Trussardi Alla Scala

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 11:11 am on Sabato, Gennaio 24, 2009

Piazza della Scala, 5
20121 Milano

Tel: 02.80688201
www.trussardiallascala.com

Cucina: 40 / 50 (dopo disputa tra Kid che avrebbe dato di più e Fancy di meno)
Cantina: 8 / 10
Contesto: 4 / 5
Sala: 4 / 5
Gestione: 3 / 5
Servizio: 4.5 / 5
Mise En Place: 2.5 / 3
Pane: 3 / 3
Coccole: 3 / 3
Dolci: 8 / 10
Caffetteria: 2.5 / 3
Presentazione piatti: 2.5 / 3

Bonus: 3
Extra: 0

TOTALE : 88 / 110

Costo: €€€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Inverno 2009
Rieccoci a Milano, il Duomo è tornato al suo massimo splendore e l’unico peccato è vedere di fronte alla cattedrale una baracca tarcata Virgin Radio (dio mio, una radio rock che ha come direttore artistico Ringo, cacchio, Ringo… a sto punto perchè non l’Uomo Gatto di Sarabanda?).
Guardi in alto e vedi il balcone di MTV e uno non può far altro che sperare che crolli.
La cosa che più ci dà fastidio? L’evidente doppia faccia di MTV, la dicotomia tra il lato buonista quasi no global e il lato puramente commerciale.
La musica è un pretesto per avere un pubblico giovane, un pubblico che non viene spinto a ragionare ma a subire passivamente una playlist musicale creata a tavolino dalle major, una serie di programmi che hanno il solo fine di far desiderare merci (tipo quelli nelle case di VIP o my sweet 16) o trovare un modo facile per far denaro (vari reality), dovrebbero invece mostrare quante persone si rovinano l’esistenza per una Beyoncè che ce la fa.
Sarà retorica ma serve un maggiore contatto con la realtà ovvero dovrebbero trovare un modo divertente per insegnare alle nuove generazioni la bellezza che si nasconde dietro un lavoro manuale, la gioia che dà il creare fisicamente qualcosa rispetto ad un noioso lavoro di ufficio, di dare meno importanza all’abito che si indossa sul lavoro, che non si può essere tutti artisti e che si può vivere una vita dignitosa anche se non si è adorati da stuolo di fans adoranti.
La musica è molto più viva e variegata di quello che ci vogliono far credere, non esistono solo quei 30 artisti anglo-americani che si vedono in Tv, con relativi epigoni sfigati made in Italy, ma c’è molto di più. Basta aver la voglia di cercare e di non accontentarsi della pappa pronta preparata da altri.
E’ chiaro che non è tutto cacca, qualche artista degno di questo nome c’è (provo a dire, mmmh, gli Oasis?!, troppo derivativi? Può darsi… Amy Winehouse? Preferiamo ascoltare i Detroit Cobras o i Tough & Lovely… Ben Harper nei pezzi più blues, che ovviamente non trasmettono)  e non mancano i programmi dignitosi (Il Testimone è un buon prodotto e pure a costo quasi zero).
Ci è parso ridicolo il tentativo di coinvolgere il pubblico nella vita politica, invece di far scrivere una legge a dei ragazzi sarebbe meglio informarli a dovere per renderli capaci di votare la persona giusta, un parlamentare competente in grado di fare la legge più giusta per un popolo non fatto solo di minorenni e minorati. Chi vorrebbe una legge fatta da una quindicenne fan di Britney Spears o da un ventenne devoto a Manu Chao? Le posizioni dettate dal cuore non sempre sono le migliori, l’ideale è cieco e va dritto per la sua strada tanto che è facile vederlo cozzare contro il muro della realtà!
Una legge l’abbiamo trovata noi, quasi matematica, sapete come si fa a capire quando una band fa schifo?
1. La band è formata da pischelli appena maggiorenni facili da pilotare e che si accontentano di poco denaro pur di fare successo
2. Hanno un look che segue la moda al momento
3. Sul palco oltre ai componenti della band c’è una schiera di turnisti (chitarristi, coriste e tastieristi) che sopperiscono ai limiti tecnici musicali e vocali della band.
4. Il pubblico è composto da una percentuale femminile superiore al 70% con un’età media compresa tra i 12 e i 16 anni
5. Vengono chiamati spesso a TRL, pubblicizzano cavolate e se siete (s)fortunati vengono a suonare gratis nella vostra scuola.
Dalla musica arriviamo alla cucina, se stiamo diventando troppo vaticinanti ditecelo, noi lo facciamo giusto per sfogarci un po’.
Milano quest’anno è stato il teatro della presentazione della guida Michelin e per la precisione lo è stato il ristorante Trussardi alla Scala.
In questo happening si è evidenziata ancora di più la tendenza ad allargarsi della forbice tra la cosiddetta alta ristorazione e il fast-food, sono sempre di più i locali che si guadagnano la stella mentre tende a non avere pubblico la trattoria-ristorante di medio livello sorpassata dall’agriturismo.
Non poteva mancare il premio allo chef del locale griffato ospitante ovvero Andrea Berton, che passa da una a due stelle, tra l’altro è uno dei pochi con Marchesi ed Ezio Santin (Osteria del Ponte, Cassinetta di Lugagnano-MI) a passare da zero a due Stelle nel breve spazio di un paio d’anni.
Il locale si trova al primo piano del Palazzo Trussardi, vicino al Teatro alla Scala e al concorrente Marchesino.
Al piano terra c’è un bar modaiolo e alla reception una spilungona russa (ad intuito) con una parlantina lenta, quasi afona e soporifera.
Ore 12:27 Essendo infreddoliti dalla giornata invernale arriviamo al ristorante un po’ in anticipo, l’ex-modella russa con una lentezza nel parlare che farebbe sembrare la VJ Giorgia Surina (bleha!) anche Aroldo Tieri ci comunica che il ristorante apre alle 12:30 e c-h-i-e-d-e   s-e   v-o-g-l-i-a-m-o       a-c-c-o-m…     Troppo tardi, siamo già fuori a farci un giro.
Ore 12:28 Non la lasciamo finire, la pensione la aspettiamo a casa nostra, siamo ancora fuori a dare un occhio ai due negozietti intorno al ristorante.
Ore 12:41 Torniamo alla carica, la russa (non Ignazio, che simpatici umoristi) non ci riconosce e devo propinarle ancora la pappardella “Buongiorno, abbiamo un tavolo prenotato per 2 a nome ******”
Ore 12:43 Realizza cosa deve fare, si alza (sarà 2 metri, ha pure i tacchi e sembra un osso ciucciato) e ci invita a salire con l’ascensore.
Ore 12:47 Lasciamo i cappotti, si fanno i soliti convenevoli e siamo a tavola
La sala, giocata su toni rossi e bianchi, è tra il moderno e l’elegante ma non pacchiana.
Veniamo fatti accomodare in uno dei tanti tavolini con vista sulla piazza del teatro (si riesce a scrutare anche uno scorcio di cucina).
Mise en place sobria e inappuntabile, tavolini bassi con comode poltroncine (più adatte al relax che al pranzo) con ruota anteriore per avvicinarsi al tavolo.
Servizio elegante e curato ma di una freddezza quasi glaciale, il maitre deve essere un pignolo da competizione e sembra che ogni sorriso gli costi un’ernia discale mentre il sommelier, molto giovane e pure lui un po’ rigido, ci illustrerà a dovere le varie bottiglie.

Poker di pani (bianco, cereali, sfoglia e al sale) più grissini finissimi e chips croccanti
imgp2044.jpg

Arrivano con le liste… Se vi domandate cosa porti un riconoscimento della Michelin a livello economico vi basti sapere che il menu nel 2007 era tra i 60 e gli 80 euro… ora è circa il doppio. Cantina per palati fini con qualche strizzata d’occhio a prodotti d’elite e alle tanto glamour birre d’abbazia.

Nel frattempo aperitivo con bollicine Champagne Brut Cuvée Rosé S.A. Bruno Paillard, se non ricordiamo male sboccatura 2008 (in alternativa un classico Franciacorta) seguito da un doppio benvenuto della casa:

Cannolo di Barbabietola con insalata russa e crema di topinambour (però, mica male, non amando molto l’insalata russa…)
imgp2047.jpg

Olive all’ascolana con burrata (gnam gnam, ma solo una testa? uffi, di più!)
imgp2046.jpg

Sulla carta principale sono due i menu proposti da Andrea Berton mentre a parte viene presentato un menu per veloci pranzi di lavoro, nel dettaglio:

-Proposta del Giorno a € 55,00, un piatto unico composto da:
Riso cacio e pepe con gelatina e schiuma di birra
Verdure croccanti con olive e acciughe all’olio
Capesante fritte con composta di mele, coriandolo e sedano croccante
Pollo ruspante arrostito al rosmarino e lime
…più un dessert: Sfoglia croccante al caffè con mousse al cioccolato e gelato al mascarpone

-Menù Degustazione da 5 portate:
Testina di vitello croccante con piccolo mosaico di verdure, gelatina al parmigiano
Riso mantecato alla milanese con animelle di vitello dorate
Sgombro cotto alla plancia con rosmarino, purea di patate con polvere di the affumicato
Maialino da latte arrosto con patata fritta, avocado e lime
Tiramisù nel bicchiere

-Menu Degustazione da 7 portate, che sarà la nostra scelta e lo sviscereremo con calma.

Gransiporro, finocchio essiccato, maionese di crostacei e tapioca verde (♫♫, nessun sapore in risalto)
imgp2048.jpg

Risotto alle vongole, cedro candito e olio al pistacchio (♫♫♫+, risotto ben eseguito con condimento gradevole ma vongole non eccezionali)
imgp2049.jpg

Razza alla pizzaiola (♫♫++, un più per la parte visiva e per il coraggio di usare la razza, per il resto tutto nella media)
imgp2050.jpg

con un colpo alla Goemon Ishikawa XIII
imgp2051.jpg

per Fancy: Maialino da latte arrosto con patata fritta, avocado e lime (♫♫♫, un buon episodio penalizzato da una eccessiva cottura, la carne di suino va ben cotta però lo preferisco con la cotenna croccante e l’interno più morbido)
imgp2052.jpg

per Kid: Petto e coscia di piccione arrosto, mela piccante e bietole novelle (♫♫♫♫, un discreto piccione in un piatto semplice ma ben congegnato, ma ben lontano da quello della Bastiglia di Spello)
imgp2053.jpg

Scaloppa di fegato grasso d’oca con birra Samichlaus e cioccolato, accompagnato dalla stessa birra (♫♫♫♫♫, il match winner per abbinamento, cottura e valorizzazione degli ingredienti)
imgp2054.jpg

nell’attesa del dessert ci offrono una

Gelatina ai frutti rossi con gelato allo yogurt e latte di capra (buon interludio che apre la strada al dessert)
imgp2057.jpg

Terra di cioccolato con sfera calda di cioccolato e crema al caffè (♫♫♫♫, non appaga molto l’occhio ma tra i top dessert al cioccolato assaggiati fino ad ora)
imgp2058.jpg

Frozen mojito (ottimo per digerire)
imgp2060.jpg

Piccola pasticceria
imgp2061.jpg

Per i vini non avevamo chiesto un accompagnamento al bicchiere dato che dovevamo guidare il pomeriggio ma il sommelier, amante della viticultura eroica, ci teneva a non lasciarci con il bicchiere del vino vuoto così (quasi senza volerlo) abbiamo sorseggiato:

Carlaz - Prima Terra (♪, il limitatissimo Vermentino in purezza di Walter De Batté- il re dello Sciacchetrà- questo vino bianco ci viene servito da una bottiglia già aperta e ha una leggerissima velatura forse dovuta alla naturalezza del prodotto o alla temperatura di servizo troppo bassa perchè al palato è ok, i sentori principali sono il salmastro e la sapidità)
Soffocone di Vincigliata 2006 Fiesole Az. Testamatta (♪, valido rosso toscano dal bouquet variegato ed aromatico, vitigni 90% Sangiovese, 7% Colorino e 3% Canaiolo)
Alvear Pedro Ximenez 1927 (♪♪, col dessert o appena dopo è sempre una benedizione)

Mandorle
imgp2062.jpg

Utilities:

Birra Samichlaus: birra austriaca dal colore rosso molto scuro, tra le più pregiate e rare del mondo, è una doppio malto con gradazione saccarometrica elevata prodotta solo nel periodo natalizio e in quantità ridotte. va servita nel baloon, riempiendolo a metà con la birra e per il resto con la schiuma che deve risultare compatta e persistente. Perfetta con la selvaggina grazie ad un sapore dolciastro, l’aroma forte del malto e il retrogusto amarognolo.

Gransiporro: anche Granciporro, nome volgare del Cancer pagurus ovvero un grosso granchio marino. Alcuni erroneamente pensano sia la granseola (da qui il detto “prendere un granchio”!?), in alcuni posti è chiamato Capra di mare, in altri Pesce Margherita mentre in Veneto, per i suoi tubercoletti, viene definito Porrone .

Mojito: deriva dalla parola Mojo=Incantesimo, creazione del barman cubano Angelo Martínez (del “La Bodeguita del Medio” di L’Avana) e consiste in rum silver dry o carta blanca, zucchero di canna, foglie di menta, succo di lime e acqua frizzante o soda (molti usano la schweppes).

Razza: Pesce cartilagineo dal corpo piatto romboidale, grandi pinne pettorali a forma di ali, coda sottile e lunga, occhi posti sul dorso, bocca ventrale. Generalmente le carni non sono molto pregiate, la migliore qualitativamente è quella Chiodata ma è consigliata una leggera frollatura per intenerirla.

Tapioca verde: La tapioca è un ingrediente amidaceo essenzialmente insipido prodotto dalla radice trattata e secca della manioca ed utilizzato nella cottura spesso come addensante. La pianta della manioca può avere rami rossi o verdi ma mentre la radice della variante rosso-ramificata può essere consumata direttamente, la radice della variante verde-ramificata (che contiene una tossina) richiede un “trattamento”. La tapioca, soprattutto in Asia, viene lavorata (spesso trasformata in piccole sfere bianche dure) per ottenere un pudding latteo simile al budino di riso, patatine fritte, in cialde salate, bollita e accompagnata col curry,…

Testando la pressione del marshmallow
imgp2068.jpg

“Macro” pasticceria
imgp2070.jpg

Cosa ci rimane di questa esperienza? La prima cosa, purtroppo, è la mancanza di calore che trasmette lo staff e in parte viene rispecchiata anche nella cucina.
La partenza del giovane chef è blanda ma tende a rivalutarsi portata dopo portata, il gusto per gli abbinamenti è fine ma vanno riscontrate alcune imprecisioni nelle cotture.
Abbiamo avuto modo di mettere a confronto nel giro di poche settimane due giovani chef cresciuti (quasi) insieme alle dipendenze di Gualtiero Marchesi per poi intraprendere percorsi diversi.
Abbiamo Mainardi (Officina cucina) che ha intrapreso la lunga e perigliosa strada di creare una creatura tutta sua e abbiamo Berton catapultato alla plancia di comando di un ambizioso locale griffato (con più sostanza e meno moda di altri vicini) in una città che non dà scampo a chi non sa rinnovarsi.
Vedremo cosa succederà…
Impossibile paragonare i due locali, troppo diversi, mentre nella cucina ci sono diversi punti in comune, la grande tecnica e la voglia di sperimentare seguite dalla cura della parte visiva del piatto.
La nostra opinione, sulla base di questa e altre esperienze, è che la seconda stella sia stata data un po’ prematuramente, pensiamo che le basi per far bene ci sono tutte e il risultato è già interessante, alcuni azzardi ben riusciti come la scaloppa di fegato grasso, ma nel giro di un paio d’anni lo chef avrà una macchina meglio oliata con una una maggiore identità della sua cucina e con un clima più rilassato per la sala.
Per una delle tavole emergenti ma già consacrate della nostra penisola accostiamo questo nuovo artista americano di grande prospettiva (e antipatia) ovvero JAY REATARD (ex-Lost sounds, Reatards, Eunuchs, Memphis legs, Angry angles, Nervous Patterns, Terror visions, Oscars, Destruction unit, Final solutions, CC riders,…) con il suo primo album solista “Blood visions” (2006) tra il post-punk e la wave.

Lo Chef del Trussardi ci ha mandato una mail invitandoci a ritornare e lo faremo molto volentieri dato che non abbiamo disprezzato la sua cucina, semmai ci saremmo aspettati di più da un bi-stellato, ma questo era un nostro pronostico e ciò è stato anche la causa della parziale delusione.

“Gentili signori,
sono molto dispiaciuto che non abbiate gradito la mia cucina, e che ci abbiato catalogato come una delle vostre delusione del 2009.
È sempre difficile essere obbiettivi assaggiando una solo volta la cucina di un cuoco .
Alla luce di quanto sopra sarei molto lusingato se nei vostri tour gastronomici del 2010 programmaste un’altra visita presso di noi, anche per assaggiare qualche nuovo piatto.
Vi ringrazio per l’attenzione e colgo l’occasione per salutarvi cordialmente.”
Andrea Berton

Cucina Officina (Monaci sotto le stelle)

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 11:11 am on Sabato, Gennaio 24, 2009

Via San Zeno, 119
25124 Brescia (BS)

Tel: 030.225689
www.imonacisottolestelle.com

Cucina: 39 / 50
Cantina: 7 / 10
Contesto: 2 / 5
Sala: 3 / 5
Gestione: 5 / 5
Servizio: 3.5 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 2.5 / 3
Coccole: 3 / 3
Dolci: 7 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2.5 / 3

Bonus: 2
Extra: 1

TOTALE : 80.5 / 110

Costo: €€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Inverno 2009 (+update 2009 per Monaci Sotto Le Stelle)
Aprendo il giornale ci siamo trovati di fronte ad una inaspettata diatriba tra Uto Ughi (il violinista delle parole crociate) e Giovanni Allevi (un incrocio tra Napo Orso Capo e Liberace).
L’argomento in questione, tra l’altro applicabile a tante attività umane dalla musica punk alla cucina d’elite, si fonda syl concetto di relativismo, da un lato l’artista che si è fatto il culo per anni, mantenendo la propria integrità, che è apprezzato solo da una nicchia di appassionati e dall’altro l’artista (magari) più giovane, (magari) con una gavetta più breve, (magari) sceso a qualche compromesso in più che balza agli onori della cronaca e riceve grosse attenzioni mediatiche, forse più di quelle che meriterebbe per le sue reali capacità.
Ughi:”Le composizioni di Allevi sono musicalmente risibili. E’ un nano in confronto a Horowitz, a Rubinstein. Ma anche rispetto a Modugno e Mina. Fa un collage furbescamente messo insieme, nulla di nuovo. Evidentemente i consulenti musicali del Senato della Repubblica (ha suonato al Senato per Natale, ndRGTR) sono persone di poco spessore. Allevi come esecutore? In altri tempi non sarebbe stato ammesso al Conservatorio. Mi sorprende che giornali autorevoli gli concedano spazio, spesso in modo acritico. Rifletta tre volte prima di parlare. Sia umile e prudente. Ma forse non è neppure il vero responsabile di quello che dice”.
Allevi: “Come ha potuto farmi questo? Come ha potuto sputarmi addosso così tanto veleno proprio la vigilia di Natale? Lei si ritiene offeso, e di che cosa? Come fa una musica ad offendere se è scritta e suonata con tutta l’anima?… Mi sono diplomato in pianoforte con 10/10… Sono un dottore in filosofia, laureato con lode e ho pubblicato i miei scritti… approfittare dell’ignoranza della gente attraverso una furba operazione di marketing? Niente di più falso. Non c’è nessuna macchinazione, tutto è assolutamente puro, le persone spontaneamente hanno scelto di seguirmi. Bisogna smettere di ritenere ignorante la gente comune”
La verità spesso sta nel mezzo.
Giovanni Allevi è un personaggio che televisivamente può funzionare, è giovane, ha quei riccioloni alla Caparezza e la faccia da nerd simpatico tontolone alla Milhouse Van Houten.
Il mercato musicale al quale si cerca di imporlo è quello pop, meno avvezzo ad un certo sound e quindi logicamente incuriosito se sottoposto ad adeguata “aggressione” pubblicitaria.
Quanti ristoratori hanno pensato di svecchiare il loro locale mettendo il simpatico Giovanni come musica di sottofondo?
Il ragionamento di Ughi è corretto quando lamenta la non competenza musicale della gente, in effetti una volta la musica da ascoltare la si sceglieva ora invece studiosi di marketing creano band ad hoc per certe categorie di esseri umani, persone che spesso causa altri impegni o faciloneria non utilizzano il proprio tempo ad approfondire quali sono i gruppi di riferimento di un tal genere, a chi si è ispirato un certo musicista e si fermano ad un livello di nozioni molto superficiali (i peggiori sono i generalisti, quelli che sanno poco in tanti campi).
Insomma, prima di arrivare ad Allevi bisognerebbe conoscere i vari Horowitz e Rubinstein per poter realmente capire il valore di un artista.
Per la cosiddetta gente comune, non appassionata di cucina, l’Alta Ristorazione è un posto dove si mangia poco e si spende tanto.
L’opinione più corretta su una cosa la può dare l’eremita colto, uno che ha studiato una certa materia e che non si fa influenzare da fattori esterni, il non esperto avrà le sue idee e il suo punto di vista (rispettabilissimo) ma più che un giudizio potrà dare un’impressione istintiva.
Passando alla questione tecnica e/o scoppiazzature non ci sentimo in grado di dare una valutazione ma se si parla di musica in generale abbiamo un parere, un tecnicismo senza anima non vale niente, molto meglio i tre accordi di Johnny Ramone che le infinte scale di Steve Vai, meglio una cover fatta bene e con personalità che un brutto brano originale.
Il nostro campo musicale è il punkrock e qui succedono le stesse cose che lamenta il violinsta italiano (nome, 2 verticale, tre lettere), per il pubblico di MTV il punk sono i Green Day, gli Offspring e i Blink 182, scendendo la scala della popolarità troviamo Nofx, Bad Religion e Rancid, qualche classico tipo Ramones, Sex Pistols e Clash, addentrandoci troviamo le cose più facili e dirette tipo il pop-punk degli Screeching Weasel o lo street-punk dei Casualties ma ovviamente non è tutto qua… Facendo un parallelismo Allevi possiamo paragonarlo ad un prodotto più commerciale tipo i Green day e Ughi ad un classico tipo i Dead Kennedys… giusto per intenderci con i meno competenti.
Un gruppo come i Green Day non è nato a tavolino ma è emerso dalla scena punkrock californiana degli anni novanta che ruotava intorno all’etichetta Lookout; un po’ per qualità, un po’ per culo, un po’ per aver tenuto duro (spesso anche gruppi validi durano un disco), un po’ per aver avuto le amicizie giuste e un po’ per aver accettato dei compromessi ce l’hanno fatta.
Il loro primo singolo è del 1989 (1,000 hours) mentre il vero successo è arrivato nel 1994 (Dookie) seguito dalla consacrazione del 2004 (American idiot), questo per dire che sono stati una band apprezzata solo dalla nicchia di appassionati per anni ed ignorati dalla massa, se non c’è la passione della ricerca e la cultura di andare oltre la superficie le cose non si conoscono.
Sono tantissime le band di valore compagne di merende di Billie Joe e soci di cui la gente comune non sa nulla ma che erano (e sono) considerate molto di più dei Green day stessi tipo Mr.T Experience, Smugglers, Hi-fives, Squirtgun, Queers, Beatnik Termites e Vindictives.
Questi sopra sono solo 7 nomi a caso della scena pop-punk, poi si potrebbe parlare di grandi band punkrock fondamentali tra i cultori e che non hanno mai raggiunto la fama televisiva (troppo stronzi, brutti, pigri, “fuori” e “puri”?!) ma che hanno fatto i loro soldini suonando ovunque come New bomb turks, Teengenerate, Dwarves, Devil dogs, Rip offs, Briefs, Stitches, Spits, ecc.; da questa branca del garage-punk sono emersi gruppi come gli Hives (per i suoni e il look giusti?!), le Donnas (wow, 4 ragazze che non vogliono sembrare le spice girls, investiamo su di loro!) e anche i White Stripes (che copiano a piene mani dal repertorio di Billy Childish) quindi non necessariamente sono i migliori a farcela.
Nella nicchia di nerd punk sono poi di culto tutti quei gruppi incredibili che nel 1977 hanno fatto solo un singolo che è rimasto nella storia del genere o peggio ancora gente come gli Screamers che non fecero mai un vero e proprio disco all’epoca e solo negli anni più recenti hanno visto stampate le loro demo e brani dal vivo.
Vabbè ci stiamo allontanando troppo dalla questione, affronteremo un’altra volta i comportamenti della nicchia verso l’artista amato che firma per una major, verso il collezionismo più bieco e l’adorazione di gente che fa il rocker di notte e il fruttivendolo di giorno (sempre di relativismo si parla).
Concludendo, certe ragioni del vecchio Uto le abbiamo sostenute, ma come contraltare va detto che Musica Classica e/o Lirica spesso si mostrano come caste chiuse per ricchi ed intellettuali (ma saranno tutti veri appassionati o lo faranno per status?), creando poco appeal nei giovani, forse personaggi più informali come Allevi possono avere un senso se fungono da veicolo per avvicinare un pubblico nuovo a certe sonorità (impossibile dite voi? Pie illusioni? Può darsi!).
Parliamo di cibo? Ma si…
L’aggancio tra la nostra solita menata e il locale che ci apprestiamo ad introdurre nasce proprio dalla commistione di classico e pop ma anche dalla scelta di crescere facendo piccoli passi operata da questo giovane chef.
Andrea Mainardi sembra un ragazzino delle superiori, in realtà l’anno di nascita è il 1983, ma vanta già molta esperienza tra gli stellati del bresciano (orgogliosamente ricorda i tre anni passati nel lager marchesiano in compagnia di Andrea Berton del Trussardi) e ora ha in gestione un tavolo per massimo 8 convitati al piano superiore del Ristorante Monaci sotto le stelle.
I Monaci è un locale da circa cento coperti ricavato in un ex-monastero e ottimamente adattato alla ristorazione, all’interno anche una piccola galleria d’arte e in futuro qualche stanza per il pernottamento.
In questa mansarda con camino (non funzinante), in ampliamento, si cerca di offrire una proposta tra le più uniche nel panorama gastronomico della penisola ovvero un menu di circa dieci portate concordato tra chef e cliente a seconda di gusti, intolleranze e curiosità da soddisfare.
imgp1955.jpg

Il benvenuto nel bresciano è un classico:
Franciacorta satin brut DOCG La Montina

Al tavolo (fin troppo grande per 4 persone) fanno mostra di sè già all’arrivo un piattino con del saporito burro di malga e dei fragranti grissini
imgp1954.jpg

Il sommelier arriva con il vassoio dei pani (buoni e ancora caldi, non riscaldati):
Pane pugliese, focaccia e panfocaccia con pomodoro
imgp1957.jpg

La mise en place è in stile moderno con artistici sottopiatti quadrati, anche qui come in molti altri casi la ricerca di ceramiche particolari è quasi esasperata, il lato oscuro della forza direbbe qualcuno.
imgp1956.jpg

Si sente lo chef battagliare tra i fornelli e inizia ad arrivare qualche profumino, mettiamoci comodi, inizia il match!

I piatti vengono presentati dallo stesso Mainardi quindi non hanno un nome definito, ci affidiamo al nostro genio per sciorinare la formazione, l’allenatore ha deciso di fare scendere in campo:

1. Zuppetta di fave e rombo con consomme dello stesso (ottenuto facendo una cialda di pesce e mettendola nella moka, dalla quale verrà servito tipo caffè) e bake-roll (♫♫♫, buono il contrasto croccante/morbido e l’idea di scottare al momento il rombo versando il consomme al momento del servizio)
imgp1960.jpg

2. Reinterpretazione della creme brulè con aringa, il suo caviale, e asparagi (♫♫♫, contrasto dolce e salato che regge bene solo nel breve)
imgp1962.jpg

3. Capesante tostate al cacao con zuppa di barbabietole e Bagoss al Franciacorta (♫♫♫♫, buone le capesante tostate e non sminuite da una, comunque saporita, zuppetta)
Bagoss: produzione tipica del comune di Bagolino (BS), formaggio a forma circolare (diametro 40 cm.) con un peso sui 15/20 Kg. Gli ingredienti sono latte crudo di vacca (Bruno-Alpina, sale, caglio e zafferano (aggiunto durante la fase di rottura della cagliata). Comincia ad esprimere tutta la complessità di grande formaggio dopo almeno 12 mesi di stagionatura, quando la pasta inizia a diventare granitica e tende a rompersi in scaglie.
imgp1963.jpg

4. Eglefino con gorgonzola e olio del garda (♫♫, ben fatto ma poche emozioni con ingredienti che non si esaltano ma si confondono)
Eglefino: pesce marino della famiglia dei gadidi simile al merluzzo, se ne differenzia per la bocca più piccola, la pinna dorsale posteriore più lunga e la linea nera lungo i fianchi. L’eglefino è lungo circa 60 cm, ha dorso nero e ventre argenteo e ha una macchia nera su ciascun lato dietro le branchie.
imgp1964.jpg

5. Tris di lumache avvolte in pancetta e coricate su foglia di spinaci e Allegoria di una lumaca -guscio in isomalto riempito da una spuma di burro e bourguignonne con estrazione di clorofilla-(♫♫♫, lumache ben preparate e l’artificiosa sfera è più che altro una curiosità da togliersi)
imgp1965.jpg

6. Carciofo con salmì di fagianella (♫♫, semplice e buono)
imgp1966.jpg

7. Tortino di farro con guancialino di vitello (lasciato sottovuoto e in ammollo 48 ore)
La preparazione…
imgp1969.jpg

… e la foto!? (♫♫♫♫, una delle pietanze più riuscite con uno squisito e morbido guancialino che interagisce bene con la consistenza del farro)
imgp1970.jpg

8. Terrina di pere e foiegras con salsa di prugne secche (♫♫♫, la terrina è magistralmente eseguita poi l’abbinamento pera e foiegras è ormai un classico)
imgp1973.jpg

9. Riso acquerello con robiola di capra/vacca, spruzzato di polvere di caffè e miele, con coulis di fragole (♫♫♫♫, tanti ingredienti diversi per una sfida vinta, assolutamente lontano dallo stucchevole)
riso carnaroli acquerello: il famoso riso di Piero Rondolino della Tenuta Colombara, viene coltivato in rotazione con altre colture ed é l’unica varietà di riso seminata nella tenuta per evitare la possibilità di incroci naturali e miscele varietali.
Attraverso una lentissima respirazione i chicchi di riso grezzo completano la maturazione nei silos, affinando le caratteristiche organolettiche e qualitative. Con l’invecchiamento l’amido, le proteine e le vitamine diventano meno solubili in acqua, il riso acquista più consistenza e assorbe in maggior quantità i condimenti. Al termine della cottura i chicchi risultano più grossi, duri e separati, oltre che più saporiti. Per ottimizzare tutte le caratteristiche del riso, Acquerello prima di essere trasformato in riso bianco viene invecchiato a temperatura controllata. La raffinazione del riso con l’elica, ideata nel 1875, è ancor oggi considerata il metodo migliore, anche se il meno economico. Il suo lento movimento rotatorio provoca un delicato sfregamento tra chicco e chicco, compenetrando le sostanze nutritive che con gli altri sistemi di sbiancatura sarebbero più facilmente disperse. Alla fine del procedimento i chicchi risultano perfettamente integri e assumono un colore mielato.
imgp1974.jpg

10. Gelato di cipolle e sherry con caramella allo zenzero (♫, la freschezza del gelato con l’aggiunta di tanta glicerina (grazie Pacojet) per farlo scivolare più veloce nel pancino lo rendeno adatto ad aprire la strada al dolce e nulla più, la cipolla non infastisce e non gratifica, idem la caramella)
imgp1976.jpg

11. Gelato alla crema Ritorno al futuro servito su un mezzo krapfen (♫♫♫♫, tanto teatro per un dessert quasi esagerato)
imgp1979.jpg

arriva l’azoto…
imgp1981.jpg

…lo stregone fa la magia
imgp1984.jpg

ricetta ed ingredienti classici ma lavorati con l’azoto, l’accompagnamento sarà un bicchiere di Acqua Perrier
imgp1985.jpg

Sono entrati in campo durante il match i seguenti vini, non hanno offerto un rendimento esaltante ma hanno svolto il “compitino”, forse sarebbe meglio concordare anche le bottiglie con il sommelier:
-Colli Orientali del Friuli DOC Rosazzo Ronco delle Acacie Vigne di Zamò (♪♪, uvaggio Tokai e Chardonnay; colore quasi dorato e gradevoli notte fruttate e floreali)
-De Vite 2007 Hofstatter (♪, uvaggio Muller Thurgau, Pinot bianco e Sauvignon; tra il paglierino e il dorato con un bell’olfatto, note di mela e fiori bianchi)
-Pietramarina Etna Bianco Superiore Aziena Benanti (♪, vitigno Carricante; prodotto tipico dei pendii del vulcano con spiccattissima acidità e una tinta sul paglierino tenue, altre evidenzesono la mineralità, gli agrumi e i fiorellini di campo)
-Vino liquoroso SantElmo Conti Serristori (♪♪, colore ambrato/oro antico, classica dolcezza mai stucchevole, con piacevoli note di fiori di acacia) per il risotto

Caffè discreto ma niente piccola pasticceria, forse hanno capito che eravamo allo stremo delle forze, in compenso una bella chiacchierata con chef e sommelier.

Mangiato tutto, o quasi, nessuna pesantezza e niente sete quindi il pollice è già alto solo per questo, aggiungiamoci il fatto dell’esperienza unica, un’atmosfera quasi casalinga con un cuoco bravo, disponibile e sorridente con il quale interloquire e da non sottovalutare la possibilità di assistere in diretta al parto delle pietanze.
Combattutto tra la cultura classica della cucina italiana, la finezza francese e l’avanguardia spagnola (sifoni, prodotti della linea Sosa, ecc.), evidente ad esempio nel piatto con le lumache, Mainardi cerca costantemente di sorprendere ma non tutte le portate risultano memorabili.
Il meglio lo dà negli abbinamenti che sembrano più improbabili (come il risotto) dove oltre alla tecnica mostra qualità nel giocare con gli ingredienti e la potenzialità per creare una proposta originale che sicuramente lo renderà popolare nel breve.
Ah, dimenticavamo, la giocosità dello chef si vede anche nelle piccole cose come la caramella che diventa salviettina per le mani, già vista da Vittorio a Brusaporto, un coup de theatre con una utilità vicina allo zero siccome le mani non ce le siamo sporcate (speriamo non si faccia traviare da troppi artifizi fini a se stessi).
Originalità e cross-over in cucina hanno bisogno di un pari grado in ambito musicale, quindi direi che potrebbero essere azzeccati i FAITH NO MORE di “Introduce Yourself” (1987) con le loro peregrinazioni tra heavy metal, hip-hop, rap, hardcore, synth-pop, etno-funk e hardrock anni 70 ma senza suonare realmente nessuno di questi generi. Se invece vogliamo valutare di avere un solo uomo al comando, l’accostamento musicale più adatto sarebbe una one man band del livello del mitico e compianto HASIL ADKINS, artista dei mitici 50’s riscoperto negli anni novanta e autore di un frenetico trash-blues’n'roll; come disco il meglio lo trovate in “Out to hunch” (raccolta del 1986 con materiale d’epoca). Due dischi vanno bene per questo locale “bi-fronte”!

Update: Estate 2009
Siamo tornati in una afosa serata estiva per testare la versione “open” del ristorante (voto: 4 pallini su 5).
L’ambiente è pittoresco e quasi unico nel suo genere. Se addirittura mettono musiche medievali di sottofondo sembra proprio di cenare in un convento di monaci.
cid_34535c54-c5ce-4788-bb70-60e4624cff35.jpg

Dal menu si capisce subito che l’imprinting è quello di una cucina semplice ma non scontata.
Ci sono piatti tradizionali (casoncelli, pizza, ecc.) ma si notano diverse pietanze più creative.
Buona scelta di carne e prodotti di mare, con un menu degustazione pesce a 26 euro p.p.
Forse i dessert sono un po’ più prevedibili. La cantina non è niente male.
cid_bc18ff28-2271-4506-a99d-1d08688248cc.jpg

Non ci si siede in un ristorante ambizioso ma in un locale con ben chiaro il proprio target.
L’ambiente è gestito da giovani (il sommelier della Cucina Officina qui è in versione maitre) e destinato soprattutto a giovani che vogliono mangiare qualcosa di diverso in un ambiente di fascino. Capiteci non siamo di fronte al nuovo Villa Crespi ma siamo al cospetto di un ben gestito ristorante di fascia media.

Pane più Acqua potabile trattata con naturalizzatore (3 euro di coperto per persona più acqua a € 1.50)
cid_a051768e-122e-47d7-b047-c265b76c60a3.jpg

La tovaglietta di carta è una mappa delle eccellenze alimentari italiane (un ottimo ripasso).
cid_9e8d48bd-2413-4d6a-918e-0981b8387a0e.jpg

Peschiamo dalla carta…

KID:
Millefoglie soffice ai gamberi e pesto di basilico fresco (9 euro; una lasagna di mare fin troppo ricca e abbondante, non era male ma ho veramente faticato a finirla e ho preferito i bordi meno farciti e più saporiti)
cid_6ad93f60-d861-4317-b738-961494b09f17.jpg

Filetto di orata e tortino di zucchine (13 euro, filettino preparato bene e tortino molto delicato)
cid_bd756072-4a90-4806-9bfc-14334a89fd69.jpg

FANCY:
Scrocchiarella con mozzarella di bufala DOP, pomodorini, olive taggiasche e capperi (12 euro; in pratica è una pizza rettangolare, decisamente croccante, preparata con farina di riso e integrale; ne avrei mangiata un’altra subito ma riempie tanto, olive e capperi buonissimi, mozzarella buona e grande fragranza)
cid_f66b5a09-4ed9-4237-b878-53d03ffd3c26.jpg

Carpaccio di ananas con gelato al limone (5 euro; adatto alla digestione)
cid_09a2ce27-0813-4680-a863-a94f2c8b7f03.jpg

Cucina curata e ambiente piacevole invitano a tornare.
I mangioni che ci seguono devono appuntarsi questo ristorante per l’abbondanza delle porzioni abbinata a buona qualità, fantasia e prezzi contenuti.
Niente di negativo da evidenziare.
Il locale meriterebbe forse una recensione a parte ma così facendo dovremo fare lo stesso con tutti i ristoranti più “easy” nati da una costola di uno per buongustai (Calandrino, Bistrot Bartolini, La Piola, Clandestino, Chic and Quick, Marchesino… vi lasciamo divertire nel tentativo di accoppiarli con l’ “alma mater”).
Per ora andiamo avanti così.

Pasticceria Zilioli (di Gianni e Claudio)

Archiviato in: Altri locali, Dolce o Salato, Recensioni — admin at 11:10 am on Sabato, Gennaio 24, 2009

Via Luigi Cadorna, 1
25121 Brescia
Tel. 030 45432

-Qualità: 7 / 10
-Posizione: 3 / 5
-Ambiente: 5 / 5
-Personale: 4 / 5
-Appeal: 4 / 5

Rapporto qualità / prezzo: B

TOTALE : 23 / 30

Ultima visita: Inverno 2009
Kid: “Mentre Fancy si è occupata del mio parmense io cercherò di fare un breve excursus sul bresciano”
Forse Brescia è più conosciuta per la sua provincia che per la città stessa, gli stessi cittadini, soprattutto i ragazzi, hanno l’abitudine nei weekend di cercare il divertimento andando verso le località sul Lago di Garda (chaos & disorderly)  o sul Lago d’Iseo (più adatto ai vecchi dentro).
La città si spopola e passeggiare nel centro di Brescia alla notte non è certo il massimo, soprattutto se sei una ragazza… e il comune cosa fa? Ti rimborsa se ti stuprano.
Lo stupro di una ventenne vale 260 €, dopo i sessant’anni stranamente di più (non devono neanche pagarsi lo gigolò) 310 euro, le persone anziane con reddito fino a 15.000 € prendono 360 euro; lo stupro di gruppo o singolo non fa differenza, che ingiustizia!
La Leonessa d’Italia è l’emblema di una tendenza ad abbandonare la piazza, intesa come cuore della vita sociale, in favore di centri commerciali e outlet.
Probabilmente la vigilanza notturna costa troppo, così si lascia il centro in mano alla deliquenza e si creano spazi artificiosi che danno una sensazione di maggiore sicurezza.
Uno degli ultimi nati è il Borgo Wuhrer, appena fuori città, dove esistono quasi solo bar e ristoranti (oltre una zona abitativa), ognuno col proprio stile ben definito, e in breve tempo è diventato il nuovo centro di aggregamento per i giovani locali.
E i genitori cosa dicono? Saranno tranquilli perchè secondo loro in certi posti i loro figli sono protetti non come in centro città ed inoltre la vigilanza non è pagata con le loro tasse ma con il loro shopping… mah!?
Noi rimaniamo dei convinti sostenitori del recupero dei centri storici e del rapporto più diretto col negoziante rispetto a quello con un impersonale grande magazzino.
L’ennesimo inutile pamphlet? Può darsi ma questo è il nostro blog, qui finisce la legge e cominciamo noi!
Abbiamo scelto di partire da Zilioli perchè è la giusta via di mezzo tra il più fighetto Bar San Carlo (Via 20 Settembre, 28/E - Tel: 030 3775131 - locale molto moderno con immense vetrate che danno sulla strada, l’allestimento all’aperto è un po’ vittima della strada molto trafficata, ok per colazione ma più adatto all’aperitivo) e la più qualitativa Pasticceria Veneto (Via D’Acquisto Salvo, 8 - Tel: 030 392586 - Il tempio del celeberrimo Iginio Massari, uno dei massimi esponenti di questa nuova pasticceria molto da occhiata), ah, non confondete questo Zilioli con il quasi omonimo e non distante Bar Pasticceria Zilioli (Viale Venezia, 2 - Tel: 030 47562 - non sappiamo se ci siano legami di parentela, il livello della proposta anche qui è comunque discreto).
In provincia il posto che abbiamo frequentato di più, per motivi personali, è la più che decorosa PASTICCERIA MARCONI (Via Cavalli, 1 - 25032 Chiari - Tel: 030 711112), che la leggenda vuole aver ispiratrice di Mauro Pagani nella creazione del nome Premiata Forneria Marconi.
Rilassanti soluzioni, anche se qualitativamente inferiori, per una colazione nelle belle giornate sono il CAFFE’ LA PIAZZETTA (Piazza Rosa Vincenzo, 12 - 25036 Palazzolo Sull’Oglio - Tel: 030 7400601), i vari bar/gelateria della Piazza di Orzinuovi tra i quali segnaliamo il CAFFE’ DECO (Piazza Vittorio Emanuele,22 - 25034 Orzinuovi) oppure spostandosi nel bergamasco si potrebbe approfittare dei vari bar di Sarnico che si affacciano sul Lago di Iseo come il MINI GOLF BAR GELATERIA, DAMA NERA, ecc. (tutti sul Lungolago Garibaldi).
Tornando al locale di Gianni e Claudio Zilioli non dovete dimenticarvi di ammirare la stanza con vetrata sul giardino, apprezzare la sala con tutti i mobili in legno e assaggiare qualche dolce o salato (a livello di qualità si difendono bene).
I classici sono la Tarte tatin di pere, la millefoglie Cuccagnina e il Chisol (una specialità dolce locale).
Volendo c’è anche la possibilità di pranzare.
Come musica di sottofondo gradiremmo uno dei migliori compositori del XX secolo ovvero l’estone ARVO PART, nato nel 1935 e cresciuto con il culto di Prokofiev, e che nella sua opera, iniziata nel 1978, “Music For String Orchestra” (1990) mostra tutto il suo genio barocco. Caro lettore ti invitiamo a considerare che non esistono solo i classici da teatro (Puccini, Mozart,…) con musicisti e direttori in gara tra loro per chi li esegue meglio.

da terramica.eu

Cova Pasticceria Confetteria

Archiviato in: Altri locali, Dolce o Salato, Recensioni — admin at 11:05 am on Sabato, Gennaio 24, 2009

Via Montenapoleone, 8
20121 MILANO

Tel: 02.76005599
www.pasticceriacova.com

-Qualità: 7.5 / 10
-Posizione: 4.5 / 5
-Ambiente: 3 / 5
-Personale: 4 / 5
-Appeal: 4 / 5

Rapporto qualità / prezzo: B\C

TOTALE : 23 / 30

Ultima visita: Inverno 2009
Benvenuti nella città del CaiNano, nooooooooo, non faremo i soliti discorsi anti-Testadasfalto, il Nanetto non è probabilmente il mostro dipinto dalla Sinistra (quale?), o non lo è in così gran misura se rapportato all’inesistente valida alternativa o ai vari Topo Gigio e il contraddittorio Baffetto che ci sono dall’altra parte, ma è tra i principali responsabili di aver creato un sistema.
Il denaro e i potenti sono sempre esistiti ma lo Gnomo ha voluto andare oltre, voleva stravincere in tutti i campi e pur di averne la certezza si è trasformato in un cannibale (vuol anche fare il comico, commettendo gaffe vergognose).
Per le sue TV compra il “top”, da Baudo alla Venier, strappandoli alla Rai con contratti principeschi, ma vedendo che non hanno il successo previsto se ne libera come fossero rasoi usa e getta; per il suo Milan non si accontenta di allestire una squadra fortissima vuole il Milan 2 ovvero una serie di riserve, che forse avrebbero giocato titolari in altri team, ma che non verranno quasi mai impiegati; non va dimenticata anche la sua fugace apparizione nel mondo del volley, sull’onda emotiva delle vittorie della nazionale, con la ricchissima e poi scomparsa Mediolanum (idem nel rugby).
Tutto questo ha creato una gara a chi può spendere di più e ha portato ad un innalzamento dei contratti di star TV e calciatori, una gara (per pochi) a chi spende e compra di più, con la conseguente degenerazione di aver reso ricchi anche personaggi di valore mediocre e con la colpa di aver inculcato nella gente la mentalità sbagliata di potercela fare (inteso come far soldi) con colpo di fortuna (vedi il caso Costantino, non possiamo pensare che la gente sia invidiosa di lui in senso assoluto ma che si domandi quali sono le sue abilità nel mondo dello spettacolo che gli permettono di avere uno stipendio ogni mese).
Che ora il magnate mignon non si lamenti se gli sceicchi gli porteranno via Kakà, cane mangia cane, chi è causa del suo mal…
Nel discorso politica non ci addentriamo troppo perchè ci sarebbe tanto da scrivere, l’unica cosa da dire è che nel nostro mondo ideale non ci dovrebbero essere conflitti di interesse (a tutti i livelli: politica, industria, magistratura, chiesa e stampa, senza dimenticare l’emergente casta dei temibili FIGLI DI)  e i giornalisti farebbero il loro mestiere con competenza e in libertà di opinione anche se contrastante con quella dell’editore.
Per la cronaca, prima di essere accusati di essere di destra o sinistra, sappiate che abbiamo entrambi smesso di votare perchè non ci va di schierarci con il meno peggio e che il nostro voto eventualmente sarà dato al termine di una legislatura come un premio a chi ha fatto bene e non a chi promette.
Troppo messianici? Pausa caffè? Da Cova?
Storico locale milanese, attività nata nel 1817 vicino al Teatro alla Scala e successivamente trasferatasi in una delle più famose vie dello shopping mondiale.
Il locale è sempre intasato di habituè, turisti e fashion victims ma vale la pena, almeno una volta, lottare per un tavolino e guardarsi un po’ intorno dato che sono veramente tanti gli oggetti appesi alle pareti.
Molto variegata l’offerta di dolci, buona la caffetteria e interessante anche la cantina.
Logicamente un marchio così longevo è stato esportato in varie località del mondo.
Altrettanto ovviamente per far fronte alle numerose richieste giornaliere la qualità delle paste non è sempre eccelsa ma comunque di buon livello.
Servizio in divisa ma molto sbrigativo.
Panettone, torte di frutta, sacher, biscotteria e pralines sono tra le proposte più famose.
Altre locations da the o aperitivo che abbiamo visitato sono IL BAR all’ultimo piano del grande magazzino La Rinascente (dove si trova anche la cosiddetta Food-hall con locali MySushi, Esperya, ecc.) dal quale si può godere una splendida vista del Duomo, l’unico peccato è che il servizio non sia minimamente degno di tale vista; altro locale culto, leggi caro, Sant Ambroeus (C.so Matteotti, 7 - 20121 Milano - Tel. 02 76000540 - www.santambroeusmilano.it), dal 1936 a Milano poi esportato anche all’estero, locale molto elegante e più moderno di Cova con personale molto professionale e una vasta scelta di leccornie di qualità.
Una breve digressione prima di chiudere, passeggiando per via Montenapoleone abbiamo notato come un marchio del calibro di Gucci stia “rubando” il look alla scena punk-rock con pantaloni tartan (già visti anche dalla Westwood) e borse con disegni di tattoo traditional (già visti soprattutto da Ed Hardy), e poi si lamentano delle copie dei cinesi?!
La PENGUIN CAFE’ ORCHESTRA di “Broadcasting from Home” (1984) può scandire con le sue note di armonium, tra jazz e neo-classica, un the delle cinque presso questa prestigiosa pasticceria.

da pasticceriacova.com

Agriturismo il Granaio

Archiviato in: Altri locali, Agriturismi, Recensioni — admin at 10:56 am on Sabato, Gennaio 24, 2009

Strada Cantone, 12
29010 Agazzano (PC)

Tel: 0523.976150
www.agriturismo-ilgranaio.it

-Qualità: 7.5 / 10
-Posizione: 3 / 5
-Ambiente: 3 / 5
-Personale: 4 / 5
-Appeal: 4 / 5

Rapporto qualità / prezzo: A\B

TOTALE : 21.5 / 30

Ultima visita: Estate 2005
Discutendo della forte influenza dei social network ai nostri giorni, di siti internet in cui la gente vive proiettando un’immagine di se stessi lontana da quella reale ci è tornato alla mente un pacifico agriturismo ai piedi delle colline piacentine in cui passammo un bel pomeriggio discutendo delle stesse cose.
Chiudendo un attimo il discorso precedente, non siamo dei bigotti che odiano internet o altro ma come tutte le cose bisogna saperle gestire e non diventarne vittima.
Anche i reality show, parentesi nella parentesi, se presi in piccole dosi col gusto del trash o una punta di voyeurismo possono anche essere divertenti ma quando il bombardamento è eccessivo si deve intervenire e capire che il troppo stroppia.
Myspace come sito gratuito per costruire a costo zero la pagina della propria band potrebbe andar bene ma in realtà è solo un covo di nerd provoloni, se si chiamasse SINGLE CON FOTO PRESE DALL’ALTO CON WEBCAM non ci andrebbe nessuno perchè si sentirebbero dei disadattati da agenzia matrimoniale… Sarebbe un discorso molto lungo… Che cavolo di brontoloni che siamo!
Torniamo alle cose liete, in un vecchio granaio con relativa stalla sono state recuperate ottimamente due sale da pranzo, quella grande ha il camino e una bella vetrata sulla campagna mentre quella piccola è più intima con pareti in mattoni e soppalco in legno.
Preferibile rimane però la veranda, soprattutto nelle giornate estive non eccessivamente calde.
La cucina è qualla tipica emiliana, di buona fattura e con porzioni generose.
La famiglia e il personale che gesticono la struttura sono molto cordiali.
Disponibili quattro stanze per il pernottamento.
Nello spazio verde intorno al ristorante trovate tutti quei poveri animali che drasticamente finiranno nei vostri piatti… sigh… il contrappasso agrituristico.
Ottima base di partenza per un giro tra i castelli del piacentino!
Se pensiamo ad un abbinamento musicale che unisca Piacenza e certe atmosfere da festa campagnola dobbiamo propendere per l’irrefrenabile garage-punk’n'roll degli HERMITS con “Chickens,whips and rock ‘n’ roll” (10″ del 1997)!

PS. L’Accademia della Crusca risponde ad un annoso problema “il plurale del sostantivo agriturismo”:
I dizionari indicano due diverse accezioni del sostantivo composto agriturismo: la prima in cui il termine è spiegato come ‘un particolare tipo di vacanza che consiste nel trascorrere un determinato periodo in un’azienda agricola, in una cascina, talvolta anche in cambio di una prestazione lavorativa presso l’azienda stessa’; la seconda, formatasi per estensione dalla prima, definisce agriturismo ‘l’azienda stessa in cui si svolge questo tipo di vacanza, il luogo e l’edificio (o gli edifici) in cui è possibile soggiornare, praticando questo particolare tipo di turismo’.
Per la seconda accezione, quando cioè si voglia indicare gli edifici o le strutture che ospitano gli agrituristi non ci sono dubbi che il plurale sia agriturismi; più problematico invece stabilire non tanto quale sia, ma in che contesti sia opportuno usare il plurale di agriturismo nel primo significato. La parola turismo da cui è formato il composto e che ne costituisce la testa, cioè l’elemento portante (gli elementi del composto seguono, in questo caso, l’ordine determinatore-determinato: il prefisso agri determina il tipo di turismo cui s’intende far riferimento), prevede infatti il plurale turismi, ma l’uso di questo plurale è decisamente raro. La parola infatti rimanda a una serie di attività: praticare turismo significa ‘fare gite, escursioni, viaggi per svago o a scopo istruttivo’, quindi l’indicazione della pluralità è già insita nella forma singolare della parola. Sarà quindi altrettanto raro e difficile trovare contesti in cui sia opportuno utilizzare il plurale agriturismi nell’accezione di ‘tanti turismi agricoli’. Si tratta, come risulta evidente, di uno di quei casi in cui il piano grammaticale va chiaramente distinto dal piano dell’uso: grammaticalmente è del tutto corretta da forma plurale agriturismi (e naturalmente turismi), ma nel concreto utilizzo della lingua risultano forme difficilmente contestualizzabili. (Raffaella Setti)

da agriturismo-ilgranaio.it

Antica Pasticceria Pagani

Archiviato in: Altri locali, Dolce o Salato, Recensioni — admin at 10:56 am on Sabato, Gennaio 24, 2009

Via XX Marzo, 4
43100 Parma

Tel: 0521.206322

-Qualità: 8 / 10
-Posizione: 4 / 5
-Ambiente: 2 / 5
-Personale: 3 / 5
-Appeal: 4 / 5

Rapporto qualità / prezzo: B

TOTALE : 21 / 30

Ultima visita: Inverno 2009
Fancy: “Siccome il giudizio di un indigeno può essere sviato da simpatie o antipatie, dello speciale sui bar e pasticcerie del parmense me ne occuperò io”
Parma è una città molto vivibile, un bel punto d’incontro tra comodità metropolitane e ritmi da paese infatti da un lato non mancano le possibilità di shopping o svago e dall’altro le dimensioni ridotte permettono un rapido spostamento anche in bicicletta da un capo all’altro del capoluogo emiliano.
Il difetto? Innanzitutto i Parmigiani (ovvero quelli della città, quelli della provincia sono Parmensi) si piacciono e dati questi presupposti spesso vivono più di apparenza che di sostanza, i casi Parmalat e Guru non si sono verificati in questo territorio tra gli appenini e il Po per caso.
Questo speciale sulle pasticcerie parmigiane lo abbiamo intitolato alla famiglia Pagani che quest’anno festeggia i 150 anni dell’attività di famiglia (*).
Frequento Parma da circa 7 anni ormai e dai Pagani sono di casa quindi dichiaro subito un certo conflitto d’interessi. Ma se leggete quanto segue, capite il motivo del mio elogio!
Purtroppo ce ne sono ancora poche di pasticcerie che lavorano così: tutto a mano e con ingredienti di qualità. Niente abbattitori, nè conservanti e nemmeno preparati.
L’unico difetto che si può trovare è che di salati non ce ne sono molti, tranne per i buonissimi panini al latte (anch’essi fatti da loro, farciti con vari salumi tipici, imperdibile il tramezzino). Se avete gente a casa, prendete le pizzette di sfoglia che fanno solo su ordinazione!
Per quanto riguarda i dolci, buoni i biscotti secchi e al cioccolato, le paste ripiene o inzuppate, specialmente gli africani (un pan di spagna inzuppato leggermente nel liquore e ricoperto di glassa di cioccolato) e i babà al rum (belli carichi!). Buonissimi gli chantilly e, nel periodo in cui li fanno (da metà Gennaio fino a Carnevale, non lasciateveli scappare!) i Krapfen! Non sono molto grandi, per cui se ne possono assaggiare in tutti  i modi senza ingozzarsi: alla crema e alla marmellata di albicocche. Su richiesta se ne possono prendere anche vuoti o al cioccolato. Dato che li riempiono man mano, basta chiedere e sarà fatto! Come non citare poi le meringhe (due gusci di meringa tenuti insieme con della panna montata fatta da loro, mica spruzzata dalle bombolette che si comprano al supermercato!) e le millefoglie (pasta sfoglia intervallata da marmellata di albicocche e finita con glassa), ne mangerei a chili!
Menzione speciale va fatta per le brioches. Sarò di parte, ma lasciatemelo dire: di così buone, ora, non se ne trovano. Stefano Pagani lavora in pasticceria da 50 anni e non conosce modo migliore che farle come una volta: farina, zucchero, una gran quantità di uova e una doppia fase di lievitazione che comincia dalla sera prima. Senza additivi o sostanze che velocizzano la preparazione.
La mattina si trovano, così, brioches vuote, alla marmellata (sia di albicocche che d’arancia), al cioccolato e alla crema. E la crema è crema! Quando mangi una di quelle brioches alla crema, la trovi nella sua giusta consistenza e colore, non trovi una palla grumosa giallo-fosforescente. Così vale per quelle alla marmellata e al cioccolato, che è cioccolato, non Nutella. Quando le apri trovi la pasta, c’è sostanza, non ti si appiattiscono in mano appena le tocchi. La crosta sopra è morbida, non si sfalda tutta quando la dividi a metà. Tutto ciò per la modica cifra di un euro. Eh già. Ora capite perchè sto tanto elogiando queste brioches, come gli altri prodotti.
Sembra quasi un’ingiustizia che i prodotti fatti in un certo modo, con ingredienti sani, senza furberie, e con un lavoro lungo alle spalle, debbano essere venduti a un prezzo uguale a quelli surgelati e riscaldati dei bar e di alcune pasticcerie. Per cui conviene proprio fare un salto. Provare per credere.
Parlando di torte, sempre presente è l’Ungherese, torta composta da pan di spagna e crema al cioccolato, inventata dal bisnonno di Stefano, a volte accompagnata dalla presenza della sublime Saint honorè (panna, pan di spagna leggermente inzuppato di liquore e bignè). Su ordinazione si possono avere torte di Millefoglie e Meringate, ma la mia preferita in assoluto, che non vedrete mai esposta perchè viene fatta solo su ordinazione è la cosiddetta Torta Bimbi con panna, fragole e crema pasticcera. Si tratta di una torta composta da pan di spagna intervallato con crema pasticcera e tra uno strato e l’altro ci sono delle fragole incastonate. Il tutto ricoperto da vera panna.
Molto inusuale, anche se non di mio gusto, il Tortello verde (a base di spinaci ma comunque dolce e non stucchevole).
In questa pasticceria, poi, si trovano anche prodotti selezionati che variano dai vini, grappe, confetture, champagne, praline, biscotti, ecc…
Ah, anche la cioccolata in tazza è una delizia, soprattutto nei mesi freddi, perchè viene fatta al momento con una miscela segreta, non scende dalla macchinetta. Idem per il the freddo, preparato con le bustine, niente Estathè!
Se sarete tra i pochi fortunati ad entrare nelle grazie dei signori Pagani potrete osare e chiedere il Creme caramel, la zuppa inglese in ciotola o il Liquore all’uovo (tra Vov e zabaione).
Nonostante tutto, è un locale molto semplice quasi angusto. Niente inutili orpelli, zero aperitivi o happy hour, solo sostanza. Con il valore aggiunto della storia ultracentenaria di una famiglia.
Tra le altre Pasticcerie le più rinomate qualitativamente nelle vie del centro sono sicuramente Torino (Strada Garibaldi, 61 - Tel: 0521 235689) la più creativa, San Biagio (Strada Garibaldi, 41 - Tel: 0521 286057) la più elegante (meno azzeccato il loro Lounge Cafè al Barilla Center) e Provinciali (Strada Cavour, 23/B - Tel: 0521 233363) il regno della praline (anche se non penso riescano a vendere tutte quelle montagne di cioccolatini che mettono in vetrina ogni giorno?!), mentre risultano più orientati sullo stile luogo di ritrovo raffinato il Caffè Cavour (Strada Cavour, 30 - Tel: 0521 206223), la Pasticceria Cocconi (Strada della Repubblica, 22 - Tel: 0521 230351 - con produzione e altro locale alle porte di Monticelli) e il Bar Cluny (Strada Cavour, 6/a - Tel: 0521 284144).
Per una clientela più giovane c’è lo “Starbucks pramzano” ovvero Lino’s Coffe Shop ( Via Nazario Sauro 4/a e da poco anche in Strada cavour), per chi fa “fogone” da scuola ottimo nascondiglio è il Bar Tiffany con la sua sala sotterranea (Via XX Marzo, 8 - Tel: 0521/234567 - organizzano anche serate musicali) mentre per i cultori della sala da the c’è l’intimo e ricercato Des Arts (Borgo Parmigianino, 5/B - prima si chiamava Miss Pym e l’assortimento di the con relativo servizio erano più validi, nel’ultima visita il the verde che dicono di averci servito non era assolutamente un the verde).
In piazza molto lussuoso ed apprezzato dai turisti (ma non solo) è il Gran Caffè Orientale (Piazza Garibaldi 19/0 - Tel: 0521 285819 - riaperto da una decina d’anni, dopo che per diverso tempo era stato la casa di un negozio di scarpe, servono colazione, pranzo e aperitivo, più interessante la proposta di vini che di pietanze), al suo fianco il Bar Bistrò (Piazza Garibaldi, 19/B- Tel: 0521 285568 - simile all’Orientale ma meno “impostato”) e sull’altro lato atmosfera più famigliare al Bar San Pietro (Piazza Garibaldi, 13/A - Tel: 0521 285718 - bella la saletta al primo piano con vista sulla piazza).
Sembrano un vilipendio al tradizionale Prosciutto Crudo di Parma i locali di nuova apertura come il Cuore e Ombra (Piazza Garibaldi, 19/e - Tel: 0521386628 - sbarca la moda sushi anche a Pèrma ma con un lustro di ritardo su Milano) e Pane, vino e San Daniele (Piazza Garibaldi 19/D - Franchising friuliano gestito dal titolare de Le Malve).
Il giovanilismo ha sede in Via Farini dove si scatena la movida serale degli aperitivi ed ogni locale ha la sua clientela stereotipata dal Bar Le Malve (Strada Farini, 12/B - Tel: 0521 234051 - bel banco con tanti panini servati da una barista che sembra una Pollyanna sotto prozac tanto è l’entusiamo) con la sua clientela radical-chic al Dolce vita ( Via Farini 16/B - Tel: 0521 20749 - giudizio? così così! Uno dei soci è il calciatore Morfeo tra i principali imputati della retrocessione del Parma) un angolo di Sud a Parma, passando per il Gavanasa (Strada Farini 22/A - Tel: 0521 231036 - fighetti only!) ex-covo degli adepti di Matteo Cambi ora trasferitisi al Barino (Piazzale XXV Aprile, 9/A - Tel: 0521 968600 bisogna presentare il 740 all’ingresso!) per poter sfoggiare più agevolmente le loro macchinone in leasing.
Infine non va dimenticato Le delizie di Ori (Via Farini, 19/A - Tel: - 0521 282 800) ambizioso pasticciere che ha improntato la sua attività più su dolci monoporzione, stile dessert da ristorante (a volte più piacevoli al’occhio che entusiasmnti al palato), e pralines da regalo prodotte in quantità (con gran cura nel packaging) che sulla vera pasticceria.
Fuori dal centro cosa abbiamo? Segnaliamo una serie di bar normalissimi che abbiamo frequentato più che altro per la possibilità di sedersi e rilassarsi un attimo nelle giornate di lavoro.
Verso Reggio Emilia di fianco all’Arco di San Lazzaro c’è il Bar dell’Arco (Via Emilia Est, 62/C), mentre dalla parte opposta, nel cosiddetto Oltretorrente, c’è il caotico e longevo Bar Monica (Piazzale S. Croce, 19/C - Tel: 0521 290020 - quotazioni in calo), in zona stazione troviamo il Bar Arlecchino (Via Venezia, 75, - tel: 0521 772937‎) o il Wine Bar Buenavida (Via Venezia, 24- Colazioni e aperitivi ma gestioni che cambiano troppo spesso) ed infine in zona stadio abbiamo la Centrale del Latte (Via Torelli, 15- locale con gelateria e ambizioni glamour che si è rifatto il look da non molto).
(*): Poche sera fa parlando con i signori Pagani, ho scoperto che mentre cercavano i documenti per far inserire la Pasticceria nell’albo dei Locali Storici hanno trovato delle carte che dicevano che la pasticceria è stata aperta nel 1856 e non tre anni dopo.
Sottofondo ideale per una colazione da Pagani, siccome la musica in diffusione non c’è (grazie a Dio), potrebbe essere un classicissimo del parmense ovvero GIUSEPPE VERDI, magari con la Traviata, immaginadoci una Violetta traviata dai dolci pronta ad intonare un “Libiamo ne’ lieti calici”!

da pasticceriapagani.com