Via Cavour, 22
17022 Borgio Verezzi (SV)
Tel: 0196.11903
Cucina: 36 / 50
Cantina: 6.5 / 10
Contesto: 4 / 5
Sala: 4 / 5
Gestione: 2 / 5
Servizio: 4 / 5
Mise En Place: 1 / 3
Pane: 1 / 3
Coccole: 1 / 3
Dolci: 6 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2 / 3
Bonus: 2
Extra: 1
TOTALE : 71.5 / 110
Costo: €€€€
Rapporto qualità / prezzo: B\C
Ultima visita: Estate 2009
E’ proprio vero che è più facile (e divertente) scrivere recensioni quando ci sono aspetti negativi da evidenziare.
Procediamo un passo alla volta.
Ogni tanto mi capita di guardare il sito e il forum di tale Viaggiatore Gourmet aka. Altissimo Ceto (che brutto nickname e poi inadatto a chi fa i risvolti alle maniche della camicia per far vedere che è di Burberry -battuta, ridere, ahahah-), questo personaggio ha iniziato diversi anni or sono con scrupolose visite a ristoranti famosi e relativi accurati reportage nei quali evidenziava anche il pelo nell’uovo, il tutto condito da belle foto dei piatti.
Un antesignano di tanti blogger “ristorantizi” come noi.
Ora le foto hanno miglior qualità del passato ma sembrano scattate da uno zoppo perchè sono tutte storte e capaci di provocare vertigini o nausea.
Ci sembra inoltre che gli avvocati degli chef gli abbiano messo paura perchè il sito ha cambiato la mission iniziale (la critica) creando prima una card convenzionata con alcuni locali di cui si disquisisce e ultimamente diventando una semplice vetrina per chef in cerca di fama.
Parliamo di vetrina perchè il buon compito svolto da questo Viaggiatore Gourmet e dai suoi collaboratori (che, ci dicono, spesso lavorino più per “gloria” e/o “visibilità” che per denaro) ha reso Dabliu Dabliu Dabliu Altissimo Ceto Dot It popolare, o impopolare, in tutta la penisola.
Il fatto di non voler problemi giudiziari ci sembra un discorso logico per chi vuole farsi strada e non è protetto da editori facoltosi, il difetto è che noi lettori siamo ancora molto attenti a ciò che scrive e ci fidiamo dei suoi consigli anche quando, come nel caso che vi illustreremo, sono più orientati nel dare una mano ad un amico ristoratore che nel dare dritte a chi consulta il suo sito.
Alla fine è vero che tocca ad ognuno di noi dare il giudizio ad un ristorante però quando un critico decanta per inappuntabile ciò che non lo è, anche se lo fa in buona fede, crea un meccanismo pericoloso per tutte le parti in causa (perdita di credibilità di chi scrive, troppe aspettative del cliente, chef esposto a figuracce, ecc.).
Tutto questo per dire cosa? Ah, si… Leggiamo sul forum in questione che lo chef Massimo Sola, ex-boss del Quattro Mori di Calcinate, ora gestisce un ristorante sul lungomare di Borgio Verezzi con tanto di esclusivo tavolino sulla spiaggia in stile Uliassi.
Non ci facciamo spaventare dal cognome del cuoco (Sola=fregatura) e nemmeno dal fatto che abbia dovuto chiudere il ristorante in provincia di Varese dopo poco più di un anno dall’aver ricevuto la Stella Michelin e vari riconoscimenti su altre guide.
Questi alti e bassi non depongono a favore dello chef Massimo ma sappiamo benissimo che, a volte, sfortuna e imprevisti sono incidenti di percorso che rovinano anche le favole più belle.
Non trovando sito internet o e-mail decidiamo di prenotare via telefono.
In genere preferiamo farlo via internet per maggiore garanzia infatti quello che accadrà ci darà ragione.
Rockers Go To Restaurant: Buonasera, mi chiamo X volevo sapere se era possibile prenotare il tavolo in spiaggia per quattro persone in data DD/MM?
Bagni Nettuno (voce maschile): Per quattro persone? Aspetti che chiedo allo chef… (rumori di fondo)… lo chef dice che va bene ma che il tavolo è un po’ piccolo, se va bene a voi…
RGTR: Si, si, perfetto.
BN: Allora, il menu è studiato appositamente dallo chef e sono 300 euro a coppia con bottiglia di champagne inclusa.
RGTR: Va bene, grazie, arrivederci.
-secondo voi questa è una prenotazione? Per noi, si.-
Essendo persone scrupolose e siccome la coppia che ci doveva accompagnare ha deciso di rinunciare all’ultimo momento, il giorno prima di partire per Borgio Verezzi (3 ore di auto) decidiamo di dare un colpo di telefono per confermare la prenotazione.
RGTR: Buongiorno, sono il Signor X, chiamavo per la nostra prenotazione di domani del tavolo in spiaggia, invece di 4 persone saremo solo in 2.
BN (voce femminile): Tavolo in spiaggia… Domani… Signor X…
RGTR: Si, avevo telefonato alcuni giorni fa.
BN: Ah, ok. Allora signor X, 2 persone invece di 4! Grazie, arrivederci.
RGTR: A domani.
-secondo voi questa è la conferma di una prenotazione? Per noi, si.-
Arriva così l’agognato momento della nostra cenetta a lume di candela in spiaggia.

Borgio Verezzi sembra una di quelle stazioni balneari di venti anni fa, stupisce lo stile glamour del Bagni Nettuno, un “cottage” da lungomare con atmosfere lounge.
Tutto l’ambiente denota modernità e buon gusto ma non tardano ad arrivare le brutte nuove.
Prima parlavamo di alti e bassi nella carriera dello chef, questa cena sarà sullo stesso filone con il suo roller-coaster di sensazioni, vedrete!
Proviamo a contare i pollici su e giù?
-Giù1-
RGTR: Buonasera, mi chiamo X, avevo prenotato la cena sulla spiaggia.
(gelo… ma non quello della brezza marina… consultano l’agenda)
BN: Purtroppo non ci risulta nessuna prenotazione.
RGTR: Guardi meglio, ho chiamato due volte, la prima volta ho parlato con un ragazzo per un tavolo da 4 persone e poi con una ragazza per confermare un tavolo da 2.
(la discussione va avanti pacatamente)
BN: Mi ricordo del tavolo da quattro, aspettavamo una conferma.
RGTR: Onestamente nessuno mi ha chiesto di confermare e comunque ho telefonato ieri, se non erro.
BN: Ci spiace ma non possiamo accontentarla perchè il tavolo richiede una preparazione particolare e prevede un menu con gamberi di Oneglia e altre cose che vengono comprate appositamente. Vi possiamo far accomodare in terrazza se volete.
La nostra delusione (e incazzatura) è tanta ma facciamo buon viso a cattivo gioco.
Ci sediamo in un tavolino molto young and trendy, poco distante da noi c’è una persona che cena (scopriremo dopo che era lo chef) e immaginiamo abbia sentito alcuni nostri discorsi tipo (Kid:)”non sarei mai venuto sin qua per mangiare in terrazza”, (Fancy:)”ma pensa se avessi fatto tutto questo per chiedermi la mano”, ecc.
Con tutto il rispetto ma uno ci rimane male se la mamma gli promette una macchinina telecomandata e poi si ritrova un’automobilina a molla.
Ce ne facciamo una ragione, consultiamo il menu (con richiami ai fu Quattro Mori)

e la carta dei vini (in costruzione).

Ci servono due aperitivi e poco dopo arriva uno dei ragazzi dello staff che ci dice:
“Lo chef ha detto che abbiamo la materia prima per accontentarvi e se avete pazienza vi facciamo accomodare nel tavolo in spiaggia!”
Passa Massimo Sola in persona a chiedere scusa per l’inconveniente.

Sono cose che non dovrebbero capitare ma almeno la serata non è rovinata.
-Su1-
Pensiamo: “Che gentili, i grandi ristoranti risolvono sempre i problemi, ma con la materia prima come avranno fatto? Ci faranno un best of del menu…”
Ci sentiamo un po’ due stronzetti capricciosi mentre guardiamo i camerieri che preparano il tavolo ma dovete pensare che stanno facendo quello che abbiamo richiesto, che siamo venuti qui appositamente per quello e che paghiamo questo tipo di servizio.

Finalmente ci accomodiamo.
Oddio, la sedia sprofonda nella sabbia.
Dove mettiamo le borse?
Ci vuole un attimo per settarsi su un tavolo in spiaggia.
La mise en place è comunque di buon livello, un paio di piatti di portata arriveranno sbeccati e la candela era troppo alta per resistere al vento ma nell’insieme può andare.

Se dovessimo allestirlo noi un tavolo così in primo luogo metteremmo una piattaforma per evitare sprofondamenti delle sedie e relativi dolori alla schiena, almeno tre candele, ma di quelle basse, o delle torce e magari anche un grazioso paravento alle spalle per maggiore intimità e protezione dagli agenti atmosferici.

Lo chef chiede: “Lo champagne lo preferite rosè o bianco?”
Noi: “Bianco.”
Onestamente pensavamo ci proponesse una scelta tra diversi millesimati, invece ci arriva direttamente un
Billecart-Salmon Brut Reserve (Non una cantina scontata e griffata ma una di quelle che lavorano meglio, sulla carta era a 55 euro mentre il rosè della stessa maison era a 80)

Arrancando nella sabbia arriva il cameriere con pane e grissini (discreta/buona fattura)

Tartare di tonno con gazpacho delicato (♫♫, ci dicono offerto dalla casa, per farsi perdonare, valido!)

Parmigiana di melanzane con barracuda e salsa di pomodoro e arance (♫♫, il poco sale della parmigiana viene in parte recuperato dal pesce ma non a sufficienza)

Passata di verdure alla genovese con gamberi (♫♫♫, gamberi squisiti e passata ben fatta)

Ricotta di bufala con acciughe marinate e arancia (♫♫♫, intrigante e bilanciato nei gusti grazie alla perfetta dosatura degli ingredienti)

Calano le tenebre, la candela resiste al vento coperta dalla carta dei vini ma non illumina molto.

Proviamo a continuare con le foto usando il flash, tanto non disturbiamo nessuno. Il risultato è stato pessimo, ma almeno per la prima volta vediamo i piatti siccome “on the beach” c’era veramente troppo buio.

Tre elementi: cipolla, nasello e bagnacauda (♫♫, la decisa sapidità sbilancia un po’ il piatto)

Linguine di triglia con pomodorini (♫♫♫, semplice e ben eseguito)

Branzino all’acquapazza (♫♫, più che pazza era proprio da manicomio, troppo salata, tanto che il valore del branzino ne risultava inficiato)

Gelato alla banana con cioccolato (piacevole banana split rivisitato)

Terra bruciata (♫, una stridente accozzaglia di ingredienti e consistenze: lime, ricotta, ananas, melone, cioccolato,…)

Serata decorasamente romantica se si esclude qualche peripatetico da battigia che ci guarda perplesso e ci imbarazza un po’. Dalla terrazza arriva il sottofondo di musiche rock-chillout-afro-jazz-funky.

Si incominciano ad accendere i fari in spiaggia.
Sarà un segnale dello chef che ci vuole invitare ad abbandonare la postazione?
Ci facciamo la camminata nella sabbia fino al ristorante e ci dirigiamo alla cassa.
Lì succede una cosa incredibile, il cameriere ci guarda ma non ci prepara il conto.
Come la pornostar Belladonna deve essere un amante del “black”!
Aspettiamo almeno cinque minuti, noi e il ragazzo ci scambiamo qualche occhiata interlocutoria, alla fine ci facciamo coraggio e chiediamo quanto dobbiamo pagare.
BN: “Sono 300 euro”.
Tiriamo fuori i soldi, li appoggiamo alla cassa e PER LA PRIMA VOLTA DA QUANDO ANDIAMO PER RISTORANTI dichiariamo un certo disappunto per il trattamento ricevuto.
I ragazzi vanno a chiamare lo chef, che era seduto a tavola con dei clienti/amici.
Inizia una di quelle inutili discussioni dove ognuno pensa di essere nel giusto.
Ci spiace davvero che sia successo e probabilmente non siamo neanche riusciti a far capire le vere motivazioni della nostra lamentela.
Abbiamo infinita stima di chi lavora ma mettendo insieme un po’ di indizi:
-Il tavolo preparato all’ultimo
-Il menu improvvisato al momento
-La ricevuta che tarda a venire
Ci siamo sentiti due polli pronti per essere spennati.
Hanno visto due ragazzi e ci hanno “sottostimato”.
Non crediamo assolutamente che quello che ci hanno servito fosse il menu che generalmente preparano per il tavolo “Pieds dans l’eau”.
Andando alla carta avremmo speso sui 50 euro a testa più il vino, invece mandandoci in spiaggia ne abbiamo pagati 150/200 in più.
Non vogliamo parlare di malafede perchè se avessero voluto “farla sporca” non ci avrebbero mostrato la carta e noi avremmo cenato sul nostro romantico tavolino senza dire niente (forse).
Cosa avrebbero dovuto fare? Non avrebbero dovuto farci accomodare in spiaggia, da un lato è stata una gentilezza ma dall’altro sapevamo (e sapevano) che quello che stavamo mangiando non era un menu studiato ma qualcosa di “raffazzonato”.
Lo chef ci dice con fermezza ed educazione “Vi ho promesso qualche materia prima in particolare?”, “Quel tavolo potrei farlo pagare anche mille euro” (Borgio Verezzi non è Venezia e per la cronaca il tavolo da Fiore sul canale costa come gli altri), “Se andate da Villa Crespi magari pagate meno ma non avrete un tavolo sull’acqua” (a dir la varità da Cannavacciuolo ci siamo stati a Capodanno e abbiamo speso più del doppio di quello che abbiamo pagato qui, ndRGTR), “I piatti sono diversi da quelli che servo regolarmente qui” o “Avete mai mangiato qui?”.
Il problema non è nei soldi o nella qualità dei piatti, quello che volevamo fargli capire era che la cifra stabilita noi l’abbiamo accettata per qualcosa di preparato “ad hoc”.
I suoi stessi collaboratori, nella loro ingenuità, in più di una situazione hanno ribadito che l’offerta prevedeva materie prime e piatti diversi da quelli in carta.
Non ci va di insistere, soprattutto dopo che lo chef ha ventilato l’ipotesi di licenziare la ragazza che non ha segnato la nostra conferma del tavolo e lasciamo i Bagni Nettuno.
Cosa consigliamo?
Allo chef di dare una tirata d’orecchie a chi si occupa delle prenotazioni, di stare meno in sala e più vicino ai ragazzi in cucina.
A voi lettori che volete provare il Bagni Nettuno di prendere accordi precisi.
A noi di ricordare solo le sensazioni positive provate e magari riprometterci di tornare quando il locale sarà più rodato, con la speranza di trovare una situazione migliore.
Per quanto concerne i giudizi, sul servizio non abbiamo niente da appuntare, sulla cucina invece ci sarebbe qualcosa da dire, non dettato dalla rabbia ma dal fatto che ci suono buoni spunti non portati a termine a dovere.
I piatti denotano un’ ottima conoscenza del nostro patrimonio ittico, le consistenze erano azzeccate ma le fantasiose combinazioni non portavano sempre a risultati equilibrati.
Il rapporto qualità/prezzo lo possiamo valutare corretto per chi decide di mangiare all’interno del locale o in terrazza ma non altrettanto, IN BASE ALLA NOSTRA ESPERIENZA, per chi opta per il tavolo nella sabbia).
Ultimissima ora: Sola torna a Varese, per la precisione Ternate. Nome del ristorante: il Montelago. Si parla di cucina differente dal Quattro Mori, speriamo diversa anche dal bagni Nettuno, buona fortuna comunque!

Voi direte, è finita qui?
No. Questa volta abbiamo il Jolly. Un jolly proletario chiamato campeggio!
La breve cronistoria.
FANCY: Hai prenotato l’albergo per Borgio Verezzi?
KID: E’ una sorpresa!
F: Devo avere paura?
K: Direi di no. Si va in campeggio. Sono almeno 10 anni che non ci vado più.
F: Stai scherzando? Paghi 300 euro per una cena e poi vai in campeggio?
K: Avevo voglia. Quando andavo in tour con le band ero abituato a dormire ovunque e temo di essermi imborghesito troppo. Mi va di fare una “mattata”!
F: Ma hai almeno la tenda?
K: L’ho appena comprata.
F: Allora è deciso?!
K: Ovvio. Tu non sei mai stata in campeggio?
F: Una volta in montagna con mio fratello e qualche amico.
…
Arriviamo al Camping Park Mara (Via Trento Trieste, 83 - Borgio Verezzi - Tel: 019.610479 - www.campingparkmara.it) e per 15 euro (2 persone + tenda) ci assegnano una piazzola su uno dei terrazzamenti (quasi) vista mare. Il camping è grande e c’è tanto verde. Validamente attrezzato per roulotte e camper oppure c’è la soluzione bungalows. Esiste pure l’animazione. C’è un bar che offre una colazione discutibile. Bagni in comune con poche tazze e tante turche. Per la doccia con acqua calda si può provare in quelle riscaldate ad energia solare (gratis ma diventa subito gelida) oppure quelle “regular” con contributo di un euro (ce la macchinetta che ti da il gettone). Per raggiungere il mare c’è da affrontare una discesa di 400 metri. Il mondo dei campeggiatori è proprio una realtà a parte, dove ci si aiuta e si diventa subito amici. Una sorta di comune hippie.
Per quanto riguarda noi, si parte con una figura patetica nel montare la tenda (essendo senza martello usavamo un sasso per piantare i picchetti) ma siamo stati salvati da un energumeno rumeno. Sacco a pelo presente ma inutile dato il caldo. Come giaciglio non avevamo cuscini o un vero materassino ma solo quei tappettini blu da ginnastica. Arriviamo tardi per la doccia ed è rigorosamente gelata. Notte quasi insonne tra dolori alla schiena, vento che scuoteva gli alberi e gente che russava. Almeno avevamo pensato di portarci la carta igienica.
E’ stata un’esperienza tutto sommato divertente ma pensiamo potrebbe bastarci per altri dieci anni. O forse no? Quel contatto con la natura… (Sotto la nostra bellissima casa in tessuto) 
A Borgio Verezzi abbiamo preso un panino e un gelato al Bar La Playa (Via Aurelia, 5 - Tel. 019610475), locale gestito da due signori scorbutici (in classico stile ligure). VOTO: un pallino (su 5).
Nel viaggio di ritorno un rinfrancante pit-stop nelle splendide Cinque Terre (Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore) con merenda volante a base di focaccia del Panificio Sacchelli (Via Colombo 188 - Riomaggiore, SP) -VOTO: tre pallini (su 5)- prima di affrontare la romantica passeggita della Via dell’Amore.

FANCY: Volevi farti perdonare di avermi portato in campeggio? Guarda che mi è piaciuto. Per quanto mi riguarda si potrebbe anche riprovare. Non spesso e non per più di un weekend però.
KID: Grazie, questo si che è amore, sigh!
Il racconto di questo sfortunato weekend marittimo non può che chiudersi con la scelta dei TRASHMEN (tra l’altro sono stati in tour da noi qualche settimana fa) come colonna sonora. Caldeggiamo l’acquisto di “Surfin’ bird” (1967). Non sarà solo la famosa title-track a farvi muovere il culetto al ritmo delle onde ma anche le divertenti cover di King of the surf, Misirlou e Malaguena.