Via Ghibellina, 8
750122 Firenze
Tel: 055.242757
www.enotecapinchiorri.com
Cucina: 46 / 50
Cantina: 10 / 10
Contesto: 4 / 5
Sala: 4.5 / 5
Gestione: 5 / 5
Servizio: 5 / 5
Mise En Place: 2.5 / 3
Pane: 2.5 / 3
Coccole: 3 / 3
Dolci: 7.5 / 10
Caffetteria: 3 / 3
Presentazione piatti: 3 / 3
Bonus: 4.5
Extra: 1
TOTALE : 101.5 / 110
Costo: !€!
Rapporto qualità / prezzo: B\C
Ultima visita: Primavera 2010
Eccoci arrivati al ristorante numero 125, la chiusura di un cerchio e l’apertura di un altro.
L’unico tre stelle italiano in cui non eravamo ancora stati è pronto ad accoglierci e non vediamo l’ora.
Siamo giunti alla fine di un percorso che ci ha portato in giro tra alcuni dei migliori ristoranti del Nord-Centro Italia (e del mondo).
Uscendo da qui ripartiremo alla caccia di nuove esperienze non solo in ristoranti affermati ma anche nei tanti locali emergenti che si stanno affacciando nel mondo dell’alta ristorazione.
Alla fine lo scopo di un critico gastronomico dovrebbe essere anche quello di scoprire i talenti prima che diventino famosi e non solo indicare difetti e lati negativi di tavole già affermate.
Non vogliamo in realtà definirci critici gastronomici ma in qualche modo è quello che cerchiamo di fare, al momento però siamo solo dei blogger o foodies (come li chiamano alcuni), riteniamo che prima di poter affermare di fare un certo mestiere questo debba dare un reddito (non tanto velata frecciatina per i tanti auto-proclamatisi registi, fotografi, DJ, musicisti, ecc.).
All’inizio dell’anno abbiamo mandato una sorta di curriculum in formato anonimo (a nome Kid e Fancy) ad alcune delle più importanti guide e riviste gastronomiche italiane con la speranza di un’eventuale collaborazione ma ben poco si è smosso.
Il nostro bagaglio di esperienza universitario, AIS, Academia Barilla, Alma (Colorno), ecc. probabilmente non è sufficiente neanche per un colloquio.
Ringraziamo comunque chi si è degnato di risponderci: Paola Gho (Slowfood), Teresa Cremona (Touring), Giovanni Longo (Un mondo di specialità, Fuoricasello,…), Gian Arturo Rota (Veronelli Editore) e la Pasticceria Internazionale.
A queste risposte è seguito uno scambio di battute ma oltre non si è andati e alla fine non si è concretizzato nulla.
Il nostro intento non era quello di diventare ispettori per le guide a tempo pieno, abbiamo un lavoro che ci soddisfa (anche economicamente) e non lo vorremmo lasciare ma ci sarebbe piaciuto provare a confrontarci con professionisti dotati di maggiore competenza rispetto alla nostra e, perchè no, scoprire qualche altarino che, da semplici clienti, non avremmo mai potuto conoscere.
Logicamente avremmo voluto portare avanti anche questo blog anzi sarebbe rimasta la nostra priorità.
Il nostro sogno non è fare salotto con i grandi chef, non ci interessa, siamo persone schive, desideriamo starcene per i fatti nostri, vivere senza obblighi di frequentazione e amiamo la riservatezza ma ci sarebbe piaciuto scoprire un po’ di dietro le quinte e conoscere gli aspetti più reconditi del mondo della cucina.
La cosa più strana è che, dopo aver spedito quelle missive alle guide, le prime e-mail che abbiamo ricevuto erano di alcuni chef (vedi recensioni Trussardi Alla Scala e Il Vigneto).
Sarà un caso? Ci sarà un legame segreto tra una certa editoria ed alcuni ristoratori? Anche su alcuni popolari blog sono apparsi riferimenti strani a persone che avremmo potuto essere noi.
Alla fine per chef e blogger il discorso è sempre lo stesso, sei bravo e competente solo se la pensi come loro o se parli bene del loro operato e noi, pur apprezzando gli sforzi di tutti, non abbiamo mai lesinato critiche o fatto niente per entrare nelle grazie di alcuno.
Essendo persone schiette, se abbiamo problemi con una tal persona o non ci piace una tal cosa, cerchiamo di farlo capire chiaramente, preferendo fare i nomi onde evitare equivoci, come nel caso del libro Rockitchen.
In una nostra recensione avevamo fatto una allusione su un furto di idea da parte degli scrittori del testo in questione, l’abbinamento di un album rock ad una preparazione culinaria.
Uno degli autori, Andrea Tantucci, ci ha scritto per precisare che non hanno rubato niente, che il nostro sito manco lo conosceva ed inoltre ha colto l’occasione per invitarci nel suo Agriturismo Maiale Volante a Cingoli (MC).
Anche a nostra detta, l’idea di accoppiare disco-pietanza o disco-ristorante è piuttosto banale quindi non pensavamo sul serio che qualcuno potesse avercela rubata, la nostra era solo una via di mezzo tra una battuta ed un interrogativo.
Tornando al succo del discorso, la collaborazione con le guide sembra un discorso chiuso in partenza, sarà un po’ per le nostre scarse capacità, un po’ per la nostra voglia di rimanere anonimi ed invisibili, un po’ che per entrare in certi ambienti devi conoscere qualcuno, un po’ perchè non abbiamo risparmiato critiche su alcune valutazioni fatte dalle guide stesse ma sarà ben difficile che possiate leggere Kid & Fancy tra i collaboratori di Michelin, Espresso e Gambero Rosso.
Ci sarebbe piaciuto per i motivi elencati sopra ma non è una fissazione.
Siccome stiamo giocando a carte scoperte vi possiamo già dire cosa dovrete aspettarvi in futuro da questo blog ma procediamo un passo alla volta.
Facendo una similitudine con il mondo delle telecronache diciamo che da un lato abbiamo i soporiferi telecronisti della vecchia scuola stile Rai che potremmo paragonare alle guide cartacee e dall’altra la new wave delle telecronache firmate Mediaset o Sky con esagitati urlatori che si potrebbe equiparare a certi blog.
Le guide cartacee, se si escludono le 3 principali di cui abbiamo parlato prima, stanno pian piano scomparendo soppiantate addirittura dalle App per Iphone (Relais & Chateaux, Les grandes tables du monde,…).
Anche noi, amanti del classico dal vinile al testo in formato cartaceo non ne abbiamo mai presa più di una per anno.
Nella nostra miserrima collezione figurano la Michelin del 2007, il Gambero del 2008, l’Espresso del 2009, il Touring del 2010 e qualche altra cosina tipo Osterie d’Italia, Locali Storici d’Italia, Duemilavini, Zagat e i Ristoranti di Bibenda.
I siti on line che leggiamo, a tempo perso, e riteniamo degni di interesse sono Passione Gourmet, Viaggiatore Gourmet e il Mangione.
Partendo dall’ultimo, ilmangione.it, è un sito in cui le recensioni dovrebbero essere fatte dai clienti (competenti e non) ma, essendo aperto a tutti e anonimo, trovi spesso commenti-marchetta dei ristoratori stessi. Resta comunque un riferimento utile perchè in grado di coprire quasi tutto il territorio italiano.
Viaggiatore Gourmet, o Altissimo Ceto se preferite, è quello in cui andiamo per vedere le foto dei piatti, in genere le più belle che si possono trovare on line se si eccettua quel vizietto di farne un po’ troppe in obliquo. Il difetto più grosso è che vengono mantenute sul sito recensioni del primo periodo di VG, quello più censorio, accompagnandole con gli articoli-reportage dei giorni nostri in cui la critica è scomparsa lasciando spazio alla semplice vetrina su pagamento per ristoranti di alta fascia. Anche il forum una volta ricco di notizie e discussioni ora è un deserto. Saranno tutti su Facebook!? Comunque data la mole di lavoro, tra eventi e ristoranti da promuovere, il risultato rimane qualitativamente interessante.
Passione Gourmet è tra i siti a “grande diffusione” quello che si occupa di più della vera critica gastronomica. E’ gestito da una equipe di diverse persone dotate di buona competenza ma, proprio da questo, deriva il problema più grosso di PG. Le recensioni non sono fatte sempre dalle stesse persone quindi è difficile immedesimarsi per poter seguire (o no) il gusto di un solo critico. Troviamo poi di cattivo gusto la sezione commenti alla recensioni. Alcuni personaggi, approfittando dell’anonimato, lasciano opinioni senza capo ne coda che sfociano spesso nella maleducazione. Forse si aggiunge pepe e qualche lettore, però…
Infatti uno dei motivi per cui abbiamo deciso di non attivare la sezione commenti sul nostro blog è proprio questo, non ci va di litigare o incavolarci per una cosa che dovrebbe essere semplice diletto.
Non possiamo certo paragonare il nostro “lavoro” a quello di questi siti, queste sono corazzate mediatiche con gente che si dedica a tempo pieno alla buona riuscita del prodotto.
Quelli più simili a noi forse sono i ragazzi de lagrandeabbuffata.wordpress.com, solo che girano un po’ pochino. Bravi, onesti intellettualmente e con tanta passione ma spesso, a dispetto dei bei paroloni e citazioni colte, arrivano difficilmente al dunque con una critica competente e pungente (a volte anche il nostro limite causa mancanza di tempo). Doppio pollice su comunque per i loro resoconti su trattorie e pizzerie che meriterebbero più considerazione. Inoltre dopo l’esperienza al Met in cui gli è stato impedito di fare fotografie si sono guadagnati il nostro sempiterno supporto!
In conclusione, diciamo che tra la coppia Marco Civoli-Salvatore Bagni (i signori niente da dire) e Fabio Caressa-Giuseppe Bergomi (il saputello con effetto Magnus più il ciglione senza personalità) a noi piacerebbe essere un sorta Federico Buffa e Flavio Tranquillo.
In pochi sanno chi sono ma se mai vi capiterà di seguire una partita di basket NBA commentata da loro rimarrete estasiati da competenza, passione e da quel modo di esporre le cose chiaro e senza supponenza, anche quando citano libri su un coach di basket di uno sperduto college universitario del Nebraska.
Prima di fraintenderci, non stiamo dicendo che siamo questo ma è quello che ci piacerebbe diventare.
Continueremo quindi sulla strada percorsa fino ad oggi, non risparmiando critiche (se ce ne saranno da fare) e anche se l’ambiente non ci amerà o non ci considererà saremo in pace con la nostra coscienza.
Essere ambigui non paga, alla fine si capisce chi è onesto e chi invece agisce spinto da $econdi fini.
Quando abbiamo iniziato con questo blog, l’idea era di mettere insieme cosa ci piaceva delle varie “testate” che si occupavano di cucina per costruire una cosa nostra, un prodotto libero che non abbia legami con nulla.
Il bello di internet sta proprio nella pluralità di opinioni che offre, non deve essere (e per noi non lo è) una gara a chi è il migliore o a chi ha più lettori. In questo variegato ecosistema ognuno, in base al proprio gusto e conoscenza, decide chi seguire e a chi credere. Copioni ed improvvisati non durano molto neanche sul web.
Si può non condividere ma, tra buone e cattive idee, on line c’è spazio per tutti (invidiosi, incompetenti, cloni, ego-maniaci e semplici appassionati), a volte può dar fastidio ma le regole sono queste.
In un momento di delirio di onnipotenza, in realtà quando abbiamo visto libri e siti che ci rubacchiavano foto ed idee, abbiamo deciso di occupare un po’ di territorio web (anche se alla fine non lo abbiamo mai utilizzato) ma se vi fa piacere cercarci:
Su Facebook dovreste trovarci cercando: rockersgotorestaurant
Su Myspace: www.myspace.com/rockersgotorestaurant
Su Twitter: http://twitter.com/kid_and_fancy
Su Youtube: RockerGTRestaurant
Su Gmail-Buzz: kidandfancy@gmail.com
Ora dopo questa doverosa auto-celebrazione lasciamo spazio al carissimo Pinchiorri.

Descrivere quel misto di emozione e tensione provato nelle ore che ci avvicinavano alla prima cena all’Enoteca Pinchiorri non è certo facile, ancor più difficile è far capire ciò di cui stiamo parlando a chi non è appassionato di cucina e vino.
Il ristorante di Giorgio Pinchiorri e Annie Feolde è il Monte Olimpo della eno-gastronomia, un grandissimo ristorante con una delle più ricche cantine al mondo.
Siamo nelle immediate vicinanze del centro storico di Firenze, all’interno di un palazzo del ‘700 dove, ai piani superiori, ha sede anche un prestigioso hotel (Relais Santa Croce by Baglioni Hotels), in cui potreste fermarvi a riposare dopo il luculliano pasto.
Arriviamo in taxi e gli addetti al ricevimento ospiti ci aprono la portiera e ci guidano con mille e più salamelecchi all’interno del ristorante.
Siccome un po’ di sole ha gradevolmente riscaldato la giornata veniamo fatti accomodare nei tavoli all’aperto allestiti nel cortile interno al palazzo.
Arriva subito l’aperitivo e ci fa già intendere quale sarà il tenore della cena:
Champagne Taittinger collection Brut Imai Jahrgang 1988
Scegliamo l’acqua (Panna) dalla carta apposita.
Si cena a lume di candela in un tavolo apparecchiato classicamente.

Arrivano tre piccoli stuzzichini (polentina, olive e mozzarelline fritte)

Iniziamo a dare un occhio al menu e i prezzi mettono un po’ paura, mantenere quella super cantina costa e la nota che indica “ordine minimo due portate” rende la cosa ancora più palese.
Mettetevi in testa che per una cena come si deve in questo ristorante potrebbe non bastare vendere qualche organo al mercato nero.
Esistono due percorsi degustazione, uno intitolato “Al ritorno dal mercato” e l’altro “Degustazione dalla carta”. Il secondo prevede una versione light ed una più heavy (”Vi proponiamo di arricchire questo menu con una serie di piatti che renderanno unica la Vostra degustazione”).
Optiamo per due menu differenti, quello del “giorno” per Fancy e quello “completo” per Kid.
Siccome il menu di Fancy prevede una portata in meno il cameriere ci dice che la cucina pareggerà il conto e che la signora non rimarrà a bocca asciutta.

Finalmente arriva la carta dei vini. Inutile dire che è tra il commovente e il mostruoso. Toscana, Piemonte, Bordeaux, Borgogna, Spagna,… in un susseguirsi di verticali galattiche. Poi che dire degli abbinamenti al calice? Ce n’è per tutti i gusti, una decina di pagine di percorsi al bicchiere tra Toscana, Francia e Bollicine.
Se piace un bicchiere si può proseguire con quella bottiglia o si può cambiare accordandosi col sommelier su quanti calici e quante tipologie volete assaggiare. Ed il rabbocco è gratuito.
I prezzi sono indicati ma non è facilissimo muoversi tra gli intricati alberi genealogici che compongono gli abbinamenti al calice.
Il sommelier, anzi i sommelier (ce ne saranno almeno una dozzina), sono pronti a dare spiegazioni e a consigliare, stappano senza problemi e fanno assaggiare ben di più di quello che chiedi (senza fartelo ritrovare nel conto).
Optiamo per una degustazione di 4 vini (325 euro) che comprende:
2004 Domaine Jean-Louis Chave Hermitage Blanc (Rodano)
2000 Coche Dury Puligny Montrachet Enseigneres Chard Les Chass Cote Beaune (Borgogna)
2001 Grands Echezeaux Grand Cru, Domaine Gros frères et soeurs (davvero non sapete dove è il villaggio di Vosne-Romanee?)
Tenuta del terriccio IGT Lupicaia (Super Tuscan a base di Cabernet Sauvignon, Merlot e Petit Verdot)
Vin San Giusto 2000 Bianco Dolce IGT (una sorta di Vin Santo toscano)
…questo sotto non è un vino che faceva parte del nostro percorso ma la bottiglia che il signor Giorgio ci ha omaggiato a fine cena:
Clos Vougeot 2006 Musigni Grand Cru, Domaine Gros frères et soeurs
Passano col vassoio del pane dal quale scegliamo quello con cavolo, con oliva nera e una baguette

Più tardi arrivano anche una focaccina ma non i grissini, che vediamo ma non servono a nessuno, boh… Comunque un buon assortimento di pane anche se non eccelso qualitativamente.

Per KID (col + sono segnalati i piatti aggiunti al menu nella versione 1.0):
Prima di iniziare col menu un assaggino a base di baccalà e polenta

Ricciola cotta e cruda agli agrumi, con purea di avocado e composta di pomodoro

Rombo fritto farcito con cipolle stufate, sedano croccante, salsa all’uovo e caviale

nel dettaglio…

(+) Astice rosolato alle arachidi con finocchio, lime e latte di noce di cocco

(+) Fusilli al ferretto con asparagi saltati alla maggiorana e gamberi, bottarga di muggine e liquirizia

zoom zoom zoom zoom zoom…

Agnolotti farciti di stracotto di coda di bue, spinaci appena scottati e salsa al Parmigiano Reggiano

particolare:

Carrè d’agnello all’aglio e erbette, con topinambur e carciofi alla menta

più da vicino:

(+) Maialino di razza “Mora Romagnola” con patate dolci e pancetta, crema fritta e salsa al rafano

avviciniamoci ancora un po’…

Formaggi italiani dal carrello:

Con i formaggi si possono abbinare delle composte, vada per Mele e Fave di cacao

Meringhe al caffè e yogurt con crema di cioccolato bianco, mascarpone e lemon grass

per FANCY:
Attendendo il menu un assaggino di triglia 
Insalata di Granchio reale all’erba cipollina con carote di crostacei e caviale

Noci di capesante alla plancia con crema di piselli, burrata e mortadella

vediamo cosa può fare photoshop…

(+) Coda di scampo e carciofo

Ravioli farciti di ricotta al basilico con calamaretti, salsa al nero di seppia e gocce di zafferano

zoommando zoommando:

Cavatelli con carciofi alla maggiorana, salsiccia di agnello e yogurt

Scaloppa di fegato grasso con scorzanera e sorbetto all’arancio

Quaglia farcita con funghi, lenticchie di Castelluccio stufate e ovetto di quaglia

Formaggi italiani dal carrello (per i Pinchiorri SOLO formaggi italiani)

Cocco, fragole e karkade

Per i dessert chiediamo di essere trasferiti all’interno siccome il clima si era fatto un po’ freddino, aspettiamo qualche minuto che preparino il tavolo ed eccoci all’interno di questo nobile palazzo fiorentino.

Granita di frutta fresca con spuma di frutta

Qualche fragola e un succo rinfrescante

Anche la Carta di Caffè, Tisane e The è super… vada per la
Tisana alla verbena e menta

Le ormai classiche Pralines dell’arrivederci

Esperienza che entra di diritto nella lista degli indimenticabili ma anche in quella dei “torneremo quando saremo miliardari (non lire ma in euro)”.
Giorgio Pinchiorri è in prima fila a gestire sala e l’andirivieni dalla cantina mentre Annie Feolde ama di più intrattenersi al tavolo con i clienti.
La cucina di Italo Bassi e Riccardo Monco ha i piedi ben piantati per terra, c’è spazio per la fantasia ma è una creatività ordinata.
Ogni pietanza è misurata nei toni delle sensazioni, i sapori delle materie prime sono riconoscibili (ottimo il pescato) e il crescendo del gusto portata dopo portata è un invito a continuare all’infinito.
Cotture perfette, nessuna preparazione troppo pesante e presentazione dei piatti di sobria eleganza.
La carta dei dessert con sorbetti, frutta e altri dolci dai nomi fantasiosi contrasta un po’ con ambiente e cucina. Abbiamo ad esempio Mr.Brown (un biscotto con gelato e meringa), Theobroma (un arco di, ovviamente, cioccolato) oppure Questo dolce non quadra (mousse di lime, gelato alla nocciola, sablè al muesli e sfoglie di zucchero).
Il capo pasticciere da qualche anno non è più l’apprezzata Loretta Fanella ma Luca De Santi. Il ragazzo si è trovato addosso una pesante eredità ma ha sicuramente il talento per farcela, infatti le sue preparazioni sono molto interessanti ma, come dicevamo sopra, sembrano più adatte a completare i pasti di ristoranti più “sperimentali”.
Il servizio è un altro degli assi nella manica della squadra Pinchiorri, pur essendo sempre pronti e vigili, i ragazzi che si occupano della sala non danno mai la sensazione di essere sotto pressione come capita in altri tristellati. Questo personale così giovane aggiunge freschezza all’ambiente ed è in grado di interagire brillantemente con la clientela italiana ed estera.
Prima di andarcene la visita in cantina è d’obbligo, appena scese le scale ci si imbatte in una montagna di casse di Chateau Petrus poi si prosegue fino all’antro privato del signor Giorgio. Da brividi. Non abbiamo neanche avuto il coraggio di scattare foto.
Purtroppo ad un certo punto abbiamo dovuto andarcene…
Elvis has left the building!

La classe, la cultura e quel non so che di snob che trasmette questo ristorante rimanda al sound più glamour che glam dei ROXY MUSIC di Brian Eno, Phil Manzanera e Brian Ferry. Il nostro album preferito è il primo, l’omonimo datato 1972, nel quale coniugano proto-punk, synth-wave e free-jazz come nessuno prima di allora era stato in grado di fare.