Trussardi Alla Scala
Piazza della Scala, 5
20121 Milano
Tel: 02.80688201
www.trussardiallascala.com
Cucina: 40 / 50 (dopo disputa tra Kid che avrebbe dato di più e Fancy di meno)
Cantina: 8 / 10
Contesto: 4 / 5
Sala: 4 / 5
Gestione: 3 / 5
Servizio: 4.5 / 5
Mise En Place: 2.5 / 3
Pane: 3 / 3
Coccole: 3 / 3
Dolci: 8 / 10
Caffetteria: 2.5 / 3
Presentazione piatti: 2.5 / 3
Bonus: 3
Extra: 0
TOTALE : 88 / 110
Costo: €€€
Rapporto qualità / prezzo: B
Ultima visita: Inverno 2009
Rieccoci a Milano, il Duomo è tornato al suo massimo splendore e l’unico peccato è vedere di fronte alla cattedrale una baracca tarcata Virgin Radio (dio mio, una radio rock che ha come direttore artistico Ringo, cacchio, Ringo… a sto punto perchè non l’Uomo Gatto di Sarabanda?).
Guardi in alto e vedi il balcone di MTV e uno non può far altro che sperare che crolli.
La cosa che più ci dà fastidio? L’evidente doppia faccia di MTV, la dicotomia tra il lato buonista quasi no global e il lato puramente commerciale.
La musica è un pretesto per avere un pubblico giovane, un pubblico che non viene spinto a ragionare ma a subire passivamente una playlist musicale creata a tavolino dalle major, una serie di programmi che hanno il solo fine di far desiderare merci (tipo quelli nelle case di VIP o my sweet 16) o trovare un modo facile per far denaro (vari reality), dovrebbero invece mostrare quante persone si rovinano l’esistenza per una Beyoncè che ce la fa.
Sarà retorica ma serve un maggiore contatto con la realtà ovvero dovrebbero trovare un modo divertente per insegnare alle nuove generazioni la bellezza che si nasconde dietro un lavoro manuale, la gioia che dà il creare fisicamente qualcosa rispetto ad un noioso lavoro di ufficio, di dare meno importanza all’abito che si indossa sul lavoro, che non si può essere tutti artisti e che si può vivere una vita dignitosa anche se non si è adorati da stuolo di fans adoranti.
La musica è molto più viva e variegata di quello che ci vogliono far credere, non esistono solo quei 30 artisti anglo-americani che si vedono in Tv, con relativi epigoni sfigati made in Italy, ma c’è molto di più. Basta aver la voglia di cercare e di non accontentarsi della pappa pronta preparata da altri.
E’ chiaro che non è tutto cacca, qualche artista degno di questo nome c’è (provo a dire, mmmh, gli Oasis?!, troppo derivativi? Può darsi… Amy Winehouse? Preferiamo ascoltare i Detroit Cobras o i Tough & Lovely… Ben Harper nei pezzi più blues, che ovviamente non trasmettono) e non mancano i programmi dignitosi (Il Testimone è un buon prodotto e pure a costo quasi zero).
Ci è parso ridicolo il tentativo di coinvolgere il pubblico nella vita politica, invece di far scrivere una legge a dei ragazzi sarebbe meglio informarli a dovere per renderli capaci di votare la persona giusta, un parlamentare competente in grado di fare la legge più giusta per un popolo non fatto solo di minorenni e minorati. Chi vorrebbe una legge fatta da una quindicenne fan di Britney Spears o da un ventenne devoto a Manu Chao? Le posizioni dettate dal cuore non sempre sono le migliori, l’ideale è cieco e va dritto per la sua strada tanto che è facile vederlo cozzare contro il muro della realtà!
Una legge l’abbiamo trovata noi, quasi matematica, sapete come si fa a capire quando una band fa schifo?
1. La band è formata da pischelli appena maggiorenni facili da pilotare e che si accontentano di poco denaro pur di fare successo
2. Hanno un look che segue la moda al momento
3. Sul palco oltre ai componenti della band c’è una schiera di turnisti (chitarristi, coriste e tastieristi) che sopperiscono ai limiti tecnici musicali e vocali della band.
4. Il pubblico è composto da una percentuale femminile superiore al 70% con un’età media compresa tra i 12 e i 16 anni
5. Vengono chiamati spesso a TRL, pubblicizzano cavolate e se siete (s)fortunati vengono a suonare gratis nella vostra scuola.
Dalla musica arriviamo alla cucina, se stiamo diventando troppo vaticinanti ditecelo, noi lo facciamo giusto per sfogarci un po’.
Milano quest’anno è stato il teatro della presentazione della guida Michelin e per la precisione lo è stato il ristorante Trussardi alla Scala.
In questo happening si è evidenziata ancora di più la tendenza ad allargarsi della forbice tra la cosiddetta alta ristorazione e il fast-food, sono sempre di più i locali che si guadagnano la stella mentre tende a non avere pubblico la trattoria-ristorante di medio livello sorpassata dall’agriturismo.
Non poteva mancare il premio allo chef del locale griffato ospitante ovvero Andrea Berton, che passa da una a due stelle, tra l’altro è uno dei pochi con Marchesi ed Ezio Santin (Osteria del Ponte, Cassinetta di Lugagnano-MI) a passare da zero a due Stelle nel breve spazio di un paio d’anni.
Il locale si trova al primo piano del Palazzo Trussardi, vicino al Teatro alla Scala e al concorrente Marchesino.
Al piano terra c’è un bar modaiolo e alla reception una spilungona russa (ad intuito) con una parlantina lenta, quasi afona e soporifera.
Ore 12:27 Essendo infreddoliti dalla giornata invernale arriviamo al ristorante un po’ in anticipo, l’ex-modella russa con una lentezza nel parlare che farebbe sembrare la VJ Giorgia Surina (bleha!) anche Aroldo Tieri ci comunica che il ristorante apre alle 12:30 e c-h-i-e-d-e s-e v-o-g-l-i-a-m-o a-c-c-o-m… Troppo tardi, siamo già fuori a farci un giro.
Ore 12:28 Non la lasciamo finire, la pensione la aspettiamo a casa nostra, siamo ancora fuori a dare un occhio ai due negozietti intorno al ristorante.
Ore 12:41 Torniamo alla carica, la russa (non Ignazio, che simpatici umoristi) non ci riconosce e devo propinarle ancora la pappardella “Buongiorno, abbiamo un tavolo prenotato per 2 a nome ******”
Ore 12:43 Realizza cosa deve fare, si alza (sarà 2 metri, ha pure i tacchi e sembra un osso ciucciato) e ci invita a salire con l’ascensore.
Ore 12:47 Lasciamo i cappotti, si fanno i soliti convenevoli e siamo a tavola
La sala, giocata su toni rossi e bianchi, è tra il moderno e l’elegante ma non pacchiana.
Veniamo fatti accomodare in uno dei tanti tavolini con vista sulla piazza del teatro (si riesce a scrutare anche uno scorcio di cucina).
Mise en place sobria e inappuntabile, tavolini bassi con comode poltroncine (più adatte al relax che al pranzo) con ruota anteriore per avvicinarsi al tavolo.
Servizio elegante e curato ma di una freddezza quasi glaciale, il maitre deve essere un pignolo da competizione e sembra che ogni sorriso gli costi un’ernia discale mentre il sommelier, molto giovane e pure lui un po’ rigido, ci illustrerà a dovere le varie bottiglie.
Poker di pani (bianco, cereali, sfoglia e al sale) più grissini finissimi e chips croccanti

Arrivano con le liste… Se vi domandate cosa porti un riconoscimento della Michelin a livello economico vi basti sapere che il menu nel 2007 era tra i 60 e gli 80 euro… ora è circa il doppio. Cantina per palati fini con qualche strizzata d’occhio a prodotti d’elite e alle tanto glamour birre d’abbazia.
Nel frattempo aperitivo con bollicine Champagne Brut Cuvée Rosé S.A. Bruno Paillard, se non ricordiamo male sboccatura 2008 (in alternativa un classico Franciacorta) seguito da un doppio benvenuto della casa:
Cannolo di Barbabietola con insalata russa e crema di topinambour (però, mica male, non amando molto l’insalata russa…)

Olive all’ascolana con burrata (gnam gnam, ma solo una testa? uffi, di più!)

Sulla carta principale sono due i menu proposti da Andrea Berton mentre a parte viene presentato un menu per veloci pranzi di lavoro, nel dettaglio:
-Proposta del Giorno a € 55,00, un piatto unico composto da:
Riso cacio e pepe con gelatina e schiuma di birra
Verdure croccanti con olive e acciughe all’olio
Capesante fritte con composta di mele, coriandolo e sedano croccante
Pollo ruspante arrostito al rosmarino e lime
…più un dessert: Sfoglia croccante al caffè con mousse al cioccolato e gelato al mascarpone
-Menù Degustazione da 5 portate:
Testina di vitello croccante con piccolo mosaico di verdure, gelatina al parmigiano
Riso mantecato alla milanese con animelle di vitello dorate
Sgombro cotto alla plancia con rosmarino, purea di patate con polvere di the affumicato
Maialino da latte arrosto con patata fritta, avocado e lime
Tiramisù nel bicchiere
-Menu Degustazione da 7 portate, che sarà la nostra scelta e lo sviscereremo con calma.
Gransiporro, finocchio essiccato, maionese di crostacei e tapioca verde (♫♫, nessun sapore in risalto)

Risotto alle vongole, cedro candito e olio al pistacchio (♫♫♫+, risotto ben eseguito con condimento gradevole ma vongole non eccezionali)

Razza alla pizzaiola (♫♫++, un più per la parte visiva e per il coraggio di usare la razza, per il resto tutto nella media)

con un colpo alla Goemon Ishikawa XIII

per Fancy: Maialino da latte arrosto con patata fritta, avocado e lime (♫♫♫, un buon episodio penalizzato da una eccessiva cottura, la carne di suino va ben cotta però lo preferisco con la cotenna croccante e l’interno più morbido)

per Kid: Petto e coscia di piccione arrosto, mela piccante e bietole novelle (♫♫♫♫, un discreto piccione in un piatto semplice ma ben congegnato, ma ben lontano da quello della Bastiglia di Spello)

Scaloppa di fegato grasso d’oca con birra Samichlaus e cioccolato, accompagnato dalla stessa birra (♫♫♫♫♫, il match winner per abbinamento, cottura e valorizzazione degli ingredienti)

nell’attesa del dessert ci offrono una
Gelatina ai frutti rossi con gelato allo yogurt e latte di capra (buon interludio che apre la strada al dessert)

Terra di cioccolato con sfera calda di cioccolato e crema al caffè (♫♫♫♫, non appaga molto l’occhio ma tra i top dessert al cioccolato assaggiati fino ad ora)

Frozen mojito (ottimo per digerire)

Piccola pasticceria

Per i vini non avevamo chiesto un accompagnamento al bicchiere dato che dovevamo guidare il pomeriggio ma il sommelier, amante della viticultura eroica, ci teneva a non lasciarci con il bicchiere del vino vuoto così (quasi senza volerlo) abbiamo sorseggiato:
Carlaz - Prima Terra (♪, il limitatissimo Vermentino in purezza di Walter De Batté- il re dello Sciacchetrà- questo vino bianco ci viene servito da una bottiglia già aperta e ha una leggerissima velatura forse dovuta alla naturalezza del prodotto o alla temperatura di servizo troppo bassa perchè al palato è ok, i sentori principali sono il salmastro e la sapidità)
Soffocone di Vincigliata 2006 Fiesole Az. Testamatta (♪, valido rosso toscano dal bouquet variegato ed aromatico, vitigni 90% Sangiovese, 7% Colorino e 3% Canaiolo)
Alvear Pedro Ximenez 1927 (♪♪, col dessert o appena dopo è sempre una benedizione)
Mandorle

Utilities:
Birra Samichlaus: birra austriaca dal colore rosso molto scuro, tra le più pregiate e rare del mondo, è una doppio malto con gradazione saccarometrica elevata prodotta solo nel periodo natalizio e in quantità ridotte. va servita nel baloon, riempiendolo a metà con la birra e per il resto con la schiuma che deve risultare compatta e persistente. Perfetta con la selvaggina grazie ad un sapore dolciastro, l’aroma forte del malto e il retrogusto amarognolo.
Gransiporro: anche Granciporro, nome volgare del Cancer pagurus ovvero un grosso granchio marino. Alcuni erroneamente pensano sia la granseola (da qui il detto “prendere un granchio”!?), in alcuni posti è chiamato Capra di mare, in altri Pesce Margherita mentre in Veneto, per i suoi tubercoletti, viene definito Porrone .
Mojito: deriva dalla parola Mojo=Incantesimo, creazione del barman cubano Angelo Martínez (del “La Bodeguita del Medio” di L’Avana) e consiste in rum silver dry o carta blanca, zucchero di canna, foglie di menta, succo di lime e acqua frizzante o soda (molti usano la schweppes).
Razza: Pesce cartilagineo dal corpo piatto romboidale, grandi pinne pettorali a forma di ali, coda sottile e lunga, occhi posti sul dorso, bocca ventrale. Generalmente le carni non sono molto pregiate, la migliore qualitativamente è quella Chiodata ma è consigliata una leggera frollatura per intenerirla.
Tapioca verde: La tapioca è un ingrediente amidaceo essenzialmente insipido prodotto dalla radice trattata e secca della manioca ed utilizzato nella cottura spesso come addensante. La pianta della manioca può avere rami rossi o verdi ma mentre la radice della variante rosso-ramificata può essere consumata direttamente, la radice della variante verde-ramificata (che contiene una tossina) richiede un “trattamento”. La tapioca, soprattutto in Asia, viene lavorata (spesso trasformata in piccole sfere bianche dure) per ottenere un pudding latteo simile al budino di riso, patatine fritte, in cialde salate, bollita e accompagnata col curry,…
Testando la pressione del marshmallow

“Macro” pasticceria

Cosa ci rimane di questa esperienza? La prima cosa, purtroppo, è la mancanza di calore che trasmette lo staff e in parte viene rispecchiata anche nella cucina.
La partenza del giovane chef è blanda ma tende a rivalutarsi portata dopo portata, il gusto per gli abbinamenti è fine ma vanno riscontrate alcune imprecisioni nelle cotture.
Abbiamo avuto modo di mettere a confronto nel giro di poche settimane due giovani chef cresciuti (quasi) insieme alle dipendenze di Gualtiero Marchesi per poi intraprendere percorsi diversi.
Abbiamo Mainardi (Officina cucina) che ha intrapreso la lunga e perigliosa strada di creare una creatura tutta sua e abbiamo Berton catapultato alla plancia di comando di un ambizioso locale griffato (con più sostanza e meno moda di altri vicini) in una città che non dà scampo a chi non sa rinnovarsi.
Vedremo cosa succederà…
Impossibile paragonare i due locali, troppo diversi, mentre nella cucina ci sono diversi punti in comune, la grande tecnica e la voglia di sperimentare seguite dalla cura della parte visiva del piatto.
La nostra opinione, sulla base di questa e altre esperienze, è che la seconda stella sia stata data un po’ prematuramente, pensiamo che le basi per far bene ci sono tutte e il risultato è già interessante, alcuni azzardi ben riusciti come la scaloppa di fegato grasso, ma nel giro di un paio d’anni lo chef avrà una macchina meglio oliata con una una maggiore identità della sua cucina e con un clima più rilassato per la sala.
Per una delle tavole emergenti ma già consacrate della nostra penisola accostiamo questo nuovo artista americano di grande prospettiva (e antipatia) ovvero JAY REATARD (ex-Lost sounds, Reatards, Eunuchs, Memphis legs, Angry angles, Nervous Patterns, Terror visions, Oscars, Destruction unit, Final solutions, CC riders,…) con il suo primo album solista “Blood visions” (2006) tra il post-punk e la wave.
Lo Chef del Trussardi ci ha mandato una mail invitandoci a ritornare e lo faremo molto volentieri dato che non abbiamo disprezzato la sua cucina, semmai ci saremmo aspettati di più da un bi-stellato, ma questo era un nostro pronostico e ciò è stato anche la causa della parziale delusione.
“Gentili signori,
sono molto dispiaciuto che non abbiate gradito la mia cucina, e che ci abbiato catalogato come una delle vostre delusione del 2009.
È sempre difficile essere obbiettivi assaggiando una solo volta la cucina di un cuoco .
Alla luce di quanto sopra sarei molto lusingato se nei vostri tour gastronomici del 2010 programmaste un’altra visita presso di noi, anche per assaggiare qualche nuovo piatto.
Vi ringrazio per l’attenzione e colgo l’occasione per salutarvi cordialmente.”
Andrea Berton






























