Antica Osteria Del Ponte

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 5:42 pm on Venerdì, Maggio 29, 2009

Piazza Negri, 9
20080 Cassinetta di Lugagnano- Abbiategrasso (MI)

Tel: 02.9420034
www.anticaosteriadelponte.it

Cucina: 41 / 50
Cantina: 9 / 10
Contesto: 4 / 5
Sala: 3.5 / 5
Gestione: 4.5 / 5
Servizio: 4 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 2 / 3
Coccole: 2 / 3
Dolci: 7.5 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2 / 3

Bonus: 3
Extra: 0.5

TOTALE : 86 / 110

Costo: €€€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Primavera 2009
Questo è il nostro primo “Back-to-Back”, usando il termine NBA per indicare una squadra che gioca due partite in giornate consecutive.
A pranzo ospiti da Scabin e alla sera da Ezio Santin.
L’Antica Osteria del Ponte si trova a pochi chilometri da Milano, la location è una bella villa del cinquecento affacciata sul torrente Naviglio.
Nella parte della padrona di casa c’è la signora Renata Santin, molto disponibile a scambiare quattro chiacchiere e orgogliosa nel raccontare storia ed aneddoti di questo storico ristorante.
Forse non tutti sanno che Ezio fu tra i primi in Italia (insieme a Gualtiero Marchesi) a proporre, non senza difficoltà, la Nouvelle Cuisine e a lanciare, con il compianto Franco Colombani, la Linea Italia in Cucina ovvero quel pensiero basato sulla riscoperta e la rilettura dei piatti della nostra tradizione culinaria regionale.
Parlando con la signora Santin abbiamo evinto che lo scetticismo con il quale si guarda la Cucina Molecolare di oggi non è diverso da quello rivolto verso la Nouvelle Cuisine di trenta anni fa e che probabilmente molti seguaci della corrente culinaria più di moda presto saranno costretti ad una brusca retro-marcia.
Abbandoniamo questi pensieri e torniamo a descrivere il ristorante…
Il locale è diviso in due sale arredate classicamente, si notano scelte stilistiche e di colori di persone non più giovanissime.
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Burro, sale, pepe, grissini e stuzzichini salati sono i primi ad arrivare al tavolovarie-066.jpg

Pane bianco, pomodoro e olive o alle mandorle (nella foto: focaccia pomodoro e olive, grissini e pane alle mandorle)varie-052.jpg

Arriva il menu (essenziale con 4 antipasti, 4 primi, 3 secondi di carne e altrettanti di pesce) e a parte l’unico Menu degustazione
La carta dei vini fa paura, una delle più ricche e profonde della penisola, si vede in questi dettagli la storia decennale di questo locale.
Optiamo per un menu “scomposto” (se non sapete cosa vuol dire leggetevi le nostre vecchie recensioni :P).
Mentre il cameriere sta prendendo la comanda interviene (come se volesse aiutarlo) la signora Santin ma in realtà crea solo confusione. Infatti sia lei che il cameriere torneranno per chiedere delucidazioni sul nostro ordine.
In generale il servizio sarà di buon livello ma un po’ sfilacciato, non una gran squadra ma ognuno per la sua strada con Renata Santin alla continua ricerca del centro del palcoscenico.

Il grande Ezio ci omaggia di un

Patè di foie gras su crema di piselli (♫♫♫, un gran bel modo per iniziare)
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FANCY:
Tagliolini di pasta fresca con una salsa di spugnole leggermente cremosa e asparagi saltati in padella (♫♫♫♫, dei gran tagliolini)
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Calamari di pesca nazionale saltati in padella all’olio e profumo di aglio, insalata di pomodori cuore di bue alle olive e basilico (♫♫, invece dei calamari c’erano le seppie, più che sode le definirei stoppose mentre i pomodori erano troppo saporiti)
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Millefoglie di pasta sfoglia al cremoso di cioccolato bianco, una mousse al whisky torbato e gelato alla vaniglia -questa foto è stata fatta con obsoleta macchina fotografica digitale mentre le altre con Melafonino di ultima generazione, cosa preferite?- (♫♫♫, la millefoglie vince il contest)
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KID:
Asparagi verdi cotti e crudi, uovo a 65° in salsa di spugnole (♫♫… la punta di diamante è la consistenza dell’uovo, solido ma gelatinoso l’albume e il tuorlo liquido; Asparagi ok; Immotivata la schiumetta)
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Cappello da prete di vitello nostrano cotto lungamente (24 ore) a bassa temperatura all’arancia e polvere di liquirizia, crudità all’orientale (♫♫♫… data la speziatura più che orientale direi calabrese, bando alle ciance, la cottura e la carne erano ottime ma la mano che ha condito il piatto è stata un po’ pesante)
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Biscotto all’olio extra vergine di oliva, crema al gorgonzola dolce di Abbiategrasso, fragoloni e una gelatina al Porto, sorbetto al succo di mele (♫♫♫♫, tutto di livello)
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Gelatina al Gin Tonic, Creme brule di zafferano con polvere d’olio d’oliva, Granita al caffè con fava di cacao e spuma di caffè (nell’attesa dei dolci arriva per entrambi questo terzetto molto gradevole)
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Vini in abbinamento:
Franciacorta come spumante (saltato)
Pinot Gris Clos Saint Urbain 2006 (♪♪, dall’Alsazia con furore)
Cabernet Sanct Valentin San Michele Appiano 1997 (♪♪, ormai un classico dell’Alto adige)
Passito di Pantelleria (rinuncia per paura etilometro)

Come nel caso de L’Ambasciata, di Aimo e Nadia o di Sorriso ci siamo trovati di fronte a quella che noi chiamiamo “Cucina Italiana Old School” ovvero quella dei vecchi maestri dei fornelli che preferiscono tenersi lontani dalle moderne tecnologie e continuare a lavorare come hanno sempre fatto (spesso con successo).
Ezio Santin è in età da pensione e di sperimentare non ha più voglia, il suo dovere lo ha già ampiamente fatto e ora ha tirato i remi in barca (non è detto in senso dispregiativo); ogni pietanza viene preparata a dovere ma non c’è più quella ricerca maniacale del dettaglio, della novità per stupire il cliente o la voglia di investire nelle novità del mercato.
Sarebbe sbagliato parlare di una cucina seduta, Santin non vuole rappresentare l’avvenire “in vitro” della ristorazione ma il passato “sostanzioso” a noi più prossimo.
Consigliato agli amanti della grande cucina tradizionale ma non agli adepti del molecolare!
Come Santin e Marchesi sono stati tra i massimi esponenti della Nouvelle Cuisine italiana dei primi anni ottanta così PFM e Area sono stati i simboli del nuovo rock italiano degli anni settanta, nello specifico scegliamo il jazz-prog-rock della band di Demetrio Stratos (gli Area, ignoranti! NdRGTR) racchiuso nel loro primo album “Arbeit Macht Frei” del 1973!

Combal.Zero

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 4:04 pm on Venerdì, Maggio 29, 2009

c/o Castello di Rivoli
Piazza Mafalda di Savoia
10098 Rivoli (Torino)

Tel: 011.9565225
www.combal.org

Cucina: 43 / 50
Cantina: 8 / 10
Contesto: 5 / 5
Sala: 4 / 5
Gestione: 3.5 / 5
Servizio: 4.5 / 5
Mise En Place: 2.5 / 3
Pane: 2 / 3
Coccole: 2 / 3
Dolci: 7.5 / 10
Caffetteria: 3 / 3
Presentazione piatti: 3 / 3

Bonus: 3.5
Extra: 0

TOTALE : 91.5 / 110

Costo: €€€€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Primavera 2009
Molti dubbi precedono la nostra visita al neo-bistellato Michelin di Torino che vede Davide Scabin alla console.
Combàl Punto Zero, così risponde al telefono la ragazza che prende le prenotazioni, primo dubbio risolto, non è nè Còmbal O nè Combal zero.
Secondo quesito: Scabin sarà ancora quello che del Cyber-Egg (bolla di tuorlo d’uovo e caviale)? Dell’Ham-book (un libro di gomma con dentro prosciutto e melone)? Dell’ElioCampariLemonsoda (dolcetti con palloncini attaccati)?
Sorprendere è una buona idea sulla carta, soprattutto per far parlare di sè quando si è agli inizi, ma certe esagerazioni distraggono sia lo chef (alla continua ricerca di colpi ad effetto dimenticando la sostanza) che il cliente (più attento alla coreografia dimenticandosi di badare alla qualità di quello che ha nel piatto); ci viene in mente un parallelo sportivo, gli Harlem Globetrotters visti una volta sono divertenti ma già alla seconda stufano e se dovessero confrontarsi con una vera squadra di basket verrebbero seppelliti e asfaltati.
Ultimo quesito, il Combal avrà ancora quelle sedie bruttissime di cui tutti parlano?
Questi dubbi potremmo toglierceli solo provando…
Il ristorante si trova all’interno del Castello di Rivoli, tra le tante cose è anche sede del Museo di Arte Contemporanea, questo ci suggerisce l’ennesima riflessione: “chissà se tra cento anni si parlerà delle opere di Cattelan o se sarà ricordato come un inutile bluff mediatico?!”
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Siamo sulle prime colline intorno Torino e la vista non è affatto male, ci torneremmo volentieri anche solo per una semplice scampagnata con visita al Castello, senza Combal.
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Per raggiungere Casa Scabin non ci sono tanti cartelli, c’è questo però
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Meglio provare da un’altra parte
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Affrontiamo qualche scalino e troviamo il campanello di ordinanza.
Di fronte al ristorante si nota il bar del castello con un bel via vai di turisti che ci guardano come se fossimo dei matti ad andare al ristorante e spendere tanti soldi quando con 10 euro ti puoi fare una cola e un panino.
Questioni di gusti e priorità.
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Dalle feritoie nella porta vediamo il cameriere, in fondo alla luuuuunga sala, partire in perfetto stile Usain Bolt per venire ad aprirci.
Il ristorante è molto luminoso e di design, così la tavola e le sedie (sono belle e non quelle vecchie di legno da pizzeria).
Da un lato la vista sul giardino del castello (e su qualche turista di passaggio)…
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…dall’altro le finestre si aprono sulla vallata.
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Arriva un pane fragrante…
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… il burro e…
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… gli squisiti grissini
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Mentre attendiamo i menu ci coccolano con due calici di Brut Zero Valentino 2000 (Pinot nero e Chardonnay) e un Gazpacho con frittura di gamberetti
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La carta delle pietanze è già molto bella a livello estetico e logicamente non mancano spunti interessanti tra le portate.
Esistono due menu degustazione, il “.zero” (più ampio, l’articolo è IL perchè è IL punto zero e non LO zero) e il “Combal” (combinazione di due vecchi itinerari ovvero quello tradizione e quello creativo).
Il nostro gusto ci impone la scelta B e la accendiamo.

Crema di piselli e panna acida con salmerino e tè affumicato (♫♫♫♫, un bel gioco di sapori tra il pesce e la crema di piselli e panna)
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Crocchetta di merluzzo mantecato, chips di patata violetta, tisana al Pastis 51 (♫♫♫, regolare…)
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La cruda… di Fassona piemontese con salsa di acciughe leggera alle nocciole (♫♫♫♫)
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Kid chiede di cambiare La Cruda con un piatto presentato a voce e non sul menu -adeguamento di +10 euro sul conto-
Langa Rolls (♫♫♫… involtini, non salato, di fassona con foie gras e verza… a distanza di settimane ne ricordo il sapore ma non ho ancora capito se mi è piaciuto o no, c’era un retro-gusto strano ma piacevole)
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…servito con insalata a parte nel caso si volesse aggiungere sapidità
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Riso Carnaroli “Acquerello” mantecato con foie gras d’oca e carciofi (♫♫♫♫, un gran risotto in stile Dal Pescatore qui nella versione.0)
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Minestra di erbe spontanee con quenelle di formaggio fresco e radicchio trevisano (♫♫♫, visivamente ricorda molto la crema di piselli ma con meno personalità al palato… travisano? Ma dai, ho sempre detto trevigiano!)
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Stinco di maialino al cocco, asparagi thailandesi (♫♫♫, lo stinco era buonissimo ma tra il sentore di cocco e l’ insalatina con cipolla di Tropea c’era qualcosa che stonava)
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Tortino di cioccolato Equador 55% e gelato al doppio latte (♫♫♫, era buono e più curato di tanti altri ma era ancora un soufflè e non ne possiamo più!!!)
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…il “latte” era a parte
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Grattacielo di dolcezze
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Carta di caffè e tisane di tutto rispetto dalla quale peschiamo l’asso:

Kopi Luwak Indonesia (Sumatra-Java) - è proprio lui, il caffè più caro al mondo, qui proposto a ben 10 euro in meno rispetto a Joia. Le bacche di caffè (Kopi in Indonesia) vengono solo parzialmente digerite dallo zibetto (Luwak). La parte interna della bacca non viene assimilata e gli enzimi digestivi dell’animale intaccando la parte esterna gli conferiscono un aroma amaro, causato dalla parziale digestione delle proteine-
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Vini in abbinamento:
Langhe bianco La Spinetta 2006 (un buon Sauvignon, ♪+)
Langhe Bastia Chardonnay 2006 (♪)
Barbera d’Alba Pio Cesare Fides 2006 (♪ 1/2)
Alvear Pedro Ximenez 1927 (♪♪)
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Cucina davvero notevole quella di Scabin, meno concessioni all’evanescente di quanto ci aspettassimo e tanti giochi di colore, abbinamento e consistenze.
Lo chef è diventato adulto, non vuole più far parlare di sè per il packaging ma desidera sia la sua bravura tra i fornelli ad impressionare il cliente. Sono lontani i tempi del tormentato Davide del Bontan di San Mauro, del Combal di Almese e di quello che in crisi mistica diventò rappresentante di cosmetici ma soprattutto c’è il lento distacco dal food-design che lo rese famoso.
Secondo noi questa è la cucina di nuova generazione fatta come andrebbe fatta, forse non tutti i piatti risultano equilibrati ma Scabin ha scelto una strada piena di ostacoli, può capitare di incespicare ma l’importante è non cadere e continuare questa ricerca tra arte e cucina.
Sommelier disponibile (carta vini ben costruita con il jolly di qualche birra) e un servizio giovane e inappuntabile completano il bel quadro.
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Unico neo una coppia di signorotti rifatti, provenienza italo-francese, che si atteggiavano da esperti gourmet criticando continuamente i piatti ad alta voce in modo che tutti li sentissero. Alla fine dopo aver messo in imbarazzo i camerieri con le loro lamentele hanno finito il pranzo litigando tra di loro. Che poveretti.
All’estroso chef che sta tornando verso una cucina meno artefatta dopo anni di sperimentazione selvaggia (tenendo conto anche della presenza del Museo d’arte contemporanea) decidiamo di abbinare la musica di uno dei maestri dell’avanguardia rock italiana tale MAURIZIO BIANCHI che sul finire degli anni 70 fu tra i pochi nel nostro bel paese a fare del valido noise-industriale. Bianchi a metà anni ottanta cadde nel tunnel di una crisi religiosa per poi tornare sulle scene al finire degli anni novanta con un suono più ambientale e meno provocatorio. Consigliamo l’ascolto di “Anthology 1981-1984″, album uscito solo in 150 copie che contiene alcuni “successi” apparsi nelle sue prime cassette. Vi lasciamo con un pensiero bi-fronte… Per molti sarà solo rumore (/ristoranti in cui si spende tanto), altri penseranno che basti una tastierina (/saper cucinare) per rifare le stesse cose di Bianchi (/Scabin) ma la realtà, se studiata attentamente, è ben diversa.

Joia

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 5:52 pm on Mercoledì, Maggio 27, 2009

Via Panfilo Castaldi, 18
20124 Milano

Tel: 02.2049244
www.joia.it

Cucina: 42 / 50
Cantina: 7.5 / 10
Contesto: 2 / 5
Sala: 3 / 5
Gestione: 5 / 5
Servizio: 3 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 1 / 3
Coccole: 2 / 3
Dolci: 7 / 10
Caffetteria: 2.5 / 3
Presentazione piatti: 2.5 / 3

Bonus: 2
Extra: 0

TOTALE : 81.5 / 110

Costo: €€€

Rapporto qualità / prezzo: B\C

Ultima visita: Primavera 2009
E’ una sfida di tutto rispetto quella tra noi due, non grandi amanti delle verdure, e la cucina naturale di Pietro Leemann.
Riuscirà a farci mangiare solo vegetali? A saziarci? A stupirci?
Arriviamo tranquillamente in zona con la nostra auto, poi inizia una dura caccia al parcheggio.
I vari locali di questo angolo di Milano non lasciano presagire niente di buono.
Entriamo nel Joia e sembra di aver varcato la soglia di un ristorante cinese di alto bordo (sala e tavoli ordinari).
Camerieri indaffarati e confusionari ci fanno accomodare per poi dedicarsi con eguale imperizia agli altri commensali. Va salvato il bravo e disponibile maitre.
Finalmente arriva il menu e un’ampia carta dei vini.
Come aperitivo, un classico Franciacorta o un più new-age Centrifugato di frutta e verdura? Siamo qui per farci sorprendere così optiamo per il secondo (una volta verificato il costo, solo al momento dell’arrivo del conto -mal costume italiano-, rimaniamo di stucco… Caro il mio frullato! Il Franciacorta probabilmente costava meno!?)
Menu proposti: La scoperta, L’enfasi della natura, Zenith e Gusto dell’acqua (unica concessione alle non-verdure con del pescato fresco).
I piatti hanno nomi stravaganti (pure troppo), non vengono spiegati nei menu ma si deve fare una ricerca nella carta “classica”.
Nota di merito per le segnalazioni dei piatti senza uovo, glutine e latticini (per la “joia” dei vegani, ci siamo giocati subito il jolly del gioco di parole così non ci pensiamo più).
Apprezzabile la proposta al calice con tre vini in abbinamento, la soluzione economica ha tre vini nobili di medio corpo e l’altra più costosa ha tre vini pregiati di grande struttura (la nostra scelta, vedi sotto). Una carta interessante arricchita con qualche birra.
Batar 2006 Querciabella Toscana IGT (50% Chardonnay e 50% Pinot Bianco, ♪)
Taurasi DOCG Rubrato 2003 Feudi S. Gregorio (Aglianico, ♪♪, forse il Barolo del Sud era un po’ troppo tosto per certe portate)
Syrah 2006 Planeta Sicilia IGT (♪ 1/2)

Abbiamo tutto il tempo per decidere, sperando che non si siano dimenticati di noi. Lo Zenith- un gioco di piccoli piatti (come recita la carta) è la soluzione ideale anche perchè ci saremmo sentiti dei cretini ad ordinare un “In viaggio alla ricerca di quella sorgente” o un’ “Etichetta non conforme”, ecc.

Si parte con l’ “offerto” dalla casa, incerto e zoppicante. Tra noi e noi pensiamo “se questo è il benvenuto, chissà come sarà poi…”.

Intarsio di carota con zafferano e lampone
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Si parte con i 13 assaggi ufficiali, che in realtà saranno di più, per una lunga lunga lunga lunga lunga cena.

Uovo apparente (Uovo di zucchine e mandorle, cubo trasparente di piselli, fave, asparagi e pomodori sardi profumati alla menta)

sostituito a causa di nostre intolleranze con

Colori, gusti e consistenze -cubetto con diverse verdure che ricorda una pubblicità di diversi anni fa: http://www.torinointernational.com/spot80/spot/knorr-dado-1988.html-
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A questo punto arriva un orientaleggiante cestino del pane (nella norma).

Contatto e consenso (Variazione di cibi sfiziosi con i gusti della primavera, piatto che si assapora con il gusto e con il tatto) Taccole, piselli, zucchine novelle e pesto di avocado compongono un piattino semplice arricchito dall’estro, si fa per dire, dello chef. Praticamente mentre si mangia il morbido quadratino di verdure si deve tenere in mano un batuffolo di cotone bagnato e mentre si gusta la crocchetta si deve tenere in mano un sasso. Il sasso lo tireremmo a chi ha avuto questa bella idea. Scherzi a parte, l’idea del gioco è simpatica ma in certi momenti ti senti un coglione preso per il culo.
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Quello che mangerei ogni giorno (Tre paté di verdura golosi, di ceci, di cannellini, di piselli, i nostri germogli e crudità, crespelle soffici di grano saraceno) -tortino che noi avevamo ipotizzato di formaggio e asparagi è uno dei piatti più azzeccati-
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Dialogo di primavera (Crema delicata e appena tiepida di ricotta di capra con piccoli pomodori, le prime patate, fave e germogli di crescione) - Sembrava crescenza, anche questo molto gustoso-
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Perseveranza (Raviolo di borlotti e di ceci con guazzetto di spinaci novelli, pomodori appassiti e il buon olio di Valentini) -un buon tortello di spinaci-
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Serendipity (Gnocchi di patate, erbe e spezie, senza uova e senza farina, con emulsione delicata al gorgonzola, piccole pannocchie e taccole croccanti) -rovente ma gustosa pallina di formaggio accompagnata da un mini-me di pannocchietta e piselli con pesto-
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Una pausa rilassante (semi, aceto balsamico tradizionale, olio abruzzese, salsa al lampone) -il piatto va preso in mano e inclinandolo ci si dovrebbe divertire ad ottenere nuove forme-
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Sulla sponda sinistra del fiume (Fragranti verdure primaverili con spuma soffice d’aglio orsino raccolto nel bosco intricato di là dal ponte) -…-
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Sotto una coltre colorata (Sottobosco con spugnole, asparagi, ricotta affumicata, buona salvia arrostita, piccoli piselli crudi, fiori di zucca e coste leggermente speziate, pesto leggero di basilico e menta) -Una sorta di degustazione alla cieca in cui è divertente provare ad individuare cosa capita in bocca-
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Alla ricerca dei codici del gusto (Farinata come a Livorno, con spinaci novelli, pomodori ciliegia appassiti, crudità sottili, emulsione di formaggio fresco e maggiorana) -caldo/freddo, croccante/morbido, ben bilanciati-
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Le fragole si specchiano nel lago (Fragole marinate con gelatina leggera di Torcolato, con menta, sfoglia di cioccolato, argento e cannella) -fresco-
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Da un’altra angolatura- la presentazione visivamente più affascinante- la signora del tavolo vicino chiede se la foglia d’argento fosse carta stagnola e/o commestibile?!
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La mia dolce verdura (Le verdure più adatte, delicatamente sciroppate con mousse di cioccolato bianco e miele , gelato di vaniglia con salsa di ciliegie) -cioccolato, zucca, zucchina, rapa, salvia croccante e chi più ne ha più ne metta… tutto dolce o con tendenza dolce-
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gong (quello vero, suonato con nostro grande imbarazzo al momento della presentazione del piatto)
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Gong (Frutti di bosco con salsa vaporosa, biscotti croccanti, contrasti delicati di vaniglia e di menta) -il dessert nel vasetto non è affatto male-
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Ricordo (Soufflé di gianduiotto, vaniglia e zucchero, latte ridotto e mandorle in gelato, schiuma di latte e Plasmon) - Non ce la facciamo più a vedere questi soufflè al cioccolato e in questo caso, per di più, sbilancia tutto un menu giocato su sapori delicati, i piattinini di gatto Silvestro e Titti ci fanno pensare alla nostra infanzia… Ricordo infatti… Do’h-
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Caffè miscela Pellegrino Artusi per Lei
Tisana ala verbena per Lui

Preceduti da uno shot di cioccolato.
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Non ci siamo sentiti di valutare piatto per piatto siccome erano assaggini ma vi abbiamo segnalato i più interessanti, sperando di non aver confuso nomi e foto delle pietanze.
Il lato migliore della cucina di Leemann è saper costruire tanti piatti intriganti partendo da prodotti semplicissimi, ci vuole gran talento e conoscenza per poter portare avanti, rinnovandosi continuamente, un discorso come il suo.
Anche i vegetariani hanno il loro regno!
La filosofia del buon Pietro pretende anche la volontà del cliente di lasciarsi guidare all’interno di una realtà zen in cui ogni mossa è studiata per creare atmosfera.
Il difetto? Crederci un po’ troppo, risultando quasi forzato.
Consigliamo un ritocco alla sala, una tiratina d’orecchie a qualche cameriere pasticcione e di slegarsi da certi atteggiamenti coreografici un po’ troppo da Milano da bere. Peccato anche per quel treno (o metropolitana) che fa vibrare i tavoli ad ogni passaggio.
I pollici sono entrambi volti verso l’alto se dovessimo valutare solo la cucina, rimane il dubbio di aver stra-pagato una cena basata su ingredienti “poveri” ma la sterminata fantasia dello chef dovrebbe bastare a giustificare la spesa… o NO?!
Cucina talmente particolare ed estrema che per i suoi echi orientali fa pendere la bilancia della nostra scelta musicale verso il rumorismo giapponese di MERZBOW (al secolo Masami Akita) con il suo capolavoro Music For Bondage Performance (1991)!

Louis XV - Alain Ducasse

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 4:00 pm on Mercoledì, Maggio 27, 2009

c/o Hotel de Paris
Place du Casino
98000 Monte Carlo
(Monaco)

Tel : (+377) 98063000
www.alain-ducasse.com

Cucina: 46 / 50
Cantina: 9.5 / 10
Contesto: 4 / 5
Sala: 5 / 5
Gestione: 4 / 5
Servizio: 5 / 5
Mise En Place: 3 / 3
Pane: 3 / 3
Coccole: 2 / 3
Dolci: 10 / 10
Caffetteria: 3 / 3
Presentazione piatti: 3 / 3

Bonus: 4
Extra: 1

TOTALE : 102.5 / 110

Costo: !€!

Rapporto qualità / prezzo: B\C

Ultima visita: primavera 2009
Che brutto scrivere questo resoconto a quasi due mesi di distanza dalla nostra visita, tutte le sensazioni sono affievolite nella mente e a questo aggiungiamo il poco tempo libero che ci obbliga a lavorare su tanti articoli contemporaneamente col rischio di diventare noiosi e ripetitivi.
Portate pazienza…
Guardate le foto (non sempre inappuntabili), leggete le nostre modeste opinioni e provate a farvi un’idea.
Alain Ducasse non è solo l’unico chef 3×3x3 ovvero aver avuto tre locali in tre diverse nazioni con tre stelle Michelin ma anche uno dei più grossi imprenditori di ristorazione a livello mondiale.
La questione delle stelle la citiamo per dare un’idea del tipo di locale, non vuole essere una marchetta della guida o un pavoneggiarsi, è solo per dare un collegamento mentale più immediato rispetto a quello che potrebbe essere un 19.5 dell’Espresso o di un gambero della guida omonima.
Lo chef stellato al cubo ha messo il suo delfino Franck Cerutti alla cloche della sua struttura più ambiziosa (gli altri locali di punta sono entrambi a Parigi, uno porta il suo nome e l’altro è il famoso “Jules Verne” sulla Torre Eiffel… Quello di New York ha chiuso i battenti alcune stagioni or sono). Anche Cerutti non è sempre presente per i vari ruoli ricoperti all’interno della strutturata famiglia Ducasse e la cucina, in questi casi, viene affidata alle sapienti mani di Pascal Barbet.
Il Beneamato Luigi Quindici si trova al piano terra dell’esclusivo Hotel de Paris nella Piazza del casino di Monte Carlo.
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Entriamo nell’immensa hall, la sala ristorante è vicino all’ingresso, dichiariamo la nostra prenotazione al desk e ci fanno accomodare in sala… wow!
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Mentre ci guardiamo ancora attorno, affascinati da tanta “francesità”, arrivano i menu e le prime cibarie
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Un gueridon solo per il freschissimo burro naturale (al tavolo ce n’era già uno salato!)
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Mise en place di gran classe, giocata sull’oro ma ben lontana dal pacchiano
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Cestino del pane??? No, un carrello!!!
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C’è solo che l’imbarazzo della scelta…
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Accontentiamoci, non dobbiamo riempirci col pane!
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Mancavano solo queste leggerissime sfogliette di farina, olio e sale
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Due Menu disponibili, uno intitolato “Les Jardins de Provence (Giardini della Provenza)” e l’altro “Pour les gourmets (per i Gourmet)”, secondo voi cosa potevamo scegliere? Ovviamente quello per i golosoni!

Pinzimonio con una salsa di olive nere (inizio vegetariano sponsorizzato dalla casa, secondo indizio, dopo il menu, che lo chef è un cultore della verdura)
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Coquillages et gamberoni, supions, pouple de roche et haricoes cocos en salade tiede, jus vinaigrette a l’encre de seiche -Crostacei e Gamberoni, seppioline, polpo di scoglio e fagioli in insalata calda, condimento al nero di seppia- (♫♫♫, un’insalata di mare con la I maiuscola)
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Fines feuilles de pate verte melees d’asperges vertes et morilles noires de montagne -Sottili fogli di pasta verde con asparagi verdi e funghi morchelle coniche- (♫♫♫, un altro piatto semplice eseguito alla perfezione)
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Loup de Mediterranee au fumet d’artichauts epineux, ravioli croustillants de seiche et marjolaine -Branzino al fumetto di carciofi spinosi, ravioli con seppie croccanti e maggiorana- (♫♫♫♫, magnifica unione di pescato e ortaggi)
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Postrine de pigeonneau des Alpes-de-Haute-Provence, foie gras de canard et pommes de terre sur la braise, jus gouteux aux abats -Petto di piccione delle Alpi dell’Alta Provenza, il foie gras d’anatra, patate cotte alla brace, e salsa di frattaglie- (♫♫♫♫♫, più articolato del foie gras di Bocuse ma grande equilibrio e nessun elemento fuori posto o sotto tono)
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Selection de fromages affines pour nous -Selezione di formaggi-
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Siamo pieni e dobbiamo lasciare spazio ai dessert (Livarot e Chevrotin su tutti)
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Nell’attesa del dessert:
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Macarons
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Dolcetti (due esemplari di tutti così da non dover litigare…)
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Le dessert de votre choix a la carte… Dalla carta dei dessert tra “Aux fruits du temps (frutti di stagione)”, “Au chocolat, au cafe, au lait (al cioccolato, al caffè, al latte)”, “La Tradition” (ovvero Baba al rhum) e “Glaces” scegliamo la seconda sezione e nello specifico

Louis XV with its crispy praline -Louis XV con la sua croccante pralina- (♫♫♫♫♫+!, semplicemente perfetto)
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Rich chocolate granita, Arabica coffee cappuccino with chicory flavor -Ricca granita al cioccolato, caffè Arabica cappuccino con sapore di cicoria- (♫♫♫♫♫, indimenticabile, tra un Tiramisù ghiacciato e un caffè shakerato)
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Madeleines e cioccolatini
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Acqua Evian
Champagne Lanson Brut Rosè (♪♪)
Meursault 1999 Les Tessons Clos de Mon Plaisir di Jean-Marc Roulot(♪♪)
Chateau Lestage Simon 2000 Haut-Medoc (♪♪+)
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Cucina di serie A1, un po’ meno “sostanziosa” di quella “bocussiana” ma più curata nei dettagli (lato visivo su tutti)!
In questo ristorante sarete voi Luigi XV con il meglio della corte di Francia e del Principato al vostro servizio.
Soluzione estiva sulla terrazza che guarda la trafficata piazza del casino.
Sembra proprio che la grande ristorazione francese, sulla base di queste nostre visite, se ne sbatta altamente delle mode sperimentali spagnole e che voglia dimostrarsi superiore ricercando un maggior contatto con la cucina reale (aggettivo da prendere in tutte le sue sfaccettature).
Zero schiume ma piatti finemente colorati con verdure e fiori!
I Francesi possono sembrare quasi ottusi con quel continuo difendere il loro prodotto ma anche noi Italiani non siamo da meno con quel voler seguire tutte le mode che arrivano dagli altri paesi, che dire? Forse hanno ragione loro!
Servizio inappuntabile e grande ospitalità, in generale ci è parso di notare una migliore qualità del servizio transalpino rispetto ai pari livello del nostro paese.
Un plauso speciale al mago dei dessert Olivier Berger!
Volete farvi un giro Al Luigi Quindicesimo quando c’è il Gran Premio di Formula 1? Preparatevi a spendere 1030 euro di menu (bevande escluse)! Questa cifra spropositata più l’assenza di Ducasse fanno scendere il nostro giudizio sulla gestione a 4 punti (nonostante lo staff non faccia rimpiangere l’assenza del buon Alain).
Una stella del calibro di DUCASSE merita una star come il connazionale JOHNNY HALLIDAY a fargli da contraltare musicale, l’album che suggeriamo per l’Elvis che odora di camembert è “Les rocks les plus terribles” (1964)!

Paul Bocuse

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 10:05 am on Giovedì, Maggio 21, 2009

c/o L’Auberge du Pont de Collonges
40 Rue de la Plage
69660 Collonges au Mont d’Or (FRANCE)

Tel: (+33) 0 472429090
www.bocuse.fr

Cucina: 46 / 50
Cantina: 8.5 / 10
Contesto: 3 / 5
Sala: 5 / 5
Gestione: 5 / 5
Servizio: 5 / 5
Mise En Place: 3 / 3
Pane: 3 / 3
Coccole: 2 / 3
Dolci: 8.5 / 10
Caffetteria: 2.5 / 3
Presentazione piatti: 3 / 3

Bonus: 4
Extra: 0

TOTALE : 98.5 / 110Costo: €€€€€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Primavera 2009

Siamo a Lione e non possiamo lasciarci scappare l’occasione per provare la cucina di uno dei padri della Nouvelle Cuisine ovvero quel Paul Bocuse che detiene Trois etoiles Michelin dal 1965 (Sarà pure una guida truffaldina per pecoroni, come dice qualcuno, ma quanti ristoranti sono stati in grado di rimanere a certi livelli per così tanti anni?).
Usciamo dalla città costeggiando la Saona con la speranza di trovarlo facilmente…
GULP!
Difficile che passi inosservato:
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Tramp l’oeil di un certo egocentrismo
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Una specie di guardia svizzera ci attende nel parcheggio, la superiamo in velocità ed eccoci nel cortile interno
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La Walk of Fame dei “Bocuse d’Or” (uno dei concorsi per chef più popolari)
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Varcare la soglia di questo Sancta Sanctorum della ristorazione trasmette una certa agitazione, le gambe tremano (la carta di credito pure) ma dei giovani ed accoglienti camerieri ci danno il benvenuto e fanno strada verso il tavolo (prenotato con mesi di anticipo)
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Ci sono due sale grandi (la nostra ha una bella vetrata), un intimo corridoio e non manca neppure il Bocuse-Store con libri, attrezzi per cucina e altro ancora (tutto griffatissimo!)
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Arriva il vassoio con i panini, la mini baguette è superlativa, niente male anche lo sfogliatino di formaggio… nella foto, in alto a sinistra,  la fascetta del “buon appettito” che avvolgeva il tovagliolo… Mise en place sobriamente personalizzata e inappuntabile!
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Zuppa di piselli con crema al tartufo (♫♫♫) tanto per gradire…
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Non vi possiamo dire la gioia di vedere ancora attivo in sala l’ultra-ottantenne Paul, ci fa un cortese cenno di saluto per poi tornare alle prese con un tavolo di giapponesi scatenati (fotografavano tutto e troppo, quasi quasi rimpiangevamo Bottura e i suoi Niet!)
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Arriva il menu su un semplice cartoncino in tinta con le mura esterne del locale (hanno puntato sul “risparmio” perchè poi te lo regalano), l’ultima pagina è dedicata ad una biografia di Monsieur Bocuse (scritta in molteplici linguaggi tranne l’italiano), diverse proposte sfiziose e ben quattro menu:
Menu Bourgeois
Menu Classique
Menu bimbi
Menu Grande Tradition Classique (optiamo per quest’ultimo)

Il Commandeur de la Légion d’honneur propone:
Escalope de foie gras de canard poêlée au verjus, pomme gaufrette -Scaloppa di foie gras d’anatra, patate fritte nel verjus- (♫♫♫♫♫, un “fuà-grà” perfetto!)
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Soupe aux truffes noires V.G.E. (plat créé en 1975 pour l’Elysée) -Zuppa di tartufo nero V.G.E. (piatto creato nel 1975 per l’Eliseo)- (♫♫♫♫, buona e artigiana sia la zuppa che la presentazione di questo classico bocussiano)
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Si può asportare il cappello di pasta o romperlo (più divertente la seconda opzione che da vita a una zuppa con crostini)
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Filets de sole aux nouilles Fernand Point -Filetti di sogliola, tagliatelle a la Fernand Point- (♫♫, meno convincente di altre portate)
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Granité des vignerons du Beaujolais -Granita di vino Beaujolais- (♫♫♫, un fresco e sgrassante intermezzo, erano anni che non ci servivano il “sorbetto” digestivo prima del secondo)
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Volaille de Bresse en vessie “Mère Fillioux” -Pollame di Bresse in placenta di ”Madre Fillioux”- (♫♫♫♫, la memoria va all’ottima farona di Al Sorriso)
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Sembra di essere in sala parto, camerieri perfetti estraggono il pollo dalla “vescica” di pasta fillo…
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… e lo sistemano nel piatto con contorno di spugnole (amatissime dai francesi)!
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Eccolo servito finalmente questo pollino di Bresses, considerato il migliore al mondo e l’unico a denominazione di origine. Le condizioni di allevamento e di preparazione per ogni esemplare sono curate nei dettagli, esso dispone di minimo 10 metri quadrati di spazio erboso, ricco in vermi di terra, insetti ed erba rigogliosa che costituiscono circa 1/3 del suo sostentamento. Il complemento della sua alimentazione è costituito per l’80% da granoturco, per il 10% da grano (della zona DOC di Bresse) e per il 10% da prodotti lattiero-caseari: il pollo di Bresse è il solo al quale viene somministrato latte per tutto il periodo della crescita (da qui il colore bianco della pelle e la tenerezza delle carni). La durata di vita (strettamente regolamentata) è di quattro mesi, minimo per i polli, cinque mesi per le pollastre e nove mesi per i capponi. La fase di affinamento viene fatta in gabbia a base di prodotti contenti una grande quantità di latte e dura circa quattro settimane.
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Sélection de fromages frais et affinés “Mère Richard ” -Selezione di formaggi freschi e stagionati “Mère Richard”- (una gran selezione di formaggi, unica concessione all’Italia un Pecorino Romano, imperdibili il Reblochon e il Fourme d’Ambert)
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Sembra un coffee ma è una mousse al cioccolato
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Délices et Gourmandises -Delizie gustose- (♫♫♫, tanta varietà e un buon livello generale)
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La scelta spetta al cliente, ce n’è e te ne danno a volontà!
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Tre vassoi di dolci veramente stimolanti (sorbetti, gelati, torte, creme brule e mille altre leccornie)
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Gâteau Président Maurice Bernachon (torta a base di cioccolato e ciligie)
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Gelato alla vaniglia
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Coupe de fruits rouges beaujolaise
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Sorbetto alle fregole
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Petits Fours et Chocolats -Cioccolatini e piccola pasticceria-
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Vini in abbinamento, proposti da luminare della sommelleria, tutti ottimamente profumati e più delicati al retro-nasale:
Champagne Gosset Brut Excellence (♪♪)
Chassagne-Montrachet Clos Saint-Jean 1er Cru Bernard Morey 2004 (Chardonnay di Borgogna, ♪♪)
Beaune Marconnets 2004 - Bouchard Père et Fils (Pinot nero della Borgogna, ♪♪)

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Che dire? Un’esperienza che ricorderemo a lungo, non solo per il cibo ma anche per la storia che si respira in questo locale.
Sicuramente ci sono cucine più creative ma solo quando ancora ci si esalta di fronte ad un “classico” foie gras, ad una zuppa di verdure o ad un “semplice” pollo si capisce quanto la cucina tradizionale sia radicata nella nostra cultura e quanto essa abbia da dire ancora tanto.
Il contorno è di altissimo lignaggio, servizio inappuntabile e molto disponibile soprattutto con gli stranieri.
Abbiamo provato a fare due chiacchiere con il Boss ma tra la sua arterio che avanza, il nostro pessimo francese/il suo pessimo inglese e l’imperatore del Giappone che lo reclamava abbiamo finito prima ancora di iniziare.
Ci siamo accontentati di una foto col vecchietto!
Allez Paul!
Ad uno dei più grandi protagonisti della cucina francese decidiamo di associare la musica di uno dei più grandi artisti d’Oltralpe ovvero quel SERGE GAINSBOURG che con l’album “Je t’aime moi non plus” (1976) causò un notevole aumento di natalità nella terra di Asterix!

Les Terrasses de Lyon

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 4:48 pm on Mercoledì, Maggio 20, 2009

c/o Villa Florentine
25, montée Saint-Barthélemy
69005 Lyon (FRANCE)

lesterrassesdelyon@villaflorentine.com
www.villaflorentine.com/hotel/gastronomic-restaurant-lyon.htm

Cucina: 39 / 50
Cantina: 7.5 / 10
Contesto: 4.5 / 5
Sala: 4 / 5
Gestione: 3.5 / 5
Servizio: 4.5 / 5
Mise En Place: 3 / 3
Pane: 1 / 3
Coccole: 1 / 3
Dolci: 8 / 10
Caffetteria: 2 / 3
Presentazione piatti: 2.5 / 3

Bonus: 3.5
Extra: 1.5

TOTALE : 85.5 / 110

Costo: €€€€

Rapporto qualità / prezzo: B\C

Ultima visita: Primavera 2009
Prima parte della trilogia francofona di Kid & Fancy!
Il locale è all’interno del Relais & Chateaux Villa Florentine e, come il nome fa intendere, offre una splendida vista della città di Lione.
La sala è raffinata, il personale è impostatissimo (neanche ci fosse da servire il Papa) e sciovinista come ogni Francese che si rispetti (non una parola in italiano, solo qualche spiegazione in inglese, è questo gran difetto non saper bene il francese?).
Tavoli discretamente distanziati, bella la vetrata che permette di intravedere la città, diciamo intravedere perchè da seduti si vedono solo i palazzi più alti o più all’orizzonte; andrà sicuramente meglio alla clientela estiva siccome esiste un bel terrazzo capace di offrire un’angolatura migliore.

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Studiamo la carta (in francese), i piatti sono divisi in tante sezioni da non risultare totalmente comprensibile per persone che non conoscono bene la lingua e dotate di un Q.I. nella media, tagliamo la testa al toro e andiamo per il menu degustazione “Au Plaisir des Sens” (Piacere dei sensi) nella nostra versione scomposta.
Cosa vuol dire? Non abbiamo “famissima”, partendo dai piatti menu degustazione ci spartiamo amorevolmente le portate.
La carta dei vini è moderatamente affascinante purtroppo ha solo prodotti francesi eccetto cinque, e diciamo cinque bottiglie straniere! I prezzi sono da urlo!!!
Ci salviamo in angolo con un accompagnamento al calice consigliato da un giovanissimo sommelier:
Laurent Perrier Cuvee Grand Siècle (Champagne con la C maiuscola, ♪♪1/2)
Beaujolais Blanc “Terres Dorées” Jean-Paul Brun 2007 (vitigno chardonnay, frutta a pasta bianca e discrete sensazioni floreali e minerali, ♪)
Cotes du Rhone Rouge “Belleruche” M.Chapoutier (vitigni syrah e grenache, buona struttura e chiari aromi di frutti rossi, ♪)

Tempo di ordinare e via, si parte quasi subito… Dimenticano di portarci il pane… Chiediamo e veniamo accontentati da un paio di gradevoli, ma nulla più, panini (bianco e integrale)

Premices salees pour eveiller vos sens -Primizie salate per risvegliare i vostri sensi- (♫♫♫, una buon terzetto di crudi marittimi)
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Variation de la tomate grappe au salpicon de homard breton, gazpacho de petits pois parfumee a la sarriette -Variazione del pomodoro a grappolo dadolata di astice bretone, gazpacho di piselli insaporito al sale- (♫♫♫)

Nello specifico arriva prima il vero Gazpacho (fuori menu)…
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Poi l’astice col gazpacho di piselli
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Dos de bar de ligne roti au beurre demi-sel, cannelloni de poirettes aux coquillages, soupe d’huitres d’Isigny et caviar d’Aquitaine -  Spigola arrostita con burro salato, cannelloni di con molluschi, zuppa di ostriche d’Isigny e caviale di Aquitania- (♫♫♫♫)

Kid: Ma tu stai già mangiando e non hai fatto la foto! img_0240.jpg

Fancy: Fotografa il tuo allora!img_0242.jpg

Selle d’agneau poelee en cocotte de fonte, moussaka aux douces epices, jus tranche aux olives taggiasche et basilic frais- Sella di agnello fritto in casseruola di ghisa, moussaka con spezie dolci, olio di olive taggiasche e basilico fresco (♫♫♫+)

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Un interessante carrello dei formaggi (Fourme d’Ambert, Roquefort e Petit Maconnais su tutti)
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Petit gourmandise pour patienter tout en douceur -Piccole golosità in attesa del dolce-

Chou croquant aux senteurs de violette, creme legere a la vanille de Madagascar, confiture de cassis a l’ecume de lait -Chou croccante al profumo di violetta, crema leggera alla vaniglia del Madagascar, marmellata di ribes nero e schiuma di latte- (♫♫♫+, il più per la presentazione, tutto stava in equilibrio quasi per magia)

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Festival de mignardises -Piccola pasticceria-

La cucina di Davy Tissot è ben fatta ma non dà grosse emozioni, la squadra in sala è asetticamente perfetta (unico minuscolo neo il pane non servito al momento giusto) e il conto è decisamente sapido!
Avete presente quelle belle ragazze (o bei ragazzi) che pur non avendo difetti non trasmettono niente, non stuzzicano la vostra fantasia e che nonostante abbiate passato con loro una serata piacevole non chiamerete mai più?
Come diceva Eric Cantona in un vecchio spot: Au revoir!
Siamo in Francia quindi il consiglio musicale cade sugli alfieri della rinascita della scena punk francese ed europea ovvero i No-Talents di “100% No Talent” (1996), defunta band che al contrario di quanto dicesse il nome di talento ne aveva da vendere, ora i ragazzi del gruppo dopo aver coltivato progetti paralleli come Steve & the Jerks e Splash Four hanno preso strade diverse, chi si è dedicato alla wave (Opération S, Volt e Anteenagers M.C.) chi al beat (Cécilia Et Ses Ennuis, Les Terribles,…) e chi a stravaganti progetti solisti (Lili Z)!

ps. accettiamo correzioni sulle traduzioni dal francese!

La Conchiglia

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 12:08 pm on Giovedì, Maggio 14, 2009

Via Lungomare, 33
18011 Arma Di Taggia (IM)

Tel: 0184.42872

Cucina: 38 / 50
Cantina: 7.5 / 10
Contesto: 4 / 5
Sala: 2.5 / 5
Gestione: 4 / 5
Servizio: 3.5 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 2 / 3
Coccole: 2 / 3
Dolci: 6.5 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2 / 3

Bonus: 2
Extra: 1

TOTALE : 78 / 110

Costo: €€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Primavera 2009
Prosegue il nostro viaggio di conoscenza della cucina ligure ed eccoci al cospetto di Anna Parisi, una delle più affermate cuoche locali.
Arma di Taggia è una località marittima a pochi chilometri da Sanremo, ha una spiaggia molto più bella di quella della città del festival ma è frequantata per lo più da ottuagenari pronti per l’Aldilà.
La zia di Kid aveva una casa (con oliveti!) da queste parti e quando era piccolo ogni estate la passava su questi lidi e a sentir lui sembra non sia cambiato molto.
In questa stagione il Lungomare sembra quello di una città fantasma, il ristorante con la sua bella verandina è proprio affacciato sul mare ma anche sulla strada (ora tranquilla ma in estate trafficata quindi meglio sedersi all’interno), ah… i navigatori non rilevano Via Lungomare, ovviamente dato il nome della strada non è difficile da individuare ma se volete un aiutino provate a scrivere Via San Giuseppe, è lo stradello appena dietro il locale.
Il padrone di casa ci accoglie gentilmente (si dimostrerà abile nelle sue mansioni ma fin troppo premuroso di cure verso la clientela più abituale) e ci fa accomodare al tavolo, la sala non è al passo con i tempi ma risulta comunque accogliente.
Al momento siamo i soli clienti e il tavolo assegnatoci ha dietro un muro leggermente scrostato dall’umidità… Potevano fare più attenzione… Apparecchiatura, sedie e tovaglia sono ordinarie.

Insieme alle carte (niente male quella dei vini) arriva anche il pane (buona la focaccina).
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La carta fa mostra dei grandi prodotti del territorio (Gamberi di Sanremo, Asparago violetto di Albenga e Oli di Olive taggiasche) ma c’è un solo menu disponibile, Menu di primavera a un prezzo onestissimo e comprensivo del vino (Breganze Bianco Superiore- San Giorgio)
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Tortelli di zucca, fagioli e maggiorana come benvenuto fuori lista (piacevoli)
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Il crudo di pesce battuto a coltello, olio e limone, insalatina di primo taglio -Il pesce se non erriamo era del sorello- (♫♫♫♫, fresco e molto ben preparato)
-Sulla carta il piatto era completato dai gamberi di Sanremo, noi pensavamo ci fossero anche nel nostro, che delusione… Niente foto… Tiè!-

I gianchetti in frittatina, salsa balsamica e verdure croccanti (♫♫, rapido ed indolore)
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I tagliolini al tuorlo d’uovo conditi con le triglie, pomodorini e il profumo del peperoncino (♫♫♫, triglie un po’ soffocate dal peperoncino)
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Il pescato del giorno cotto in tegame, mousseline di patate, asparagi di Albenga -non bestemmiamo se diciamo trattasi di dentice?- (♫♫♫, semplicemente azzeccato)
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Creme bruleè in attesa del dessert, anche questa extra-carta, molto gradita!
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Composizione di frutti rossi, spuma al pistacchio di Bronte e salsa balsamica (♫♫, un finale valido e molto soft)
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Caffè con pasticcini (… da the!)
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Esperienza piacevole ma non memorabile, tutto procede su un discreto livello, il menu in questo caso si è dimostrato conveniente in fatto di costi ma troppo alleggerito di protagonisti (ingredienti di pregio) rispetto alle pietanze in carta, il “degustazione” per noi dovrebbe essere il meglio che il ristoratore possa offrire con porzioni adeguate al numero di portate, sbagliamo?
Servizio efficiente ma fin troppo silenzioso.
I punti di forza sono di sicuro la valorizzazioni dei prodotti del territorio e il pescato di giornata combinati con mano gentile, se cercate grande fantasia o teatralità avete sbagliato indirizzo.
Abbinamento musicale? Difficile questa volta… Conchiglia in inglese è shell, aggiungo due lettere e ottengo SHELLAC (in italiano gommalacca) ovvero la noise-rock/post-hardcore band di Steve Albini che stupì la scena indie con il sound unico di “At Action Park” (1994)!

Memole Inn Resort / Londrino

Archiviato in: Hotel, Ostelli e Resort, Altri locali, Recensioni — admin at 11:03 am on Giovedì, Maggio 14, 2009

Via Mameli, 18
18038 Sanremo (IM)
0184 195 5171

-Qualità: 6.5 / 10
-Posizione: 3 / 5
-Ambiente: 3 / 5
-Personale: 1 / 5
-Appeal: 1 / 5

Rapporto qualità / prezzo: A

TOTALE : 15.5 / 30

Ultima visita: Primavera 2009
Si torna a casa. Vacanza finita. Soldi quasi.
Ci concediamo un ultima tappa in quel di Sanremo.
Troviamo posto in questo resort che altro non è che un piano di una casa del centro adibito a bed & breakfast (beh, il breakfast in realtà non c’è, c’è solo la macchinetta per fare caffè o the con relative bustine).
Il ragazzo alla reception sbriga le pratiche in fretta, ci accompagna dove pernotteremo, ci lascia le chiavi e arrivederci.
La nostra stanza in realtà sarà nel più moderno Londrino Resort (Piazza Colombo, 17), a pochi passi dal Memole e sempre vicino al “mitico” Teatro Ariston.
L’ appartamento è molto grande (spaziosi sia l’angolo cottura che la zona notte), ordinato e luminoso.
Veramente una sorpresa positiva dato l’investimento minimo di pecunia.
Pausa cena dal simpatico campione di arti marziali e pizzaiolo baffuto NANDO (Via Gioberti, 13 - Tel: 0184.533862), secondo una rivista locale il n.2 in città, per noi un discreto +.
Per “colazio” un’onesta sosta dal bel Cafè Renaissance (Piazza Colombo, 2).
Basta bere un goccetto di troppo e data l’atmosfera ti ritrovi per strada ad intonare “Nel blu dipinto di blu” (1958, meglio nota come Volare, oh oh) del defunto DOMENICO MODUGNO!

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Novotel Monte Carlo

Archiviato in: Hotel, Ostelli e Resort, Altri locali, Recensioni — admin at 10:46 am on Giovedì, Maggio 14, 2009

16 Boulevard Princesse Charlotte
98000 Monte Carlo
(Monaco)

Tel: (+377) 99998300
www.novotel.com/gb/hotel-5275-novotel-monte-carlo-3/index.shtml

-Qualità: 8 / 10
-Posizione: 3 / 5
-Ambiente: 4 / 5
-Personale: 4 / 5
-Appeal: 3 / 5

Rapporto qualità / prezzo: A\B

TOTALE : 22 / 30

Ultima visita: Primavera 2009
Seconda tappa della nostra gita pasquale è stata il principato di Monaco.
Il viaggio tra centrali nucleari, flash degli autovelox (piazzati lungo le discese!) e caselli autostradali che accettano solo monete o carta di credito ci ha reso un po’ nervosi.
Ci mancava solo la pioggia…
Grazie a dio l’albergo ci tira su il morale.
La struttura è moderna e curata (non male neanche il rapporto qualità-prezzo), si è a pochi passi dalle maggiori attrazioni di Monte Carlo (quali?) e la colazione è abbondante e di buona qualità.
La città in sè non è niente di che, è bella e curata, niente da dire, ma sembra quasi finta con quella continua ostentazione di opulenza, una Gardaland per ricchi, un appartamento di 150 metri quadrati in un residence costa 10 milioni di euro (salute!).
La nostra fregatura culinaria l’abbiamo presa per disperazione. Siccome siamo arrivati tardi e quasi tutti i ristoranti erano chiusi o completi, ci siamo infilati nella brasserie CAFE DE PARIS nella Piazza del casino.
Il locale è caro (per quello che ti servono e per come lo fanno), l’acqua è arrivata con la bottiglia già aperta e pure a temperatura ambiente (sarà mica stata del rubinetto?) ed è frequentato da vitelloni e desperados che sacrificano i guadagni di un anno per due settimane da “signori”.
Meglio tornare in albergo dove la piscina, la zona fitness & wellness e il servizo Wi-fi gratuito ci rilassano dalle tensioni accumulate.
L’ostentazione monegasca può andare di pari passo solo con la voglia di ricoprirsi d’oro di tanti rapper vedi l’iper-palestrato 50 CENT di “Get Rich or Die Tryin’” (2003), il titolo dice tutto, YO BRO’!

da cote-azur.fr

Eataly (Torino)

Archiviato in: Altri locali, Dolce o Salato, Recensioni — admin at 10:27 am on Giovedì, Maggio 14, 2009

Via Nizza, 230
10126 Torino

Tel: 011.19506811
www.eatalytorino.it

-Qualità: 9 / 10
-Posizione: 2.5 / 5
-Ambiente: 4 / 5
-Personale: 3 / 5
-Appeal: 5 / 5

Rapporto qualità / prezzo: B

TOTALE : 23.5 / 30

Ultima visita: Primavera 2009
Prima visita a questo King Ghidorah della gastronomia, il mostro a tre teste (Unieuro, Slowfood e Carpano) che vuole cambiare il modo di fare la spesa degli italiani.
Apprezziamo la filosofia Slow food ma non piacendoci tutti gli “Ismi” cerchiamo sempre di mantenere le distanze da atteggiamenti troppo radicali per non rischiare di diventare ciechi!
Quando il cibo naturale, come l’ecologia, diventano di moda e finiscono nelle mani di grandi imprese non si sa mai cosa pensare. Ora è tutto eco, bio o frutto del riciclo! Sarà vero?
Kid: Io credo in Rael!
Fancy: Io in Bob the Subgenius!
Ci troviamo all’interno di un mostro architettonico ricavato nella vecchia sede della Carpano (che ora ha qui un proprio museo, vermouth rules!) vicino al Lingotto Fiere, sede del Salone del Gusto.
Prima nota di merito? I carrelli della spesa! Ricavati dal riciclo di vecchie bottiglie d’acqua.
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All’interno si trovano tanti articoli di validi produttori di nicchia che non trovano spazio nella grande distribuzione, accanto a questi non mancano diversi prodotti da Supermercato e qualche strizzata d’occhio a famose case made in Italy.
Seconda nota di merito: ogni sezione (formaggi, pasta, carne, birra,…) ha il suo spazio degustazione che può andare dal semplice assaggio ad un pasto più sostanzioso.
Terza nota di merito per i vari happening che vengono organizzati (Corsi di enogastronomia, A cena con i grandi chef, Appuntamenti con i Presidi Slow Food, Aperitivo con il produttore,…).
Non potevano essere assenti in questo regno del “ben godi” il bar, la gelateria, la zona di invecchiamento salumi e formaggi, la cantina e c’è pure una libreria con servizio internet.
A livello di personale trovi dal produttore che fa ancora il proprio lavoro con passione e ti propone i suoi prodotti con cortesia alla ragazza scosciata e annoiata che ti offre una Birra Moretti deluxe in promozione passando per il giovane adepto di Carlin Petrini che vuole farti riempire un bottiglione con dell’ottimo (a suo dire) vino rosso sfuso!
Il contesto comunica una sensazione strana, sembra un supermercato costruito non per la gente comune ma per una casta di supposti intellettuali (con qualche euro in tasca) fissati con il salutismo.
E’ un male? No. E’ un bene? Neppure… E’ solo una percezione.
In realtà la clientela è varia, trovi fighetti che fanno gli esperti di alimentazione ma anche metallari che preferiscono bere una birra di meno ma migliore della Fidel dell’Esselunga!
Se ci chiedete se ci è piaciuto, la risposta è si e tanto, anche perchè dalle nostre parti una cosa del genere non c’è!
Se non avete modo di andare a Torino potete provare a Milano o Bologna (o Tokyo?!) oppure facendo shopping on line su www.eataly.it
Adiacente al Supermercato è stato aperto un ristorante di un certo livello che ci siamo ripromessi di visitare quanto prima ovvero Guido per Eataly - Casa vicina (Via Nizza, 224- Tel: 011.19506840- www.casavicina.it).
Per il negozio di Slowfood per concordanza abbiniamo la musica di “Slow Hand” Eric Clapton nel suo periodo con gli YARDBIRDS, disco più rappresentativo: Five Live… (1964)!

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