Via Martiri di Belfiore, 33
46026 Quistello (MN)
Tel: 0376.618255
www.ristoranteambasciata.it
Cucina: 40 / 50
Cantina: 8 / 10
Contesto: 3 / 5
Sala: 4 / 5
Gestione: 4 / 5
Servizio: 3.5 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 1 / 3
Coccole: 3 / 3
Dolci: 8 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2 / 3
Bonus: 3
Extra: 0
TOTALE : 82.5 / 110
Costo: €€€€
Rapporto qualità / prezzo: B\C
Ultima visita: Primavera 2009
Nuova missione in uno dei locali che hanno fatto la storia degli ultimi trent’anni della grande ristorazione italiana.
E’ sulla riva destra del fiume Secchia, proprio sotto l’argine alle porte di Quistello, il luogo dove i fratelli Tamani hanno deciso di impiantare questo Taj Mahal della cucina.
Il ristorante è all’interno di una grande casa di paese, nella quale trova spazio anche la sede del Rotary club locale.
Citofoniamo e, dopo una breve attesa, siamo invitati ad accomodarci. Entrando nella grande sala siamo accolti dallo chef seduto come un pascià nel tavolo più vicino alla sua amata cucina.
La vista della stanza ha un impatto forte, tantissimi libri impilati vicino alle vetrate sembrano colonne improvvisate per evitare il crollo del soffitto, tendoni bianchi e rossi stile circense, enormi vasi di fiori, vassoi e cloche d’argento fanno bella mostra di sè un po’ ovunque!

Tortuoso il tragitto per raggiungere il tavolo, nonostante sia ad una distanza accettabile dagli altri, causa i vari gueridon impegnati a sorreggere la chincaglieria di casa Tamani.
Decisamente barocco! …anche la mise che ci accoglie (la sottotovaglia su tutto) è su queste note, con forti connatazioni demode.
Osservando meglio si nota che ci troviamo in un ampliamento (ben fatto) dell’edificio originario, la finestra che c’era una volta è diventata lo spazio che permette ai clienti di controllare il lavorio in cucina.

Piatto dei pani già al tavolo all’arrivo e non particolarmente intrigante (una schiacciata, due grissini e una sorta di Coppia ferrarese)
In attesa che arrivi il menu, Ciccioli e Parmigiano Reggiano vengono offerti dalla casa e serviti da una cordiale signora che ricorda più le genuine titolari delle trattorie di una volta che le snob gerenti di qualche locale moderno con velleità, con un accompagnamento di bollicine (presentate un po’ di fretta e con bottiglia aperta in separata sede, si ode in lontananza il botto del tappo).

Frasi di Shakespeare, Lucio Dalla (che definisce l’Ambasciata “Il bar di Guerre Stellari”, chissà chi sarà Jabba the Hutt?!) e dei proprietari fanno da incipit ad una enciclopedica carta (fin troppo) con tanti classici della tradizione come il Sorbir di Agnoli e i Tortelli di zucca e altre pietanze che hanno fatto la fama di questo locale come il Pavone alla maniera del Vicariato di Quistello o la Scaloppa di fegato d’oca al Sauternes oppure lo Zabaione caldo.
Ci sono 4 percorsi di degustazione, nota di merito quello incentrato sulle Paste (veramente tanta la varietà di primi anche in lista con la pasta accompagnata da risi e minestre), è un bell’enigma scegliere.
Decidiamo di affidarci ai due percorsi devoti al pescato (di acqua dolce e di mare)!
Da una bella carta dei vini con ricarichi tra l’onesto e l’eccessivo scegliamo una bottiglia (Chardonnay Gaja & Rey: assente) e il sommelier ci suggerisce un validissimo
Chardonnay Bellavista Uccellanda 2004
anche questo stappato in un’altra stanza (per mancanza di spazio?!) e poi portato al tavolo per l’assaggio.
Nell’attesa, due chiacchiere con il venerabile chef (con una brutta tosse) e maitre che ci fanno partecipi di una prossima apertura de L’Ambasciata in quel di Dubai… Offerta che noi sappiamo sia stata rifiutata dai Santini (Dal Pescatore) perchè, a sentir il Sig. Antonio, preferiscono fare meno cose ma farle sempre al massimo livello e sotto il loro controllo diretto… Non ci resta che augurare il meglio a Romano e Carlo Tamani!
Siamo pronti.
Arriva l’unica cameriera accompagnata da uno dei ragazzi che lavorano in cucina, ci piace l’idea che a servire siano i cuochi ma sbagliano ad assegnare i piatti (eravamo in due e c’era solo un altro tavolo con clienti, se commettono errori con così poca gente come faranno con la sala piena?!) e non li presentano adeguatamente.
Kid:
La spremuta di pomodoro, scampo grigliato, scaloppa di tonno del Mediterraneo, uova di salmone russo, olio extra vergine d’oliva, patate a fiammifero (♫♫♫)

Lo spiedino di code di gamberi con pancetta, cereali profumati al timo limonato, salsa al gorgonzola, rosso d’uovo, basilico, prezzemolo e olio extra vergine d’oliva (♫♫♫♫)

Le polpettine di baccalà, cipolla croccante su limpido di insalata verde e porri (♫♫♫♫-)

La zuppetta di fagioli, salsiccia, astice, leggermente piccante da peperoncino calabrese, pomodori, basilico e pistilli di zafferano (♫♫♫+)

L’aspic di frutta con insalata di finocchi, ananas e limpido di lamponi (♫♫♫♫)

Fancy:
Insalata di Luccio dei laghi di Mantova con la tradizionale salsa verde quistellese (prezzemolo, acciughe, capperi, cipolle e verdure sottaceto) con parmigiano reggiano di Quistello - grazie a dio sono siamo un fotoblog serio altrimenti questa immagine meritrerebbe una diffida- (♫♫♫)

La bisque de mer e code di gamberi -omaggio alla grande cucina francese- (♫♫♫)

La cappesante gratin e vellutata di fagioli borlotti, patate a fiammifero (♫♫♫♫)

Il carpaccio di spigola, asparagi tiepidi e salsa olandese (♫♫♫)

La piramide di millefoglie con crema chantilly, meringa, cioccolato e frutti di bosco (♫♫♫♫)

Dopo il dessert arriva un’inteminabile serie di pasticceria secca tradizionale, 7 piatti 7, una roba da golosi che hanno deciso di farla finita una volta per tutte.
I dolci secchi di cultura del Vicariato di Quistello, Ducato di mantova, Benedettino, Matildico
(Tortelli fritti ripieni di crema pasticcera; Sabbiosa; Sbrisolona; Stelline di pasta di mandorle siciliane; Torronata con ciccolato fondente, galatina di menta, mandorle e meringa; Tortelli di Sant Antonio Abate, Favetti; Quadretti di pan di spagna al cioccolato)

Con il caffè arrivano Le petit fours, un po’ di dolcetti per finire e salutare…

“Hoc erat in votis” (Questo era il mio desiderio) recita l’incipit del menu de L’Ambasciata e probabilmente il loro sogno i Tamani l’hanno realizzato diversi anni fa e ora si tengono a galla navigando a velocità di crociera.
Partiamo dalle dolenti note.
Le materie prime (crostacei) non erano di altissima qualità, ok siamo a Quistello e di domenica e un po’ ce la siamo cercata ma ci sono tanti locali meno celebrati che riescono ad offrire prodotti migliori anche nelle giornate meno indicate.
Lo staff trasmette la sensazione di un locale un po’ seduto sugli allori, che vive dei fasti che furono, la realtà non è proprio così perchè le pietanze sono preparate a dovere ma non ci troviamo di fronte ad una cucina al passo con i tempi. Se riuscite ad isolarvi mentalmente e liberarvi delle abitudini prese frequentando i locali più alla moda riuscirete a godere la migliore cucina italiana anni 80-90. Se Dal Pescatore è l’evoluzione e l’esaltazione dei mitici ristoranti nati sullo stile dei Cantarelli in combinazione con un ripasso della lezione francese, L’Ambasciata ne è la lenta e naturale prosecuzione.
Ci hanno impressionato favorevolmente il bravo sommelier, la cura nelle salse di accompagnamento, fatte con mano esperta (a volte un po’ cariche ma sempre ben eseguite) e che lo chef Tamani si occupi della colorazione del piatto usando solo il cucchiaio invece di un più coreografico e moderno dispenser (sarà una stupidata ma è bello veder lavorare come una volta).
Per questa coppia di grandi maestri della ristorazione scegliamo di affiancare la musica di due fratelli di sangue che sono stati tra i padri del rock’n'roll ovvero ESQUERITA con il suo album omonimo (1959) e LITTLE RICHARD “Here’s…” (1957)… Chi ha copiato chi!? Per quanto ne sappiamo noi dovrebbe essere stato il Sig. Richard Penniman a scimmiottare il look dell’altro!