Dispensa Pani e Vini

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 10:05 am on Giovedì, Marzo 26, 2009

Rotonda Borgo Principe Umberto
25030 Torbiato di Adro (BS)

Tel: 030.7450757
www.dispensafranciacorta.com

Cucina: 35 / 50
Cantina: 7 / 10
Contesto: 2.5 / 5
Sala: 3.5 / 5
Gestione: 4 / 5
Servizio: 2.5 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 2 / 3
Coccole: 1 / 3
Dolci: 6 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2 / 3

Bonus: 3
Extra: 0.5

TOTALE : 72 / 110

Costo: €€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Inverno 2009 (+update Estate 2009)
Continua la nostra caccia all’eclettico ed esperto chef Vittorio Fusari, l’abbiamo mancato in quel de Il Volto di poche settimane e ora lo ritroviamo in questo nuovo ambiente.
Siamo nel crocevia tra la strada che entra nel cuore della Franciacorta e quella che porta all’eremo gastronomico di Gualtiero Marchesi.
L’aspetto esteriore è quello di un outlet, anche carino, ma tutto ci si aspetterebbe tranne di trovare una bottega (proprietà Bellavista) in cui trovano spazio un’enoteca, un negozio di alimentari e soprattutto un ristorante curato dal pluri-premiato cuoco di Iseo.
Aggiungiamo la possibilità di avere pasti take-away, aperitivi a prezzi modici (orario: 10.00-12.00 / 18:00-21:00) e si vocifera l’arrivo di un nobile “Ristorante ONLUS” nel quale alcune persone disabili saranno inserite nel mondo del lavoro.
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L’ingresso del locale è occupato dalla dispensa, la sala da pranzo si trova sul retro e ha una vetrata che da sull’ “estivo” che a sua volta si affaccia sul parcheggio.
I tavoli sono discretamente distanziati, alle pareti i soliti mostri d’artista e sotto i nostri piedi notiamo il pavimento della sala cambiare in parquet (immaginiamo che abbiano cambiato la disposizione dei mobili perchè altrimenti non avrebbe senso).
I bicchieri personalizzati spiccano all’interno di una mise en place più che dignitosa dato lo stampo che si vuole imprimere al locale
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Arriva il menu e balza subito all’occhio:
PANE E GRISSINI (CON LIEVITO NATURALE E FARINE BIOLOGICHE MACINATE A PIETRA) e ACQUA NATURALE OLIGOMINERALE DALLE MONTAGNE DALLA FONTE CORTE DI PARADISO DI POCENIA (UD) o DALLA FONTE DELL’ALTA VAL BREMBANA MOIO DÈ CALVI (BG) al prezzo di € 2
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Ci sta, non siamo in uno stellato…

Appetitose le portate in lista, c’è pure un percorso obbligato ma preferiamo andare in libertà…
Carta dei vini essenziale, con logica attenzione sulla zona della Franciacorta, un plauso per i prezzi non esagerati.

Anche per questo pranzo siamo in formazione a tre, le scelte della Triade saranno…

Fancy:
BOCCIOLO DI SALMONE
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“OMAGGIO ALLA FESTA DI VICO”: ZUPPA DI MONOCOCCO AL NERO DI SEPPIA, TARTARE DI GAMBERI E CREMA DI MOZZARELLA E BASILICO (♫♫♫♫♫)
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SPAGHETTI POMODORO E BASILICO -Il basilico è in spuma, nella foto sta già scivolando via- (♫♫♫)
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FILETTO DI COREGONE DEL LAGO D’ISEO, CREMA DI OLIVE, FINOCCHIO ED ARANCIA (♫♫♫)
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MOUSSE AL CIOCCOLATO BIANCO E SALSA AL FONDENTE (♫♫♫)
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Kid:
BOCCIOLO DI SALMONE-vedi foto sopra-

“OMAGGIO ALLA FESTA DI VICO”: ZUPPA DI MONOCOCCO AL NERO DI SEPPIA, TARTARE DI GAMBERI E CREMA DI MOZZARELLA E BASILICO -vedi foto sopra-

TRIPPA GRATINATA AL BAGOSS (♫♫♫♫)
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NOCETTE DI CINGHIALE, CREMA DI ZUCCA E GINEPRO (♫♫♫)
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PARFAIT ALLA VANIGLIA, NOCCIOLE CARAMELLATE, GELATO AL PEPE ROSA E SALSA DI MOSCATO (♫)
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Bat-Mat:
BATTUTA DI FASSONA
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INSALATA TIEPIDA DI ANATRA CON VERZA E FEGATO D’OCA
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RISOTTO ALLA SELVAGGINA E POLVERE DI LIQUIRIZIA
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NOCETTE DI CINGHIALE, CREMA DI ZUCCA E GINEPRO -vedi foto sopra-

TIRAMISU’ “TRADIZIONALE”
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CAFFE’ DEL DOGE ROSSO (100% arabica)

Quella che abbiamo provato è l’essenza dell’Osteria. Bravi tutti. Il consiglio a chi deciderà di mangiare in questo locale è di tener conto dell’abbondanza delle portate.
Vogliamo trovare dei nei? Il servizio è svolto da ragazzi molto giovani e l’inesperienza fa commettere qualche intervento fuori tempo, i dessert non convincono appieno e ci sentiamo di consigliare ai gestori una maggiore presenza in sala per rendere consapevoli i clienti delle scelte che vengono fatte sui prodotti offerti.
Ci piace molto la filosofia che sta alla base di questo ristorante, più sostanza e meno apparenza (anche se il marketing non manca), sulla scia dei vari Slow food, Eataly ed Esperya.
Spendiamo anche due parole sul deus ex-machina della cucina? Ma si, il valore di Fusari sta nel valorizzare materie prime, anche dimenticate, ed esaltarle combinandole con altre più comuni, se a questo aggiungiamo la voglia di non seguire mode e il buon gusto di stare lontano dalle luci della ribalta quello che otteniamo è un personaggio quasi unico nel panorama culinario italico.
Se fosse un musicista sarebbe uno di quei talentuosi jazzisti che amano suonare nei piccoli club davanti a pochi ma veri appassionati, che amiate o no questo genere consigliamo caldamente l’acquisto di MILES DAVIS “Bitches brew” (1969), l’album che ha destrutturato il genere creandone uno nuovo in “fusion” col rock!

Update: Estate 2009
Niente nuove, buone nuove!
Siamo tornati a distanza di qualche mese e non ci sono grosse novità.
Tutto fila via liscio all’insegna di un buon livello.
Sotto alcune foto:

Pane
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Risotto d’estate (con sul fondo un gelato di Parmigiano)
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Branzino
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La Fata Bema

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 10:02 am on Giovedì, Marzo 26, 2009

Via Adeodato Turchi, 4
43100 Parma

Tel: 0521.208798

Cucina: 37 / 50
Cantina: 7.5 / 10
Contesto: 2 / 5
Sala: 3.5 / 5
Gestione: 3.5 / 5
Servizio: 3 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 2 / 3
Coccole: 1 / 3
Dolci: 7 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2 / 3

Bonus: 2
Extra: 0

TOTALE : 73.5 / 110

Costo: €€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Inverno 2009
Rieccoci sulle tracce di un nuovo ristorantino parmigiano del quale si parla un gran bene.
Per la rubrica dei “Chissenefrega” il nome del locale deriva da quello del fantasma che si dica abiti nel castello di Montechiarugolo, località in cui questo locale ha aperto i battenti prima di trasferirsi in un buio vicoletto nel cosidetto Oltretorrente, raggiungibile a piedi dal centro città anche dai più pigri.
Per questo pranzo siamo in formazione power-trio come i migliori Motorhead.
Facciamo due passi in questa zona di Parma che meriterebbe una riqualificazione, non riusciamo a capire dove sia l’ingresso perchè le tende bianche all’interno rendono tutto omogeneo ma alla fine uno degli ultimi neuroni attivi individua la maniglia.
L’ambiente è molto curato, due belle sale arredate con gusto (una piccola con mattoni a vista e una grande con vetrata su vegetazione varia, migliorabile) e una mise en place fine.
La carta mostra interesse per il territorio ma ancora più evidente è la passione per il pesce (due i percorsi degustazione attivi e c’è anche l’opzione per pranzi di lavoro).
Carta dei vini ben fatta, tra le più accurate in città, dignitosa la proposta al calice.

Aperitivo a base di bollicine Franciacorta accompagnato da qualche scaglia di Parmigiano Reggiano e dai panini della casa
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Le nostre scelte a mano libera…

Fancy:
Composizione di pesce crudo secondo disponibilità del nostro mare con sale rosa dell’Himalaya (♫♫♫♫)
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Bastoncini di patate con pomodoro fresco, porro, capesante, vongole veraci e pesto al basilico (♫♫♫)
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Terrina di agrumi al Moscato con sorbetti e passata di fragole (♫♫)
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Kid:
Battuta di gambero rosso di Sicilia crudo con carciofi dorati allo zenzero (♫♫♫♫)
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Mazzancolle in tegame con avocado, olio e limone alla salsa di pomodori verdi, olive liguri (♫♫♫)
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Lasagne dolci con gelato alla crema, gocce di liquirizia, gelatina di caffè (Torrefazione Baracco) e spuma di caffè alle scaglie di cioccolato (♫♫♫)
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Il terzo incomodo, Bat-mat, ha preso la Composizione di pesce crudo e:
Tortelli di patate in salsa di tartufo nero con scaglie di pecorino ed erba cipollina
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Si chiude con

Caffè torrefazione Baracco (Modena) e piccola pasticceria:
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Un’esperienza davvero rilassante, anche per i tempi lunghi della cucina, buona tecnica nelle preparazioni e cura nella scelta del pescato, a livello di ristorante a Parma si pone come ponte tra Il Piccolo Principe e La Cantinetta, ha una proposta culinaria più appagante del primo ma meno contorno (il personale dovrebbe essere più sorridente e accogliente) mentre sembra che alcune idee siano scopiazzate dal ristorante di Felino. Discreta la carta dei dessert , migliorabile nei vini proposti in abbinamento che meriterebbero qualcosa di più del semplice Sauternes € 8.
Lo chef è giovane e di sicuro la sua creatura si evolverà ancora…
Cucina divertente con margini di crescita che può ben abbinarsi allo scanzonato pop dell’emergente KATY PERRY di “One of the boys” (2008), non ce ne vogliate ma un po’ di bubblegum-pop ogni tanto non guasta, dove trova fondamento questo binomio? Innanzitutto la Perry è un tormentone di questo inverno e questa cucina potrebbe diventarlo per noi, poi nella sensazione di divertimento che trasmettono, nella tecnica di base (Katy proviene dal gospel e ha come nume tutelare Dave Stewart degli Eurythmics) e nella potenzialità di un futuro glorioso se entrambi eviteranno di crogiolarsi all’ombra dei successi già raggiunti. Il nuovo stellato di Parma? La nuova Madonna? Ci hanno già provato in tanti, vedremo! Ah, noi questo disco non lo compreremmo mai ma una scaricata da soulseek, almeno delle hit da sing-a-long, la vale.

I Monelli

Archiviato in: Altri locali, Pizzerie, Recensioni — admin at 9:51 am on Giovedì, Marzo 26, 2009

-men at work: versione non definitiva-

Via Emilia Ovest, 20
43015 Pontetaro di Noceto (PR)

Tel. 0521 617080
www.imonellipizzeria.com

-Qualità: 6.5 / 10
-Posizione: 2 / 5
-Ambiente: 3 / 5
-Personale: 3 / 5
-Appeal: 2 / 5

Rapporto qualità / prezzo: B\C

TOTALE : 16.5 / 30

Ultima visita: Inverno 2009
Dopo la scottata Bottura che ci ha un po’ tarpato le ali e tolto un briciolo di entusiamo, abbiamo deciso di prenderci una pausa di riflessione e per un po’ tornare a veleggiare in acque più tranquille.
Questa pizzeria è situata sulla via Emilia tra Parma e Noceto, poco dopo il ponte sul Taro (andando verso Fidenza).
Il locale non è sulla strada, ma poco ci manca, la distanza dalla frequentatissima arteria emiliana è completata dall’utile parcheggio.
L’ambiente è abbastanza moderno (quando lo hanno fatto, immaginiamo fine anni novanta, lo era sicuramente di più), la sala è molto meglio di quello che ci si aspetterebbe guardandola da fuori, i tavoli sono abbastanza grandi ed è da apprezzare come venga curata anche l’ “apparecchiata”.
La stanza da pranzo è grande, quindi nelle serate più affollate il chiasso dovrebbe farla da padrone, fortunatamente ci siamo capitati di domenica sera e la situazione era tranquilla.
A disposizione di mamma e papà c’è un angolo giochi in cui liberare i bambini più irrequieti.
Sulla carta trovano spazio, tra le svariate pietanze, tre criptici percorsi degustazione (pesce, carne e bimbo) non descritti nel dettaglio se non per definirli “sfiziosi”.
Vasto assortimento di pizze (ben fatte) sia nella versione alta, qui chiamata Fornarina, che in quella classica napoletana.
Personale cortese, nei limiti del possibile, dati i ritmi del locale.
Tutti questi dettagli, con l’aggiunta di una cantina dignitosa, giustificano parzialmente i prezzi più alti rispetto ad altri pari categoria. Nel complesso un giudizio positivo.
Siccome eravamo in giro per il concerto di Vibeke Saugestad, algida ex-tastierista dei norvegesi Yum Yums e ora solista (voto al gig: 6-, pop/garage/punk ben fatto ma con poche hit memorabili), vi consigliamo di dare un ascolto al powerpop della band nella quale si è fatta le ossa partendo dall’ottimo Sweet As Candy (1998)!

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Faraana Reef

Archiviato in: Hotel, Ostelli e Resort, Altri locali, Recensioni — admin at 9:50 am on Giovedì, Marzo 26, 2009

-men at work: versione non definitiva-

Marine sport club street Hadabah om El sid
34511 Sharm el sheikh- south sinai (Egypt)

Tel: 002 - 069 - 3661 202/ - 08
www.faraanareef.com

-Qualità: 6.5 / 10
-Posizione: 4 / 5
-Ambiente: 3 / 5
-Personale: 3 / 5
-Appeal: 2 / 5

Rapporto qualità / prezzo: A\B

TOTALE : 18.5 / 30

Ultima visita: Inverno 2004
I genitori di Fancy ci sono appena stati in vacanza quindi perchè non rinfrescarci la memoria su questo mega-villaggio appena fuori il centro di Sharm.
Ci eravamo andati in fuga dal rigido clima invernale e attirati da una interessante offerta all-inclusive.
Che dire? Bello ma i villaggi non fanno per noi, troppa gente (italiani caciaroni e russi sbevazzoni), troppi bambini e animatori che cercano di coinvolgerti in troppe attività.
C’era pure l’immancabile braccialetto colorato per distinguere le caste di clienti (se siete a caccia di ereditieri mirate a quelli col braccialetto bianco, una sorta di Visa platinum del viaggiatore).
Diversi tipi di bar e ristoranti sempre affollati ma approssimativi in termini di qualità (il più richiesto per cena quello votato alle grigliate sulla scogliera con vista Mar Rosso), quattro piscine (con onde, acqua calda, con jacuzzi e bimbi), discoteca, teatro, health club e shopping center.
Il modo migliore per non avere un’idea di come sia l’Egitto è proprio il villaggio dove tutto è costruito a misura di turista poco curioso.
La struttura è bella, il personale educato e le camere sono essenziali ma carine (le più affascinanti quelle con vista oceano).
La spiaggia è bella, alle spalle la falesia e davanti la barriera corallina.
Difetti on the beach? Gli ombrelloni sono molto vicini, le tante barche del diving disturbano la vista dell’orizzonte e sporcano l’acqua.
Alla sera si può prendere il pullman gratuito per andare nel centro di Naama Bay, fuggendo gli spettacoli dei figli di Fiorello, ma anche qui la globalizzazione è arrivata con le solite marche e negozi uguali a quelli che ci sono sotto casa nostra, solo che in più ci sono odiosi “buttadentro” e per comprare qualcosa devi sottostare a fastidiose ed estenuanti trattative.
La cosa buffa è che ci sono fondamentalmente solo tre tipi di negozi (tappeti, argenterie e narghilè) che si ripetono, sembrava di essere in uno di quei cartoni animati giapponesi nei quali gli umani scappano dai robot e per risparmiare sui disegni utilizzano le stesse immagini.
Colti dalla tentazione di porcherie abbiamo fatto un post-cena da KFC pagandolo a caro prezzo (non denaro)!
Volendo essere dei critici onesti non possiamo avere un’opinione negativa del Faraana ma la struttura resta adatta soprattutto a famiglie con bambini (e sconsigliata a disabili e anziani per le tantissime scale da affrontare per spostarsi dalla stanza alla spiaggia).
Ci è venuta voglia di mare e di musica surf come quella del maestro DICK DALE che con i suoi Del-Tones realizzò una delle pietre miliari del genere con “Surfer’s Choice” (1962)!

da faraanareef.com

Gelateria Fassi

Archiviato in: Altri locali, Dolce o Salato, Recensioni — admin at 9:42 am on Giovedì, Marzo 26, 2009

-men at work: versione non definitiva-

c/o Palazzo Del Freddo
Via Principe Eugenio, 67
00185 Roma

Tel: 06.4464740
www.palazzodelfreddo.it

-Qualità: 7.5 / 10
-Posizione: 2.5 / 5
-Ambiente: 3 / 5
-Personale: 3 / 5
-Appeal: 4 / 5

Rapporto qualità / prezzo: B

TOTALE : 20 / 30

Ultima visita: Autunno 2006
Eccoci a rivisitare con la memoria la visita in questo pezzo di storia della gelateria italiana.
L’ambiente è ancora quello del dopo-guerra con i macchinari d’epoca in bella mostra, lo stanzone è talmente grande che nelle giornate buie e con pochi clienti all’interno può mettere paura.
Sembra di essere in una realtà parallela tanto che non sarebbe assurdo vedere entrare dalla porta i protagonisti del libro Cuore, del giornalino di Gian Burrasca o i monelli di Amarcord (è un esempio, siamo consci che epoche e città non coincidano, visto come mettiamo le mani avanti contro i pignolini?).
Gelati artigianali in abbondanza, creme gelato calde e tante altre specialità come Caterinette (semifreddi dedicati alle “caterinette francesi”, donne indipendenti dei primi del ‘900), Frulletti (non-gelati da bere), Sampietrini (imperdibile gelatino ispirato ai cubetti per pavimentazione stradale), Micioni (biscotti-gelato buoni da leccarsi i baffi), Cassata Giuseppina (al gusto di pistacchio che Giovanni Fassi intestò alla moglie Giuseppina), Ninetti (gelati con lo stecco dedicati da Giuseppina al marito Giovanni soprannominato Ninetto) e il mitico Telegelato (nel 1928 Giovanni Fassi usò ghiaccio sintetico per confezionare i gelati che durassero fuori dal congelatore, tele=lontano + gelato).
Non tutto sarà super ma è una tappa obbligatoria per ogni visita romana.
Dopo tutta questa sbornia di freddo non riusciamo che a suggerirvi l’acquisto degli ICE AND THE ICED, punk band del giro Great Complotto di Pordenone, con il loro album antologico “Drunk at the Duke” (che include “Wicked Wolves” , il loro unico 7″ del 1980)!

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Osteria Francescana

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 9:41 am on Giovedì, Marzo 26, 2009

Via Stella, 22
41100 Modena

Tel: 059.210118
www.osteriafrancescana.it

Cucina: 45 / 50
Cantina: 8.5 / 10
Contesto: 3.5 / 5
Sala: 3.5 / 5
Gestione: 3 / 5
Servizio: 4 / 5
Mise En Place: 2.5 / 3
Pane: 2.5 / 3
Coccole: 2 / 3
Dolci: 7 / 10
Caffetteria: 2 / 3
Presentazione piatti: 3 / 3

Bonus: 4.5
Extra: 0

TOTALE : 91 / 110

Costo: €€€€
Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Inverno 2009
Altra tacca sul fucile, è detto in maniera scherzosa prima che ci accusino di mero collezionismo, questa volta la vittima è lo chef Massimo Bottura e il suo celeberrimo ristorante modenese.
Niente introduzione parlando dei massimi sistemi perchè avremo tante cose di cui farvi partecipi.
E’ sera e fa un freddo boia, siamo costretti a parcheggiare un po’ lontano perchè il ristorante è in una zona centrale inibita al traffico da un’ottima rete di telecamere.
Arriviamo a passo spedito e l’accoglienza è molto cortese, ci accompagnano al tavolo (piccolino, discretamente distante dagli altri e munito di una prolunga dove svolgere le mansioni di sommelleria) poi per dieci minuti si dimenticano di noi, ok è sabato e c’è gente però cosa ci vuole a chiedere se vogliamo un aperitivo?
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Nel frattempo abbiamo modo di osservare una mise classica incentrata sull’argento, rievocato dalla sala tutta giocata sui toni del grigio, alle pareti i soliti quadri concettuali che piacciono tanto agli chef… insomma di francescano non c’è nulla… per di più veniamo tentati dal piattino con l’olio (lo chef ne è un produttore) ma non c’è niente da intingere.
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Non mangiamo dalle 13 e ora sono le 21, abbiamo fame e sete!
Finalmente si presenta un cameriere, niente “Buona sera” ma solo “L’acqua la gradite naturale o frizzante?”. Arriva del pane (bianco o integrale), diremmo tipo toscano, per un assaggio dell’olio. Ci allungano dei menu in cartoncino, molto spartani dato l’ambiente e in netto contrasto con una proposta di pietanze davvero suggestiva e stuzzicante.
Sono presenti due menu degustazione: “I classici 1996-2008″ e “Le sensazioni” (più fantasioso), per i quali purtroppo non sono elencati i piatti e recano a fianco la dicitura “a partire da xxx euro” (come a partire da ???).
Altro choc: coperto a 5 euro (ma dai, come si fa a far pagare il coperto con certi prezzi, inconcepibile)!
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A questo punto arriva lo chef al tavolo per ricevere la comanda e presentare diversi piatti fuori lista, si capisce appena apre bocca che in sala è un pesce fuor d’acqua, denota una certa insicurezza e si dimostra ancora più tentennante quando gli chiediamo quali sono i piatti che compongono i menu, poi non capisce e/o non risponde alla domanda su quante siano le portate nei vari menu infine chiude la conversazione dicendoci che avendo avuto in passato problemi con qualche blog (chissà cosa è successo?) ci stamperà la lista del menu scelto (nel nostro caso “I classici” e ce la porterà al tavolo).
La stampa in questione non arriverà mai, guardo speranzoso tutti i giorni la cassetta della posta (magari intendeva arriverà al tavolo di casa nostra) ma niente da fare.
Come aperitivo si può scegliere tra Roseè del Cristo Metodo Classico e Anna Maria Clementi Cà del Bosco, optiamo per quest’ultimo.
Diamo un occhio alla carta dei vini, una delle più ricche in circolazione per qualità, quantità e ricarichi. Non manca qualche birra di pregio.
Decidiamo di farci pilotare dal bravo sommelier con un abbinamento mirato per ogni portata.
Bottura nel frattempo è tornato nel suo habitat naturale e ci accoglie gastronomicamente con:
Spuma di mortadella con gnocco croccante -una sorta di rievocazione del panino con mortadella con l’essenza del salume e una sorta di pane ma diverso in consistenza dallo gnocco reggiano o torta fritta parmigiana- (♫♫♫♫, inizio stimolante)
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Ci servono i grissini (superbi)…
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e i panini (buoni) nelle varianti bianco e con semi di finocchio
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Inizia quello che si rivelerà un tortuoso percorso tra le mille sfaccettaure di questo ipocondriaco e talentuoso chef.

Per Fancy:
Croccantino di foie gras con cuore all’aceto balsamico tradizionale, mandorle di Noto e nocciole (♫♫♫)
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Per Kid:
Caesar salad preparata a Modena in chiave aromatica (♫♫♫♫)
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Le nostre strade si ricongiungono:
Assaggio di un tortino di porri e tartufo con scorzone, sale grigio di Cervia e scalogno -come una medicina, un cucchiaio e via ma senza la mamma che simula l’aeroplano- (♫♫)
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Quattro stagionature di parmigiano reggiano in quattro consistenze e temperature -abbiamo una base più calda e cremosa ricavata da un parmigiano giovane, un gelato ottenuto da un formaggio di media stagionatura, un boccone ”solido” a base di Parmigiano invecchiato e una cialda ricavata dalle croste di un formaggio di 50 mesi - (♫♫♫♫)
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A questo punto lo chef, probabilmente avvisato da un cameriere che ci ha visto immortalare qualche piatto, arriva in sala e ci invita gentilmente a smettere con le foto.
Il momento è abbastanza imbarazzante siccome tutta la sala si gira per guardare cosa sta succedendo, chiediamo cortesemente se stia dicendo sul serio (il tono col quale si è rivolto verso di noi lasciava spazio al dubbio che stesse scherzando) e Bottura ribadisce sempre con toni molto sommessi che gradirebbe interrompessimo il nostro “reportage”.
Non c’è problema ma essendo per noi una serata speciale la cosa ci infastidisce non poco, la tentazione di alzarci e andarcene è tanta, alla fine la ragione e la buona educazione ci rimettono sulla retta via.
Non permetteremo a una cosa del genere di rovinarci la cena e di risultare vendicativi in questa recensione (non sarà facile, ci limitermo a rispondere a tale pignoleria con pari puntigliosità).
Prima di riprendere con le pietanze, però, vorremmo soffermarci un attimo sull’accaduto.
Probabilmente potevamo chiedere prima di “pap(p)arazzare” ma è, comunque sia, la prima volta che ci succede, andando nei ristoranti non per lavoro ma per nostro piacere facciamo sia foto ai piatti che a noi due giusto per conservare il ricordo di un’esperienza, poi non è certo impedendo a qualcuno di farlo che eviti critiche o scopiazzature (alcune immagini dei suoi piatti sul suo sito ci sono).
Ci è sembrato un atteggiamento esagerato, arrivato a quel livello uno chef non dovrebbe certo preoccuparsi dei blog e poi se certe cose ti infastidiscono devi renderle palesi magari facendo una nota sul menu, come si fa per i telefonini.
Essendo Bottura il padrone di casa, siamo obbligati ad accettare la sua volontà ma nel momento in cui io sono l’ospite dovrei essere trattato con un occhio di riguardo, pagando per quel piatto, in un certo senso, diventa mio con tutto quel ne che consegue ed infine se limiti la mia libertà almeno vorrei ricevere una spiegazione convincente.
Detto questo il nostro atteggiamento è stato comunque sia onesto, la macchina fotografica era appoggiata e ben visibile su un lato del tavolo e non nascosta, ovviamente non usiamo flash per non creare disturbo e in più speriamo che anche lo chef sia così corretto da riservare lo stesso trattamento a tutti i clienti.

Torniamo alle delizie che sforna la cucina…

Compressione di pasta e fagioli (♫♫♫)
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Tortellini tradizionali modenesi in crema densa di parmigiano reggiano (♫♫♫)
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Ravioli con cotechino e lenticchie (♫♫♫♫)
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Maialaino da latte laccato con ristretto di marinatura e aceto balsamico di mele (♫♫♫♫)
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Vinsanto rivisitato all’arancia (♫♫♫)
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La zuppa inglese: caldo freddo di cioccolato e crema pasticcera, pasta di savoiardo e pellicola di alkermes -in pratica una zuppa inglese destrutturata con una piramide morbida e calda di cioccolato, gelato alla crema, biscottini di pan di spagna inzuppati e il tutto ricoperto da un foglio di gelatina di alkermes- (♫♫)
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Piccola pasticceria con un assaggio della mitica Torta Barozzi
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Le bevande nell’ordine:
Riesling Alsazia 2006 Clos des Capucins Weinbach Domaine
Birra bianca di frumento e castagne Beltaine Cervogia di Granaglione, Bologna
Sul Bric 2003 Monferrato Rosso Doc Franco martinetti
Mondeserto Passito Valdobbiadene Az. Agr. Agostinetto

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Piccolo dizionario:

Torta Barozzi: La ricetta di questa torta venne inventata alla fine del 1800 da Eugenio Gollini, bisnonno delle attuali titolari dell’omonima Pasticceria situata nel centrostorico di Vignola. Il nome Barozzi le fu dato nel 1907, quando Vignola si apprestava a celebrare i quattro secoli dalla nascita del suo cittadino più illustre: il grande architetto cinquecentesco Jacopo Barozzi, detto il Vignola. Il nome Torta Barozzi è tutelato da marchio brevettato regolarmente registrato.
Il pregio di questa torta è quello di essere un prodotto assolutamente artigianale, quasi familiare; per questo la sua durata di conservazione è al massimo di 40 giorni. Se fosse prodotta industrialmente con conservanti chimici la durata aumenterebbe, ma la torta perderebbe in qualità e genuinità. Il segreto della sua bontà è nascosto nella qualità e nella proporzione degli ingredienti, nella successione delle fasi della lavorazione, nella cottura: tutti questi elementi insieme fanno della Torta Barozzi un dolce inimitabile! (dal sito ufficiale della torta in questione)

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Il servizio in sala è attento ma forsa manca una figure cardine, un maitre con personalità capace di interagire con la clientela per farla sentire a proprio agio, per esempio nel nostro caso avrebbe potuto “giocare” in contrapposizione a Bottura nel ruolo di poliziotto buono contro poliziotto cattivo cercando di far “rientrare” tutto.
I migliori ristoranti hanno uno staff capace di far vivere ad ogni cliente un’esperienza unica con un servizio eccellente ma dall’atmosfera rilassata, tutti i clienti vengono trattati alla stessa maniera (Ok le maggiori confidenze per gli habitue) e tutte le “facce” del ristorante sono costantemente di alto livello anche nelle giornate più confusionarie.
Che dire sulla cucina? Siamo abituati a giudicare il valore di uno chef non da come trasforma un prodotto in una spuma, ora ci sono vari espedienti per farlo e spesso se ne abusa, ma ci basiamo sulla varietà delle proposte che escono dalla cucina, sulla valorizzazione o reinterpretazione del territorio, sulla presenza in lista di materie prime non comuni e di alto livello, sulla sperimentazione negli abbinamenti e sull’attenzione nelle cotture.
In Massimo Bottura ci sono tutte queste componenti con l’unico neo di risultare un filino eccessivo nel mostrare con vanità la sua grande classe (il poker di parmigiano convince ma la zuppa inglese è pacchiana), spesso la soluzione migliore è quella più semplice, non si deve stupire sempre e per forza.
Detto tutto questo la serata non è stata molto piacevole, la cucina è di altissimo livello e non lo si può negare ma nei nostri confronti lo chef non si è comportato molto bene.
Non ci riferiamo solo al fatto della fotografia, quello è accantonato, ma all’atteggiamento che ha avuto dopo quell’accadimento ovvero a tutte le volte che è passato nella nostra sala a chiedere agli altri tavoli se tutto procedeva bene ignorando noi, come se si sentisse in colpa.
Al momento di andarcene l’abbiamo trovato intento a scherzare con dei clienti americani (che tra l’altro stavano facendo filmati della chiacchierata) vedendoci passare ha boffonchiato sottovoce un arrivederci e dopo pochi istanti ci ha raggiunto all’uscita per stringerci la mano e provare a chiarire l’episodio.
“Scusatemi ma in giro ci sono tante mean people…”, non ci volevamo credere, non ha detto persone meschine o cattive ma si è rivolto a noi in inglese!!!
Vabbè, “We are pissed off Mister Massimo Bottura”, ci vediamo (maybe)!
Abbinamento musicale per questo tormentato talento della cucina tecno-emozionale con il geniale artista NICK DRAKE, musicista schivo ed introverso come pochi (morto nel 1974 per overdose di anti-depressivi), capace di creare un’opera unica come “Five Leaves Left” (1969) nella quale va oltre il semplice folk e sarà fonte di ispirazione per generazioni di rocker colti, depressi ed intimisti. Se tutto fosse andato bene avremmo volentieri concesso l’accoppiamento artistico col jazzista più amato da Bottura, tanto che gli ha dedicato un piatto, Thelonious Monk!

ps. Abbiamo avuto notizia che ad un nostro conoscente passato alla Francescana sia stato concesso di fare foto, abbiamo chiesto chiarimenti e il Sig.Bottura ci ha risposto:

“Buona sera,
sono rientrato da un tour gastronomico in Asia veramente snervante e la prima mail alla quale rispondo è la Sua. La prego di credere che ho buoni motivi per chiedere ai commensali di non fotografare i miei piatti (per primi ai giapponesi). Mi sembra molto strano che un Suo amico negli ultimi sei mesi li abbia fotografati. Vorrei pregarla di guardare il sito: alla voce area stampa ci sono due codici da digitare per entrare e scaricare le fotografie. Questo per cercare di limitare certi inconvenienti. Mi creda io sono il primo a dispiacermene e se le servono delle foto per un Suo archivio personale (non da pubblicare) provvederò a girargliele. Grazie e scusi ancora, Massimo Bottura”

In data 20 Aprile 2009, ovvero oltre 2 mesi dopo la nostra visita, Striscia la notizia ha iniziato una crociata contro la Cucina Molecolare.
Neanche noi la amiamo particolarmente ma i modi con i quali hanno condotto l’inchiesta non sono giornalisticamente corretti, un tema che affronteremo magari più avanti.
Se Bottura si riferiva a loro quando ci parlava di fantomatiche “mean people” una piccola attenuante al suo atteggiamento anti-fotografia la possiamo trovare (ovviamente dipende da quando hanno girato il filmato e da quando lo chef lo è venuto a sapere) oppure potremmo pensare di trovarci di fronte alla ripicca di un qualche VIP permaloso al quale non è stato permesso di fare foto… Noi siamo innocenti… Comunque contro Antonio Ricci sei una formica di fronte a un bazooka!
Per i più curiosi sotto trovate il link al pretestuoso filmato di Striscia:
http://www.youtube.com/watch?v=R5jGG1E6dkM

Una spumosa risposta di Bottura:
http://www.youtube.com/watch?v=tbaExAFdFHo&NR=1