Villa Fiordaliso
Corso Zanardelli, 132
25083 Gardone Riviera (BS)
Tel: 0365.20158
www.villafiordaliso.it
Cucina: 41 / 50
Cantina: 7.5 / 10
Contesto: 5 / 5
Sala: 5 / 5
Gestione: 4.5 / 5
Servizio: 4 / 5
Mise En Place: 2.5 / 3
Pane: 1 / 3
Coccole: 2 / 3
Dolci: 9 / 10
Caffetteria: 2 / 3
Presentazione piatti: 3 / 3
Bonus: 2.5
Extra: 1.5
TOTALE : 90.5 / 110
Costo: €€€
Rapporto qualità / prezzo: B
Ultima visita: Estate 2009
Nona recensione scritta in tre giorni, abbiamo esaurito i vocaboli e anche i soldi!
Quando uno pensa di aver visitato tutti i ristoranti in zona capaci di abbinare una cucina di alto livello con una location da sogno è bello scoprire di aver sbagliato.
Che sia la prima avvisaglia di chi si sta montando la testa? Di chi incomincia a pensare di sapere molto? Non staremo pensando di essere dei fighi perchè abbiamo mangiato in una cinquantina di ristoranti goumet? Speriamo di no, vogliamo mantenere umiltà, low profile e la capacità di emozionarci per non rischiare di diventare dei biechi archivisti di locali di un certo livello!
Sulla riva bresciana del Lago di Garda si trova questa bellissima villa liberty, sede di un prestigioso albergo (Relais & Chateaux) con tanto di ristorante pluri-premiato.

Il Vittoriale di Gabriele D’Annunzio è alle nostre spalle e di fianco abbiamo il meraviglioso Torre San Marco (vedi foto sotto), locale da cerimonia economicamente legato a Villa Fiordaliso e alla famiglia Tosetti, che ne cura con innata eleganza la gestione.

Appena parcheggiata l’auto all’interno della verde e lussureggiante struttura abbiamo deciso di mettere questo ristorante tra gli “Imperdibili” del periodo estivo.
Sia a pranzo che a cena si può godere di un’incantevole panorama, il lago è così vicino che per non pagare il conto ci si potrebbe tuffare e fuggire a nuoto o se si è più abbienti si potrebbe attraccare con la nave al molo privato e fuggire con quella.

Il personale ci accoglie e precede al tavolo (in prima fila vista lago).
La mise è di tono, la rovineremo appoggiando da cafoni occhiali e telefono (vedi foto sotto).
Come aperitivo ci propongono Champagne JM Gobillard et Fils Brut, accettiamo di buon grado.

Arriva il pane (era buono, diciamo era perchè il suo status diceva: “riscaldato”)

Come vino peschiamo dall’Alsazia un Tocai Pinot Gris Cuvèe speciale Maurice Schueller 2002, la carta delle bevande è funzionale ma un po’ sotto-media per un locale di questo livello.

Arriva lo snack della casa:
Calamaro alla plancia con sughetto di peperoni
Chips “simil-Spugna” di tapioca e nero di seppia (♫♫♫)

La carta ha diversi piatti che ci intrigano, purtroppo non abbiamo più il coraggio di una volta e come Ponzio Pilato ce ne laviamo le mani dando fiducia all’unico Menu Degustazione esistente.
Baccalà, patate viola e battuta d’aglio al mortaio (♫♫)

Pasta tiepida di ceci al farro, cozze Bouchot, prezzemolo e aglio (♫♫♫) 
Triglia di scoglio, funghi freschi Porcini, aringa affumicata, pinoli e rosmarino (♫♫)

Risotto di riso Carnaroli, pistacchi, capperi, limone e origano (♫♫♫♫, leggerissima mantecatura senza burro)

Insalata di piccione, funghi freschi Porcini, cachi e salsa all’aglio (♫♫♫)

Il sommelier si presenta baldanzoso al nostro tavolo con una bottiglia di Riesling Spätlese Mosel-Saar-Ruwer Kardinalsberg di Keifer-Roels (se non erriamo) dicendo che gli avevamo chiesto di abbinare qualcosa con il foie gras. Gli rispondiamo che probabilmente si sta confondendo con qualcun altro perchè noi il feagato non l’abbiamo in menu. Chiariamo in fretta la faccenda e lui, sempre di buon grado, decide di omaggiarci due calici di questa vendemmia tardiva.
Cogliamo l’occasione per un po’ di informazioni.
La classificazione dei vini tedeschi prevede un vino di qualità base (QbA) e sei vini con predicato.
-QbA (Qualitätswein bestimmter Anbaugebiet): Viene prodotto in una determinata zona di produzione con uve consigliate e/o ammesse in quella zona e deve soddifare specifici requisiti di qualità. Tante volte quando si parla di Qualitätswein intendono dire QbA.
-Kabinett: E’ il primo e più leggero dei vini con predicato. Oltre ad avere tutti i requisiti di un QbA deve rispettare la tipicità della sua categoria in base all’uva utillizzata e alla zona di produzione. L’uva utilizzata deve contenere un grado Oechsle minimo di 70/80a seconda della zona e della varietà. Sia secco, sia con residuo zuccherino.
-Spätlese ( = Vendemmia tardiva): Fa riferimento a una vendemmia effettuata in un momento più avanzato nell’anno rispetto ai QbA e Kabinett. Completamente diverso dalla tipologia italiana “Vendemmia Tardiva”, perché questa si riferisce normalmente a vini più corposi e glicerici o anche dolci. Una Spätlese non deve essere per forza né corposo, né dolce. Il momento della vendemmia deve garantire la raccolta di uve completamente mature e quindi con un più elevato grado Oechsle: 80/90. Sia secco, sia con residuo zuccherino.
-Auslese ( = Vendemmia selezionata): Si tratta di una raccolta selezionata effettuata a mano. I grappoli non maturi o danneggiati non devono essere utilizzati per la produzione di questi vini. Gli acini possono anche essere stati attaccati dalla muffa nobile. Grado Oechsle: 90/110. Sia secco, sia con rediduo zuccherino.
-Beerenauslese ( = Vendemmia di acini selezionati): Si tratta di una raccolta selezionata effettuata a mano che deve individuare solo gli acini sani e attaccato dalla muffa nobile o almeno sovvramaturi. Grado Oechsle: 125/150: Grado alcolico presente nel vino: minimo 5.5°.
Esiste solo la versione dolce, visto che il grado Oechsle è già talmente alto che sarebbe impossibile trasformare tutto lo zucchero naturale contenuto nell’uva in alcol. Vendemmia a fine ottobre/novembre.
-TrockenBeerenAuslese ( = Vendemmia di acini selezionati secchi): Si tratta di una raccolta selezionata effettuata a mano che deve individuare solo gli acini “asciutti”, cioè appassiti sulla pianta dovuto al momento avanzato della vendemmia e/o per l’attacco della Botrytis. Grado Oechsle: 150/154, Grado alcolico presente nel vino: minimo di 5,5 °.
Questi sono i vini più rari e costosi prodotti in Germania e vengono prodotti solamente in annate particolarmente favorevoli. Sono sempre dolci.
-Eiswein ( = Vino del Ghiaccio): Si chiama così perché al momento della vendemmia e della pressatura gli acini devono essere ghiacciati. La vendemmia avviene a temperatura sottozero (novembre/dicembre). Questo requisito porta ad una concentrazione naturale del mosto, perché la parte ghiacciata (in sostanza acqua) viene eliminata durante la pressatura.
Grado Oechsle: 110/128. Grado alcolico presente nel vino: minimo di 5,5 °. E’ sempre dolce.
Le classificazioni QbA, Kabinett, Spätlese e Auslese possono essere sia trocken (secco), sia con un residuo zuccherino. Le classificazioni Beerenauslese, TrockenBeerenAuslese e Eiswein sono sempre dolci.

Torta di rose cotta al momento, cremino al Vov e limoni del Garda (♫♫♫♫♫, bomba calorica con squisito tortino caldo accompagnato da una buona crema ancora nel suo pentolino di rame)

Dopo questo tipo di dessert non ci starebbe nulla, decidiamo di fare uno sforzo di fronte a
Fialetta di latte, grappa e vaniglia; tartufino di cacao amaro, dolcino alla ricotta e una mollica ai pistacchi

Cucina moderna e personale quella dello chef Riccardo Camanini, persona che dimostra il proprio buon gusto anche nello scrupolo con il quale cura la presentazione dei piatti eliminando il superfluo.
Qui non si vuole strafare ma si vuole mostrare quanto di buono si può ottenere usando con dovizia i diversi ingredienti senza snaturarli.
L’asso nella manica è sembrato il dolce, davvero indimenticabile e iper-calorico.
Un servizio scrupoloso e non invadente sono le piacevoli note finali di cui disquisire. L’esperienza non lascia dubbi sulla sua validità a 360 gradi.
Torneremo di sicuro.
Cogliamo l’occasione del quarantennale del Festival di Woodstock per fare l’accoppiata ristorante-album (per contrapposizione Mercadini-style) con il fin troppo incontenibile genio chitarristico di JIMI HENDRIX che chiuse il festival con un provocatorio e psichedelico Star-Spangled Banner (l’inno nazionale americano). L’album da avere assolutamente è “Are you experienced?” (1967).























































