Antica Osteria del Teatro

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 5:53 pm on Venerdì, Giugno 12, 2009

Via Verdi, 16
29100 Piacenza

Tel: 0523.323777
www.anticaosteriadelteatro.it

Cucina: 38 / 50
Cantina: 8 / 10
Contesto: 3.5 / 5
Sala: 4 / 5
Gestione: 3.5 / 5
Servizio: 3.5 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 2.5 / 3
Coccole: 1 / 3
Dolci: 7 / 10
Caffetteria: 2 / 3
Presentazione piatti: 2 / 3

Bonus: 3
Extra: 0.5

TOTALE : 80.5 / 110

Costo: €€€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: primavera 2009
Per la serie I Grandi Classici, dall’Antica Osteria Del Ponte all’Antica Osteria Del Teatro!
Partiamo alla volta di questo ristorante con molto scetticismo, pareri contrastanti di amici e guide ci mettono in guardia, ora tocca a noi verificare!
Filippo Chiappini Dattilo ha preso le redini di questo locale dalle sapienti mani del compianto Georges Cogny (cuoco francese che importò nel piacentino la Nouvelle Cuisine, riadattandola con prodotti e gusto locale, prima nella Locanda Cantoniera di Farini d’Olmo poi nell’AOdT, dove si guadagnò due stelle Michelin).
Il locale è all’interno di un bel palazzo del Quattrocento nel centro di Piacenza (zona ZTL con telecamere), parcheggiare non è facile ma alla fine troviamo posto in un borghetto vicinissimo al ristorante e speranzosi di non trovare una multa al ritorno ci avviamo verso casa Chiappini Dattilo.
Il personale ci accoglie sulla porta e ci guida al tavolo.
Ci sono almeno un paio di piccole sale, ci aspettavamo fossero più d’epoca ma se si escludesse il soffitto in legno non sembrerebbe di essere in un casa del ‘400!
Con una tavola così morigerata nell’apparecchiatura risultano un po’ sui generis le sedie in legno dalla forma fallica.
Il calice di benvenuto è un
Franciacorta Saten Brut (brand Ferghettina) con un paio di sfiziosi sfogliatini
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Servono grissini e pane (che noi non avevamo notato subito perchè chiuso nel tovagliolo, si intravede nella foto sopra, vario e buonissimo)
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La cucina si fa conoscere con un
Pollo perniciato in carpione con zucchini e pomodorini (carpione un po’ troppo sopra le righe)
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Sulla carta due percorsi degustazione, uno incentrato su piatti tradizionali e uno più eclettico intitolato semplicemente “Il Menù Degustazione”. Scegliamo il secondo, più stravagante e con più pietanze.

L’astice laccato alla sua essenza con piselli, taccole e fragole al basilico (♫♫, le fragole sono quel tocco in più, peccato per quell’astice che non sapeva di niente)
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I cappellacci con asparagi e toma fresca di montagna (♫♫♫♫, davvero buoni e ben orchestrati, 30 secondi di cottura in più per i cappellacci e sarebbero stati perfetti)
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La variazione di tonno del Mediterraneo ai profumi d’oriente (♫♫, meglio il lato impanato di quello sushi… wasabi, alga nori e gli altri profumi d’oriente sono da alleggerire)
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Il carré d’agnello pré-salè con tabulet-tajine alle spezie d’oriente (♫♫♫♫, una vera delizia, cottura perfetta e valido abbinamento con cous cous e uvette)
NB: Agnello pré-salè (in francese: prato salato) indica gli ovini allevati su pascoli che si affacciano sul mare. E’ un prodotto pregiato e costoso per il sapore particolare delle carni che hanno assorbito i profumi dell’aria marina. I più famosi sono quelli della zona di Mont Saint Michel.
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Il sandwich di fegato grasso d’anatra e pesche in composta (♫♫, più che un sandwich è un biscottino wafer ma va benissimo perchè è buono e le pesche ci stanno benissmo)
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Il dessert del “Teatro” (scelta alla carta lasciata al cliente, con possibilità di vino in abbinamento)

Fancy: Biscotto alle fave di cacao con lamponi e yogurt, con sorbetto al cacao (♫, mi hanno lasciata un po’ perplessa sia il biscotto che lo yogurt)
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Kid: La tartelletta gratinata al Tè Jasmin con mango lime e granita al Maracuja (♫♫, la tartelletta con tutta quella panna stufa un po’ ma è buona mentre la granita è l’ideale conclusione del pasto)
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La piccola pasticceria…
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…valida e abbondante!
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Vini:
Marlborough Cloudy Bay Sauvignon Palliser Estate 2003 (♪, ci siamo tolti uno sfizio e abbiamo provato il nostro primo neozelandese, e probabilmente l’ultimo, al naso è un’ aggressione di sentori ma non tutti esaltanti mentre al palato spicca solo una decisa e gradevole freschezza)
Taurasi DOCG Radici 2004 di Mastroberardino- mezza bottiglia (♪+, questi campani ormai propongo l’Aglianico in tutti i formati, un’ottima idea, nello specifico questo vino è un rosso rubino di buona complessità con leggera tannicità e sentori di frutta rossa ad un buon livello di maturazione).
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Cucina di alto livello, impossibile parlarne male ma i sapori eccessivamente penetranti in un paio di piatti impediscono la promozione a pieni voti.
Il meglio lo abbiamo gustato nelle portate più “classiche” tipo i cappellacci e l’agnello quindi resta la curiosità di mettere alla prova lo chef con i piatti di tradizione come Pisarei e fasö o il Piccione arrosto.
Il livello qualitativo dei dessert potrebbe e dovrebbe essere più alto.
Per quanto riguarda invece il servizio in sala ci limitiamo a definirlo accademico e freddino, soprattutto dal sommelier ci saremmo aspettati più entusiasmo e voglia di interagire con noi nella scelta dei vini.
Alla resa dei conti l’Antica Osteria del Teatro è come quelle grandi squadre che in Champion’s League si accontentano dello zero a zero o di un risicato 1-0 casalingo per giocarsi tutto al ritorno. Ma a noi la voglia del ritorno non è ancora venuta…
Essendo a Piacenza ci sembra doveroso fare il nostro abbinamento musicale con gli indigeni NOT MOVING e il loro mini-LP intitolato “Black’n'wild” (1985), tra la No Wave di Arto Lindsay e il blues-punk dei Gun Club!

Tano Passami L’Olio

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 11:58 am on Venerdì, Giugno 12, 2009

via Villoresi, 16 (angolo via Pastorelli)
20143 Milano

Tel: 02.8394139
www.tanopassamilolio.it

Cucina: 41 / 50
Cantina: 7 / 10
Contesto: 2 / 5
Sala: 3.5 / 5
Gestione: 5 / 5
Servizio: 3.5 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 2.5 / 3
Coccole: 2 / 3
Dolci: 7 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2.5 / 3

Bonus: 2.5
Extra: 0.5

TOTALE : 82 / 110

Costo: €€€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Primavera 2009
La zona di Milano in cui ci troviamo è degna dei migliori polizieschi all’italiana stile “Milano trema: la polizia vuole giustizia” e la gang di ragazzini fermi all’angolo fa pensare che l’autoradio è meglio portarla con noi.
Con un po’ di fortuna e pazienza un parcheggio in zona lo si trova, altrimenti c’è ne è uno convenzionato con il ristorante in Ripa Ticinese 109.
Il locale nel quale entriamo è una bomboniera di pochi tavoli, una stanzetta arredata con gusto classico dall’atmosfera decisamente romantica.
Il personale che agisce nella piccola sala è logicamente ridotto all’osso (chef, moglie dello chef e una ragazza).
Ci fanno accomodare e chiedono se gradiamo un Prosecco… perchè no?! Niente Champagne o Franciacorta?
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Come benvenuto dalla cucina ecco
Crema di piselli, terrina di quaglia e chips di patata (starter freddo come buona premessa)
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La carta offre pietanze originali, non c’è un vero menu degustazione ma è scritto che lo si può concordare con lo chef.
Il boss Gaetano Simonato (nome tipicamente lombardo! ihihih… l’accento invece lo è davvero!) vede che non ci hanno dato la lista dei vini e provvede in prima persona. La cantina non è niente male, non tante bottiglie ma ben scelte, ci sono produttori affermati e soprattutto diversi di nicchia. Tanti ottimi vini dolci!
Optiamo per un Pouilly Fumé Chateau du Tracy (♪1/2, uvaggio Sauvignon Blanc, provenienza Loira, decisamente fresco e adatto alla stagione).
Ah, stavamo dimenticando gli oli! Che errore imperdonabile! Il nome del locale non è casuale, lo chef ne ha almeno una cinquantina, tutti diversi, sistemati nella credenza di fronte all’ingresso e sarà lo stesso Gaetano ad abbinare il più adatto al piatto nel momento del servizio! In questo ristorante il burro è bandito!

Nel frattempo arrivano i piccoli pani (davvero buoni, soprattutto la focaccina all’olio, ovviamente)
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Accompagnati da tre olii di prima qualità (nel nostro ordine di gradimento):
-Olio Extravergine di Oliva Monocultivar Casaliva Denocciolato, Azienda Comincioli (Puegnago del Garda, Bs)
-Oleo de La Marchia Monovarietale di Ascolana, Azienda del Carmine (Ancona)
-Oilalà Monocultivar Coratina (Barletta)
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…la scarpetta è d’obbligo
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Finalmente si parte:

KID: Ostriche caramellate nel guscio argentato di pasta Roll, velluto di cannellini, mozzarella di bufala e perle argentate ripiene (♫♫♫, è stata una sfida con me stesso siccome non sono un cultore delle ostriche, il piatto intrigava e posso affermare che il caramellato in superficie aggiunge un tocco in più… Nel piatto c’è anche una perla non commestibile da portare a casa come souvenir… non provate a lasciarla lì o Tano si incazza!)
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FANCY: Millefoglie di quaglia, fegato grasso, bottarga di uovo e tartufo nero glassato in crema di grana padano e tartufo (♫♫♫, tanti protagonisti che stanno in equilibrio tra di loro quasi per magia)
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KID: Lasagnetta verde e gialla con ragout di gamberi, mozzarella e spinaci in crema di zucca (♫♫♫, un piatto adatto per la sfilata primavera/estate con l’unico interrogativo della mozzarella che… bah… come dire… contrasta con la consistenza della lasagna e impasta un po’ in bocca, forse una fetta ancora più sottile di mozzarella o una più cremosa renderebbero meglio, sto solo pensando ad una soluzione ad alta voce, in generale piatto riuscito al 99%)
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FANCY: Riso carnaroli cotto in brodo vegetale al crescione e basilico con gamberi, triglie e melone bianco (♫♫♫, curato esteticamente e non da meno al gusto)
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KID: Sella di cervo laccata alle more, ribes e basilico con polvere cioccolato, tortino di patata, pancetta e rosmarino (♫♫♫♫, se non si sanno dosare a dovere cacao e more questi piatti rischiano di essere stomachevoli invece qui c’è una mano educatissima che ingentilisce il cervo senza occultarne il sapore) -come vino in abbinamento mi offrono un Pinot nero-
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FANCY: Filetti di triglia gratinati al taleggio e miele fasciati in melanzana
insalata di frutta e verdura, granita gel di melone (♫♫♫)
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Crottin de chevre in glassa di zucchero al profumo d’arancia e Caldiff con aceto balsamico e tartufo (♫♫♫♫, il formaggino è una bomba!!! Sarei curioso di provarlo con un tartufo di categoria superiore rispetto a un Bianchetto, o uno Scorzone!)

Lo chef prepara gli attrezzi del mestiere…
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…Tano passami l’estintore…
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…in abbinamento un vino liquoroso
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Budino di cioccolato con granita al cardamomo (decisamente rinfrescante!)
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Mezza sfera di cioccolato ripiena di cioccolato bianco, fragola e basilico, crema di cioccolato e fragola (♫♫♫, dessert nazionalista di buona fattura)
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Sulla base delle nostre esperienze milanesi possiamo affermare che questo locale sia riuscito a concentrare in questa stanzetta un 25% di Aimo e Nadia, un 25% di D’O e un 25% di Trussardi. Il restante 25% è lo spirito delle grandi trattorie a conduzione familiare di una volta.
Tano riesce a coniugare le capacità di padrone di casa di Aimo Moroni con la cucina fatta di abbinamenti inconsueti di Oldani (rendendola più convincente di quella del cuoco di Cornaredo) e doti tecniche non inferiori a quelle di Berton.
Difetti? Guardando la carta diremmo che è caduto nel tunnel del caramellato/glassato. A qualcuno poi potrebbe non piacere uno chef che ti dice ogni volta come va mangiato un suo piatto, che critica il vino scelto per la cena perchè non adatto ad esaltare le proprie preparazioni o che la sua presenza in sala è fin troppo invadente (Tano vede e sente tutto, provvede a correggere gli errori della sua brigata ed eventualmente a dargli una strigliata!!!).
I suggerimenti sono sempre ben accetti, anche quelli sul vino, perchè solo lo chef sa realmente le caratteristiche dei propri piatti. Parlando per noi, difficilmente beviamo vino per mandar giù un boccone ma è più l’intermezzo tra una portata e l’altra.
A volte si sceglie un vino perchè lo si ama, per curiosità e non solo per avere l’abbinamento didatticamente armonico!
In fondo è lo stesso Tano a dirlo “io do un consiglio poi voi fate come volete”…
Sulla sua presenza in sala niente da dire, è un piacere parlare con una persona che dimostra tanta passione (e tanto orgoglio) per il proprio mestiere.
L’unica cosa negativa che ci va di mettere in evidenza è che i vini serviti (e in parte anche gli olii) andrebbero presentati con più dettagli.
Lo chef non sarà più un ragazzino ma ha ancora una cucina decisamente vivace, rampante e di buon avvenire.
Per uno chef così fissato con l’olio non ci può essere miglior condimento musicale di quello dei MIDNIGHT OIL di “10,9,8,7,6,5,4,3,2,1″ (1983), band australiana, tra la pop-wave degli XTC e l’hard-rock dei Rose Tattoo, guidata da quel Lurch pelato di Peter Garrett (tra l’altro anche ministro dell’ambiente del governo australiano)!

Trattoria Beccofino

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 10:15 am on Venerdì, Giugno 12, 2009

via Terracini, 13
42023 Monticelli Terme (Parma)

Tel: 0521.658713
www.trattoriabeccofino.it

Cucina: 29 / 50
Cantina: 6 / 10
Contesto: 3.5 / 5
Sala: 3 / 5
Gestione: 3 / 5
Servizio: 2.5 / 5
Mise En Place: 1 / 3
Pane: 1 / 3
Coccole: 1 / 3
Dolci: 5.5 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 1 / 3

Bonus: 1
Extra: 0.5

TOTALE : 59 / 110

Costo:

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Primavera 2009
Simpatica trattoria immersa nella campagna alle porte di Monticelli imparentata con il più chic Cavallino Bianco di Polesine parmense (entrambi i locali sono di membri della famiglia Spigaroli).
Il casale è stato ben restaurato, il fascino della casa di campagna è rimasto e lo spazio verde intorno fa il resto.
Nel periodo estivo viene eretto un mega tendone per il servizio all’aria aperta, il brutto è che non siamo in collina dove c’è sempre ventilato ma in pianura e nelle giornate più afose quelle strutture non fanno passare neanche un filo d’aria quindi meglio la visita serale (muniti di Autan)!
La cucina è principalmente quella tradizionale emiliana: salumi, tortelli di zucca o erbetta, gnocchi di patate, polenta (MA SIAMO A MAGGIO!!!), guanciale di vitello… tiramisu, semifreddi e torte della casa.
Carta dei vini dignitosa, discreta scelta di birre e distillati.
La nostra è una visita domenicale, orario di pranzo, nel periodo dell’anno adibito a cresime e comunioni ed infatti il locale è pienissimo.
Il titolare è comunque premuroso e ci trova una sistemazione in un tavolo appartato sotto il tendone.
Nonostante il caos il personale sarà sempre presente e gentile.
Nell’attesa, mentre consultiamo la carta, ci servono un piattino con Erbazzone e Frittatine.
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Ordiniamo

Kid: Torta fritta e salume (grazie a dio si alza un filo di vento) come antipasto.
Salume buono e torta fritta non riuscita alla perfezione, a livello di consistenza era Ok ma secondo noi avevano dimenticato il sale nell’impasto, infatti era molto chiara e con un po’ di sale in superficie. Probabile anche la non cottura in strutto. Magari la fanno sempre così ma non è come la facciamo e piace a noi

Fancy: Tagliolini alla crema di tartufo (non una crema fatta da loro ma quelle già pronte e usata in abbondanza)
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Kid: Maialino da latte (non male ma consiglio allo chef una porzione più piccola e più curata visivamente, magari con qualche verdura, giusto un suggerimento per valorizzare anche i dettagli)
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Fancy: Filetto di angus argentino alla griglia (carne buona, cottura ok, contorno “heavy”)
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Ad alcuni nostri amici piace tantissimo, altri si sono trovati male, per noi una trattoria nella norma.
Mangiar bene è probabilmente un’altra cosa ma anche mangiar male lo è; con gli anni e l’esperienza siamo diventati molto noiosi e questo influisce nei nostri giudizi, dimenticando che ci sono diverse categorie di ristorazione dedicate a diversi tipi di clientela.
Dovendo valutare complessivamente proposta culinaria, location e servizio rispetto alla cifra pagata non dovremmo star qui a criticare tanto quindi considerate i nostri commenti come un suggerimento a fare meglio e non un voler cercare per forza il pelo nell’uovo.
Il Beccofino, per farla breve, possiamo considerarlo la versione economica e più parmigian-tradizionale del Vedel-Podere Cadassa, tra l’altro loro fornitore di culatelli.
Consigliato a compagnie di amici o per feste di vario genere (no perditempo).
Accostamento musicale con gli SKIANTOS di “Monotono” (1978). Perchè? Non ce ne vogliate, i loro dischi o i loro concerti (come certe cucine) si “affrontano” sempre volentieri ma certi doppi sensi, gag e giochi di parole (come certi piatti) alla lunga risultano obsoleti e c’è bisogno di qualcosa di diverso. Detto questo, ci fa piacere che certe realtà sopravvivano perchè radici e tradizione non vanno dimenticate, magari gli si potrebbe dare una rinfrescatina!