Locanda nel Borgo Antico

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 11:33 am on Sabato, Settembre 26, 2009

Via Boschetti, 4
12060 Barolo (Cn)

Tel: 0173.56355
www.locandanelborgo.com

Cucina: 42 / 50
Cantina: 8 / 10
Contesto: 4.5 / 5
Sala: 3.5 / 5
Gestione: 4 / 5
Servizio: 4 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 1 / 3
Coccole: 2 / 3
Dolci: 8 / 10
Caffetteria: 2 / 3
Presentazione piatti: 2.5 / 3

Bonus: 2
Extra: 1.5

TOTALE : 86.5 / 110

Costo: €€

Rapporto qualità / prezzo: A

Ultima visita: Autunno 2009
Siamo ritornati alla vita di tutti i giorni da poche settimane e non ne possiamo già più.
Un premier ormai fuori controllo tra escort/superman/case in Abruzzo pagate dalla provincia di Trento/il migliore in 150 anni e Ronaldinho dietro le punte, Mike Bongiorno santo subito, la nostra conoscente che non prende lo stipendio da 4 mesi ma non cambia lavoro perchè è in una boutique prestigiosa, il nostro amico che si vuole togliere i tatuaggi perchè alla nuova morosa non piacciono più, Dari/Finley/Lost/TokioHotel & co., le nuove star Noemi e D’Addario, i ragazzini al centro commerciale, Boffo il moralizzatore, le persone vestite finto-sciatto ma in realtà attentissime ai dettagli, Briatore dai party al licenziamento, l’amica di una nostra amica che prova a partecipare ad X-factor sperando la prendano perchè con il suo look “originale” può dare “colore”, le coppiette all’outlet, muoiono i soldati in Afghanistan e Canale 5 trasmette Nassiria, le vecchie vestite da teenager, i rocker del Plastic, la Marcuzzi e il wurstel, gli alternativi di Vice magazine, Facebook, lo shit-gaze, Rocco siffredi che evade il fisco, gli indie-rocker con la barba e le t-shirt finte vecchie, Travaglio, le pischelle con i pantaloni alla MC Hammer, il nostro amico che fa il rappresentante di dentifrici che si è riscoperto pittore a quarant’anni, i leggings, …
Il primo break dalla noia decidiamo di darlo con un viaggio a Barolo, nel regno del nebbiolo e dello chef auto-didatta Massimo Camia.
Non è a due passi da dove abitiamo ma la semplice vista delle colline e degli sconfinati vigneti è sufficiente ad alleviare la stanchezza.
Per rintracciare il ristorante consigliamo di digitare sul navigatore il CAP 12060 e non Barolo perchè il ristorante non è proprio nel paese omonimo del celebre vino (forse sarebbe meglio dire il contrario…) ma in un borgo, in realtà due case di numero, nel comune di Novello.
Sulla strada poi si trovano le indicazioni che ci guidano per un sentiero poco asfaltato fino al sospirato ristorante.
Valutate da soli il paesaggio:
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La locanda è stata ristruttura da un architetto audace e non tutto può piacere… un po’ colori, un po’ il nuovo aspetto del vecchio casale e un po’ certe soluzioni di arredo non ci convingono appieno.
La sala è al primo piano, ci sono le finestre aperte e fa un po’ freddino ma appena ci sediamo provvedono a chiudere.
Arredi (noi eravamo nella sala più intima ma ce ne dovrebbe essere un’altra di grandi dimensioni) e mise en place sono gradevoli.cid_7d5e9f54-0b6c-48de-9bc2-79addd350f38.jpg

Come aperitivo scegliamo Champagne Deutz Brut (un gran bel prodotto) e dalla cucina arriva un trittico formato da (partendo da destra) Cubetti di vitello e patata con salsa verde, filetto di acciuga fritta, fiore di zucca in tempura con spuma di formaggio
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Nel frattempo abbiamo modo di controllare la carta, c’è tanta cucina delle Langhe e prezzi ragionevoli, bravo chef!
I menu sono due: La Tradizione a degustazione oppure I piatti del cuore.
La carta dei vini è anche quella incentrata sul territorio con un occhio di riguardo al nostro amatissimo Barolo.
Scegliamo: Barolo “Bricco Rocche Brunate” del 1998 prodotto dai fratelli Ceretto (solo il colore ci commuove, un punteggio di 90/100 sulle guide specializzate dovrebbe averlo senza problemi, sentori di viola e frutta rossa matura lo rendono il connubio ideale con le ottime carni rosse di zona… i Ceretto saranno mica i proprietari del Dumo di Alba?!)
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Arriva l’immancabile vassoietto con i panini (pane bianco, focaccia al rosmarino, pane ai pomodorini secchi e origano) mentre i grissini erano già al tavolo (poca varietà e discreta fattura)
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Una Crema di patate con tartufo nero pregiato (♫♫♫, riscaldante e saporito inizio) cid_eb82b5bb-2ce7-45d7-bb5e-63c74218bf72.jpg

Non vi abbiamo ancora detto cosa abbiamo scelto come menu!
Siamo sempre dalla parte della tradizione e quindi che tradizione sia…

“L’altro scamone” tonnato (♫♫♫, più un secondo che un antipasto, la cucina piemontese chiamata a raccolta, ottima la carne e non da meno la salsa tonnata)
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Uovo barzotto di gallina novella con funghi porcini da Roccaforte di Mondovì e crema liquida di Grana Padano (♫♫♫, albume sodo e tuorlo liquido come si conviene per l’uovo bazzotto, funghi eccellenti e buona la crema per un piatto di sostanza)
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Raviolini tradizionali di coniglio di cascina con il suo fondo ristretto (♫♫♫♫, pasta e pieno sono ben fatti e ricchi di gusto)
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Costolette di agnello alla moda di Nino Bergese, semolino dolce fritto (♫♫♫, costine sopraffine, dedicate al cuoco dei re/il re dei cuochi, che nascondono una cremina ai formaggi sotto la panatura mentre il semolino, anche quello fritto, con la sua dolcezza risulta difficile da mandar giù dopo tutte queste portate di sostanza)
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Al momento del dolce ci portano la carta dei dessert nel caso avessimo voglia di cambiare la proposta del percorso scelto (Pesca gialla di vigna ripiena all’amaretto e gelato al fior di latte).

Kid vuole rimanere fedele ma il maitre consiglia il più elaborato “La pesca” (♫♫♫, pesca in varie declinazioni dalla ripiena al sorbetto)
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Fancy fedelissima alla tradizione langhese sceglie
Tortino di nocciole Tonda Gentile I.G.P. al cucchiaio, salsa inglese allo zabaione di Moscato d’Asti (♫♫♫♫)
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Il menu si chiude con Caffè con piccola pasticceria ovvero
Mangiaebevi alla banana con fragole, meringa, cannoncino, bignè chantilly, … (buoni)
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… più un coffee e un orzo (voto 7) cid_1fc0ced3-b881-440a-b816-ed28d3096a19.jpg

Ultime note sul ristorante:
Terrazza e cortile per eventi all’aperto
Sala privata per riunioni
Non c’è possibilità di pernottamento
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La cucina di Camia è competente, di quelle dove i sapori del territorio vengono prima di tutto, quelle che a noi danno grandi soddisfazioni.
Non sarà Flipot ma se pensiamo ad un ristorante che possa proseguire dove Walter Eynard si è interrotto questa Locanda nel Borgo Antico è il più autorevole candidato.
Tutto quello che si mangia è reale (doppio significato voluto), concreto, niente aria fritta!
Il servizio in sala è preciso, la signora Camia passa solo per un rapido saluto poi lascia strada ad un terzetto di giovani e preparati camerieri.
Il rapporto qualità/prezzo è buono, ottimo se si bada anche alla quantità.
L’unico difetto che abbiamo riscontrato è nel tempo che passa tra una portata e l’altra, troppo breve per chi ha un menu tanto corposo.
La scelta discografica per questo ristorante decidiamo di ricercarla, per affinità stilistiche, nella tradizione del Rock’n'Roll. Non c’è modo migliore di ricordare i 50 anni della scomparsa di BUDDY HOLLY (in quel tragico incidente aereo che ci portò via anche Ritchie Valens e Big Bopper) che invitarvi a riscoprire questo grande artista acquistando il suo album omonimo del 1958!

Cecchini

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 11:33 am on Sabato, Settembre 26, 2009

Via Sant’Antonio 9
33087 Cecchini di Pasiano (PN)

Tel: 0434.610668
www.ilcecchini.it

Cucina: 38 / 50
Cantina: 8 / 10
Contesto: 3.5 / 5
Sala: 4.5 / 5
Gestione: 4 / 5
Servizio: 3.5 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 1 / 3
Coccole: 2 / 3
Dolci: 8 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2 / 3

Bonus: 2.5
Extra: 2

TOTALE : 82 / 110

Costo: €€€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Estate 2009
Riecco i paladini del ceto medio ma non mediocre, dei ragazzi appassionati di cucina ma non figli di papà e degli sfigati che non amano mostrare e per questo non hanno privilegi.
Siamo di ritorno dal nostro tappone dolomitico e con la nostra poco-rombante automobilina a metano raggiungiamo Pasiano, a pochi chilometri da Pordenone.
Tra vigneti sterminati e ville signorili troviamo il lussureggiante Cecchini, un locale dopato con qualsiasi “malizia”: hotel, ristorante, bistrot, restaurant privè Dom Perignon, “green” (la versione all’aperto dei mesi più caldi) e chi più ne ha più ne metta.
Il giardino con i suoi bianchi gazebi fa pensare a certi locali cool di Forte dei Marmi mentre gli ambienti interni sono molto più canonici e di tono.
Abbiamo preferito accomodarci in veranda perchè sembrava girasse un po’ più d’aria. Purtroppo ci sbagliavamo. Non sarebbe stata una brutta idea chiedere di accendere il ventilatore con pale sul soffitto.
Una cosa che ci piace subito è l’impronta data al locale, è molto modaiolo ma non volgare e può sicuramente intrigare e avvicinare all’alta ristorazione una clientela più giovane. Ovviamente non dovrebbe mancare al venerdì sera l’eterno vitellone con ventenne russa al seguito che fa la sua apparizione per un drink al bistro o uno “sciampo” nella sala D.P.!
Anche la carta si mantiene su standard giovanilistici presentandosi in maniera spiritosa con piatti come il Giro-giro Tonno (servito in un piatto a ciambella), i dessert chiamati “Dolci e pasticci”, i vini bianchi e rossi indicati come “Sig. Bianchi” e “Sig.Rossi”, ecc.
Ci sono due menu, “La cucina non cucinata” e “Classici rivisitati” ma siccome abbiamo esagerato nei giorni precedenti decidiamo di andarci leggeri e a briglia sciolta. corvaraiphone-007.jpg

L’aperitivo è a base di Abel Lepitre Champagne Brut NV Ideale Cuvée (i vitigni sono i classici: 34% chardonnay, 33% pinot noir e 33% pinot meunier ma il risultato è particolare e ben studiato, non eccessivamente di nostro gusto, colpa dei bicchieri che non avevano un odore neutro e di un retro-gusto ammandorlato… troverà comunque i suoi estimatori) corvaraiphone-022.jpg

Dimenticavamo la mise en place, anche questa sempre in bilico tra elegante e moderno (vedi bicchieri sagomati).

Mentre attendiamo i nostri piatti, arrivano i Grissoni (buoni)…
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e dei crostini con burro salato (praticamente ibernato!) corvaraiphone-046.jpg

Terzo round: il Pane (suff.+)!
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Arriva anche il piccolo (si fa per dire) benvenuto:

Gambero fritto, Salmone, Zuppa di verdure con gamberetti, Crema di porro e carote, gazpacho (♫♫♫, un po’ buffet, un po’ di fingerfood ma di qualità)
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E ora spazio alle nostre portate…

Fancy:
Ravioli di burrata con gamberi rossi di Cagliari e aria di latte (♫♫♫, gamberi saporiti e in confronto fin troppo delicati i ravioli)
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Il Fritto, il grande fritto del Cecchini (♫♫, ben fatto ma lontano dal memorabile)
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Kid:
La Parmiggiana di gamberi rossi e liquirizia(♫♫; gamberi squisiti, liquirizia impercettibile e la parmigiana -con una G- ha margini di miglioramento)
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Branzino cotto sulla pelle con ricotta di pecora, agretti e patate (♫♫♫, un ottimo branzino che ben si integrava con ricotta e agretto)
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Finito lo champagne chiediamo due calici di Colli Orientali del Friuli Sauvignon, servito in due bicchieri non pulitissimi (colpa della lavastoviglie), della cantina Fantin Noda’r anno 2007.

Melone al Porto (Davvero c’era il Porto?)
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Fancy:
Tiramisù e giù (♫♫♫, la ragazza lo consiglia e dice “non è proprio scomposto ma non è neanche la classica fetta”… ci mancherebbe altro… la pallina gelata di cioccolato crea un bel contrasto ma nel complesso niente di straordinario)
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Kid:
Caffè-Cioccococcopops (♫♫♫♫; mousse al caffè, gelato all vaniglia, cialdine al cacao e fondo al cocco che conquistano il mio lato bambinesco)
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L’esperienza di Pasiano è stata mentalmente rilassante, abbiamo apprezzato le materie prime, una cucina artisticamente “adolescenziale” nella quale però certe idee sembrano scopiazzate da Calandre, Madonnina del Pescatore o Combal.0.
Cantina notevole e ottima scelta di distillati.
Gli chef sono giovani (immaginiamo) e troveranno presto il loro “trademark”, il locale è da tenere d’occhio perchè ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento nel Nord-Est,  consigliamo di non concentrarsi su giochetti infantili (piatti a ciambella, nomi spiritosi ai piatti,…) per ricercare la sostanza. Certe cose ci stanno ma sviano e, secondo noi, prima di lasciarsi andare al divertissment occorrerrebbe aver raggiunto la perfetta maturazione e conoscenza culinaria.
Nota a margine. Il Cecchini ha messo in produzione una serie di vasetti con dessert preparati dai loro chef chiamati “Pasticceria in vetro”, si tratta di dolci salutisti e senza glutine, pensiamo non siano reperibili in giro per l’Italia ma siano fatti solo per uso e consumo all’interno della struttura.
Nota finale. Non è stato facile prenotare. Abbiamo provato sia direttamente dal sito che mandando una mail ma non abbiamo ricevuto risposta così abbiamo dovuto telefonare. Sai che fatica… Ok. Ma a cosa serve il sito se non è funzionante? Per esempio, per lo stesso motivo, la Locanda Miranda vicino Lerici e L’Antica Locanda del Trebbo in provincia di Bologna hanno perso due clienti.
Se fosse un disco questo ristorante sarebbe la compilation “The Great Complotto” (1980). Siamo in provincia di Pordenone, la terra di Tampax e Hitler SS (il loro 7″ split è il primo VERO disco punk italiano, 1979) ma anche di Ice & the iced, Mind Invaders e tante altre band wave, dark e post-punk che con il loro sound innovativo sconvolsero la scena musicale italiana. Allo stesso modo questo ristorante ha potenzialità a 360° per “sconvolgere” il modo di intendere la ristorazione nel nostro paese.

Villa Ortensia

Archiviato in: Hotel, Ostelli e Resort, Altri locali, Recensioni — admin at 11:33 am on Sabato, Settembre 26, 2009

Strada Aga’ 4
39033 Corvara In Badia (BZ)

Tel: 0471.836506

-Qualità: 7 / 10
-Posizione: 3.5 / 5
-Ambiente: 3 / 5
-Personale: 3 / 5
-Appeal: 3 / 5

Rapporto qualità / prezzo: A\B

TOTALE : 19.5 / 30

Ultima visita: Estate 2009
Le possibilità di weekend lontano da casa si stanno riducendo.
Abbiamo un’ultima carta da giocarci, dove si va?
Montagna!
E le vere montagne in Italì per noi sono le Dolomiti.
Decidiamo di passare a trovare un amico di famiglia, per amico di famiglia intendiamo amico dei genitori di Kid, perchè nessuno di noi due l’ha mai incontrato di persona.
Si tratta di Franz Hubert Crepaz titolare del garni Ortensia in quel di Corvara.
I genitori di Kid ce lo presentano come un posto rustico senza pretese perchè considerandoci ormai dei signorotti borghesi hanno paura che potremmo rimanere insoddisfatti.
Onestamente per una notte potremmo dormire ovunque, basta che il posto sia pulito poi per quanto riguarda le colazioni ci sono tanti alberghi 4 stelle che fanno le spremute di arancia con le polverine quindi…
In realtà Villa Ortensia è proprio un bel posticino, uno chalet di montagna lontano ma non troppo dal centro di Corvara, che non avrà sauna o spa, ma combina l’accoglienza familiare ladina con un ambiente curato di matrice tedesca.
Hubert è un vero personaggio, un timido incrocio tra il tenero Giacomino della Settimana Enigmistica e la versione buona di Norman Bates. E’ bello sentirlo parlare dei suoi monti con lo sguardo perso nell’infinito.
Le stanze sono abbastanza grandi, dotate di TV a schermo a piatto e un bel terrazzino con vista monti.
La colazione viene preparata al momento, niente buffet, solo qualche marmellata e fetta biscottata già al tavolo.
Niente brioches ma Hubert che ti allunga un piatto con pane, salumi e formaggi (buoni, acquistabili da TITO - Via della Sieia, 6 - Corvara) e poi ripassa con un vassoio pieno di succhi e yogurt.
Siamo a Corvara solo per il weekend quindi decidiamo di fare il nostro giro tra i monti prendendo la funivia in paese.
Con l’ovovia si raggiunge il Boè dove troviamo ad accoglierci un bel bar con vista sulla vallata, ideale per un primo pit-stop a base di Sacher (non artigianale).
Decidiamo di proseguire con la seggiovia e raggiungere poi a piedi la vetta dove si trova il RIFUGIO FRANZ KOSTNER AL VALLON (2550 metri slm., 39033 CORVARA, Tel: 333.8759838). Per pranzo ci servono una Polenta (buonina) con funghi e salsiccia (in realtà un wurstel) e una Raclette (modesta). Ci sono rifugi dove abbiamo mangiato molto meglio e speso meno. Voto: Un pallino.
Rimane giusto il tempo di qualche foto artistica, di due carezze alle mucche e si deve tornare in albergo perchè iniziano a calare le tenebre e il freddo.
Abbinamento musicale di Villa Ortensia con gli eroi locali KASTELRUTHER SPATZEN (Passerotti di Castelrotto), la risposta tirolese a Raoul Casadei, con un sound tra polka, yodel e folk altoatesino riletti in chiave moderna come si può ascoltare nell’album “Feuer im ewigen Eis” (1990) che noi ci siamo accaparrati in una gloriosa versione in audiocassetta!

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St.Hubertus

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 11:32 am on Sabato, Settembre 26, 2009

c/o Hotel & Spa Rosa Alpina
Strada Micura de Rü, 20
39030 San Cassiano in Badia (BZ)

Tel: 0471.849500
www.rosalpina.it

Cucina: 43 / 50
Cantina: 8.5 / 10
Contesto: 4 / 5
Sala: 4 / 5
Gestione: 4 / 5
Servizio: 5 / 5
Mise En Place: 3 / 3
Pane: 2.5 / 3
Coccole: 2 / 3
Dolci: 9 / 10
Caffetteria: 2 / 3
Presentazione piatti: 2 / 3

Bonus: 2.5
Extra: 1

TOTALE : 92 / 110

Costo: €€€€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Estate 2009
Ci sono ristoranti da una botta e via (anche se gli abbiamo dato voti alti), quelli in cui andresti ogni settimana (ma causa soldi o distanza non te lo puoi permettere) e altri nei quali torneresti solo per capire meglio la cucina. Difficile la vita. Noi siamo dei curiosi per natura e preferiamo scoprire posti nuovi ma non disdegniamo fare tanti chilometri per riprovare certe emozioni.
Questo ristorante rientra proprio nell’ultima categoria.
Norbert Niederkofler conosce la montagna come le sue tasche ma non te lo sbatte in faccia, i prodotti delle terre circostanti sono piegati al suo progetto di portare i sapori del mare tra le splendide Dolomiti.
Capiteci bene in menu non troverete un discutibile risotto gamberetti e funghi ma non aspettatevi neppure i tradizionali canederli.
Sulla carta c’è soprattutto tanto pesce ma se si guarda attentamente non mancano i prodotti delle zone circostanti come i tre stuzzicanti “Risotti cotti sul forno a legna” (su tutti quello agli aghi di pino mugo con petto di faraona), i Cavatelli fatti in casa con ragù di capriolo e il piccione “Dalla brace”.
La sala ristorante si trova all’interno del prestigioso albergo Rosa Alpina nel silenzioso borgo di San Cassiano (l’hotel è dotato di Spa, Fondue Stube e Wine Bar & Grill).
Gli ambienti sono quelli tipici tirolesi ovvero tanto legno, corna alle pareti e panche con caldi (fin troppo) tessuti in verde loden.
Esiste un “tavolo dello chef” con saletta privata e finestra sulla cucina oppure un tavolo più appartato vicino al camino.
La mise en place è di grande eleganza.
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Il premuroso personale ci mette a nostro agio con due calici di Champagne Marie Stuard Cuvee Prestige e un po’ di pane da accompagnare con Olio siciliano Particella 34 (il maitre: non è fazile da combrare in Nord Italia, arriva da Cicilia e lo zi drova da Napoli in giù… peccato che lo vendano anche su Mediashopping!)

Il pane fatto in casa con lievito naturale è di buona fattura
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Sulla carta esiste un solo menu degustazione, il Menu di Norbert Niederkofler (il maitre aggiunge che se vogliamo sostituire qualche piatto non c’è problema), il resto della carta è intitolato i “Classici”e ogni pietanza è preceduta dall’anno di creazione.
Ogni piatto può essere accompagnato da un calice suggerito dal sommelier con libertà lasciata al cliente di scegliere quanti e quali “bicchieri” assaggiare.

Salmone e rapa bianca sono lo stuzzichino offerto dalla casa (piacevole inizio con consistenze e sapori in contrasto) hubertus-001.jpg

Noi optiamo per il poco alpino menu proposto dallo chef.
Decidiamo di accompagnarlo con un indigeno Alto Adige Gewurztraminer Kolbenhof 2007 di Hofstaetter, scelto da una delle più prestigiose carte vini del Nord Italia.

Parte il menu con un gran colpo d’occhio:

Tartara di tonno rosso con salsa di acciughe e crema all’uovo, ravioli di lardo ripieni di formaggio (♫♫♫)
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Filetto di salmerino su salsa di lattuga, calamari croccanti e arance (♫♫)
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Filetto di luccio perca affumicato con pancetta di maialino su fondo di fagiolini bianchi e porcini (♫♫♫)
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Gnocchi di patate con sanguinaccio su fondo di cipolla fritta e filettini di triglia (♫♫♫♫)
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Sella di lepre con cous-cous di cavolfiore, uva bianca, aceto balsamico tradizionale e cipollotti fritti (♫♫♫♫)
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Cornetto al cassis
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Torrone, gelatina ai frutti di bosco, mango, cremino
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Fancy’s dessert (dalla carta dei dolci):
Tarte tatin di pere, composta ananas e coriandolo, gelato alla vaniglia (♫♫♫♫+)
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Kid’s dessert (come previsto dal menu):
Pesca e vaniglia (♫♫♫)
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Pralineria a scelta per finire
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Dove sono i commenti ai piatti? Davvero servono? Non c’è un piatto sbilanciato o in cui una sensazione risulti eccessiva, tutto perfetto, forse troppo!
Esperienza gastronomica di altissimo livello, da riprovare assolutamente scegliendo dalla carta le pietanze più autoctone!
L’unico suggerimento che diamo allo chef è proprio questo, quello di accoppiare al menu più creativo uno più orientato a valorizzare i prodotti del posto.
Le materie prime pescate in giro per lo stivale sono superbe, le cotture precise al secondo mentre le presentazioni (se si esclude la tartare) risultano banali.
Niederkofler ha grande tecnica e buona creatività, i ghiotti dessert contribuiscono ad arricchire un’offerta già qualitativamente eccezionale e il servizio dal rigore teutonico (uno dei top al mondo) non è altro che la ciliegina sulla torta.
Affianchiamo al santo protettore dei cacciatori la musica dei santi del metal ovvero quei SAINT VITUS capaci di far rivivere i fasti dei migliori Black Sabbath con il loro sound un po’ doom e molto stoner, come disco consigliamo “Heavier than thou” (ottima raccolta del 1991).

Bagni Nettuno

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 11:32 am on Sabato, Settembre 26, 2009

Via Cavour, 22
17022 Borgio Verezzi (SV)

Tel: 0196.11903

Cucina: 36 / 50
Cantina: 6.5 / 10
Contesto: 4 / 5
Sala: 4 / 5
Gestione: 2 / 5
Servizio: 4 / 5
Mise En Place: 1 / 3
Pane: 1 / 3
Coccole: 1 / 3
Dolci: 6 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2 / 3

Bonus: 2
Extra: 1

TOTALE : 71.5 / 110

Costo: €€€€

Rapporto qualità / prezzo: B\C

Ultima visita: Estate 2009
E’ proprio vero che è più facile (e divertente) scrivere recensioni quando ci sono aspetti negativi da evidenziare.
Procediamo un passo alla volta.
Ogni tanto mi capita di guardare il sito e il forum di tale Viaggiatore Gourmet aka. Altissimo Ceto (che brutto nickname e poi inadatto a chi fa i risvolti alle maniche della camicia per far vedere che è di Burberry -battuta, ridere, ahahah-), questo personaggio ha iniziato diversi anni or sono con scrupolose visite a ristoranti famosi e relativi accurati reportage nei quali evidenziava anche il pelo nell’uovo, il tutto condito da belle foto dei piatti.
Un antesignano di tanti blogger “ristorantizi” come noi.
Ora le foto hanno miglior qualità del passato ma sembrano scattate da uno zoppo perchè sono tutte storte e capaci di provocare vertigini o nausea.
Ci sembra inoltre che gli avvocati degli chef gli abbiano messo paura perchè il sito ha cambiato la mission iniziale (la critica) creando prima una card convenzionata con alcuni locali di cui si disquisisce e ultimamente diventando una semplice vetrina per chef in cerca di fama.
Parliamo di vetrina perchè il buon compito svolto da questo Viaggiatore Gourmet e dai suoi collaboratori (che, ci dicono, spesso lavorino più per “gloria” e/o “visibilità” che per denaro) ha reso Dabliu Dabliu Dabliu Altissimo Ceto Dot It popolare, o impopolare, in tutta la penisola.
Il fatto di non voler problemi giudiziari ci sembra un discorso logico per chi vuole farsi strada e non è protetto da editori facoltosi, il difetto è che noi lettori siamo ancora molto attenti a ciò che scrive e ci fidiamo dei suoi consigli anche quando, come nel caso che vi illustreremo, sono più orientati nel dare una mano ad un amico ristoratore che nel dare dritte a chi consulta il suo sito.
Alla fine è vero che tocca ad ognuno di noi dare il giudizio ad un ristorante però quando un critico decanta per inappuntabile ciò che non lo è, anche se lo fa in buona fede,  crea un meccanismo pericoloso per tutte le parti in causa (perdita di credibilità di chi scrive, troppe aspettative del cliente, chef esposto a figuracce, ecc.).
Tutto questo per dire cosa? Ah, si… Leggiamo sul forum in questione che lo chef Massimo Sola, ex-boss del Quattro Mori di Calcinate, ora gestisce un ristorante sul lungomare di Borgio Verezzi con tanto di esclusivo tavolino sulla spiaggia in stile Uliassi.
Non ci facciamo spaventare dal cognome del cuoco (Sola=fregatura) e nemmeno dal fatto che abbia dovuto chiudere il ristorante in provincia di Varese dopo poco più di un anno dall’aver ricevuto la Stella Michelin e vari riconoscimenti su altre guide.
Questi alti e bassi non depongono a favore dello chef Massimo ma sappiamo benissimo che, a volte, sfortuna e imprevisti sono incidenti di percorso che rovinano anche le favole più belle.
Non trovando sito internet o e-mail decidiamo di prenotare via telefono.
In genere preferiamo farlo via internet per maggiore garanzia infatti quello che accadrà ci darà ragione.
Rockers Go To Restaurant: Buonasera, mi chiamo X volevo sapere se era possibile prenotare il tavolo in spiaggia per quattro persone in data DD/MM?
Bagni Nettuno (voce maschile): Per quattro persone? Aspetti che chiedo allo chef… (rumori di fondo)… lo chef dice che va bene ma che il tavolo è un po’ piccolo, se va bene a voi…
RGTR: Si, si, perfetto.
BN: Allora, il menu è studiato appositamente dallo chef e sono 300 euro a coppia con bottiglia di champagne inclusa.
RGTR: Va bene, grazie, arrivederci.
-secondo voi questa è una prenotazione? Per noi, si.-
Essendo persone scrupolose e siccome la coppia che ci doveva accompagnare ha deciso di rinunciare all’ultimo momento, il giorno prima di partire per Borgio Verezzi (3 ore di auto) decidiamo di dare un colpo di telefono per confermare la prenotazione.
RGTR: Buongiorno, sono il Signor X, chiamavo per la nostra prenotazione di domani del tavolo in spiaggia, invece di 4 persone saremo solo in 2.
BN (voce femminile): Tavolo in spiaggia… Domani… Signor X…
RGTR: Si, avevo telefonato alcuni giorni fa.
BN: Ah, ok. Allora signor X, 2 persone invece di 4! Grazie, arrivederci.
RGTR: A domani.
-secondo voi questa è la conferma di una prenotazione? Per noi, si.-
Arriva così l’agognato momento della nostra cenetta a lume di candela in spiaggia.
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Borgio Verezzi sembra una di quelle stazioni balneari di venti anni fa, stupisce lo stile glamour del Bagni Nettuno, un “cottage” da lungomare con atmosfere lounge.
Tutto l’ambiente denota modernità e buon gusto ma non tardano ad arrivare le brutte nuove.
Prima parlavamo di alti e bassi nella carriera dello chef, questa cena sarà sullo stesso filone con il suo roller-coaster di sensazioni, vedrete!

Proviamo a contare i pollici su e giù?

-Giù1-
RGTR: Buonasera, mi chiamo X, avevo prenotato la cena sulla spiaggia.
(gelo… ma non quello della brezza marina… consultano l’agenda)
BN: Purtroppo non ci risulta nessuna prenotazione.
RGTR: Guardi meglio, ho chiamato due volte, la prima volta ho parlato con un ragazzo per un tavolo da 4 persone e poi con una ragazza per confermare un tavolo da 2.
(la discussione va avanti pacatamente)
BN: Mi ricordo del tavolo da quattro, aspettavamo una conferma.
RGTR: Onestamente nessuno mi ha chiesto di confermare e comunque ho telefonato ieri, se non erro.
BN: Ci spiace ma non possiamo accontentarla perchè il tavolo richiede una preparazione particolare e prevede un menu con gamberi di Oneglia e altre cose che vengono comprate appositamente. Vi possiamo far accomodare in terrazza se volete.
La nostra delusione (e incazzatura) è tanta ma facciamo buon viso a cattivo gioco.
Ci sediamo in un tavolino molto young and trendy, poco distante da noi c’è una persona che cena (scopriremo dopo che era lo chef) e immaginiamo abbia sentito alcuni nostri discorsi tipo (Kid:)”non sarei mai venuto sin qua per mangiare in terrazza”, (Fancy:)”ma pensa se avessi fatto tutto questo per chiedermi la mano”, ecc.
Con tutto il rispetto ma uno ci rimane male se la mamma gli promette una macchinina telecomandata e poi si ritrova un’automobilina a molla.
Ce ne facciamo una ragione, consultiamo il menu (con richiami ai fu Quattro Mori)
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e la carta dei vini (in costruzione).
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Ci servono due aperitivi e poco dopo arriva uno dei ragazzi dello staff che ci dice:
“Lo chef ha detto che abbiamo la materia prima per accontentarvi e se avete pazienza vi facciamo accomodare nel tavolo in spiaggia!”
Passa Massimo Sola in persona a chiedere scusa per l’inconveniente.
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Sono cose che non dovrebbero capitare ma almeno la serata non è rovinata.
-Su1-
Pensiamo: “Che gentili, i grandi ristoranti risolvono sempre i problemi, ma con la materia prima come avranno fatto? Ci faranno un best of del menu…”
Ci sentiamo un po’ due stronzetti capricciosi mentre guardiamo i camerieri che preparano il tavolo ma dovete pensare che stanno facendo quello che abbiamo richiesto, che siamo venuti qui appositamente per quello e che paghiamo questo tipo di servizio.
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Finalmente ci accomodiamo.
Oddio, la sedia sprofonda nella sabbia.
Dove mettiamo le borse?
Ci vuole un attimo per settarsi su un tavolo in spiaggia.
La mise en place è comunque di buon livello, un paio di piatti di portata arriveranno sbeccati e la candela era troppo alta per resistere al vento ma nell’insieme può andare.
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Se dovessimo allestirlo noi un tavolo così in primo luogo metteremmo una piattaforma per evitare sprofondamenti delle sedie e relativi dolori alla schiena, almeno tre candele, ma di quelle basse, o delle torce e magari anche un grazioso paravento alle spalle per maggiore intimità e protezione dagli agenti atmosferici.
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Lo chef chiede: “Lo champagne lo preferite rosè o bianco?”
Noi: “Bianco.”
Onestamente pensavamo ci proponesse una scelta tra diversi millesimati, invece ci arriva direttamente un
Billecart-Salmon Brut Reserve (Non una cantina scontata e griffata ma una di quelle che lavorano meglio, sulla carta era a 55 euro mentre il rosè della stessa maison era a 80)
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Arrancando nella sabbia arriva il cameriere con pane e grissini (discreta/buona fattura)
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Tartare di tonno con gazpacho delicato (♫♫, ci dicono offerto dalla casa, per farsi perdonare, valido!)
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Parmigiana di melanzane con barracuda e salsa di pomodoro e arance (♫♫, il poco sale della parmigiana viene in parte recuperato dal pesce ma non a sufficienza)
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Passata di verdure alla genovese con gamberi (♫♫♫, gamberi squisiti e passata ben fatta)
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Ricotta di bufala con acciughe marinate e arancia (♫♫♫, intrigante e bilanciato nei gusti grazie alla perfetta dosatura degli ingredienti)
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Calano le tenebre, la candela resiste al vento coperta dalla carta dei vini ma non illumina molto.
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Proviamo a continuare con le foto usando il flash, tanto non disturbiamo nessuno. Il risultato è stato pessimo, ma almeno per la prima volta vediamo i piatti siccome “on the beach” c’era veramente troppo buio.
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Tre elementi: cipolla, nasello e bagnacauda (♫♫, la decisa sapidità sbilancia un po’ il piatto)
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Linguine di triglia con pomodorini (♫♫♫, semplice e ben eseguito)
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Branzino all’acquapazza (♫♫, più che pazza era proprio da manicomio, troppo salata, tanto che il valore del branzino ne risultava inficiato)
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Gelato alla banana con cioccolato (piacevole banana split rivisitato)
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Terra bruciata (♫, una stridente accozzaglia di ingredienti e consistenze: lime, ricotta, ananas, melone, cioccolato,…)
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Serata decorasamente romantica se si esclude qualche peripatetico da battigia che ci guarda perplesso e ci imbarazza un po’. Dalla terrazza arriva il sottofondo di musiche rock-chillout-afro-jazz-funky.
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Si incominciano ad accendere i fari in spiaggia.
Sarà un segnale dello chef che ci vuole invitare ad abbandonare la postazione?
Ci facciamo la camminata nella sabbia fino al ristorante e ci dirigiamo alla cassa.
Lì succede una cosa incredibile, il cameriere ci guarda ma non ci prepara il conto.
Come la pornostar Belladonna deve essere un amante del “black”!
Aspettiamo almeno cinque minuti, noi e il ragazzo ci scambiamo qualche occhiata interlocutoria, alla fine ci facciamo coraggio e chiediamo quanto dobbiamo pagare.
BN: “Sono 300 euro”.
Tiriamo fuori i soldi, li appoggiamo alla cassa e PER LA PRIMA VOLTA DA QUANDO ANDIAMO PER RISTORANTI dichiariamo un certo disappunto per il trattamento ricevuto.
I ragazzi vanno a chiamare lo chef, che era seduto a tavola con dei clienti/amici.
Inizia una di quelle inutili discussioni dove ognuno pensa di essere nel giusto.
Ci spiace davvero che sia successo e probabilmente non siamo neanche riusciti a far capire le vere motivazioni della nostra lamentela.
Abbiamo infinita stima di chi lavora ma mettendo insieme un po’ di indizi:
-Il tavolo preparato all’ultimo
-Il menu improvvisato al momento
-La ricevuta che tarda a venire
Ci siamo sentiti due polli pronti per essere spennati.
Hanno visto due ragazzi e ci hanno “sottostimato”.
Non crediamo assolutamente che quello che ci hanno servito fosse il menu che generalmente preparano per il tavolo “Pieds dans l’eau”.
Andando alla carta avremmo speso sui 50 euro a testa più il vino, invece mandandoci in spiaggia ne abbiamo pagati 150/200 in più.
Non vogliamo parlare di malafede perchè se avessero voluto “farla sporca” non ci avrebbero mostrato la carta e noi avremmo cenato sul nostro romantico tavolino senza dire niente (forse).
Cosa avrebbero dovuto fare? Non avrebbero dovuto farci accomodare in spiaggia, da un lato è stata una gentilezza ma dall’altro sapevamo (e sapevano) che quello che stavamo mangiando non era un menu studiato ma qualcosa di “raffazzonato”.
Lo chef ci dice con fermezza ed educazione “Vi ho promesso qualche materia prima in particolare?”, “Quel tavolo potrei farlo pagare anche mille euro” (Borgio Verezzi non è Venezia e per la cronaca il tavolo da Fiore sul canale costa come gli altri), “Se andate da Villa Crespi magari pagate meno ma non avrete un tavolo sull’acqua” (a dir la varità da Cannavacciuolo ci siamo stati a Capodanno e abbiamo speso più del doppio di quello che abbiamo pagato qui, ndRGTR), “I piatti sono diversi da quelli che servo regolarmente qui” o “Avete mai mangiato qui?”.
Il problema non è nei soldi o nella qualità dei piatti, quello che volevamo fargli capire era che la cifra stabilita noi l’abbiamo accettata per qualcosa di preparato “ad hoc”.
I suoi stessi collaboratori, nella loro ingenuità, in più di una situazione hanno ribadito che l’offerta prevedeva materie prime e piatti diversi da quelli in carta.
Non ci va di insistere, soprattutto dopo che lo chef ha ventilato l’ipotesi di licenziare la ragazza che non ha segnato la nostra conferma del tavolo e lasciamo i Bagni Nettuno.
Cosa consigliamo?
Allo chef di dare una tirata d’orecchie a chi si occupa delle prenotazioni, di stare meno in sala e più vicino ai ragazzi in cucina.
A voi lettori che volete provare il Bagni Nettuno di prendere accordi precisi.
A noi di ricordare solo le sensazioni positive provate e magari riprometterci di tornare quando il locale sarà più rodato, con la speranza di trovare una situazione migliore.
Per quanto concerne i giudizi, sul servizio non abbiamo niente da appuntare, sulla cucina invece ci sarebbe qualcosa da dire, non dettato dalla rabbia ma dal fatto che ci suono buoni spunti non portati a termine a dovere.
I piatti denotano un’ ottima conoscenza del nostro patrimonio ittico, le consistenze erano azzeccate ma le fantasiose combinazioni non portavano sempre a risultati equilibrati.
Il rapporto qualità/prezzo lo possiamo valutare corretto per chi decide di mangiare all’interno del locale o in terrazza ma non altrettanto, IN BASE ALLA NOSTRA ESPERIENZA, per chi opta per il tavolo nella sabbia).
Ultimissima ora: Sola torna a Varese, per la precisione Ternate. Nome del ristorante: il Montelago. Si parla di cucina differente dal Quattro Mori, speriamo diversa anche dal bagni Nettuno, buona fortuna comunque!
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Voi direte, è finita qui?
No. Questa volta abbiamo il Jolly. Un jolly proletario chiamato campeggio!
La breve cronistoria.
FANCY: Hai prenotato l’albergo per Borgio Verezzi?
KID: E’ una sorpresa!
F: Devo avere paura?
K: Direi di no. Si va in campeggio. Sono almeno 10 anni che non ci vado più.
F: Stai scherzando? Paghi 300 euro per una cena e poi vai in campeggio?
K: Avevo voglia. Quando andavo in tour con le band ero abituato a dormire ovunque e temo di essermi imborghesito troppo. Mi va di fare una “mattata”!
F: Ma hai almeno la tenda?
K: L’ho appena comprata.
F: Allora è deciso?!
K: Ovvio. Tu non sei mai stata in campeggio?
F: Una volta in montagna con mio fratello e qualche amico.

Arriviamo al Camping Park Mara (Via Trento Trieste, 83 - Borgio Verezzi - Tel: 019.610479 - www.campingparkmara.it) e per 15 euro (2 persone + tenda) ci assegnano una piazzola su uno dei terrazzamenti (quasi) vista mare. Il camping è grande e c’è tanto verde. Validamente attrezzato per roulotte e camper oppure c’è la soluzione bungalows. Esiste pure l’animazione. C’è un bar che offre una colazione discutibile. Bagni in comune con poche tazze e tante turche. Per la doccia con acqua calda si può provare in quelle riscaldate ad energia solare (gratis ma diventa subito gelida) oppure quelle “regular” con contributo di un euro (ce la macchinetta che ti da il gettone). Per raggiungere il mare c’è da affrontare una discesa di 400 metri. Il mondo dei campeggiatori è proprio una realtà a parte, dove ci si aiuta e si diventa subito amici. Una sorta di comune hippie.

Per quanto riguarda noi, si parte con una figura patetica nel montare la tenda (essendo senza martello usavamo un sasso per piantare i picchetti) ma siamo stati salvati da un energumeno rumeno. Sacco a pelo presente ma inutile dato il caldo. Come giaciglio non avevamo cuscini o un vero materassino ma solo quei tappettini blu da ginnastica. Arriviamo tardi per la doccia ed è rigorosamente gelata. Notte quasi insonne tra dolori alla schiena, vento che scuoteva gli alberi e gente che russava. Almeno avevamo pensato di portarci la carta igienica.
E’ stata un’esperienza tutto sommato divertente ma pensiamo potrebbe bastarci per altri dieci anni. O forse no? Quel contatto con la natura… (Sotto la nostra bellissima casa in tessuto) borgio-verezzi-028.jpg

A Borgio Verezzi abbiamo preso un panino e un gelato al Bar La Playa (Via Aurelia, 5 - Tel. 019610475), locale gestito da due signori scorbutici (in classico stile ligure). VOTO: un pallino (su 5).
Nel viaggio di ritorno un rinfrancante pit-stop nelle splendide Cinque Terre (Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore) con merenda volante a base di focaccia del Panificio Sacchelli (Via Colombo 188 - Riomaggiore, SP) -VOTO: tre pallini (su 5)- prima di affrontare la romantica passeggita della Via dell’Amore.
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FANCY: Volevi farti perdonare di avermi portato in campeggio? Guarda che mi è piaciuto. Per quanto mi riguarda si potrebbe anche riprovare. Non spesso e non per più di un weekend però.
KID: Grazie, questo si che è amore, sigh!
Il racconto di questo sfortunato weekend marittimo non può che chiudersi con la scelta dei TRASHMEN (tra l’altro sono stati in tour da noi qualche settimana fa) come colonna sonora. Caldeggiamo l’acquisto di “Surfin’ bird” (1967). Non sarà solo la famosa title-track a farvi muovere il culetto al ritmo delle onde ma anche le divertenti cover di King of the surf, Misirlou e Malaguena.