Flipot

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 11:48 am on Domenica, Ottobre 19, 2008

Corso Antonio Gramsci 17
10066 TORRE PELLICE (TO)

Tel: 012 191236
www.flipot.com

Cucina: 44 / 50
Cantina: 8 / 10
Contesto: 3 / 5
Sala: 4.5 / 5
Gestione: 4 / 5
Servizio: 4 / 5
Mise En Place: 2.5 / 3
Pane: 2.5 / 3
Coccole: 2.5 / 3
Dolci: 8.5 / 10
Caffetteria: 2 / 3
Presentazione piatti: 2.5 / 3

Bonus: 3
Extra: 0.5

TOTALE : 92 / 110
Costo: €€€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Autunno 2008
Fancy: Dove andiamo oggi a fare la nostra solita mangiata?
Kid: A Pinerolo!
Fancy: Ma saranno milleduecento chilometri!
Kid: Ma cosa vuoi che siano 1.200 kilometri (ho usato la k e i numeri perchè essendo ormai vecchio voglio sembrare più giovane, il prossimo passo sarà una Harley)?

Onestamente non è Pinerolo ma più lontano ancora (almeno per noi).
Comunque sia non potevamo perdere l’opportunità di visitare lo storico ristorante di Walter Eynard prima che chiudesse i battenti a fine anno.
In realtà parlando con la cortese Gisella, moglie di Walter, abbiamo scoperto che il locale sopravviverà e cambierà solo impostazione, si faranno servizi catering per pranzi di almeno dieci persone, lezioni di cucina ed eventi vari; il motivo del cambio di rotta sembra essere il non voler inseguire a tutti costi gli standard elevati delle guide siccome una località poco turisticamente accattivante come Torre Pellice non permette continui investimenti. Aggiungiamoci il fatto che i titolari non siano più dei ragazzini, che le loro soddisfazioni negli anni le abbiano raccolte e che, nonostante le offerte ricevute per trasferirsi, abbiano deciso di non lasciare la terra natia per inseguire un nuovo Eldorado. Se ne deduce facilmente che i boss di questo prestigioso covo per gourmet preferiscano fare un passo indietro per poter andare avanti più serenamente (da voci di corridoio sembra che il giovane figlio della coppia si stia interessando di cucina, quindi aspettiamoci un Flipot 2- La vendetta).
Il locale è situato in un piccolo centro sulle montagne piemontesi, a prima vista il fascino è poco e anche l’ingresso di Flipot, molto retrò e sulla strada che attraversa il paese, non lascia presupporre niente di entusiasmante.
Mai fermarsi alle apparenze.
Varchiamo la soglia, non troviamo nessuno a riceverci se non un pianoforte così ci avventuriamo in questa villetta e arriviamo nella sala… si rimane subito piacevolmente impressionati dalla grande luminosità creata dall’ampia vetrata con vista sul giardino interno.
Ci accomodiamo in un grande tavolo, apparecchiato molto classicamente, rivolto verso la piccola oasi verde (meritano solo una “frinchescata” le sedie).
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Viene servito l’aperitivo, Arturo Bersano Metodo Classico Talento Riserva 2006, abbinato ad Alici marinate (semplici ma ben fatti, un indizio su come sarà la cucina)
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Piattino del pane essenziale e già al tavolo all’arrivo…
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…ma rifornito e integrato di novità man mano che si procede col pasto.
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Non mancano i grissini
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La carta è ricca ma i nostri occhi vengono attratti dal Menu della tradizione valligiana (e che menu sia…)
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Trota fario cotta nella corteccia di pino (♫♫♫♫, la salsa con erba limoncina aggiunge quel qualcosa in più)
1. Wow
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2. Si impiatta
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3. Gnam gnam (scusate, ma era troppo invitante ed è scappato un boccone prima di fare la foto!)
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Tortino di topinambour alla fonduta dolce di Toma d’alpeggio (♫♫♫♫♫)
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Ravioli di patate e salame Piemonte DOP alla crema di porri (♫♫♫♫)
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Sottofiletto di cervo in salsa di pino mugo (♫♫♫)
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Formaggi valligiani (superbi, su tutti il Seirass del fieno e la Toma), serviti con miele
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(Fancy) Mattonella di cioccolato bianco, gianduja, croccante di nocciola, sorbetto di genziana  (♫♫♫♫♫)
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(Kid) Zabaione di Ramie di Coutandin e briceletes al pepe nero  (♫♫♫)
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-Coccole:

Spiedino di seppia in tempura  (servito prima dell’ antipasto, si parte piano ma bene)
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Gelatina d’arancia con spuma di yogurt (pre-dessert, “squisiterrimo”)
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Ah, dimenticavamo il vino, da una ricchissima carta per varietà di prezzi e di scelta, ovviamente tantissimo Piemonte (con diversi esauriti dovuti alla prossima chiusura), abbiamo scelto un semplice Dolcetto d’Alba Tiglineri 2006 Enzo Boglietti (♪), vino dal colore rosso rubino, che darà sicuramente il meglio di sè tra un annetto, toni fruttati e discreta tannicità.
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Piccola pasticceria (ottima anch’essa)
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Nel dettaglio:
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Dizionario
Briceletes: dolcezze di origine svizzera, fatte con il ferro per cialde e note con nomi diversi: cialde, brigidini, bricelets, brezeli, brätzeli, Eierbrätzeli (con uova),…

Pino mugo: un arbusto vaghiforme sempreverde alto da uno a tre metri. Viene utilizzato per estrarre un olio dai rametti (olio essenziale di mugolio). È stato inserito nell’elenco delle piante officinali spontanee.

Ramie di Coutandin: DOC Pinerolese Ramie Rosso, una rarità prodotta solo in 3000 bottiglie l’anno nella zona dei comuni di Pomaretto e Perosa Argentina (provincia di Torino). Vino rosso rubino dai sentori di frutta rossa e spezie delicate, è il risultato di assemblaggio tra Avanà (30%), Avarengo (minimo 15%), Neretto (minimo 20%) ed altri vitigni a bacca nera e non aromatici fino ad un massimo del 35%.

Salame piemonte DOP: (dal disciplinare) è costituito dall’impasto di carne suina fresca marezzata, che non ha subito processi di congelamento, ottenuta dai seguenti tagli; per la parte magra: muscolatura striata proveniente dalla coscia, dalla spalla e dalla pancetta; per la parte grassa: grasso nobile proveniente dalla pancetta, dalla gola e lardo. La forma è cilindrica o incurvata per le pezzature più piccole. La fetta si presenta compatta ed omogenea, caratterizzata dalla tipica coesione delle frazioni muscolari e adipose che risultano piuttosto «allungate». Il pepe è presente in pezzi e/o in polvere. Il colore è rosso rubino, l’odore è delicato (carne matura, di stagionato di vino e di aglio) e il sapore dolce con note speziate (pepe e noce moscata), buona persistenza aromatica, mai acido, salatura equilibrata.

Seirass (o saras) del fen: formaggio estivo d’alpeggio delle valli del pinerolese, di consistenza asciutta e friabile, prodotto con latte di vacca e di pecora. Stagionato circa 1 mese. La crosta è assente o sottilissima, la forma è rivestita con erbe di montagna. Gusto e profumo ricordano sia il latte sia le erbe aromatiche.

Tempura: piatto di origine giapponese a base di verdure e pesce, impastellati e fritti

Toma d’alpeggio: se ne possono trovare diversi tipi, a seconda della lavorazione, ma la classica è quella a pasta semidura e stagionata, dal caratteristico sapore di burro e aroma di pascolo.

Topinambour o Topinambur: tubero ricavato da una pianta erbacea originaria del Nordamerica, la polpa è carnosa e bianca dal sapore delicato, vagamente simile al carciofo, i migliori sono quelli allungati, lisci e gialli.

Trota fario: salmonide indigeno delle nostre acque montane.

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Il servizio è diviso fra pochi elementi ma sempre inappuntabile nella sua formalità quasi fredda.
Alla resa dei conti questo locale è stato una delle esperienze più piacevoli della nostra carriera, non siamo al cospetto di una cucina avanguardistica ma di un cuoco con altissima competenza e radici ben affondate nel proprio territorio sullo stile di Dal Pescatore o Al Sorriso; i prodotti sono di prima fascia con qualche succulenta chicca gastronomica, soprattutto in tema di latticini.
Flipot ci mancherai!
Possiamo fare un parallelismo tra la decisione di “sparire” di Eynard con quella di SYD BARRETT, sparito dalla scena musicale e poi finito in manicomio (ovvio non auguriamo al buon Walter la stessa fine); album suggerito: The Madcap Laughs (1970).

Piccolo Lago

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 9:52 am on Giovedì, Ottobre 16, 2008

Via F. Turati, 87
28924 Fondotoce (Verbania)

Tel: 0323 586792
www.piccololago.it

Cucina: 42 / 50
Cantina: 8 / 10
Contesto: 4.5 / 5
Sala: 5 / 5
Gestione: 4.5 / 5
Servizio: 5 / 5
Mise En Place: 3 / 3
Pane: 3 / 3
Coccole: 3 / 3
Dolci: 9 / 10
Caffetteria: 3 / 3
Presentazione piatti: 2.5 / 3

Bonus: 3
Extra: 0.5

TOTALE : 96/ 110
Costo: €€€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: autunno 2008
Da questo momento possiamo dire che inizia la “Nouvelle Vague” RGTR con recensioni più dettagliate, schematiche e puntuali; abbiamo aggiunto un piccolo dizionario e qualche sottolineatura in più (giudizi a piatti e vini) ma sempre senza risultare offensivi o fare teatrini di parole in stile Camilla Baresani (comunque respect!, ndK&F).
E’ difficile spiegare tutte le sensazioni che si provano prima di visitare certi ristoranti rinomati, Kid la vive sempre con grande entusiasmo mentre Fancy è più timorosa e scettica (che bello parlare di sè in terza persona).
Dopo 2 ore e mezza di auto arriviamo in tempo per il pranzetto in quel di Fondotoce, da un lato della carreggiata il ristorante (dall’esterno la struttura sembra quasi una palafitta) e dall’altro l’albergo (sempre Piccolo Lago); si parcheggia ai piedi dell’hotel, si dice una preghierina prima di attraversare la provinciale e si entra in uno dei 29 Bi-Stellati Michelin della penisola.

ingresso
Non possiamo dirvi la sorpresa che ci ha colto, varcata la soglia, nel trovarci all’interno di una struttura molto moderna, con cucina a vista e soprattutto la sala con quella vetrata mozzafiato sul lago di Mergozzo.
La vita torna a sorriderci dopo una settimana di lavoro…
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Il nostro tavolo, apparecchiato con grande cura, è proprio affacciato sul Lago, le tende veneziane ci proteggono dal sole ma non tolgono fascino alla vista.
Si parte con un signor aperitivo a base di Champagne Philippe Gonet accompagnato da
Schiacciata con prosciutto della Valle Vigezzo
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Arriva anche il superbo pane, servito su un piatto di granito ancora caldo e accompagnato da squisito burro d’alpeggio. La visita a questo ristorante vale anche solo per assaggiare quel pane-focaccia alla cipolla!
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La carta propone tre menu (”I Classici”, “Dell’acqua” e “A sorpresa”, e vanno dagli 80 ai 140 euro)
Non ci resta che pescare dal mazzo…

FANCY:
Flan di Bettelmatt, leggera mostarda di pere, salsa di mirtilli di montagna speziati   (♫♫♫)
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“Gli Aironi”, Carnaroli con la gemma, cotto in acqua di scampi, carpaccio di calamaro  (♫♫ , secondo il mio modesto parere eccede in acidità. Comunque rimane un piatto buono e interessante)
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Lucioperca, composta di rabarbaro e schiuma della sua bottarga, snack di pesce, purea di carote  (♫♫♫)
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KID:
Terrina di lavarello e le quattro consistenze del pomodoro  (♫♫♫)
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Tagliatelle di farina di castagne, crema di agone e cipollotto, colatura di “missultin” (♫♫♫)
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Evoluzione della tecnica: anguilla dal fuoco al Roner (♫♫♫♫)
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Coccole per entrambi:
(dopo l’antipasto) Tempura di verdure con persico, majonese di soia e arancia
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(dopo il primo) Battuta di fassona con piccola giardiniera di verdure
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Da non scordare il triplo carrello dei formaggi
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Un sommelier competente e disposto al dialogo ci suggerisce un vino davvero particolare: uno Chardonnay Riserva 2001 Simcic (♪♪), ottima cantina slovena che produce questo vino dal colore dorato intenso data la sua macerazione pellicolare, con sentori di frutta esotica, vaniglia e pesca matura.

Non esiste la carta dei dessert ma “solo” una giocosa degustazione di dessert (con cucchiaini e cannuccine colorate tipo festa delle medie), che vengono accompagnati da un calice di Moscato d’Asti San Marco 2007 (♫♫♫♫♫)
Niente da dire su qualità e assortimento ma sarebbe bello avere anche una carta dalla quale poter scegliere.
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Segue anche la piccola pasticceria col caffè
piccola pasticceria

Ci siamo dimenticati di fare un plauso alla cantina, ricca di ottimi vini e birre.
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VOCABOLARIO:
Bettelmatt: formaggio ottenuto dal latte crudo intero di una mungitura, prevalentemente di vacche di razza Bruna.
Carnaroli con la gemma: Nel 1945 dalla genealogia Vialone per Lencino nasce questo riso perlato cioè caratterizzato dalla visibile gemma interiore e responsabile della resistenza alla cottura. Durante la cottura la parte esteriore della chicco assorbe il condimento che va ad ammorbidire la gemma interna mantenendolo saporito ed armonioso fino a cottura ultimata.
Fassona: razza bovina autoctona piemontese. Caratteristiche predominanti di tali allevamenti sono il mantello bianco dei bovini ed il colore fromentino dei vitelli mentre i tori denotano sfumature di grigio scuro intorno agli occhi, sul collo e sugli arti. La figura dei soggetti si modella intorno alle forme pronunciate della groppa e della coscia con notevoli fasce muscolari.
Lavarello: pesce d’acqua dolce del genere coregone diffuso nei laghim laziali e del nord Italia
Lucioperca: o Sandra, vive in acqua dolce e/o salmastra
Missultin: altro pesce diffuso nei laghi del nord Italia
Roner: macchinario da cucina nato per fare cottura sottovuoto a bassa temperatura, una bagnomaria a temperatura controllata con l’acqua in movimento)
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A conclusione dell’esperienza non rimane che inchinarsi ed applaudire, estasiati dall’ esperienza culinaria e dalla gentile prontezza del personale.
Per questo locale top gestito da due fratelli non devo pensare neanche troppo nello scegliere il disco da ascoltare nel lungo viaggio di ritorno ovvero un disco top di una band guidata da due fratelli; nulla di più semplice, Malcolm & Angus Young (più soci) noti come AC/DC con il primo disco che acquistai della band australiana, “Dirty Deeds Done Dirt Cheap” (1977)!

Osteria Via S.Giorgio

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 3:22 pm on Sabato, Ottobre 11, 2008

Via S.Giorgio 26
55100 Lucca
Tel. 0583 953233

www.osteriasangiorgio.it

Cucina: 28 / 50
Cantina: 6,5 / 10
Contesto: 3,5 / 5
Sala: 3 / 5
Gestione: 2 / 5
Servizio: 2 / 5
Mise En Place: 1 / 3
Pane: 1 / 3
Coccole: 0 / 3
Dolci: 6 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 1 / 3

Bonus: 0.5
Extra: 0.5

TOTALE : 56 / 110

Costo:

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Autunno 2007
Con questa recensione chiudiamo i conti con i nostri archivi.
Locale veramente grazioso nel centro sorico di Lucca, atmosfera giovane in ambiente rustico con cucina sprint che spazia dal pesce alla “ciccia”.
Non distante il ristorante fratello di sangue “Locanda di Bacco” improntato sulla cucina tipica lucchese!
Noi eravamo nella città toscana per la fiera del fumetto, LUCCA COMICS, quindi come scelta musicale serve una band legata al mondo delle “strisce” come i Dr.Know di “Plug-in Jesus” (1984), nelle cui fila militò Ismael Hernandez, il giovane fratello di Jaime e Gilbert (e Mario) autori dell’imprescindibile Love and Rockets!

da osteriasangiorgio.it