Villa Fiordaliso

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 6:05 pm on Mercoledì, Agosto 19, 2009

Corso Zanardelli, 132
25083 Gardone Riviera (BS)

Tel: 0365.20158
www.villafiordaliso.it

Cucina: 41 / 50
Cantina: 7.5 / 10
Contesto: 5 / 5
Sala: 5 / 5
Gestione: 4.5 / 5
Servizio: 4 / 5
Mise En Place: 2.5 / 3
Pane: 1 / 3
Coccole: 2 / 3
Dolci: 9 / 10
Caffetteria: 2 / 3
Presentazione piatti: 3 / 3

Bonus: 2.5
Extra: 1.5

TOTALE : 90.5 / 110

Costo: €€€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Estate 2009
Nona recensione scritta in tre giorni, abbiamo esaurito i vocaboli e anche i soldi!
Quando uno pensa di aver visitato tutti i ristoranti in zona capaci di abbinare una cucina di alto livello con una location da sogno è bello scoprire di aver sbagliato.
Che sia la prima avvisaglia di chi si sta montando la testa? Di chi incomincia a pensare di sapere molto? Non staremo pensando di essere dei fighi perchè abbiamo mangiato in una cinquantina di ristoranti goumet? Speriamo di no, vogliamo mantenere umiltà, low profile e la capacità di emozionarci per non rischiare di diventare dei biechi archivisti di locali di un certo livello!
Sulla riva bresciana del Lago di Garda si trova questa bellissima villa liberty, sede di un prestigioso albergo (Relais & Chateaux) con tanto di ristorante pluri-premiato.
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Il Vittoriale di Gabriele D’Annunzio è alle nostre spalle e di fianco abbiamo il meraviglioso Torre San Marco (vedi foto sotto), locale da cerimonia economicamente legato a Villa Fiordaliso e alla famiglia Tosetti, che ne cura con innata eleganza la gestione.
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Appena parcheggiata l’auto all’interno della verde e lussureggiante struttura abbiamo deciso di mettere questo ristorante tra gli “Imperdibili” del periodo estivo.
Sia a pranzo che a cena si può godere  di un’incantevole panorama, il lago è così vicino che per non pagare il conto ci si potrebbe tuffare e fuggire a nuoto o se si è più abbienti si potrebbe attraccare con la nave al molo privato e fuggire con quella.
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Il personale ci accoglie e precede al tavolo (in prima fila vista lago).
La mise è di tono, la rovineremo appoggiando da cafoni occhiali e telefono (vedi foto sotto).
Come aperitivo ci propongono Champagne JM Gobillard et Fils Brut, accettiamo di buon grado.
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Arriva il pane (era buono, diciamo era perchè il suo status diceva: “riscaldato”)
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Come vino peschiamo dall’Alsazia un Tocai Pinot Gris Cuvèe speciale Maurice Schueller 2002, la carta delle bevande è funzionale ma un po’ sotto-media per un locale di questo livello.
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Arriva lo snack della casa:
Calamaro alla plancia con sughetto di peperoni
Chips “simil-Spugna” di tapioca e nero di seppia (♫♫♫)
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La carta ha diversi piatti che ci intrigano, purtroppo non abbiamo più il coraggio di una volta e come Ponzio Pilato ce ne laviamo le mani dando fiducia all’unico Menu Degustazione esistente.

Baccalà, patate viola e battuta d’aglio al mortaio (♫♫)
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Pasta tiepida di ceci al farro, cozze Bouchot, prezzemolo e aglio (♫♫♫) img_0947.jpg

Triglia di scoglio, funghi freschi Porcini, aringa affumicata, pinoli e rosmarino (♫♫)
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Risotto di riso Carnaroli, pistacchi, capperi, limone e origano (♫♫♫♫, leggerissima mantecatura senza burro)
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Insalata di piccione, funghi freschi Porcini, cachi e salsa all’aglio (♫♫♫)
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Il sommelier si presenta baldanzoso al nostro tavolo con una bottiglia di Riesling Spätlese Mosel-Saar-Ruwer Kardinalsberg di Keifer-Roels (se non erriamo) dicendo che gli avevamo chiesto di abbinare qualcosa con il foie gras. Gli rispondiamo che probabilmente si sta confondendo con qualcun altro perchè noi il feagato non l’abbiamo in menu. Chiariamo in fretta la faccenda e lui, sempre di buon grado, decide di omaggiarci due calici di questa vendemmia tardiva.

Cogliamo l’occasione per un po’ di informazioni.
La classificazione dei vini tedeschi prevede un vino di qualità base (QbA) e sei vini con predicato.
-QbA (Qualitätswein bestimmter Anbaugebiet): Viene prodotto in una determinata zona di produzione con uve consigliate e/o ammesse in quella zona e deve soddifare specifici requisiti di qualità. Tante volte quando si parla di Qualitätswein intendono dire QbA.
-Kabinett: E’ il primo e più leggero dei vini con predicato. Oltre ad avere tutti i requisiti di un QbA deve rispettare la tipicità della sua categoria in base all’uva utillizzata e alla zona di produzione. L’uva utilizzata deve contenere un grado Oechsle minimo di 70/80a seconda della zona e della varietà. Sia secco, sia con residuo zuccherino.
-Spätlese ( = Vendemmia tardiva): Fa riferimento a una vendemmia effettuata in un momento più avanzato nell’anno rispetto ai QbA e Kabinett. Completamente diverso dalla tipologia italiana “Vendemmia Tardiva”, perché questa si riferisce normalmente a vini più corposi e glicerici o anche dolci. Una Spätlese non deve essere per forza né corposo, né dolce. Il momento della vendemmia deve garantire la raccolta di uve completamente mature e quindi con un più elevato grado Oechsle: 80/90. Sia secco, sia con residuo zuccherino.
-Auslese ( = Vendemmia selezionata): Si tratta di una raccolta selezionata effettuata a mano. I grappoli non maturi o danneggiati non devono essere utilizzati per la produzione di questi vini. Gli acini possono anche essere stati attaccati dalla muffa nobile. Grado Oechsle: 90/110. Sia secco, sia con rediduo zuccherino.
-Beerenauslese ( = Vendemmia di acini selezionati): Si tratta di una raccolta selezionata effettuata a mano che deve individuare solo gli acini sani e attaccato dalla muffa nobile o almeno sovvramaturi. Grado Oechsle: 125/150: Grado alcolico presente nel vino: minimo 5.5°.
Esiste solo la versione dolce, visto che il grado Oechsle è già talmente alto che sarebbe impossibile trasformare tutto lo zucchero naturale contenuto nell’uva in alcol. Vendemmia a fine ottobre/novembre.
-TrockenBeerenAuslese ( = Vendemmia di acini selezionati secchi): Si tratta di una raccolta selezionata effettuata a mano che deve individuare solo gli acini “asciutti”, cioè appassiti sulla pianta dovuto al momento avanzato della vendemmia e/o per l’attacco della Botrytis. Grado Oechsle: 150/154, Grado alcolico presente nel vino: minimo di 5,5 °.
Questi sono i vini più rari e costosi prodotti in Germania e vengono prodotti solamente in annate particolarmente favorevoli. Sono sempre dolci.
-Eiswein ( = Vino del Ghiaccio): Si chiama così perché al momento della vendemmia e della pressatura gli acini devono essere ghiacciati. La vendemmia avviene a temperatura sottozero (novembre/dicembre). Questo requisito porta ad una concentrazione naturale del mosto, perché la parte ghiacciata (in sostanza acqua) viene eliminata durante la pressatura.
Grado Oechsle: 110/128. Grado alcolico presente nel vino: minimo di 5,5 °. E’ sempre dolce.

Le classificazioni QbA, Kabinett, Spätlese e Auslese possono essere sia trocken (secco), sia con un residuo zuccherino. Le classificazioni Beerenauslese, TrockenBeerenAuslese e Eiswein sono sempre dolci.
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Torta di rose cotta al momento, cremino al Vov e limoni del Garda (♫♫♫♫♫, bomba calorica con squisito tortino caldo accompagnato da una buona crema ancora nel suo pentolino di rame)
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Dopo questo tipo di dessert non ci starebbe nulla, decidiamo di fare uno sforzo di fronte a
Fialetta di latte, grappa e vaniglia; tartufino di cacao amaro, dolcino alla ricotta e una mollica ai pistacchi
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Cucina moderna e personale quella dello chef Riccardo Camanini, persona che dimostra il proprio buon gusto anche nello scrupolo con il quale cura la presentazione dei piatti eliminando il superfluo.
Qui non si vuole strafare ma si vuole mostrare quanto di buono si può ottenere usando con dovizia i diversi ingredienti senza snaturarli.
L’asso nella manica è sembrato il dolce, davvero indimenticabile e iper-calorico.
Un servizio scrupoloso e non invadente sono le piacevoli note finali di cui disquisire. L’esperienza non lascia dubbi sulla sua validità a 360 gradi.
Torneremo di sicuro.
Cogliamo l’occasione del quarantennale del Festival di Woodstock per fare l’accoppiata ristorante-album (per contrapposizione Mercadini-style) con il fin troppo incontenibile genio chitarristico di JIMI HENDRIX che chiuse il festival con un provocatorio e psichedelico Star-Spangled Banner (l’inno nazionale americano). L’album da avere assolutamente è “Are you experienced?” (1967).

Paolo e Barbara

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 10:50 am on Giovedì, Agosto 13, 2009

Via Roma, 47
18038 Sanremo (Imperia)

Tel: 0184.531653
www.paolobarbara.it

Cucina: 42 / 50 (Per Kid 41, per Fancy un 43, quindi…)
Cantina: 8 / 10
Contesto: 2 / 5
Sala: 3 / 5
Gestione: 4 / 5
Servizio: 3.5 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 2 / 3
Coccole: 1 / 3
Dolci: 8 / 10
Caffetteria: 2.5 / 3
Presentazione piatti: 2 / 3

Bonus: 3
Extra: 0.5

TOTALE : 83.5 / 110

Costo: €€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Estate 2009
La vacanza è finita, si torna a casa ma prima abbiamo ancora una missione da compiere.
Si va a Sanremo, la zona è abbastanza trafficata ma non è troppo difficile trovare il parcheggio siccome non siamo sul lungomare.
L’esterno del locale non è particolarmente invitante e anche l’interno è un po’ “passatino”, luci flebili e tramp l’oeil marittimi alle pareti.
Ci dovrebbe essere anche una saletta al primo piano che in estate viene sconsigliata causa caldo.
Anche la mise en place, i tovaglioli e le sedie si attengono alla filosofia di gusto retro.
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La carta valorizza il territorio ligure, con il pescato della zona (i gamberi di Sanremo a farla da padrone) e gli ortaggi dell’entroterra.
Decidiamo di farci guidare
Menu Weekend d’Estate - Orto e mare in agosto - euro 65
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La carta dei vini è ben studiata, le bottiglie sono scelte da Barbara che si occupa anche di presentarle in sala.
Scegliamo una cosa della zona semplice semplice siccome ci aspetta un lungo viaggio per tornare a casa:
Vermentino Riviera Ligure di Ponente 2007 Doc Azienda Ruffino
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L’unico cameriere in sala ci porge il vassoio dei panini (veramente buoni): bianco, di farro biologico e alle olive taggiasche; grissini fatti in casa (erano un po’ stantii, si sentiva che erano buoni ma forse hanno subito un po’ di umidità) con lievito naturale e farine da agricoltura biologica macinate a pietra dal Mulino Marino Felice
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Sardenaira e Focaccia salvia
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Battuto di tonno aletterato all’olio di erba cipollina e succo di carote, Merlano arrotolato con uovo mimosa e caviale Calvisius, Gazpacho con gamberetti scottati,”Turtùn” di Castelvittorio con erbette spontanee (♫♫♫♫, grande escalation di sapori… il Turtun forse c’entrava un po’ poco col resto) bordighera-051.jpg

Sformatine di zucchine, fiori, bietole e ortiche con gamberetti di Sanremo (♫♫♫♫)
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Spaghetti di Gragnano con totanetti e melanzane, scorze di arancia un po’ piccanti (♫♫♫)
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Involtini di pesce spada in salsa di capperi e limoni (♫♫♫)
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Delizie estive: “Pesca melba”, Frollino e susine, Panna cotta profumata alla vaniglia di Tahiti e frutti rossi, Sorbetto al cioccolato con marmellata di albicocche e zenzero (♫♫♫)
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Piccola pasticceria
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Tutte le belle parole che si leggono su questo ristorante sono meritate al 100%.
Quello che si respira a tavola sono i sapori della Liguria, eccellenti materie prime che Paolo combina con esperienza.
Il pesce è scelto con oculatezza e le verdure provengono dalla loro azienda agricola “San Sebastiano” a Castelvittorio.
Non c’è voglia di correre rischi ma solo quella di offrire al cliente combinazioni che sono il frutto della tradizione rinvigorite dalle conoscenze di Paolo.
Il talento c’è, perchè i piatti hanno poesia ma è un estro discreto che ti conquista poco per volta.
La gentilezza in sala di Barbara rende la visita ancora più piacevole.
Note stonate, se si escludono le nostre diversità di vedute sugli arredi, non ce ne sono.
Non è una tavola per fan di Bottura, Scabin e altri acrobati dei fornelli ma un porto sicuro per chi cerca uno chef che abbia la padronanza della cucina regionale e la sappia arricchire. Al termine di questa esperienza ligure possiamo dire che se Il Palma di Alassio è l’inedito in cucina, Paolo e Barbara sono il convenzionale mentre l’Arco Antico si pone come anello di congiunzione tra i due.
La scelta musicale per questo ottimo locale guidato da una coppia dal gusto un po’ retro non può che ricadere su una coppia che ha costruito il proprio successo dando nuova vita a vecchi e dimenticati brani degli anni 50 e 60, oltre che a costruire un proprio sound unico ed inconfondibile da alcuni definito voodoo-billy. Non avete ancora capito a chi ci stiamo riferendo? Vi diamo un paio di indizi… Poison Ivy, vi dice niente? No, Batman non c’entra e non c’entrano nè i Rolling Stones nè i Coasters nè gli autori Jerry Leiber e Mike Stoller (i veri compositori della song Poison Ivy e di tante hit come Jailhouse rock, Stand by me e Hound dog)… Lux Interior? Ecco bravi, si, sono loro: i CRAMPS! Album da avere assolutamente “Songs the lord taught us” (1980).

Palma

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 9:59 am on Giovedì, Agosto 13, 2009

Via Cavour, 11
17021 Alassio (SV)

Tel: 0182.640314
www.ilpalma.com

Cucina: 42 / 50
Cantina: 7.5 / 10
Contesto: 4 / 5
Sala: 4 / 5
Gestione: 4.5 / 5
Servizio: 3.5 / 5
Mise En Place: 2.5 / 3
Pane: 2.5 / 3
Coccole: 2 / 3
Dolci: 7.5 / 10
Caffetteria: 2 / 3
Presentazione piatti: 2.5 / 3

Bonus: 2.5
Extra: 0

TOTALE : 86.5 / 110

Costo: €€€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Estate 2009
Alassio, la città del Muretto! Cavolo, ma è un misero muretto davvero… C’è qualche piastrella d’artista, la scritta Miss Muretto e una statua di due fidanzati. Vabbè la foto è d’obbligo.
La città è molto carina, peccato che dal lungomare non si veda niente causa gli stabilimenti balneari, la soluzione è andare sul molo e fare qualche scatto da lì!
La gita ci costa abbastanza cara, paghiamo 13 euro di parcheggio e, siccome le spiagge libere sono grandi quanto i nostri teli mare, ne dobbiamo investire altri 15 per un ombrellone e due lettini ai Bagni Nettuno (arrivando nel pomeriggio e essendo posizionati in una zona in cui il sole scompare presto non è poco).
Non pensiamoci e godiamoci il mare…
L’appuntamento serale dei villeggianti di Alassio è una terribile serata di piano-bar targata Jerry Calà, la nostra prevede una visita al ristorante di Massimo Viglietti.
Il Palma (come dice Kid “Il Ristorante Palma”) o La Palma (come dice Fancy “Ristorante La Palma”) è in un palazzo centrale di Alassio, a metà strada tra il mare e il muretto.
L’accoglienza è cortese e veniamo fatti accomodare nella sala d’attesa dove ci consegnano il menu da consultare.
Sembra di essere in attesa di essere convocati per un esame o una visita medica.
In realtà scopriamo non esistere una vera carta ma “solo” due menu degustazione:
Menu Tipico: 60 euro (più tradizionale e attaccato al territorio)
Menu Gourmet “Chiamiamole…….emozioni!”: 90 euro (dove la creatività la fa da padrona)
Sono entrambi molto intriganti ma decidiamo di provare quello più particolare!
A questo punto ci porgono la carta de vini. Onestamente l’abbiamo trovata un po’ difficile da consultare, i vini sono divisi più in base alle loro caratteristiche che in base ai luoghi di provenienza. Lo chef ci spiega che ha scelto principalmente bottiglie che si possano accompagnare al suo tipo di proposta e che la decisione spetta solo alle nostre preferenze tra un vino più fruttato o uno più minerale o… insomma una cantina cucita su misura. Tra le tante singolari bottiglie optiamo per un
Carlaz Vermentino “Sur Lie” 2006 (Carlaz era il soprannome del magnate del marmo Carlo Andrea Fabbricotti, questa bottiglia infatti viene dalla zona tra la Val di Magra e le colline carraresi, il vino viene affinato sui propri lieviti = sur lie per circa 9 mesi, la produzione è limitata a circa 2000 esemplari).
Il vino verrà poi versato in questa specie di teiera pappagallo.
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Finalmente ci fanno accomodare in sala…

Ambiente con personalità.
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La mise en place è in omaggio a Uri Geller
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Le opere appese al soffitto sono un omaggio alla stravaganza e denota ammirazione per l’arte di Dalì (la luce non è la più adatta per le fotografie ma crea l’atmosfera giusta) imgp2721.jpg

Nel complesso la sala è ben lontana da certi ambienti anonimi o stereotipati
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La compagna di Viglietti passa per riempirci il piattino del pane (focaccia alle olive taggiasche; scalogno e bacon; pomodoro, acciughe e origano), durante la serata ripasserà diverse volte perchè data la bontà sparivano subito.
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Si inizia subito a fare sul serio:

…….il nostro benvenuto (♫♫; robiola, gelatina di mele, maggiorana, limone e sgombro affumicato)
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Finocchi in passata, riduzione di coca-cola, caviale “malossol” (♫♫♫; Andrebbe indicato il tipo di caviale siccome il malossol non è nè una marca nè uno storione ma una delicata salagione per le uova più pregiate)
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“Tartare” di palmita e salsiccia, verdurine scottate, pepe rosa girato nel cioccolato (♫♫♫♫)
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Farro perlato, pangrattato all’aglio e olive, gambero in leggera frittura, consommè di pesche allo “shaker” (♫, la pesca fredda e molto persistente riduce all’anonimato un piatto di ottima costruzione)
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Cappasanta spadellata, coscia d’anitra confit, leggera ratatouille (♫♫♫♫) imgp2744.jpg

Salmone marinato, raviolino di foie-gras, anguria spadellata, riduzione di Porto, yogurth
per terminare (♫♫♫♫)
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(+) Acciuga sottosale, Campari orange e Formaggio di Capra (♫♫♫)
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(+) Sorbetto Pompelmo e Piselli (♫♫♫)
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Fragole, mozzarella e basilico, mini brioche (♫♫♫)
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(+) Cioccolato a scoppio e barbabietola rossa, Palloncino forato di crema, marmellata di albicocca e purea di mele (♫♫)
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…… finish
(+) = non ufficialmente nel menu.

Questa volta vale la pena anche una foto alla tazzina del caffè
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L’imprevedibilità e le spigolosità del bravo chef Massimo si rispecchiano in ogni dettaglio del ristorante.
La leggenda vuole che la famiglia Viglietti si alterni nella cucina di questo locale da quasi cento anni, il punto più alto in fatto di riconoscimenti fu la seconda stella Michelin che purtroppo è andata persa nel 2001 (così dicono) in seguito ad una discussione con alcuni ispettori della guida piuttosto permalosi e vendicativi.
Per la prima volta in tutti questi anni siamo riusciti a fare una chiacchierata veramente piacevole con uno chef, parlando non solo di cucina ma anche di musica e fumetti.
Massimo Viglietti è un tifoso del Genoa (vedi tatuaggio), appassionato di Corto Maltese (il suo orecchino ne è la riprova) e collezionista di dischi in vinile (da Mike Oldfield a Nick Cave passando per Giovanni Lindo Ferretti e De Andrè) tanto da lamentarsi di non poter mettere certa musica come sottofondo nel ristorante.
Insomma, detto in parole povere, è un gran nerd (=più o meno un secchione, nel caso qualcuno non avesse mai visto “La rivincita dei Nerds” ndRGTR), di quelli che al Liceo “limonano” poco ma si arricchiscono intellettualmente. Un po’ come noi!
Tutte queste conoscenze l’hanno reso un uomo molto sicuro di sè e immaginiamo non sia difficile scontrarsi quando non gli si da ragione (ci stiamo ricollegando alla faccenda “seconda stella” e a ciò che è successo a noi - vedi P.S.). Onestamente è una sensazione che abbiamo percepito dai discorsi fatti.
La cucina è frutto di una mente tormentata, di un cuoco che vuol scoprire i propri limiti e capire fino a dove può spingersi con la fantasia.
Tutti i piatti sono giocati su forti contrasti, tante improbabili “punte” in cerca di equilibrio e nel 90% dei casi lo trovano.
Proposta audace, ben costruita e di sicuro appeal che viene completata dalle tante attenzioni riservate alla clientela in sala.
Un dubbio sulla validità delle scelte in cucina nasce ragionando sul fatto che, al cospetto dell’armonia ottenuta nelle pietanze, possa non restare nella memoria il gusto di esse cioè, ci spieghiamo meglio, creando sapori “nuovi” si stupisce il cliente mentre degusta ma difficilmente si riesce a farlo innamorare di un piatto come può capitare con preparazioni dai sapori più ortodossi.
Altro dubbio che ci sorge. Facciamo un esempio così ci capiamo meglio. Andiamo una volta e proviamo il menu Gourmet, torniamo la seconda volta e assaggiamo quello Tipico e la terza? Andiamo probabilmente da un’altra parte.
Il limite di non avere una carta è questo, immaginiamo che i menu siano in continuo cambiamento e che così facendo si voglia far conoscere la filosofia del ristorante ma pensiamo anche che un cliente abbia il diritto di essere libero nello scegliere e di non essere imbrigliato nel percorso (seppur perfetto) creato da uno chef.
Terzo e ultimo dubbio, in una località di mare questo ristorante ha una proposta che non invita il turista che voglia mangiare piatti di pesce “tradizionale”, probabilmente non è la clientela che cercano i Viglietti, ma in un periodo di crisi sono aspetti da considerare.
Detto questo, in un’epoca fatta di copie e cloni, di inutili remake cinematografici, di orrende cover di vecchi brani musicali, di incapaci “figli di”, di patetiche repliche di vecchie auto fatte per chi vuol far il “personaggio” ma senza esagerare per non rischiare di essere emarginato (per avere una Cinquecento d’epoca serve passione e competenza, per averne una nuova bastano “due” soldi e la voglia di essere alla moda),… ringraziamo il Signore che ci sia ancora chi rivendica la propria unicità e mostri personalità nonostante questo comporti il rischio di essere inviso alla massa.
Abbiamo sottolineato alcuni aspetti discutibili de Il Palma ma non vorremmo che passasse il messaggio sbagliato, questo ristorante è sicuramente tra i più azzeccati esempi di cucina “rivoluzionaria” dove l’ingegnosità dello chef lotta contro il codificato e converge nella ricerca di nuove e uniche combinazioni.
La scelta musicale non può che cadere su una band che lo stesso chef ci ha detto di amare ovvero gli EINSTURZENDE NEUBAUTEN. Tra l’altro anche la cucina di Viglietti si può accostare alla musica della band tedesca in quanto entrambi non hanno avuto mai paura di sperimentare. “Halber Mensch” del 1985 è sicuramente la vetta più alta toccata dalla industrial-noise band di Blixa Bargeld!

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P.S. (Kid talks…)
Non ho litigato con lo chef, anzi.
Una persona con un altro carattere, più arrogante, forse lo avrebbe fatto.
Mi ha dato un po’ fastidio quando gli ho detto che ascoltavo “Punkrock” e mi ha risposto con sufficienza “Ehhh, già dato!”.
Capisco sia una cosa detta di fretta mentre si lavora in sala ma è uno dei tanti commenti superficiali che mi tocca sentire troppo spesso.
Stupisce ancora di più se fatta da un appassionato di fumetti, un’arte bistrattata e considerata di serie B perchè non conosciuta da tanti supposti intellettuali. Sicuramente tra 100 anni si parlerà ancora di Alan Moore o Garth Ennis e non di Faletti o della Tamaro.
Prendo spunto da questa cosa per fare un discorso più ampio.
Innanzitutto è sbagliato dare per scontato che se uno dica di ascoltare punkrock si intenda che ami per forza certi gruppi, che ne so Clash, Sex Pistols e Ramones?! Mi stai etichettando senza conoscermi, ad esempio io non sopporto i Clash dal secondo disco in avanti e li trovo anche poco “punk” a livello di sound. Purtroppo, penso di poter condividere il mio amore per questo genere con poche migliaia di persone al mondo e questo non perchè sia un genio (incompreso) ma perchè nel tempo sono riuscito ad entrare nel “cuore della bestia”. Sono oltre venti anni che mi occupo della scena musicale underground e credo di poter affermare che se c’è un genere che abbia la possibilità di aprire la mente sia proprio questo. Basta con lo stereotipo del punk puzzone da centro sociale. Tralasciando il fatto che molti gruppi di successo della scena punk-rock come Black Lips, Fucked Up e Reigning Sound siano emersi da questi ambienti vorrei concentrarmi su altro.
Troppe persone pensano che il punk oggi non esista o sia limitato alle cose che si vedono in TV o a quattro scemi con la cresta colorata vestiti di stracci che girano per le nostre strade, in realtà è un genere ancora vivo e, per sua sopravvivenza, molto chiuso in se stesso (non purtroppo ma grazie a dio).
Si potrebbe considerare quasi una casta di illuminati quella dei seguaci di questo genere, gente che produce/compra/vende ancora dischi in VINILE (si, esistono ancora, serve solo la voglia di cercare perche sono spesso limitati a poche centinaia di copie) e tenta di mantenersi a debita distanza da logiche troppo commerciali.
Personalmente mi sono avvicinato a questo genere passando la mia adolescenza tra metal (Metallica, Sepultura e Pantera) e rock rumoroso (Sonic Youth, Birthday Party, Naked City, Merzbow e Chrome Cranks), tra musica italiani (CCCP, Guccini e Litfiba) e straniera (Velvet Underground, Sonics, Hendrix, Primus e Jerry Lee Lewis) ma non mi sono fermato alla superficie.
Ascoltando un gruppo come i Ramones si scopre che la band di New York ha suonato brani di tantissimi gruppi:

7 And 7 Is (Love)
Any Way You Want It (Dave Clark Five)
Baby, I Love You (Ronettes)
California Sun (Rivieras)
Can’t Seem To Make You Mine (Seeds)
Come On Let’s Go (Ritchie Valens)
Do You Wanna Dance? (Bobby Freeman)
Have You Ever Seen The Rain? (Creedence Clearwater Revival)
I Can’t Control Myself (Troggs)
I Don’t Wanna Grow Up (Tom Waits)
I Love You (J.Genzale) (Johnny Thunders And The Heartbreakers)
Indian Giver (1910 Fruitgum Company)
I Need Your Love (Boyfriends)
Journey To The Center Of The Mind (Amboy Dukes)
Let’s Dance (Chris Montez)
Little Bit O’Soul (Music Explosion)
My Back Pages (Bob Dylan)
Needles And Pins (Searchers)
Out Of Time (Rolling Stones)
Palisades Park (Freddy Cannon)
R.A.M.O.N.E.S (Motörhead)
The Shape Of Things To Come (Max Frost & The Troopers)
Somebody To Love (Jefferson Airplane)
Street Fighting Man (Rolling Stones)
Substitute (Who)
Surfin’ Bird (Trashmen)
Surf City (Jan and Dean)
Surfin’ Safari (Beach Boys)
Take It As It Comes (Doors)
Time Has Come Today (Chambers Brothers)
When I Was Young (Animals)

Le conoscenze, se uno ha voglia di applicarsi, si ampliano in un attimo.
Quello che abbiamo fatto con i Fratelloni si potrebbe fare con tantissimi altri gruppi delle più disparate epoche.
Joey e soci ci aiutano a scoprire il surf (Rivieras, Trashmen,…) e la scena garage/R&B degli anni 60 (Music Explosion, Animals,…), la musica di altre band newyorkesi di fine anni 70 (Heartbreakers, Boyfriends,…) e via discorrendo con Who, Dylan, Waits e Motorhead.
Approfondendo il discorso surf (una nicchia più chiusa di quella garage) prima ti imbatti in maestri come Link Wray, Davie Allan, Remains, Ventures, (Original e/o) Surfaris, Ronny & the Daytonas, Bruce Johnston, Jerry Cole e Dick Dale poi in band come Impala, Untamed Youth, Man Or AstroMan, Mummies, Shadowy Men on a Shadowy Planet, Los Straitjackets e Boss Martians che negli anni 90 hanno tenuto vivo il sound.
Il punkrock mantenendo intatta la sua genuinità si presenta sotto molte forme. Ce ne è uno più di pancia rappresentato da gruppi tipo Exploited o Casualties che, dal mio punto di vista, non hanno la capacità di allargare l’orizzonte ma rispondono alle esigenze della rabbia giovanile, col difetto di stufare in breve tempo perchè troppo chiusi in certi stilemi musicali e look aggressivi.
Su un altro livello siamo col cosiddetto garage-punk, che offre una più vasta gamma di sonorità, si trovano band che pescano nel repertorio blues come Gun Club o Gories, altre nel jazz/funk come Minutemen, altre ancora più “psych” tipo i Wipers e non ultime quelle più legate al Rock’n'Roll tipo Devil Dogs. (Che sia chiaro che ho voluto farla breve…)
Anche pensando ai nostrani Litfiba, se non ci si ferma a El Diablo, possiamo studiare il loro background new-wave e scoprire prima i fiorentini Diaframma, Pankow e Neon poi la scena di Pordenone col Great Complotto (Andy Warhol Banana Technicolor, 001 100 111 100 011 001 011 100,…) ed infine Rats (quelli che poi diventeranno Indiani Padani), Gaznevada o Elektroshock con un successivo passaggio all’estero per Joy Division (e Warsaw), Talking Heads, Devo, Suicide, Cocteau Twins, Stranglers, Ultravox, ecc.
Se siete curiosi su internet c’è un super database garage-punk tale www.grunnenrocks.nl dove, tanto per farvi una dimostrazione, trovate oltre 3.000 etichette discografiche indipendenti e quasi 13.000 band che hanno animato la scena negli ultimi 20 anni.
Andando invece su www.lipstickkillers.com/comphell/theinsides.html scoprirete un mondo dedicato alle band minori della scena punk/hc di fine anni 70, con gruppi che magari hanno fatto un solo singolo nel 1977 ma sono adorate come divinità dagli appassionati del genere.
Un gruppo come i Rocket From the Tombs (1974) è considerato basilare in ambiente punk pur non avendo mai inciso un album (si trova qualche bootleg) perchè ha generato (tra le altre) alcune band culto come Pere Ubu, Frankenstein, Dead Boys, Lords of the New Church e Wanderers!
Quindi prima di scansare con supponenza una qualsiasi “realtà” sarebbe meglio conoscerla approfonditamente.
La storia del rock non si è chiaramente costruita su MTV (Tokyo Hotel, Take That e Jennifer Lopez) ma non è neppure fatta solo di classici (Beatles o Rolling Stones, Motorhead o AC DC, U2 o REM) o (indie) rock per “alternativi” -chissà a cosa- (Bjork, Arctic Monkeys, Strokes, Makeout Party o Babyschifoshambles).
Se vi ho stimolato, iniziate pure dando un occhio all’opera del vecchio Piero Scaruffi: www.scaruffi.com/music/groups.html).
E che sia chiaro, quando una band su MTV farà un video con Savage dei Fun Things sarà la volta buona che smetteremo di ascoltare musica.
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Arco Antico

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 4:40 pm on Mercoledì, Agosto 12, 2009

Piazza Lavagnola, 24
17100 Savona

Tel: 019.4500951
www.ristorantearcoantico.it

Cucina: 41 / 50
Cantina: 8 / 10
Contesto: 1 / 5
Sala: 3.5 / 5
Gestione: 3 / 5
Servizio: 3.5 / 5
Mise En Place: 2.5 / 3
Pane: 2 / 3
Coccole: 1 / 3
Dolci: 8 / 10
Caffetteria: 2 / 3
Presentazione piatti: 3 / 3

Bonus: 3
Extra: 0

TOTALE : 81.5 / 110

Costo: €€€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Estate 2009
Il progetto per l’estate 2009 era quello di mettere a ferro e fuoco la Liguria, e così è stato.
Abbiamo deciso di iniziare con uno dei locali più premiati degli ultimi anni, lo chef Flavio Costa dopo aver ricevuto la Stella delle Guida in red ha scalato le graduatorie regionali di Espresso e Gambero Rosso, piazzandosi ovunque tra i primi posti.
Nel 2009 oltre a festeggiare i dieci anni di attività, ha deciso di sposarsi e avere un bambino.
Complimenti e auguri!
Per celebrare al meglio tutti questi eventi ha creato un menu “Best of…”:

“In Dieci Anni” (€ 100.00 o € 160.00 con abbinamento vini)

Crema di zucchette trombette all’extravergine con seppie al nero e scorzette di limoni candite (1999)
Biancomangiare salato con cuore di bagnacauda solida (2008)
Novellame ligure su zuppetta di peperoni dolci e olio alle spezie (2006)
Frittino delpeschereccio con verdure e frutta in leggero agrodolce piccante (2004)
Triglie, foie gras, scalogni caramellati, misticanza e salsa agrodolce allo sherry (2000)
Ortaggi con salsa al martini dry e tartufo nero (2009)

Cappelletti di pomodoro confit con brodo denso di parmigiano e guanciale croccante (2002/2008)

Tonnetto nostrano scottato al coriandolo con salsa al Rossese e verdure saltate (2002)

Dolce quello che volete

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Scopo del nostro viaggio è però un’altra cosa ovvero la 6° Edizione di “Tremagli, Orti & Bollicine”.
Cos’è chiederete voi. E’ presto spiegato. Ogni lunedì dal 29 Giugno al 31 Agosto viene creato un menu speciale in base al pescato fresco di giornata del peschereccio Malù di Luigi Sciortino, condito con verdure di zona e abbinato con una bottiglia di prestigiose bollicine.
La rassegna nel dettaglio:
29 Giugno “Montenisa” 80.00
6 Luglio “Egly-Ouriet” 100.00
13 Luglio “Billecart Salmon Rosè” 120.00
20 Luglio “Rodez” 100.00
27 Luglio “Dom Perignon” 160.00
3 Agosto “Feudi di San Gregorio Rosè” 80.00
10 Agosto “Krug” 180.00
17 Agosto “Jacquesson” 100.00
24 Agosto “Philipponnat” 100.00
31 Agosto “Montenisa” 80.00

Nella nostra ingenuità pensavamo di trovarci sul lungomare e di vedere arrivare il pesce dalle finestre, in realtà l’Arco Antico si trova in una zona dormitorio lontana dal centro e dal mare di Savona.
La due sale sono di un sobrio giovane così come la mise en place, peccato che incominci ad essere intaccata dalla muffa e che ci siano alcuni fastidiosi moscerini. Dannata umidità!
Abbiamo modo di dare un rapido sguardo alla carta dei vini, di buona profondità e con una particolare attenzione al sottovalutato territorio ligure.
“Purtroppo” noi abbiamo già il vino in abbinamento: Dom Perignon “Vintage 2000″ Epernay NM (50% Chardonnay, 50% Pinot nero)

Per chi non lo sapesse (e siccome abbiamo dovuto studiarlo ve lo diciamo) la sigla NM significa Négociant Manipulant ed indica un produttore che acquista uve, mosti o vini e quasi sempre coltiva anche propri vigneti, elaborando Champagne in locali di sua proprietà. In questa categoria rientrano le grandi maison famose nel mondo.
Altre sigle che potreste trovare sono:
-RM (rècolant-manipulant): Chi coltiva le proprie vigne, raccoglie le proprie uve ed elabora i proprio vini. Si tratta di un gran numero di produttori, solitamente medio-piccoli, che producono e commercializzano circa un terzo della produzione totale di Champagne.
-RC (récoltant-coopérateur): Chi coltiva le proprie vigne e conferisce le uve ad una cooperativa che elabora e commercializza, oppure dalla quale ritira l’equivalente delle uve consegnate sotto forma di vini o bottiglie da commercializzare in proprio.
-CM (coopèrative de manipulation): Una cooperativa alla quale i soci conferiscono le proprie uve e che provvede all’elaborazione e commercializzazione dei vini.
-SR (société de récoltants): Vigneron della stessa famiglia che si sono uniti per mettere in comune le uve ed elaborare il vino, usufruendo di più ampie possibilità di assemblage e commercializzazione.
-ND (nègociant distributeur): un negoziante che acquista, etichette e commercializza bottiglie elaborate dal venditore.
-R (récolant): Chi coltiva le vigne e fa elaborare da altri per poi commercializzare in proprio.
-MA (marque d’acheteur o marque auxiliaire): Quando la marca non appartiene a chi elabora lo Champagne ma appartiene all’acquirente (es. Fauchon, Maxim’s). Può trattarsi anche di una marca ausiliaria rispetto a quella principale, elaborata per esigenze particolari o commerciali dell’acquirente o del venditore.
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Iniziamo col dire che c’è un piattino con dei buoni panini al tavolo (non ci spiegano cosa siano ma se non erriamo uno era il classico “white” e l’altro più che di basilico sapeva proprio di pesto).
Degustiamo un Olio “esclusivo” prodotto dal frantoio Sommariva di Albenga per l’Arco Antico.
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Il nostro percorso degustazione prevede:

Frittino con scabeccio di verdure e salsa di lamponi
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Crema di zucchette trombette, seppie al nero e scorzette di limoni candite
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Palmita appena scottata su leggera panzanella
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Hamburger di cavalle con zabaione di pomodoro, cipolla…
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…e patatine fritte
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Spaghetti freschi alla chitarra con fondente di pescatrice e crema di mozzarella affumicata
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Nasello arrosto su spuma di patate, crema di taggiasche e pomodori confit
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Pesche bianche leggermente sciroppate, il loro sorbetto, salsa al curry e tegola croccante -in abbinamento un calice di Malvasia passita Colli Piacentini Il Negrese-
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Piccola pasticceria
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Non ci siamo sentiti di dare i nostri giudizi/consiglio ai piatti perchè pensiamo che questo menu sia un unicum e che difficilmente dovreste trovare questi preparazioni in carta.
Il livello delle preparazioni è costantemente medio-alto e raggiunge il climax con la crema di zucchette, l’hamburger e gli spaghetti.
La parte visiva ha sicuramente una gran importanza per lo chef e non da meno è la volontà di non far passare in secondo piano i sapori genuini dei singoli ingredienti.
Cucina che ci saremmo aspettati più spavalda e destabilizzante invece, nonostante una connotazione moderna, il piatto della bilancia pende decisamente verso la tradizione.
Il servizio è essenziale ed è gestito dalla moglie (incinta) e dalla mamma di Flavio (se la fisionomia non ci inganna, una di quelle belle mamme di una volta!) con l’aiuto di un cameriere (che, secondo noi, girovaga tanto ma in definitiva conclude poco).
Passiamo alle note negative (muffa e moscerini a parte) che, anche in questo caso, sono infinitesimali e di conduzione della serata.
Non abbiamo individuato la figura del sommelier e non c’è nessuno che si occupi di versare le bevande al tavolo, con lo champagne in ammollo nella glacette sarebbe stato un gesto gradito che lo servisse qualcuno.
Il sottopiatto è una simpatica mattonella, peccato sia lucida e scivolosa così quando cerchi di tagliare qualcosa il piatto parte a destra e sinistra.
Lo chef viene in sala e si intrattiene con un tavolo di clienti abituali (beve champagne con loro e chiacchiera amabilmente per una buona mezz’oretta), non c’è niente di male ma potrebbe fare lo sforzo di scambiare quattro parole anche con gli altri tavoli, soprattutto con chi si fa due ore di macchina per conoscere la sua cucina. Anche al momento di andar via non c’è nessuno che ci accompagni alla porta o che ci venga a salutare, e il ristorante non era affatto pieno.
Non ci sentiamo particolaremente frustrati da queste cose, non siamo dei gran parlatori e non ci piace neanche avere lo chef sempre al tavolo ma questi atteggiamenti li mettiamo in evidenza perchè sono quelli che fanno da spartiacque tra un locale “provinciale” e uno di grande livello.
L’Arco Antico farà strada perchè c’è la giusta attitudine in cucina e margini di miglioramento (soprattutto nel servizio) e noi ci ripromettiamo di tornare per testarlo su un menu già collaudato, comunque l’impressione che ci ha lasciato è positiva.
Accostamento musicale per assonanza col nome e per la capacità di unire vecchia scuola e modernità con il glam anni 70 rivisitato in chiave pop-rock moderna degli ARK di “We Are the Ark” (2000)!

Ringo

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 5:40 pm on Martedì, Agosto 11, 2009

Via Brescia, 41
25039 Travagliato (BS)

Tel: 030 660680

Cucina: 34 / 50
Cantina: 7.5 / 10
Contesto: 1 / 5
Sala: 3 / 5
Gestione: 3.5 / 5
Servizio: 2.5 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 1 / 3
Coccole: 0 / 3
Dolci: 6.5 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 1 / 3

Bonus: 1.5
Extra: 0

TOTALE : 64.5 / 110

Costo:

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Estate 2009
Alcuni amici del bresciano ci hanno parlato per mesi di questo ristorante di pesce dal nome quasi ridicolo per poter essere un posto in cui si mangia bene.
Sentiamo puzza di fregatura ma decidiamo di andare.
Scopriamo che in origine, in questa piazzetta alle spalle di un distributore di benzina, c’era davvero una pizzeria ma che negli anni si è trasformata.
Il vecchio titolare Claudio Rango ha lasciato spazio al figlio Flavio ma non è cambiata la filosofia.
Non esiste un menu ma un foglio in cui troverete solo pesce di freschezza garantita.
La cantina è in grado di soddisfare anche i palati più noiosi, c’è tanta Francia (soprattutto bollicine e Borgogna) ma non manca logicamente la Franciacorta e qualche altra chicca pescata in giro per la penisola.
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La sala, la mise en place e il servizio rispondono tutti a due sole parole: semplicità e cura.
La sequenza dei piatti che arrivano dalla cucina è casuale.
Ecco che arrivano le portate:

Fritto di calamaretti (♫♫)
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Piovra con patate (♫♫)
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Carpaccio di tonno con condimento a base di oliva taggiasca (♫♫♫)
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Crostini di pesce spada (♫♫)
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Capasanta gratinata (♫♫♫)
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Spaghettino misto pesce (♫♫♫)
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Crema catalana, Tiramisu, Panna cotta e Tortina (♫♫♫)
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I piatti proposti non sono creati da uno di quei geni dei fornelli usciti dall’Alma di Colorno (che dono l’ironia, è?) ma sono equilibrati e gustosi, presentazione onorevole e la freschezza del pescato (domenicale) l’abbiamo trovata addirittura superiore a quella di certi bistellati.
L’unico neo sono stati gli spaghetti, decisamente appetitosi ma a lunga digeribilità.
Ragionando un po’ sui costi.
Con 40 euro ti fai il rendez-vous di antipasti, con 45 euro mangi anche un primo e con 50 grigliata e dessert.
Viene da sè che convenga mangiare tutto me c’è l’inconveniente che frittura, patate e pane hanno la caratteristica di riempire parecchio, quindi solo gli stomaci più allenati riescono ad affrontare tutto il viaggio.
Chiamatela se volete strategia di mercato.
Per un locale che si chiama Ringo serve la musica di un maestro delle colonne sonore Western come il MORRICONE di “The Good, the Bad and the Ugly” (1966)!

Palabrauhaus

Archiviato in: Altri locali, Enoteche, Pub & co., Recensioni — admin at 5:28 pm on Martedì, Agosto 11, 2009

Via A. Kupfer, 57
25036 Palazzolo sull’Oglio (BS)

Tel: 030.7402914
www.palabrauhaus.it

-Qualità: 6.5 / 10
-Posizione: 1 / 5
-Ambiente: 3 / 5
-Personale: 2 / 5
-Appeal: 4 / 5

Rapporto qualità / prezzo: B

TOTALE : 16.5 / 30

Ultima visita: Estate 2009
Breve excursus tra i pub rock del bresciano.
Per gli amanti delle bionde (quelle che si bevono non Pamela Anderson, che brutta battuta! Ho i brividi…) è imperdibile la visita a questo gigantesco capannone che altro non è che una vera Fabbrica Della Birra in cui si possono gustare le loro classiche Bionde (Hell), Weiss o Doppio Malto (ambrata) accompagnate da panini, bruschette, taglieri di salumi e formaggi, fritti vari, dolci, ecc.
Per i rocker più giovani cresciuti a pane e Motorhead consigliamo una visita nell’onestissimo ROCKERS PUB (Piazza Roma, 48 - Palazzolo sull’Oglio), per i devoti al Re di Tupelo è d’obbligo l’aperitivo all’ELVIS CAFE’ (Via IV Novembre 3 - 25031 Capriolo - Tel: 348.8413933) ed infine i veri Biker trovano sempre un tavolo al PORKY’S BAR (Via Marengo 72 - 25032 Chiari).
D’estate è fisso l’appuntamento, nonostante suonino solo inutili cover band, alla festa del BIERBAUCH (Via dello Zino, 40 - 25033 Cologne - Tel: 0307050555).
In autunno diventa rock per un weekend anche la discretamente fornita ENOTECA CARAVAGGI (Via Brescia, 27/29 -, 25032 Chiari - Tel: 0307000245‎) quando organizza un weekend di degustazione vini “aggratis”! Un applauso per la parola gratis! Visto che non viviamo solo di Marchesi, Santini e Alajmo?
L’ultima volta che siamo stati al Palabrauhaus c’era sul maxi-schermo un contest di culturisti quindi non ci resta che consigliarvi “III: How the Gods Kill”, terzo disco solista di quel palestrato di Glenn DANZIG (ex-Misfits), tra i Doors più blues e i Black Sabbath meno heavy!
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Da Vincenzino

Archiviato in: Altri locali, Pizzerie, Recensioni — admin at 4:20 pm on Martedì, Agosto 11, 2009

Via Marconi, 26
18012 Bordighera

Tel: 0184.261435

-Qualità: 8 / 10
-Posizione: 1 / 5
-Ambiente: 1 / 5
-Personale: 2 / 5
-Appeal: 4 / 5

Rapporto qualità / prezzo: B

TOTALE : 16 / 30

Ultima visita: Estate 2009
Cosa ci facciamo a Bordighera? Niente, scrocchiamo la casa di un nostro amico nobile decaduto per una settimana.
Bordighera è un ottimo punto di partenza per visitare sia il ponente ligure che la Costa Azzurra (Nizza, Cannes, Juan Les Pins, Menton, Saint Tropez, Eze, Saint Paul de Vence…).
Ci sarà da divertirsi…
Il primo posto che abbiamo visitato su suggerimento di alcuni internauti è stato questo Vincenzino.
Il locale è al limite del fatiscente, la veranda estiva è spartana ma la pizza è veramente buona (lo si intuisce già dalla carta che ne prevede solo 8 tipi).
La pizzeria è sempre piena e il titolare avverte che se vuoi sederti dovrai aspettare almeno un’ora prima di mangiare.
La pazienza non ci manca e saremo premiati con un’ottima Margherita nè alta nè bassa ma veramente ricca e sostanziosa, tanto che ne basterebbe una per due persone!
Ci sentiamo di consigliarvi questo localino, nonostante sia di uno Juventino, nella speranza di non essere stati accecati dalla fame cresciuta nell’attesa.
L’appeal sta nell’ottima interpretazione della pizzeria di una volta.
Siccome in tanti altri posti abbiamo assaggiato solo poche cose non ci sembrava il caso di creare una recensione vera e propria così sotto troverete un elenco di locali in cui abbiamo pasteggiato durante i pochi giorni di relax a Bordighera.
-Ristorante Chez Louis (Corso Italia, 30): Spaghetti alle vongole e pigato e linguine la pesto con acqua (spesa globale sui 30 euro); cucina discreta, ambiente moderno (con spazio all’aperto) e servizio incapace di gestire le sale. Perenne stato di agitazione del personale anche quando non ce ne sarebbe motivo. Su tutto spicca l’eccentricità del titolare (voto 2 pallini e mezzo su 5)
-Gelateria Job’s (Via Vittorio Emanuele, 121): Caffè Illy sempre buono, brioches e gelati appena discreti (2 pallini sui 5)
-Bar Centrale (Via Vittorio Emanuele, 177): carino il locale e paste superiori alla media (3 pallini sui 5)
-Bar 0184 (Corso Italia, 6): della serie vogliamo fare i moderni da aperitivo, e le colazioni? “chissenefrega”! (1 pallino sui 5)
-Bar Nadia di Massacesi Alvaro (Via Vittorio Emanuele, 163): il bar “classico” frequentato soprattuto dagli indigeni, proposta discreta e variegata (2 pallini sui 5)
-Caffè Masini (Via Vittorio Emanuele, 97): piacevole atmosfera familiare e prodotti di routine (2 pallini sui 5)
Ci sono diversi baretti sul Lungomare Argentina ma abbiamo preferito evitare, se non per un gelato da asporto (non un granchè) o una bibita.
Se volete un po’ di focaccia ligure o sardenaira vi consigliamo:
Pasticceria Panetteria La Moderna (Via Vittorio Emanuele, 101)
oppure in seconda posizione:
St. Ampelio Pane (Via Vittorio Emanuele, 135).
Come dimenticare il nostro WC-stop in un locale che sprizzava quella “simpatia” tipicamente francese come l’elegante e pretenzioso Edmond’s Bar (87 Avenue du 3 septembre, Cap D’Ail - www.hotel-edmonds.com), caffè al banco a 1.60 euro, era meglio tenere la pipì fino a casa.
Ci siamo consolati prendendo un po’ di pane alla LE PETRIN RIBEIROU BOULANGERIE (91 Avenue du 3 septembre, Cap D’Ail), pasticceria e forneria ben fornita con tanto di macchinari in bella vista.
Colonna sonora per questa gita tra Francia e Italia il lieve folk-pop-rock dell’anglo-indiano PETER SARSTEDT, un incrocio tra Donovan e Cat Stevens, che nel suo album del 1969 include la hit “Where Do You Go My Lovely?” (riportata in auge dal film “Il treno per il Darjeeling” di Wes Anderson) nella quale viene citata la cittadina di Juan Les Pins.
Sotto la vista dalla nostra cucina di Bordighera vecchia.
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Le Chaudron

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 4:10 pm on Martedì, Agosto 11, 2009

Piazza Bengasi, 2
18012 Bordighera (IM)

Tel: 0184.263592

Cucina: 35 / 50
Cantina: 7 / 10
Contesto: 3 / 5
Sala: 4 / 5
Gestione: 3 / 5
Servizio: 2 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 1 / 3
Coccole: 0 / 3
Dolci: 5.5 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2 / 3

Bonus: 2
Extra: 0.5

TOTALE : 68 / 110

Costo:

Rapporto qualità / prezzo: A\B

Ultima visita: Estate 2009
Ristorante dalle belle sale con mattone a vista che in estate dispone di una curata veranda estiva.
Siamo in un piazzetta tra la strada principale di Bordighera e la ferrovia che costeggia il lungomare, ma di rumore di traffico non se ne sente un granchè.
La carta offre il pescato della zona e qualche soluzione carnivora, la cantina è passabile per un locale a caccia di riconoscimenti.
Ci fermiamo in strada a consultare la carta, troviamo un paio di menu degustazione per la gioia dei gourmet di passaggio mentre per i turisti più sbrigativi c’è un pratico Menu Bordigotto (vedi foto sotto, poca spesa/molta resa).

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Leggiamo la lavagnetta, siccome abbiamo poca fame e pochi soldi decidiamo che è quello che fa per noi.

Ad attenderci nel ristorante c’è questa signora biondissima super-abbronzata, strizzata in una tuta nera e con un po’ di balconata in mostra che fa tanto Romagna felliniana.
Del servizio in sala se ne occupa lei, si vede che ha esperienza ma è un po’ svogliata.
Ci viene portato il pane (ordinario) e via che si parte…

Moscardini in insalata (♫, la menta e il troppo limone invadono il palato)
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Tagliolini con scampi (♫♫♫, dopo un debutto sconcertante si rimettono decisamente in carreggiata)
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Scaloppa di san pietro con zucchine (♫♫♫♫, sanpietro sold out quindi spazio all’orata, un piatto dal gusto esaltante nella sua banalità, i giovani chef dovrebbero prima imparare a fare cose come queste prima di sbizzarrirsi con le sferificazioni)
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Dessert (si rivelerà il punto debole dello chef)
Non ci viene presentata una carta ma vengono elencati a voce.
Optiamo per un Creme caramel e una Torta al cioccolato fondente
Il locale bello, una cucina preparata e una gestione attenta alle esigenze dei clienti sono il buon punto di partenza su cui questo locale potrebbe costruire il proprio avvenire.
Lo chef sa sicuramente come si lavora il pesce, manca forse un po’ in fantasia, suggeriamo l’innesto di qualche forza giovane (un ragazzo qualificato ma non in fissa con il molecolare) al fine di aumentare il livello creativo delle proposte.
Disco in abbinamento? Chaud significa caldo, in inglese Hot, il mattone della sala è rosso quindi Red, la signora che serve in sala vuole fare la sexy quindi è (diciamo così) piccante come un “Chili pepper”.Cosa ci siamo dovuti inventare per suggerirvi l’acquisto di “Blood Sugar Sex Magik”?! Disco capolavoro del crossover funk-punk-metal targato RED HOT CHILI PEPPERS, Anno Domini 1991!

Hotel Lisbona

Archiviato in: Hotel, Ostelli e Resort, Altri locali, Recensioni — admin at 2:38 pm on Sabato, Agosto 8, 2009

San Marco 2153
30124 Venezia

Tel: 041.5286774
www.hotellisbona.com

-Qualità: 7 / 10
-Posizione: 4.5 / 5
-Ambiente: 3 / 5
-Personale: 3 / 5
-Appeal: 4 / 5

Rapporto qualità / prezzo: B

TOTALE : 21.5 / 30

Ultima visita: Estate 2009
Tra un ritorno all’Esplanade e uno alle Calandre abbiamo fatto tappa in quel di Venezia per il concerto di Leonard Cohen in Piazza San Marco.
La città lagunare nel periodo estivo è invivibile! Umidità più caldo torrido, tantissimi turisti e molti furbastri pronti a fregare lo sprovveduto visitatore.
Arriviamo in auto in Piazzale Roma.
Parcheggio Comunale pieno, Parcheggio Tronchetto da evitare (ce l’hanno sconsigliato perchè luogo di furti e truffe), non resta che provare il San Marco.
Eccoci al San Marco, c’è coda perchè sembra essere completo così ci dirottano sul parking adiacente ma ve lo sconsigliamo.
Si tratta di un parcheggio a ore, quindi una giornata costa sui 50 euro. Negli altri c’è la tariffa fissa tra i 25 e i 30 euro.
La soluzione migliore sarebbe parcheggiare prima del Ponte della Libertà e prendere l’autobus, da lì a Piazzale Roma sono cinque minuti.
Diamo un’occhiata schifata al Ponte di Calatrava e prendiamo il traghetto per Piazza San Marco (euro 6.50, casso! Il biglietto sia all’andata che al ritorno non ce l’hanno controllato quindi se volete rischiare… durata tragitto sui 40 minuti).
Una volta sbarcati in piazza, in cinque minuti si raggiunge l’hotel.
Si esce dalla Bocca di Piazza, si costeggia Louis Vuitton e si prosegue per S.Moisè, si supera il ponte che porta su Via XXII Marzo e si volta subito a sinistra, lungo il canale, passando sotto il porticato di un altro albergo. Non fidatevi delle Google maps!
Struttura di poche stanze in caratteristico stile veneziano con una bella vista sul canale (vedi foto sotto).
Una persona molto disponibile alla reception e una ragazza addetta alle colazioni sono il personale presente al nostro arrivo.
La stanza è al primo piano, senza ascensore o almeno noi non lo abbiamo visto.
La camera è piuttosto piccola e con arredi in stile con il resto dell’albergo, stupisce il bagno che in rapporto è molto più grande e moderno (peccato non si chiuda bene la porta).
Logicamente non essendo un cinque stelle non possiamo pretendere il massimo della modernità o del lusso ma non c’è nulla che faccia temere il peggio.
Il bello di questi posti è che trasudano venezianità, più di tanti altri alberghi eleganti.
La colazione è sufficiente + per qualità e varietà di prodotti.
Durante queste giornate di sosta ci siamo rifocillati presso:
-OSTERIA AL PESADOR (San Polo 125/ 126 - 30125 Venezia, Tel:041.5239492) qualche tavolo all’aperto nella Piazza del mercato dietro al Ponte di Rialto, pietanze ben presentate ma di non grande qualità, servizio cortese (voto 2 pallini su 5)
-PASTICCERIA MARCHINI (San Marco Spadaria 676 - 30124 Venezia, Tel.:041.5229109) piccola bottega a pochi passi da Piazza San Marco con un buon assortimento di paste e prodotti dolciari di buon livello (voto 3 pallini su 5)
-AL GALLO D’ORO (S.Marco 1075 - Venezia, Tel:041.5230624) ci siamo infilati in questo posto per evitare l’acquazzone che ha benedetto Venezia poco prima del concerto di Cohen. Il benvenuto ce lo da un cameriere che si rivolgerà a noi solo in spagnolo… Oddio dove siamo finiti… Pizzeria e ristorante sopravvivono grazie al congelatore. Quando un cliente si alza non cambiano la tovaglia ma la scuotono in un angolo e la girano dall’altra parte. (voto 0 pallini su 5)
Un cichetto e si torna a casa…
Il nome Lisbona ci evoca alla memoria il film “Lisbon story” di Wim Wenders nel quale ebbe un ruolo importante la band dei MADREDEUS. Il disco “Ainda” del 1995 è un ottimo esempio di world music con il suo piacevole incedere tra folk, fado e atmosfere sudamericane.

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