 dollari che non sono tanti se paragonati al Barbaresco di Gaja del 2003 da oltre 450 dollari.
Servizio sbrigativo ma educato, non è male neanche il pane, consigliato!

Altri posti in cui ci siamo fermati a sgranocchiare qualcosa (in una ideale top 10):
1. Vnyl (102 8th Avenue)
Siamo finiti in questo localino causa pioggia e solo dopo qualche minuto ci siamo accorti di essere all’interno di un locale gay.
Il menu nella copertina di un album dei Culture Club è la conferma ma nel caso ne cercaste altre basta andare alla toilette, quella degli uomini è dedicata a Boy George mentre quella delle signore è intitolata a Justin Timberlake.
Insalatone, hamburger e qualche piatto di discreta fattura possono essere accompagnati da cocktail come il Pear-is Hilton.
Sul soffitto dischi in vinile, alle pareti action figures di Cher, Freddie Mercury ed Elvis ed in sala sculettanti biondini e scultorei ragazzi di colore. Voto: 3 pallini su 5.
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2. Brasserie 360(200 E 60th St, between 2nd Ave & 3rd Ave): frequentata soprattutto dagli shopaholics di Bloomingdale’s, offre dei buoni hamburger di carne o pesce in un ambiente un po’ caotico.  (ZAGAT 2010=assente)
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3. Johnny Rockets (930 Third Avenue): il franchising dell’hamburger rock’n'roll in ambientazione anni cinquanta.
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L’ambientazione anni 50 fa la differenza…
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… e l’hamburger è decisamente meglio di quello di Burger King e McDonalds! manca solo Fonzie!
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4. Katz’s Delicatessen (205 East Houston Street)
Avete presente la scena dell’orgasmo simulato in Harry ti presento Sally? L’hanno girata qui e ancora oggi capeggia un cartello commemorativo. Alle pareti migliaia di foto di personaggi famosi da prendere in rassegna.
L’ambiente è quello da mensa di cinquanta anni fa, il locale è gestito da famiglie di origine ebraica e viene servito solo cibo kosher (infinite regole alimentari basate su natura del cibo, preparazione e caratteristiche dell’animale)
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Locale famoso negli States perchè durante la Seconda Guerra Mondiale mandava salami ai soldati americani al fronte. Gode di buona fama tra i vecchi Newyorkesi per sandwich, frankfurter (wurstel) e hamburger ma dai giovani viene considerato una meta per turisti.
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ZAGAT 2010 lo insignisce di 23 per il cibo, 9 su 30 per gli ambienti e 12 per il servizio, noi non andiamo oltre i 2 pallini complessivi ma possiamo garantirvi che quello che mangerete è un vero, elementare ed essenziale panino con carne che sa di panino con carne. Una sorta di hamburger formato DOS, probabilmente come è stato creato! Salse, patatine e insalata vanno ordinate a parte. Servizio informale. p1010423.jpg

5. Empire Diner (210 10 Avenue)
Uno dei diner più belli degli States, aperto nel 1976 nel periodo della rinascita dell’art-deco e frequentato da personaggi noti tra i quali ovviamente Andy Warhol (come il 90% dei bar di NYC)… e non WarholD come diceva l’ “esperto” che spiegava la pop-art nell’ultima (grazie a dio) puntata del Maurizio Costanzo Show.
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E’ il posto ideale, per un breakfast (oh yeah), un lunch a base di hamburger (doppio yeah) o una lemonade nei pomeriggi afosi.
Per Zagat: cibo=15, ambiente=15, servizio=1 5 (prezzo: 27 dollari), per noi un “TWO PLUS”, media tra il 2 per il cibo, il 3 abbondante per l’ambiente e l’1 per il personale non tanto socievole col turista.
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6. Hard Rock Cafè Times Square (1501 Broadway)
Memorabilia rock fanno da contorno ad un cibo di qualità medio/bassa ma meno peggio del previsto (soprattutto l’hamburger merita più considerazione). Ambiente rumoroso e buio. Servizio da prendi la mancia e scappa.

6bis. Planet Hollywood (1540 Broadway)
Vedi sopra ma a tematica cinematografica.

7. Spring Lounge (48 Spring Street)
Barettino ideale per una birretta prima o dopo cena, il locale è piccolo e frequentato da molti giovani. Qualcosa da mettere sotto i denti (tipo i famigerati bagels) c’è ma siete sicuri di voler azzardare?
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8. TGI Friday’s (604 Fifth Avenue)
Localone finto-americano per turisti americani con televisoroni nei quali vengono trasmessi match di football, baseball e basket in rapida successione.
Ambiente non pulitissimo, il personale è cordiale (negli States essendoci in ballo la mancia sono sempre gentili) ma cibo di qualità mediocre.
Adatto più a chi è in cerca di quantità più che di qualità!
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9. Tick Tock Diner (481 8th Avenue)
Non lontano da Macy’s questo diner è uno dei peggio gestiti in cui siamo stati. Sporco, servizio frettoloso e cibo di pessima qualità.
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10. Bubba Gump (1501 Broadway / Times Square)
Ci dissociamo, siamo stati trascinati in questo posto dai nostri amici fanatici di tutte le catene fast-food in circolazione.
Il Bubba Gump (o Bubba Dump=spazzatura, come lo definiscono alcuni) è il locale nato sulla scia del successo cinematografico di Forrest Gump.
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Servono solo gamberetti, che non sanno di gamberetto, avvolti in pastelle altre 3 centimetri con, in alcune varianti, una cascata di cocco.
I camerieri sono talmente entusiasti che sembrano essere stati drogati.
L’unica cosa degna di nota è la vista di Times Square che si gode dal primo piano del ristorante, ristorante si fa per dire. Voto? Ma stiamo scherzando? Non sprechiamo neanche un pallino, abbiamo già sprecato abbastanza dollari per pagare il conto.
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ZAGAT 2010= food: 14/30- decor: 15/30- service: 16/30- price:$31
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Alcune nostre vecchie conoscenze con recensione su Zagat 2010:
Zoe - ora chiuso -  (food:20/30-decor:17/30-service:19/30-price:$50)
Boathouse (food:17/30-decor:25/30-service:18/30-price:$56)
The View (food:16/30-decor:25/30-service:19/30-price:$90)

Dopo tanto mangiare partiamo per un po’ di shopping rock (o quasi):
Enz’s (50s R’n'R, 125 2 Avenue)
Trash and Vaudeville (Punk, 4 Saint Marks Place)
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Volcom (Skater, 446 Broadway)
Billabong (surfer, 112 West 34th Street)
…una camicia da boscaiolo da Abercrombie & Fitch (prima di andare tonificate il vostro six-pack, 720 5th Ave), due cavolate targate M’n'Ms (1600 Broadway) e un presentino nel francising del pop-corn Garrett (11 West 42nd Street).
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Colonna sonora della vacanza, non voluta ma era veramente dappertutto Joanne Stefani Germanotta meglio conosciuta come LADY GAGA che con i suoi ammiccamenti più porno che sexy e scopiazzature di Cher e Madonna ha portato il suo “The Fame” (2008) in cima a tutte le classifiche pop… Peccato che dal vivo abbia una voce diversa e non sappia cantare ma del resto parliamo di musica per radio ed MTV… Che i paparazzi la colgano!

Al Vigneto

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 5:20 pm on Lunedì, Dicembre 28, 2009

Via Don Belotti, 1
24064 Grumello Del Monte (BG)

Tel: 035.831979
www.alvigneto.it

Cucina: 37 / 50
Cantina: 7 / 10
Contesto: 3.5 / 5
Sala: 3.5 / 5
Gestione: 3.5 / 5
Servizio: 2 / 5
Mise En Place: 1 / 3
Pane: 1 / 3
Coccole: 2 / 3
Dolci: 6.5 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2 / 3

Bonus: 3
Extra: 1

TOTALE : 75.5 / 110

Costo:

Rapporto qualità / prezzo: A\B

Ultima visita: Autunno 2009
Prima di partire per una meritata vacanza decidiamo di concederci una cena d’arrivederci con qualche amico e parente in un questa neo-stellata tavola del bergamasco.
Il ristorante Al Vigneto si trova in cima ad una salitina e si affaccia logicamente (nomen omen) su una piccola vigna proprietà della cantina Colle dell’Aia.
A fare da padrone di casa c’è Vito Siragusa, cresciuto nella scuola di Vittorio Cerea (Bergamo-Brusaporto, per la cronaca Da Vittorio è stato appena insignito della terza etoiles Michelin… si vede che in zona Bergamo c’era l’offerta speciale di stelle).
In cucina a comandare la brigata c’è il giovane Simone Scrivo.
Appena arriviamo (verso le 21.30) ci rendiamo conto che qualcosa non quadra, troppe auto nel parcheggio che significano di conseguenza locale gigantesco e/o troppo affollato.
L’esperienza insegna…
Anche noi dovevamo saperlo, locale appena premiato e menu a prezzo contenuto sono un invito a nozze per tanti parvenue.
Varchiamo la soglia e abbiamo le risposte.
La situazione si complica subito, ad attenderci al piano terra non c’è nessuno quindi decidiamo in autonomia di affrontare la ripida scalinata (volendo c’è l’ascensore) e ci posizioniamo in zona cassa.
Che caos!
I camerieri passano di corsa e non salutano, arriva un affannato Vito e chiede se abbiamo prenotato.
“Si, per sei a nome XXXXXXX”.
E lui: “Vi faccio preparare subito il tavolo”.
Come ci fa preparare il tavolo? Avevamo prenotato!? In fretta e furia sparecchiano il tavolo di due clienti che si sono appena alzati.
Intanto la compagna del gestore raccoglie le nostre giacche ma non le sciarpe “sapete c’è confusione nell’armadio e potrebbero andare perse”. Andiamo bene.
Dopo un abbondante quarto d’ora riusciamo a sederci ma passeranno altri venti minuti prima che qualcuno passi a prendere la nostra comanda.
Abbiamo tutto il tempo di imparare il menu a memoria ma la cosa che ci interessava di più era sapere come era composto Il Menu Degustazione che veniva indicato solo con la frase “Lasciatevi tentare dal nostro menù a base di pesce e crostacei con gli ultimi arrivi di mercato- € 46,00 (Bevande escluse)”.

Altri excerpts (quanto fa figo parlare in inglese?) dalla carta:

IL MENÙ “I CLASSICI”
Il carpaccio di tonno e fragole
I paccheri con pomodorini freschi, basilico e fonduta di formaggio
Il granfritto di pesce e verdure in olio extravergine
Le nostre dolcezze
€ 40,00 (Bevande escluse)
Il menù colazione di lavoro Servito soltanto a pranzo, domenica e festivi esclusi € 20,00

IL CRUDO D’AMARE
Il crudo al naturale
Scampi di Sicilia (Mazara del Vallo) € 3.50 l’uno
Gambero rosso di Sicilia (Mazara del Vallo) € 3.50 l’uno
Ostrica Fines de claire n°2 (Bretagna) € 3.00 l’una
Mini plateau di pesce crudo (2 ostriche, 2 gamberi rossi, 2 scampi, carpacci e tartare di pesce, gli ultimi arrivi di mercato) € 27.00
Gran plateau di pesce crudo (4 ostriche, 4 gamberi rossi, 4 scampi, carpacci e tartare di pesce, gli ultimi arrivi di mercato) € 50.00

Coperto con stuzzicappetito € 3,00 (Mise en place colorata ma non di grande finezza)
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Nell’attesa che qualcuno si accorga di noi servono al tavolo
Riso nero selvatico canadese e cracker di segale
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Poco dopo ecco anche
Grissini…
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…e pani preparati in casa: Crackers (salatissimi), pane bianco e focaccia
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Dato l’orario abbiamo una super-fame e facciamo fuori quasi tutto (il vassoio del pane non verrà più rifornito).
La sala con travi a vista fa intendere un ottimo lavoro di recupero del casale, c’è un piano rialzato con un tavolino per una cenetta romantica o l’opzione balconata con vista vigneto.
Il titolare gentilissimo, probabilmente consapevole della poca attenzione dedicataci si scusa ed è pronto a dare delucidazioni sul menu. Spiegazioni a grandi linee e frettolose comunque. La “prescia” sarà il file rouge di tutta la serata. Ci viene chiesto se gradiamo il pesce crudo e via che la domanda raggiunge la cucina.

Arriva il benvenuto (o le scuse) dalla cucina:
Crema di asparagi con pesce e riso (♫♫, scusate l’indicazione pesce generico ma il piatto non è stato presentato e per di più avevano apparecchiato solo con una forchettina e abbiamo dovuto faticare per bloccare un cameriere e avere un cucchiaio)
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Parte ufficialmente il menu:

Lo start per ger gli amanti delle cruditè: Carpaccio di tonno fresco e fragole con insalatina croccante e pepe Sechuan (♫♫♫)
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E quello per gli amanti del cotto: Crema di patate con polipo (♫♫)
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Secondo piatto per quelli a cui piace cotto: Baccalà??? (♫♫)
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Ancora crudo per i sushi-boys: Cernia??? (♫♫)
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Spiedino di gambero fritto al profumo di senape
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Risotto mantecato con crema di carciofi e scampi con pomodoro confit e bottarga di branzino -ne siamo sicuri?- (♫♫♫) p1010607.jpg

La sorpresa di pesce e crostacei al forno e affumicato in carta fatta (♫♫)
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Mentre sveliamo l’interno della sorpresa di pesce vi elenchiamo i vini bevuti durante la serata:
Metodo Classico Brut Tintoretto– Colle dell’Aia (♪+, l’aperitivo della casa)
Moet & Chandon Reserve imperial (♪♪, dobbiamo festeggiare! L’uvaggio è il classico della zona di Champagne: Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier)
Gewurztraminer Kellerei Tramin 2007 (♪♪+, proseguiamo proponendo ai nostri commensali, non badando troppo all’abbinamento, uno dei nostri vini preferiti. Grandi profumi e ricca mineralità)
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Un’accurata selezione di formaggi italiani ed esteri
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Toma de Paja, Reblochon, ecc.
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Crema di yogurt e fragola (yogurt tanto dolce da sembrare cioccolato bianco)
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Piccola pasticceria
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Siccome è tardi ed ormai in cucina non c’è più nessuno ci vengono serviti dolci a random, non scegliamo ma ad ogni commensale ne arriva uno diverso.

Nella lotteria golosa ci capiteranno:

Fancy- Il croccante di limone con buccia candita (♫)
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Kid-I quattro quarti di cioccolato e sfumature (♫♫♫)
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Il tortino di castagne fondente con gelato al pompelmo rosa
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La lasagnetta di cioccolato bianco con amarene e croccante
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La crème brûlée alla menta con mousse di cocco
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La trasparenza di cioccolato amaro
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Dovete scusare le imprecisioni nel nominare le portate ma non essendo in carta e non essendo sempre state presentate durante il servizio potrebbero non essere perfette.
Essendo una cena con amici non ci andava di rimarcare ogni volta “scusi cosa è il piatto?”.
Da tutte le parole sprecate in questa recensione avrete già capito che la serata in quel di Grumello Del Monte finisce nell’elenco di quelle da dimenticare.
Il punto debole di tutto è stato il servizio e la gestione della sala, troppe imprecisioni, che a questo livello (guida rossa alla mano) non sono permessi.
Il patron Vito è gentilissimo, fin troppo quasi da risultare finto, ma appare sempre di corsa come se dovesse mettere pezze ad errori altrui.
Il consiglio è quello di gestire meglio la situazione, ridurre il numero dei tavoli alzando leggermente i prezzi e scegliere collaboratori di esperienza.
I camerieri arruolati meriterebbero una tirata d’orecchio, non si può servire con fretta e poco garbo, neanche fossimo nella peggiore pizzeria.
L’unico a salvarsi è “Obrigado”, il cameriere brasiliano, sempre puntuale e attento ma non abbiamo capito quanto competente.
Come giudizio alla gestione decidiamo comunque di mantenere un voto abbastanza alto perchè abbiamo messo sul piatto della bilancia la possibile serata storta, le attenzioni del patron e la volontà di offrire una cucina di pesce in ambiente elegante a prezzi onesti.
Parliamo infine della cucina che è la nota più positiva della serata.
La qualità del pescato è medio/alta ma non superlativa (non tutto sembrava appena sbarcato da Mazara del Vallo come dice il patron) e le preparazioni sono ben eseguite ma alquanto scolastiche.
Apprezziamo comunque l’aver evitato azzardi, meglio cose sicure che esaltino il pescato invece di stonate stramberie.
Più fantasiosi i dessert anche se in tutti le cialde di zucchero caramellato erano marmoree!
Nel complesso se non fosse per le premesse non mantenute (la stella pare prematura) ci saremmo limitati a definirlo un buon ristorante di pesce dal prezzo interessante.
Al Ristorante Al Vigneto non si può non abbinare l’acido psych-folk del primo album (omonimo, 1967) dei MOBY GRAPE (grape=acino d’uva).

Il Boss del Vigneto ci ha mandato un’ e-mail, lo ringraziamo per l’attenzione dedicataci e per l’onestà intellettuale. Ci sarà sicuramente un’altra occasione. Buon lavoro a lui.
“Mi dispiace veramente non essere riuscito ad accontentarvi,serata affollatissima quella in questione mi ricordo perfettamente di tutti voi.Mi auguro ci sia la possibilita’ nel farvi ricredere riguardo al nostro operato quotidiano,ce la mettiamo veramente tutta e tutti i santi giorni, coscienti del fatto che non a tutti possiamo andare a genio.Vi aspettiamo molto presto e nell’attesa saluto calorosamente .Con stima Vito.”