Piazza Duomo
Piazza Risorgimento, 4
12051 Alba (CN)
Tel: 0173.366167
www.piazzaduomoalba.it
Cucina: 42 / 50
Cantina: 8.5 / 10
Contesto: 4 / 5
Sala: 5 / 5
Gestione: 5 / 5
Servizio: 4 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 2 / 3
Coccole: 2 / 3
Dolci: 9 / 10
Caffetteria: 3 / 3
Presentazione piatti: 3 / 3
Bonus: 3
Extra: 0
TOTALE : 92.5 / 110 Costo: €€€€€
Rapporto qualità / prezzo: B
Ultima visita: Autunno 2008
Arriva il freddo e ci si chiude in casa o in locali e si passano spesso le serate a brontolare, brontolare e brontolare.
Gli argomenti sono i più vari dal nuovo presidente abbronzato degli USA ai tagli alla scuola, dai nuovi gruppi rock che hanno abbandonato i capelli emo a schiaffo per dei più sgargianti baffi e barba fino alle ragazze che per fare le “colte-strane” indossano un panama o un borsalino.
Ah, è uscito anche quel libro rosso francese che discutere fa sempre, nel 2009 ha deciso di punire le lamentele di uno dei maestri della cucina italiana relegandolo a ristorante di un albergo (più o meno e in sintesi), lo stesso libro che poche stagioni or sono ha premiato con una stella quel ristorante nel milanese dopo neanche 6 mesi dall’apertura e siccome la festa di quest’anno si tiene in un griffato di Milano ha deciso di incoronarlo con la seconda onorificenza, nonostante abbia solo un paio di anni di attività.
Ci vuole qualcosa per tenerci a galla, ci vuole quel dono dell’autunno inoltrato che cresce nelle Langhe, ci vuole proprio un bel tartufino bianco.
Trovato l’oggetto del nostro desiderio ora serve solo un posto dove poterlo gustare.
Perchè non provare quel giovane chef di cui si parla sempre meglio del Piazza Duomo d’Alba?
Detto e fatto (altro che cotto e mangiato)!
Dopo qualche oretta di viaggio a bordo del nostro cavallo di lamiera arriviamo nel centro di Alba, ci facciamo un girettino per i vicoli, carino ma ce lo aspettavamo più borgo, beata ingenuità e ignoranza.
Il locale si trova al primo piano di un antico palazzo nella piazza del paese, al piano terra c’è una sorta di outlet del “Duomo”, “La Piola”, una trattoria classica ma moderna nel look con una bella vetrata, dehors e menu alla lavagna, invitante e pieno di gente!

La prima cosa che attira l’occhio entrati in sala è l’affresco che adorna tutte le mura firmato dall’artista Francesco Clemente (che dire? è… mmhhh… rosa!), eseguito per volere dei proprietari del ristorante, la famiglia Ceretto (noti viticoltori), che da anni amano dedicarsi al mecenatismo artistico-gastronomico.
Dopo i vari salamelecchi di benvenuto ci portano la lista degli aperitivi e delle acque minerali racchiusa in una teca di plexiglas!
Ci scaldiamo il palato con Delamotte champagne rosè e Canape vari (quadretto di sfoglia con cipolla di Tropea, tarteletta di patè di fegatini di coniglio,…)
Da dividere amorevolmente in due il piattino con
Funghi fritti con gelatina di aceto balsamico

Passano col vassoio dei pani (solo 3 tipologie ma di ottima fragranza) e lasciano al tavolo un buon numero di grissini
Carta cibi molto varia, con tanti puntini di sospensione e 4 menu: Evasione e territorio, Tradizione e innovazione, Accompagnando il tartufo, Niente carne; l’investimento va dai 90 ai 110 euro, con il costo del Bianco d’Alba a parte (5 € al grammo, scelto e pesato al tavolo).
La carta dei vini è di spessore, buona scelta al calice e tanto Piemonte di qualità!
Noi abbiamo logicamente scelto l’irrestibile profumo del “tubero (non un tubero in realtà) albese”:

Hey, ho, let’s go!
Topinambour e Castelmagno (♫♫♫, un’ introduzione delicata)

Capesante arrosto… polenta di grano saraceno (♫♫♫, raffinato e rustico insieme)

Come un “tonno” di coniglio… ai profumi di Langa (♫♫♫♫, siccome nella salsa c’erano delle noci e Kid ne è intollerante gliene verrà servita una di cachi, ottime combinazioni di sapore per entrambe le soluzioni)

Uovo di quaglia alla “coque”… affumicato al Lapsang Souchong … crema di patate (♫♫♫♫, con un pizzichino di sale in più sarebbe ancora meglio)

Agnolotti alla fonduta (♫♫♫♫♫, un trionfo di sapore)

Petto e coscia di pernice arrosto… salsa al foie gras… porcini e verze (♫♫♫, sapiente cottura e abbinamento)

Ricotta di Seirass… meliga… torrone, uva e… (♫, tre piccoli assaggini per alleggerire la tensione di un pasto importante)

Abbiamo deciso di accompagnare questa carta con 2 calici di Barbaresco di Gaja 2004, non si integra sempre alla perfezione con tutte le portate (infatti abbiamo fatto durare le bollicine dell’aperitivo per la prima parte del pranzo) e non è neanche un’ annata eccezionale ma rimane sempre un prodotto di tutto rispetto e molto piacevole!(♪♪)
(il menu come dessert prevedeva il Monte Bianco, a base di cachi e castagne, ma ci è stato permesso di sostituirlo siccome Fancy non è un amante del caco e a sorpresa anche Kid avrà qualcosa di diverso dato che ha già mangiato una portata con quel frutto, in compenso chiediamo la possibilità di abbinare un vino al dolce ma arriva una comitiva di ritardatari e si dimenticano di noi)
Spugna di nocciola crema la caffè (niente truffle ma consistenze e sapori da urlo!), per Fancy (♫♫♫♫)
100% latte! (con tartufo), per Kid (♫♫♫♫, crema di latte con gelato al fior di latte e biscottini indovionate come?! Bis!!! )

Arriva una ricca piccola pasticceria condita da una Gelatina di camomilla e una Spuma di cioccolato con taraceto… ammirevole la selezione di caffè, the e tisane!

GLOSSARIO:
Canape (o Canapè): conosciuto in Italia come tartina, è un piccolo antipasto poggiato o spalmato su fettine di pane. È solitamente preparato con cura e di aspetto molto decorativo, separato in fette e mangiabile spesso in un solo morso.
Castelmagno: formaggio di origine antichissima, diffuso nel cuneese, viene prodotto a partire da latte intero vaccino (con rare, eventuali aggiunte di piccole percentuali di latte ovino e caprino) da bestiame di razza piemontese alimentato a foraggio fresco o fieno proveniente da prati misti o pascoli. Questo formaggio DOP ha un periodo di stagionatura da due a cinque mesi, trascorsi in grotte naturali, fresche ed umide, o in alcune cantine di Caraglio. La forma è cilindrica (h. 10 centimetri, diametro 15 cm. circa); la crosta è sottile, giallo-rossastra, invecchiando tende all’essere più scura e rugosa; la pasta è friabile, di colore bianco perlaceo o giallognolo, se stagionato giallo oro, con venature blu.
Lapsang Souchong: è una varietà di tè nero, originario della Cina. Conosciuto anche come Zheng Shan Xiao Zhong viene prodotto a nord della provincia di Fujian. È un tè di foglie piccole, usate intere per l’infusione. Il colore ambra scura viene ottenuto prima per ossidazione, quindi per affumicazione delle foglie effettuata con fuoco di pino o cedro. Il contenuto in teina è relativamente basso.
Meliga: farina di mais (meliga o melia in dialetto piemontese) associata nelle vallate cuneesi ai classici biscotti dolci, croccanti e dorati noti appunto come Paste di meliga.
Tartufo Bianco d’Alba: fungo ipogeo, cioè che nasce e cresce sotto terra, che il musicista Gioacchino Rossini, definì “il Mozart dei funghi”. In Italia si trovano circa 10 specie di tartufo, hanno l’aspetto di tuberi e sono costituiti da una massa carnosa detta “gleba” all’interno e da una corteccia detta “peridio” all’esterno. La famiglia più pregiata è quella del Tuber magnatum Pico (tartufo Bianco d’Alba o d’Acqualagna o Bianco pregiato) seguita da quella del T. melanosporum Vittadini (tartufo nero di Norcia e Spoleto o Nero pregiato; forma globosa, e peridio bruno-nero, la gleba ha un colore che va dal grigio-bruno al nero-rossastro con venature chiare e ramificate) e il T. borchii Vitt. (Bianchetto o Marzuolo, forma generalmente arrotondata, con peridio dal giallo pallido al giallo ocra con chiazze rosso-brune, liscio con leggera peluria, polpa di colore nocciola con venature chiare) o il T. aestivum Vitt. (Scorzone). Le zone tipiche di produzione del bianco pregiato si trovano sulle rinomate colline di Torino, delle Langhe e del Monferrato. La città di Alba vanta il più vecchio mercato, dove potreste sentirlo chiamare anche “trifola” (dal dialetto piemontese) e ne determina il prezzo “ufficiale”. Gli alberi che maggiormente accettano la “convivenza” dei tartufi con le loro radici sono il pioppo, il tiglio, la quercia e il salice. La figura di Giacomo Morra, albergatore e ristoratore dell’Hotel Savona che, negli anni ‘30 battezzò il Tuber Magnatum Pico con il nome Tartufo Bianco d’Alba, contribuì non poco a far diventare celebre ovunque il binomio tartufo e Alba. L’aspetto è globoso, con numerose depressioni sul peridio che lo rendono irregolare. La superficie esterna é liscia e leggermente vellutata. Il colore varia dall’ocra pallido al crema scuro fino al verdastro. La sua carne o gleba é inconfondibile e si presenta bianca e giallo grigiastra con sottili venature bianche. Il suo profumo piacevolmente aromatico ma diverso dall’agliaceo di altri tartufi, lo rende unico nel suo genere. Il suolo deve essere soffice e umido per la gran parte dell’anno, deve essere ricco di calcio e con una buona circolazione di aria, quasi mai lo si trova in concomitanza ad altri tartufi. La raccolta è da metà/fine Settembre a fine Dicembre.

Anche questa è stata un’esperienza veramente gratificante sotto tutti i punti di vista, da uno chef così giovane (allievo di Marchesi, Michel Bras e Ferran Adrià) mi aspettavo molta più sperimentazione (che c’è ma in giuste dosi) e meno sostanza invece questo menu ci ha piacevolmente affascinato anche per l’attaccamento al territorio (non solo per l’ “albino”, che nelle foto “purtroppo” copre piatti ottimamente presentati).
Una nota di merito va agli ottimi condimenti, coulis e salse sempre delicati e ottimamente combinati con i sapori delle portate!
Enrico Crippa sta bussando alla porta del Gotha della ristorazione ed è giunta ora che qualcuno gli apra!
Per questo ex-ragazzo prodigio (ormai una realtà) della cucina abbiniamo la musica di un altro enfant prodige del rock, ora più smaliziato e maturo, ovvero quel Beck che nel 1994 assunse alla gloria con l’album “Mellow gold”!











