Quintessenza

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 4:27 pm on Venerdì, Agosto 20, 2010

Piazza San Martino, 3a
5080 Moniga del Garda (BS)

Tel: 0365.502116‎
www.ristorantequintessenza.it

Cucina: 37 / 50
Cantina: 7 / 10
Contesto: 3 / 5
Sala: 3 / 5
Gestione: 3.5 / 5
Servizio: 4 / 5
Mise En Place: 1 / 3
Pane: 2.5 / 3
Coccole: 2 / 3
Dolci: 7 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2 / 3

Bonus: 2
Extra: 0.5

TOTALE : 75.5 / 110

Costo: €€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Estate 2010
Vorremmo fare le cose bene ma siamo sempre di fretta.
Un paio di foto aggiunte ai recenti post su Villa Feltrinelli e la Madia, un gradito ritorno alla Pizzeria I Tigli di San Bonifacio (www.rockersgotorestaurant.com/?p=1121) e a La Crepa di Isola Dovarese (www.rockersgotorestaurant.com/?p=1387) e siamo pronti per una nuova missione.
Questa volta la nostra vittima sarà lo chef Fabio Mazzolini che da ormai diversi anni gestisce con fortuna il ristorante Quintessenza nel centro di Moniga.
Il locale da fuori non dice molto, passa quasi inosservato o almeno non lo si valuta giustamente.
Siamo in una piazzetta a pochi minuti (a piedi) dal lago, il ristorante si affaccia su una piccola rotatoria e la veranda per il servizio estivo sembra più quella di una pizzeria per turisti (sedie in ferro e plastica, cuscini un po’ “passati” e pavimentazione rivedibile) che quella di uno stellato Michelin. Sarebbe il caso di fare un investimento.
La sala interna è decisamente più elegante e carina ma non glamour, sembra un discreto tentativo di recupero di quella che una volta era la sala da pranzo di una vecchia pensione per vetusti villeggianti.
La mise en place ha la giusta formalità e appena ci servono il menu capiamo di non aver sbagliato a venire sino a Moniga.
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Innanzitutto ti aprono il menu e ti mostrano le proposte come aperitivo (così si evitano quei dubbi sul fatto che sia offerto o no, bravi!):
Costaripa Brut (spumante made in Moniga, 4 euro), Franciacorta Vigna dorata Brut (metodo classico della zona di Cazzago San Martino, 5 euro) e Cremant de Jura Domaine Berthet-Bondet (le bollicine francesi fuori dalla zona di Champagne, 6 euro).
Incominciamo a gongolare leggendo Menu “A tutto Lago” (tre portate più dessert e piccola pasticceria, 45 euro), vi potrà sembrar strano ma in molti ristoranti e trattorie sul Lago di Garda è più facile trovare proposte di pesce di mare che d’acqua dolce. Una vera assurdità. Soprattutto quando si parla di trattorie, che magari non hanno l’estro e la fantasia per valorizzare certi prodotti d’acqua salata, perchè non provare a recuperare le ricette dei pescatori e delle nonne?
Il secondo, e ultimo, percorso in carta si intitola “La Prima Volta”. Essendo il nostro primo incontro con la cucina di chef Mazzolini decidiamo che questo sarà il suo banco di prova.

L’attesa per la comanda si protrae più del dovuto ma si faranno perdonare con una serie di stuzzichini:
Pirlo scomposto, burrata con pane croccante e salatini
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Nel frattempo scegliamo il vino. La carta ha adottato la filosofia della valorizzazione del Franciacorta e delle bollicine in generale ma va dato atto di una comunque buona varietà nella proposta. Pecca un po’ in profondità di annate ma quello che ci interessa lo troviamo subito:
Sauvignon Quarz 2007 (noto Alto Adige DOP delle Cantine di Terlano o Kellerei Terlan)

Chiuso il discorso bevande ecco arrivare il cestino del pane:
Panini con pomodoro, al sesamo, con cipolla, al burro, con olive, crackers al curry,… (veramente prelibati, tanto che ci faranno il refill più di una volta)
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Il menu si apre alla grande, con quello che sarà il piatto del viaggio:
Code di gamberi croccanti con ristretto agrodolce allo zenzero
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Battuta di Fassona a coltello, composta di mela renetta, maionese al curry e sale affumicato
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Tagliolini al pesto di basilico, code di gamberi, pistacchi tostati e rape rosse
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Rombo farcito di melanzane e mozzarella su passata di peperoni dolci
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Filetto di coniglio cotto in foglie d’ulivo con olive appassite all’origano e pomodorini
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(pre-dessert, fuori menu) Cremino di pesca con amaretti
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(dessert “a sorpresa”) Tortino di pere e caramello con gelato e spuma di crema
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Piccola pasticceria (secca)
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Esperienza in chiaroscuro quella al Quintessenza, non si può certo dire di aver mangiato male ma visto l’antipasto ci saremmo aspettati di rimanere sullo stesso livello.
Più si andava avanti col menu più le portate perdevano personalità, sempre ben eseguite ma troppo semplici, che peccato!
Siamo al cospetto di una cucina con dei “numeri” ma, secondo noi, in grado di entusiasmare più i neofiti dell’alta cucina che i rodati gourmet.
Queste parole forse non rendono giustizia alla squadra di Fabio Mazzolini, il suo ristorante è, nel complesso, superiore a tanti altri più alla moda e chiacchierati, quindi meglio dare un occhio ai bei voti e al punteggio finale che fanno si che questo locale si piazzi in una buona zona della nostra classifica (tra Oldani e i Cerea).
Servizio al tavolo esemplare con qualche rallentamento dettato dalla cucina.
Siccome noi e i nostri ospiti (non avevamo ancora detto che anche questa volta eravamo in quattro ma qualcuno, guardando le foto, avrebbe potuto intuirlo) abbiamo fatto razzia di panini decidono a fine pranzo di omaggiarci di un bel sacchetto di carboidrati da portare a casa e riscaldare (Grazie!).
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Prima di tornare a casa… Rockers take a swim… xoxoxo
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Se questo locale fosse una band sarebbe gli Arrows ovvero la quintessenza dei grandi perdenti del rock n roll. Un gruppo ignoto ai più ma “colpevole” di aver inciso un brano memorabile e fin troppo coverizzato, da Joan Jett a Brittney Spears, come “I love Rock’n'roll” (1975). Il punto di contatto con il ristorante sta nella non grande popolarità che il Quintessenza ha al di fuori di Moniga e nel fatto di avere in carta una grande hit come le Code di gamberi e tanti piatti più di maniera. Se poi volete cercare un disco e non il solo 7″ della rock band britannica, meglio buttarsi sulla raccolta “The Singles Collection Plus” piuttosto che sul primo (ed unico) studio-album “First Hit” dove tra l’altro la celeberrima song non è presente.

Villa Feltrinelli

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 5:00 pm on Sabato, Agosto 14, 2010

Via Rimembranza, 38/40
25084 Gargnano (BS)

Tel: 0365.798000
www.villafeltrinelli.com

Cucina: 42 / 50
Cantina: 7.5 / 10
Contesto: 5 / 5
Sala: 5 / 5
Gestione: 2 / 5
Servizio: 4 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 2.5 / 3
Coccole: 3 / 3
Dolci: 7.5 / 10
Caffetteria: 2.5 / 3
Presentazione piatti: 2.5 / 3

Bonus: 3.5
Extra: 2

TOTALE : 91 / 110

Costo: €€€€

Rapporto qualità / prezzo: C

Ultima visita: Estate 2010
Ogni estate ci mettiamo alla ricerca di un bel ristorante affacciato sul mare o sul lago dove trascorrere un pranzo o una cenetta da piccioncini.
Ricorderete in passato le nostre gite all’Esplanade a Desenzano, il Capriccio a Manerba, Il Sole di Ranco, Il Porto di Moniga e Villa Fiordaliso a Gardone tanto per fare qualche esempio. E il Bagni Nettuno a Borgio Verezzi? Lasciamo perdere…
Quest’anno abbiamo trovato un altro posto dove poter andare per gustare un ottimo pasto godendo di un altrettanto valido paesaggio.
Villa Feltrinelli è un albergo cinque stelle affacciato sul Lago di Garda (in alta stagione la camera più economica dovrebbe costare sui 1.200 euro), rimane aperto solo sei mesi all’anno (da Aprile ad Ottobre) ed al suo interno cela uno dei ristoranti più sottovalutati d’Italia.
La costruzione dell’edificio risale al 1892, divenne famoso durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana ospitando Benito Mussolini ed in seguito è passata in diverse mani dando conforto a diversi personaggi illustri partendo da Winston Churchill e finendo con lo scrittore David Herbert Lawrence. Stando ad alcuni racconti non mancano neppure i fantasmi!
L’albergo è nella zona centrale di un grande giardino verde e consta di poche camere più un’affascinante suite nella torre ed una intima villettina nel distaccamento oltre la piscina.
La villa è ancora oggi l’approdo preferito dai turisti britannici in vacanza in questi luoghi, americani e tedeschi si giocano la seconda piazza mentre la clientela italiana latita.
Gli ambienti, come ci illustrerà a fine cena il cameriere portandoci in giro per l’albergo rispecchiano il gusto anglosassone dei vari proprietari che hanno posseduto e restaurato il palazzo, un po’ troppo pomposo per il gusto meditarraneo.
Sotto vi abbiamo messo una bella foto di Villa Feltrinelli per invitarvi a provare questa esperienza siccome i nostri scatti, causa una cena a lume di candela, non saranno di nessuna utilità.
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Per arrivare si deve entrare nel centro di Gargnano (siamo a Nord di Salò) e proseguire lungo una stretta stradina che corre parallela al lago, ad un certo punto sulla destra troverete un piccolo cancello chiuso senza insegne o altro, della serie “curiosi alla larga” e a questo punto non vi resta che scendere dall’auto, leggere sopra il campanello Villa Feltrinelli e suonare. L’addetta alla reception vi farà un breve terzo grado poi vi aprirà le porte della Villa. A questo punto con la vostra bella macchinina scenderete attraverso un parco fino al parcheggio dove non troverete altro che Cadillac, Rolls Royce e tutte le Pagani Zonda messe in circolazione.
La nostra piccola macchinina al cospetto di tutto questo sfarzo si è spenta e non si è più riaccesa e solo grazie all’aiuto di alcuni dipendenti dell’albergo siamo riusciti a rimetterla in moto… ma questa è un’altra storia.
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A riceverci e farci strada nell’albergo c’è una delle ragazze addette al ricevimento poi come un testimone ci passa nelle mani del giovane maitre che chiede se vogliamo fare un aperitivo o iniziare subito la cena.
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Decidiamo di gustarci un aperitivo dalla balconata vista lago, la scelta è assai ampia si va dai drink analcolici ed alcolici ai vari spumanti, champagne e prosecco.
(nuove app da testare:)
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Bollicine per lui e Analcolico per lei…
Champagne Pommery Cuvee Louise 1999
Cocktail alla frutta
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Il tutto accompagnato da canapè di un certo livello
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…e stuzzichini classici
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L’accoglienza è molto formale ma ben presto capiscono che non siamo clienti che apprezzano le troppo smancerie così andremo avanti con toni più rilassati ed amichevoli.
Arriviamo alle due carte, quella della cucina e quella dei vini. Partiremmo prima dalla seconda perchè è quella un po’ meno interessante, ci sono tante bottiglie di pregio ma sono soprattutto nomi altisonanti e rivenduti a caro prezzo, immaginiamo non sia facile gestire una cantina di un ristorante aperto solo per sei mesi e non frequentato (immaginiamo) da enologi però si potrebbe fare di meglio.
Di tutt’altra forgia il menu che propone lo chef Stefano Baiocco, una serie di portate che già dalla sola lettura dimostrano una certa personalità, il menu degustazione è uno solo proposto alla ragguardevole cifra di 180 euro (ma volendo c’è anche la versione ridotta a 4 portate, spesa 120 euro).
Siamo venuti qua per godere quindi ci giochiamo il pacchetto completo.
A questo punto ci propongono o di cenare nella terrazza che si affaccia sul lago o in uno dei quattro tavoli direttamente sull’acqua.
In realtà la scelta per noi sarà tra il fare degli ottimi scatti alle portate stando nella terrazza illuminata o fare i romanticoni e sbattercene delle foto cenando a lume di candela a pochi metri dall’acqua.
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Scusateci ma prima viene il nostro piacere poi questo sito.
Ci guardiamo negli occhi per un secondo ed entrambi ci dirigiamo con decisione verso il lago.
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Arriva la piccola amuse bouche di
Salmone con avocado…
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…accompagnata da un cestino dei pani di varie tipologie, tutte molto buone e ancora calde!
Non ce li hanno spiegati ma diremmo che quelli che abbiamo assaggiato erano il classico bianco, uno alla cipolla, c’era anche un babà con pasta di salame (mhhh…) , uno alle olive,… poi basta! Non ci si può rimpilzare di pane! img_1988.jpg

Da gustare col pane c’erano un patè di pomodoro e uno di olive. L’olio invece ce lo fanno scegliere, noi abbiamo optato per l’indigeno Gargnà. Arrivano pure i grissini, non male, anche quelli fatti in casa e dalla consistenza neanche troppe ore prima!
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Ed eccoci finalmente arrivati al menu…

Il Tonno… gazpacho di pomodori datterini leggermente gelatificato e biscotto al parmigiano
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La Zuppetta… di pesci di scoglio e tenerissimi calamaretti spillo farciti con una battuta di zucchine novelle e limone
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I Ravioli… di pasta fresca farciti con pomodoro arrostito e burrata pugliese, pinoli tostati e gocce di pesto
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Il Branzino… filetto di branzino cotto al vapore con crema di broccoletti profumata con colatura di alici di Cetara‎
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Il Manzo Wagyu… passato vivacemente alla griglia e servito in un consommè profumato d’agrumi (il cameriere ci spiega che è il famoso manzo allevato a birra e massaggiato lungamente. Noi chiediamo: “E’ il famoso Kobe?”. Lui:”Il Wagyu è giapponese mentre il Kobe è australiano”. Non ci andava di correggerlo in primis per educazione poi perchè è stato veramente gentile con noi. Per quanto ne sappiamo, Kobe è una città giapponese quindi il manzo Kobe è nipponico. Tornati a casa abbiamo approfondito sembra che il “Kuroge Wagyu”, letteralmente mucca giapponese nera, dovrebbe essere proprio l’impropriamente detto Kobe)
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Insalata Villa Feltrinelli… con 120 tra fiori ed erbe (giuriamo, ci hanno detto 120, non le abbiamo contate ma secondo noi erano meno!), coltivati dallo chef, su Millefoglie di champignon e olio leggero (questo è un piatto fuori menu di cui lo chef va molto orgoglioso, anche giustamente potremmo dire, perchè fiori ed erbe andrebbero riscoperti come alimenti ma noi proprio non siamo degli erbivori, ci stiamo sforzando per migliorare, però che fatica mandar giù tutto quel prato. Troppe altalene di gusti quando poi in bocca hai ancora il sapore di una carne eccezionale è un vero peccato coprirlo. Piatto consigliato a tutti i membri del gruppo Facebook Paolo Lopriore Appreciation Society)
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Come pre-dessert arriva in un guscio d’uovo finto (almeno così ci pareva…) una
Spuma di zabaione
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La Crespella… leggera crespella di latte con una spuma allo yogurt magro e zenzero, sciroppo alla lavanda
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Ci stavamo dimenticando del
Garda Rosso Superiore dell’Azienda Provenza, selezione per la Villa, servito come vino di accompagnamento per la carne
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Petit fours (i più originali: Ciliegia d’oro, bignè di peperone -tostissimo- ed un cappuccino freddo) che fanno da contorno ad un caffè e un Tea alla verbena
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Per chiudere un po’ di
Frutta fresca
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Una cena da favola, sicuramente conquisterete qualsiasi partner portandolo qui ma, ci sono sempre i ma, un po’ troppo sopra le righe.
Non parliamo della cucina dello chef Baiocco, questa è misurata ed intelligente, ma dei costi e dello sfarzo.
Anche i bagni sembrano quelli del Titanic:
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Se paragoniamo una serata qui con una a Villa Crespi non c’è paragone, qui ti senti più prigioniero di certi stereotipi del lusso.
Anche la condotta del servizio è diversa, da Cannavacciuolo si avverte di essere in un grande ristorante mentre in casa Baiocco percepisci di essere in un grande albergo.
Sono sottili le diversità ma evidenti.
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Vogliamo poi parlare dei costi? Ci sono menu in ristoranti più rinomati e premiati (oltre che qualitativamente superiori) che costano molto meno!
Non fatevi una cattiva idea di Villa Feltrinelli ma ci sembrava scontato dire solamente che tutto fosse di alto livello così vi abbiamo informato anche delle nostre sensazioni dettate, forse, dalla non abitudine a frequentare certi ambienti.
Non è una cosa da poco il primo impatto, il non sentirsi a proprio agio ed interagire con receptionist che ti squadrano da capo a piedi valutando il capitale che indossi (neanche fossero le commesse del terribile Sisley… uahauahah… per chi l’ha voluta capire).
Preferiamo avere a che fare con maitre e sommelier piuttosto che con figure che ricordano i maggiordomi di una volta.
Probabilmente lo staff si è tarato su una certa clientela che queste cose le pretende e le apprezza.
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Torniamo a parlare di cucina.
Ravioli divini, Manzo da “ola” e non una caduta di tono durante tutto il tragitto.
Le cotture erano eseguite ad arte, consistenze corrette, rispetto dei sapori delle materie prime, sapiente gioco dei vegetali in accompagnamento ed una voglia di azzardare contenuta.
Che una cucina del genere, inserita in questa cornice, abbia una sola stella è quasi uno scandalo.
Alcuni ci hanno detto che il limite è nel servizio, a noi onestamente non sembra, quello che devono fare lo fanno a dovere. Se poi, come nel nostro caso, valutiamo le difficoltà che comporta fare su e giù dalle scale tutta sera per portare i piatti sul lungolago non ci resta che toglierci il cappello e ringraziare.
E’ chiaro che ci siano in giro squadre meglio oliate e più professionali ma stiamo sempre discutendo di un posto che apre i battenti solo alcuni mesi quindi avrà una certa difficoltà ad organizzare un team vincente.
Cosa manca? Torniamo al discorso di prima. Abbiamo avvertito l’assenza di una figura cardine capace di rappresentare lo chef in sala, di dialogare col cliente e farlo sentire a casa. C’è un maitre disposto alla conversazione ed un direttore (d’albergo) che passa ad accertarsi che tutto vada bene ma sembravano degli atti meccanici dettati dalla routine più che sincere attenzioni.
E’ perfetto non voler essere invadenti ma tra questo e il sembrare distaccati c’è un abisso.
Non fosse stato per il nostro cameriere, che è riuscito a smorzare i toni da cena a Buckingham Palace, ci saremmo sentiti come due cenerentole al ballo delle debuttanti.
Detto inter nos, se facessimo una nuova gita da queste parti ci verrebbe sicuramente la voglia di fermarci qui per cena ma siamo certi che istinto e portafogli ci spingerebbero di più verso la vicina Villa Fiordaliso.
Rockers go home!
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Al momento di saldare ci scappa una risata, paghiamo euro XXX.20, centesimi derivanti da non sappiamo cosa (poi lo scopriremo è un 5% di costo del servizio, probabilmente serviranno per comprare pile nuove alle mini-torce elettriche che i camerieri usavano per illuminare i piatti quando li servivano).
Nella busta con il resto ritornano 80 centesimi! Dopo questa giuriamo che non ci lamenteremo più dei mancati arrotondamenti! Vi rendete conto?
Dato che è un posto da ricconi e siccome, pur pagando tanto, hanno voluto anche i 20 centesimi di euro, decidiamo di proporre in abbinamento musicale un disco della star dell’hip hop 50 CENT. L’album in questione non può non essere “Get Rich or Die Tryin’” dove il rapper ricoperto d’oro, muscoli e tatuaggi ci spiega tutta la sua filosofia di vita. Più o meno la stessa di tanti politici italiani.

Appetitissima

Archiviato in: Altri locali, Pizzerie, Recensioni — admin at 10:18 am on Sabato, Luglio 31, 2010

Borgo Goldoni, 4/b
43121 Parma

Tel: 0521.239164

-Qualità: S.V. / 10
-Posizione: S.V. / 5
-Ambiente: S.V. / 5
-Personale: S.V. / 5
-Appeal: S.V. / 5

Rapporto qualità / prezzo: S.V.

TOTALE : S.V. / 30

Ultima visita: Inverno 2010
Questa recensione viene fatta postuma.
La pizzeria d’asporto di cui parliamo oggi non esiste più o almeno, dato che non bazzichiamo Parma da un po’, non è più di proprietà di un nostro amico.
Siccome non volevamo fare marchette o creare una sorta di P3 nel mondo della critica gastronomica non abbiamo mai neanche accennato a questa piccola realtà.
The rise and fall si diceva…
Abbiamo visto il simpatico gestore Massimo mettere anima e corpo (oltre che denaro) in questa piccola attività.
L’entusiasmo iniziale ben presto soppiantato dalla depressione per il poco lavoro e gli ostacoli burocartici.
La qualità della pizza (come “da trancio” o “take-away”) era medio-alta, gli arancini e i panini erano fatti in casa ma la gente preferiva ingozzarsi di unti e sudici snack serviti in locali più alla moda.
A volte basta poco, un giro di clienti sbagliati, degli amici invadenti e ti trovi in ginocchio.
Il nostro amico è stato troppo accomodante verso gente che non meritava questa fiducia.
Aggiungiamoci che il titolare di un locale vicino, più immanicato con comune e autorità varie, gli ha messo i bastoni tra le ruote in tutti i modi ed ecco affacciarsi all’orizzonte il patatac.
Questa premessa per arrivare a fare un discorso valido non solo per Parma ma penso per tutte le città, basta sostituire i nomi.
Negli anni abbiamo visto chiudere un possibile stellato Michelin come l’Approdo (Via S. Pellico 13/a) e spontanea ci sorge la domanda su come facciano a rimanere aperti posti come un tale Mora (strada Rouby, 2- Porporano) dove circa dieci anni or sono si mangiava uno degli arrosti più ri-ri-riscaldati della storia della cucina o un certo Gardoni (P.zza Leoni, 5 a Torrechiara) dove una cucina terribilmente anonima non invita a tornare.
Per non parlare di quei ristoranti senza anima come Sfizi e Vini (aperto in Borgo XX Marzo dove una volta c’era la Locanda Lazzaro) un po’ tavola calda, un po’ paninoteca, un po’ barettino da happy hour. Un po’ troppe cose e tutte fatte maluccio (chiuso nell’estate 2010).
Infine un doveroso ricordo va rivolto a Cristiano Costoncelli gestore della Trattoria di Mare (Via per Neviano, 65 a Traversetolo, PR) scomparso recentemente in un incidente stradale, la cucina non era sempre memorabile ma apprezzavamo la volontà di voler offrire del pescato di qualità in una provincia dove si vive di soli Tortelli d’erbetta e Torta fritta.
Se poi vogliamo passare a parlare di pizzerie qui si che regna la tristezza.
C’è chi azzecca l’impasto giusto solo nei giorni di grazia come Il Portello (locale in stile concessionaria Alfa Romeo di Via Venezia, 46) o chi fa bene una cottura su cinque come il colossale Ghiottone di Gattatico (RE).
Parlando di asporto o tranci, c’è chi si tiene a galla grazie al nome che si è fatto negli anni (parliamo di presenza sul territorio e non di qualità) come Piero (in realtà Da Pietro- Borgo Basini, 8), altri che sopravvivono grazie a titolari “sui generis” che diventano macchiette acchiappa-clienti come Filippo (Via Mazzini, 41) ed ultimi, anche in qualità, quelli che vanno avanti grazie ai prezzi stracciati come Pizza Fantasy (Via La Spezia, 5 e Via Lisoni, 37).
A questo punto non ci resta che suonare la Messa da Requiem in Re Minore di Wolfgang Amadeus Mozart.
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Trattoria La Madia

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 5:56 pm on Venerdì, Luglio 30, 2010

Via Aquilini, 5
25060 Brione (BS)

Tel: 030.8940937‎
www.trattorialamadia.it

Cucina: 32 / 50
Cantina: 6.5 / 10
Contesto: 3.5 / 5
Sala: 2.5 / 5
Gestione: 3.5 / 5
Servizio: 3.5 / 5
Mise En Place: 1 / 3
Pane: 2 / 3
Coccole: 1 / 3
Dolci: 6 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 1 / 3

Bonus: 2.5
Extra: 0.5

TOTALE : 66.5 / 110

Costo:

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Estate 2010
Eccoci ancora pellegrini tra le trattorie della provincia bresciana.
Questa volta dobbiamo raggiungere i 650 metri di altitudine di Brione.
Già la home page del sito della Trattoria La Madia è in grado di dare spunti interessanti: “Da noi non si passa per caso, bisogna venirci apposta e noi dobbiamo offrire qualcosa di speciale”, “Il nostro intento è quello di fare assaggiare il nostro territorio”, “Un formaggio fatto con latte pastorizzato ha perso il suo legame con la terra di produzione”, “Avvertenze! Locale anomalo! Locale carogna”, “Ogni forma di Bagoss è diversa, figlia di quel latte fatto in quei giorni, con gli animali che in quei determinati pascoli hanno mangiato quelle determinate erbe”, “Non hanno senso frasi del tipo il Groppello è un vino così, il Franciacorta ha queste caratteristiche… ma piuttosto questo determinato Groppello, di questa azienda, che ha questi terreni e questa metodologia”…
I presupposti sono buoni ma saranno solo chiacchiere o troveremo anche sostanza?
La giornata è fresca ed i tornanti che affrontiamo per raggiungere il ristorante ci sembrano più agevoli… Chissà cosa ne pensano i vari cicloamatori che abbiamo visto sfidare queste salite?!
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La vista che si gode da quassù abbraccia una buona porzione della provincia bresciana.
Vi consigliamo di farvi riservare il tavolo nell’angolo della balconata perchè è l’unico da cui si può godere veramente del paesaggio.
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Per noi è stato scelto un tavolo sotto la veranda coperta dalla vite.
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In un batter d’occhio ci servono dei Grissini preparati con lo strutto
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…ed un cocktail di benvenuto a base di Frullato di Pesca e Grappa (poca Grappa)
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Secondo battito di ciglia ed ecco pure i Menu.
La carta offre tre percorsi guidati: Di Campagna, di Monte ed un Degustazione più ampio.
E’ stato veramente uno shock in positivo poter leggere la provienza di ogni materia prima (dalla cipolla alla carne) e non da meno, anche se un po’ più ruffiano, la segnalazione dei presidi Slow Food. Cercate di capirci bene, non siamo contro questa difesa dei prodotti tipici di un territorio ma a volte sembrano fatte più per moda che per reale ricerca di qualità. Se un prodotto è veramente buono difficilmente sparirà dal mercato, vi immaginate un mondo senza zafferano? Senza Parmigiano Reggiano? Senza Pollo di Bresse? Ci sono le eccezioni (lo storione forse) ma dettate da difficoltà di diversa origine e comunque ben poche. Un ultimo quesito poi andiamo oltre, mangereste più volentieri un pesce di allevamento o un pesce non di allevamento cresciuto in un mare inquinato?
Anche la Wine-List non è da disdegnare, decisa la matrice territoriale ma c’è più di una divagazione di pregio, per noi andrà bene un
Franciacorta Saten S.A. di Camossi (il produttore è un membro del Progetto TerraUomoCielo ovvero una filosofia tesa a migliorare e valorizzare il lavoro svolto dalle piccole e medie imprese agroalimentari)
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C’è il sole ma tira una piacevole brezza così ci viene voglia di testare il
Menu di Monte (nel frattempo arriva un gran bel cestino del pane)
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Si parte con un poco estivo ma decisamente saporito e soddisfacente:
Strachì parat (Cipolle, Cadolet di capra e Formaggella di Collio)
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Mozzarella di Bufala a latte crudo di Tavernole (questa non fa parte del percorso ma è stata una nostra richiesta prontamente esaudita)
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Violino di Agnello
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Malfatti al Bagoss (formaggio nell’impasto dello gnocco ed erbette nella salsa) p1030152.jpg

Stracotto di Asino della Valcamonica
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…con contorni
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Nel caso non li abbiate conosciuti sono patate (sopra) e pomodori (sotto)
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Degustazione di formaggi italiani e francesi con marmellate (un colpo da grande ristorante)
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Dolce (da scegliere nella carta apposita)
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Sorbetto d’ananas
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Caffè con piccola pasticceria
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Non fatevi spaventare dalle porzioni, questa volta non eravamo solo in due ma in quattro (si sono uniti a noi i genitori di Fancy) e nel caso avanzasse qualcosa sono attrezzati per un pratico take-away:
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Se non ne avete avuto ancora abbastanza si può fare shopping di formaggi:
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Negli anni questa trattoria ha collezionato diversi premi:
2008:
-Premio locale del buon formaggio (Slow Food)
-Premio miglior carrello d’Italia di formaggi francesi (Gambero rosso, sezione Trattorie)
-Oscar Qualità/prezzo (Gambero rosso)

2009:
-Premio Trattoria d’Italia (Golosario)
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Una cucina decisamente di sostanza che ben si incastona nel territorio dove ha sede, gli ingredienti sono di buona qualità e vengono trattati in maniera corretta.
Le porzioni sono generose ma non manca la cura nelle cotture.
L’unica caduta di stile è forse quel continuo ribadire siamo una vera trattoria e vogliamo che tutti ne siano convinti. Dal legame con Slowfood alla presentazione delle pietanze. I taglieri e le padella in tavola ci stanno ma non ce li saremmo giocati su ogni portata. Se vuoi fare il rustico non puoi giocarti padelle troppo nuove perchè non creano il giusto appeal (anche se faranno la gioia dell’ASL). Col rame andrebbe già meglio. Diciamo che se il ristorante fosse nostro faremmo così, ma alla fine che ci/vi importa? Più che altro volevamo evidenziare quanto non sembrasse una cosa spontanea ma una forzatura. Avete dei piatti, anche bellini, quindi perchè non usarli? Chiusa la digressione polemica andiamo avanti…
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Il personale spiega con dovizia ciò che si cucina sui fornelli, si impegna a dovere per coprire tutti i tavoli e riesce, nonostante tutto, a mantenere una buona dose di serenità.
In poche parole una trattoria moderna che cerca, e generalmente riesce, a ricreare le atmosfere culinarie di una volta.
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Continuate così e non fate caso al nostro delirio sui taglieri!
Se dovessimo mettere sulla bilancia questo locale e l’Osteria della Villetta diciamo che in quel di Palazzolo si mangia più leggero ma qui c’è più attenzione al dettaglio.
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La colonna sonora di tutto il pranzo sono stati i Beatles e GEORGE HARRISON, che immaginiamo siano la passione del cuoco (anche a giudicare dalle foto e dalle targhe esposte nel locale), quindi decidiamo di abbinare a questo ristorante l’ultimo album di un certo successo del compianto baronetto-chitarrista ovvero “Cloud Nine” del 1987.

Osteria della Villetta

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 11:28 am on Sabato, Luglio 24, 2010

Via Marconi, 104
25036 Palazzolo sull’Oglio (BS)

Tel: 030.732316
www.osteriadellavilletta.it
www.alloggiovilletta.com

Cucina: 37 / 50
Cantina: 6.5 / 10
Contesto: 1 / 5
Sala: 2 / 5
Gestione: 4.5 / 5
Servizio: 3.5 / 5
Mise En Place: 0 / 3
Pane: 1 / 3
Coccole: 0 / 3
Dolci: 6 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 1 / 3

Bonus: 2.5
Extra: 1

TOTALE : 67 / 110

Costo:

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: Estate 2010
Prima uscita ufficiale di Luglio per il dinamico duo (se si esclude un passaggio estivo in quel di Dal Pescatore, del quale potete trovare un breve update qui: www.rockersgotorestaurant.com/?p=52)!
In tanti ci parlavano di questa osteria che da oltre cento anni rifocilla viandanti e gourmet di passaggio nella provincia bresciana cosicchè al primo weekend libero abbiamo deciso di fare una capatina.
Quattro generazioni di osti si sono susseguiti dietro il bancone di questo locale (membro dei Locali Storici d’Italia) ma quello che non è mai cambiato è il voler valorizzare i prodotti del territorio quindi vini della zona di Franciacorta, salumi, formaggi, pesci d’acqua dolce ed il tanto bistrattato quinto-quarto.
La cucina è quella regionale anzi, diciamo meglio, provinciale ovvero Manzo all’Olio, Trippa alla bresciana ed uccelli o lepre in salmì.
Una volta entrati in questo caseggiato si fa un balzo indietro nel tempo.
Grandi tavoloni di legno con tovagliette di carta in cui si mangia gomito a gomito con sconosciuti, c’è pure qualche tavolino per le coppiete e un cortileto adibito al servizio estivo.
Veniamo fatti accomodare all’esterno, l’ambiente è sullo spartano andante ed il via vai dei treni fa da sottofondo alle nostre chiacchiere.
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Il divertimento inizia quando una pimpante signora viene ad elencarci a voce il menu e a proporci un aperitivo di benvenuto:
Franciacorta DOCG (anzi DOP) Mosnel Saten 2005
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Anguilla in carpione e Persico dorato (carpione delicato e di rara maestria)
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Fancy: Lasagne di vitello alle verdure (gustose e decise)
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Kid: Orzo con pomodori, fagiolini e basilico (rinfrescantemente ordinario)
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Fancy: Manzo fresco all’olio con patate schiacciate (buono ma in porzione da camionista)
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Kid: Tris della casa: Polpette, Guanciale al verde ed Involtino di lonza di maiale (la polpetta vi ricorderà quella della nonna e vi farà scendere una lacrimuccia come fu per l’Anton Ego di Ratatouille)
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Gelato al Fiordilatte con fragole (ok)
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Il servizio è all’insegna del gran ritmo e della cordialità, peccato non si siano degnati di proporci l’assaggio di formaggi che hanno offerto alla tavolata dietro di noi (è detto come battuta, eravamo talmente pieni che avremmo comunque ceduto il passo).
Giudizio finale più che positivo per una delle poche osterie capaci di tener fede al proprio nome. Il dizionario recita “l’osteria è un locale pubblico dove si servono vino, altre bevande e spesso pasti alla buona”. A voler essere precisi l’insegna de La Villetta è proprio perfetta, Osteria con alloggio. Infatti ai piano superiori si trovano 5 stanze ed un salottino per la prima colazione.
Finalmente un locale che mantiene fede a quello che promette anzi definire “pasti alla buona” le pietanze che escono dalla cucina della famiglia Rossi è limitativo, in queste preparazioni c’è tutta la cultura gastronomica contadina di questo angolo di Italia.
Le guide cartacee cosa dicono? Tre Gamberi per il Gambero Rosso, per Slowfood è una delle Top Osterie d’Italia e la Michelin assegna il Bib Gourmand!
Ideale per chi è stufo di mettersi in ghingheri per cenare nei ristoranti “in”, a chi è stanco di rovinarsi lo stomaco con aperitivi dozzinali e a chi non ne può più del finto sushi made in china.
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Data la vicinanza con la stazione ferroviaria decidiamo di celebrare la visita a questa trattoria riascoltandoci un album come 4 NON BLONDES “Bigger, better, faster, more” (1992), copertina con treno e “Train” come brano d’apertura. Grazie alla hit “What’s Going On” l’album divenne un successo commerciale e fu il primo, e ultimo, momento di gloria per la vagamente talentuosa Linda Perry (la quale negli ultimi anni ha spesso collaborato con la vagamente-rocker Pink).

Ortica

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 3:18 pm on Sabato, Giugno 19, 2010

Via Capuzzi, 3
25081 Bedizzole (Bs)

tel: 030.6871863
www.ristoranteortica.it

Cucina: 38 / 50
Cantina: 7.5 / 10
Contesto: 3 / 5
Sala: 4 / 5
Gestione: 4 / 5
Servizio: 4 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 2 / 3
Coccole: 1 / 3
Dolci: 7 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2 / 3

Bonus: 2
Extra: 0

TOTALE : 77.5 / 110

Costo: €€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: primavera 2010
Uff… Recuperare 5 recensioni in 5 giorni non è stato facile!
Speriamo abbiate apprezzato almeno la sinteticità.
Snocciolando la biografia del ristorante Ortica vi segnaliamo lo spostamento da Manerba del Garda alla più placida Bedizzole, l’apertura di un ristorante di cucina italiana in Olanda e che nel pedigree dello chef Piercarlo Zanotti c’è un passaggio nel nostro caro Esplanade di Desenzano.
Stella Michelin confermata anche dopo il trasloco dalla movida estivo-turistica del lago.
Immaginiamo che lo chef sia stato spinto in un piccolo centro come Bedizzole dalla volontà di lavorare in maggiore tranquillità senza rincorrere mode e clientela stagionale.
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Locale e personale sono elegantemente accoglienti, bella la cucina a vista con i mattoni (in stile Lucanda) e mise en place di buon gusto.
L’aperitivo proposto non è il Franciacorta che ci si potrebbe aspettare ma un vino che mantiene il legame di questo ristorante con il Lago di Garda:
Lugana DOC Spumante Brut Ca’ Maiol Metodo Classico dell’Azienda Provenza
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Come stuzzichino viene servito:
Salmone marinato
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Il menu si articola in carta e percorsi veri (aperitivo e coperto compreso):
Il mercato oggi come crudo propone (40 euro)
Pranzo (27 euro)
Degustazione (60 euro)
Territorio (45 euro)
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In abbinamento al menu ci hanno proposto un gran bel vino dell’onnipresente Azienda Agricola Provenza di Desenzano del Garda: Lugana DOC Molin Vigneti Storici
Arriva qualche panino niente male…
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Il menu degustazione non elencava i piatti quindi per noi sarà tutto una piacevole sorpresa:
Mousse di Gorgonzola con sedano croccante
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Il filetto di Barbina al coltello con insalatine e olio del lago immagine-039.jpg

Il cuore di baccalà cotto all’olio con caponata di verdure
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…o in alternativa per chi non apprezza il pesce:
L’insalata di fegato d’oca al vino passito con pan brioches
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Code di gamberi
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Risotto zafferano e porcini (mantecatura all’olio)
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Tagliata di tonno con salsa piccante
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Mousse di cioccolato fondente con fragole fresche
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Caffè e piccola pasticceria
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Lo chef Zanotti propone una cucina garbata senza esoterismi, tutto fila liscio e nella massima armonia dei gusti.
Passaggi memorabili non ce ne sono ma siamo gente capace di apprezzare una cucina ordinata (non ordinaria) e pulita (non nel senso igienico).
L’olio delle zone circostanti la fa da padrone,  un piccantino o aromaticità decisa qua e là e tanta solidità dettata dall’esperienza.
Lo staff di sala si muove con agio, non è invadente ma se coinvolto diventa una compagnia piacevole.
Carta dei vini ben costruita, con una giusta valorizzazione dei prodotti locali.
Si potrebbe chiedere di più? Forse… ma non tutti nella vita vogliono diventare Carlo Cracco.
Abbinamento musicale con una band che avrebbe potuto sfondare me che quando era giunto il momento di raccogliere i frutti ebbero la brillante idea di sciogliersi. Parliamo di quella brillante pop/alt-60s-rock band degli HOUSEMARTINS autori di un delizioso album come “London 0 Hull 4″ (1986). Il titolo prende ispirazione dalla loro provenienza, perchè erano in 4 e perchè si autoproclamavano la quarta grande band di Hull dopo Red Guitars, Everything but the girl e Gargoyles. Il brano che li portò in cima alle classifiche fu la cover di “Caravan of love” degli Isley Brothers (non appare su nessun studio album ma solo su raccolte o in versione singolo). Ben superiore alla media fu la loro capacità di scrivere brani pop lontani dai cliches dell’epoca (tanta era l’attrazione verso i gruppi vocali degli anni cinquanta e sessanta) e di girare video decisamente “nerd & cool” come quello di “Happy hour” con i pupazzetti ancheggianti o “Build” dove vengono murati vivi. Per l’angolo dei trivia: Norman Cook (Fatboy Slim) fu il loro bassista più famoso pur non essendo un membro originario.

PS: update su LA GREPPIA (Parma):  www.rockersgotorestaurant.com/?p=46

San Rocco (ristorante)

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 2:45 pm on Sabato, Giugno 19, 2010

Via Gippini, 11
28016 Orta San Giulio (NO)

Tel: 0322.911977
www.hotelsanrocco.it

Cucina: 38 / 50
Cantina: 7.5 / 10
Contesto: 4.5 / 5
Sala: 4.5 / 5
Gestione: 3 / 5
Servizio: 3 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 2 / 3
Coccole: 1 / 3
Dolci: 6.5 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2.5 / 3

Bonus: 2
Extra: 1

TOTALE : 78.5 / 110

Costo: €€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: primavera 2010
Per i più Orta San Giulio viene abbinato alla grande Villa Crespi ma, da qualche anno a questa parte, una nuova realtà sta sgomitando per emergere: l’albergo-ristorante San Rocco.
Questo albergo, di cui vi avevamo parlato alcuni anni or sono, nasce dalla fusione di una storica villa barocca con un ex-monastero del Seicento.
Il ristorante ha sede nella propagine che si affaccia sul lago e la vista di cui si può godere è veramente un asso nella manica. Ancora più importante è il jolly pescato dal mazzo degli chef in cerca di una fissa dimora e qui parliamo del bravo Paolo Viviani. p1020976.jpg

Gli ambienti, la mise en place e i pani sono di medio-buon livello, il servizio è un po’ troppo “alberghiero” e la carta dei vini andrebbe meglio redatta.

Decidiamo di berci uno Chassagne Montrachet Domaine Michel Niellon (la carta non riportava l’annata e quello che ci hanno recapitato era un 2004, non il massimo in materia di Borgogna, anche il tappo non era in grandi condizioni di conservazione e purtroppo non era neppure la premiere cru di Clos St. Jean)

Sono cose che evidenziamo non tanto per trovare l’ago nel pagliaio ma per spronare questo locale a migliorarsi nelle piccole accortezze in quanto si respira nell’aria la voglia di potenziarsi e scalare i ranking delle varie guide.
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Il benvenuto (vedi sotto) chiediamo di accompagnarlo con delle bollicine, ci propongono del Prosecco, chiediamo del Franciacorta e ci portano un Trento Doc (vabbè…).
Patè di foie gras
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Incominciamo il nostro percorso alla carta (da segnalare diversi  menu: di carne, di pesce e gli apprezzabili vegetariano o senza glutine):
Toma del Mottarone dorata al Mais giallo, confettura di cipolle rosse
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Risotto olimpico (è un risotto vero e proprio, non un riso, mantecato allo zafferano ed accompagnato da un riso al salto servito col midollo e una crema di parmigiano, aceto balsamico e tartufo. Olimpico perchè con questa preparazione lo chef ha vinto le Olimpiadi del Riso organizzate a Valencia dall’Academie Internationale de la Gastronomie)
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Totanetti e mazzancolle su mozzarella di bufala liquida, al nero di seppia
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Sorbetto al frutto della passione in coppa Martini
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Sotto il carrello dei formaggi e quello dei dessert: p1020993.jpg

Un pasto che fila via lineare, con qualche colpo di genio che mette in mostra le doti di questo chef dal brillante avvenire.
Non tutti i piatti possono essere da premio ma siamo sicuri che con un po’ di pazienza e precisione in più possa nascere un sano antagonismo con Villa Crespi come quello che esiste a Senigallia tra Uliassi e Cedroni.
Le cose da migliorare dal servizio alla carta dei vini le abbiamo già anticipate e non ci va di rimarcarle perchè parliamo usando come metro di giudizio quello usato per ristoranti già stellati.
Abbinamento (benaugurale) con i They Might Be Giants del primo album (omonimo, 1986) nel quale la band diede vita ad un sarcastico alternative-bubblegum-rock devoto al genio di Frank Zappa.

La recensione dell’albergo è qui: www.rockersgotorestaurant.com/?p=307

Villa Crespi (ristorante)

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 2:41 pm on Sabato, Giugno 19, 2010

Via G.Fava, 18
28016 Orta San Giulio (NO)

www.hotelvillacrespi.it
Tel: 0322.911902

Cucina: 47 / 50
Cantina: 8.5 / 10
Contesto: 4.5 / 5
Sala: 5 / 5
Gestione: 4 / 5
Servizio: 4.5 / 5
Mise En Place: 3 / 3
Pane: 2,5 / 3
Coccole: 3 / 3
Dolci: 8.5 / 10
Caffetteria: 3 / 3
Presentazione piatti: 2.5 / 3

Bonus: 3.5
Extra: 1,5

TOTALE : 101 / 110
Costo: €€€

Rapporto qualità / prezzo: A\B

Ultima visita: primavera 2010
C’eravamo lasciati con Villa Crespi un capodanno di qualche anno fa, del quale troverete una esaustiva recensione più sotto.
Lo chef Cannavacciuolo nel frattempo ha conquistato una meritata Seconda Stella Michelin e svariate pagine di riviste di settore e non.
Il sommelier Alessandro Giardiello è emigrato in altri lidi. Come lui ha fatto Graziano Cacioppoli (pasticciere) ora a Capo La Gala- Vico Equense.
Di uguale al passato resta la splendida location in stile moresco ed il paese, quell’Orta San Giulio che con il suo affacciarsi sul lago diventa un’immagine da cartolina di un Italia che non c’è più.
Durante la prima visita ci eravamo innamorati di questo borgo, a tre anni di distanza ne apprezziamo ancora la bellezza ma abbiamo avuto modo di valutare come questi piccoli villaggi siano diventati un’attrattiva per turisti di passaggio o tedeschi in età da pensione.
Molte zone di Orta San Giulio sono ancora abbandonate o da restaurare come lo erano nel 2007.
L’unica cosa che procede rapida e sicura verso il successo è il ristorante Villa Crespi.
La mise en place è sempre elegante, le tende si aprono (non come durante la nostra visita precedente) sul verde giardino e ci invitano a lasciare il timone nelle mani della brigata Cannavacciuolo.
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La carta si articola in 3 menu degustazione:
Carpe Diem (85 euro + 45 euro per i vini in abbinamento)
Itinerario dal Sud al Nord Italia (110 euro + 55 euro per i vini)
10 assaggi di Cannavacciuolo (un “a mano libera” dello chef)
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Tanto per gradire arrivano al tavolo una miriade di amuse-bouche bagnate da un aperitivo a base di Champagne AOC Laurent-Perrier Grand Siecle la Lumiere du Millenaire (1990)
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Selezionato il menu “Giro d’Italia” ci facciamo travolgere dalle tante voglie che una carta dei vini interessante come quella di Villa Crespi può offrire.
Essendo degli estimatori di Paul Bara decidiamo di provare un menu a tutte bollicine con:
Champagne AOC Comtesse Marie de France 1999 (da uve pinot noir 100%)
per il dessert: Recioto della Valpolicella La Roggia Az.Speri

Parte il rendez-vous dei pani: Zeppola con alghe marine e Taralli (su tutti) ma anche i grissini al sesamo e le focaccine con sale di Maldon non erano affatto male!
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Non è ancora il momento di partire con il nostro itinerario ma iniziamo a scaldare gomme e motori con:
Ostrica su crema di yogurt e cetrioli
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Ancora un po’ di pane e si può dare il via al pellegrinaggio…
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Il “Buon viaggio” di Cannavacciuolo: Sarde con pomodoro
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Spiedino di capesante e scampi, cipollotti al limone, infuso di mela verde e sedano rapa
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Linguine di Gragnano con calamaretti spillo, salsa al pane di Fobello
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Ricciola, crema di baccalà, burrata e asparagi di mare
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Piccione in “Casoeula”, scaloppa di fegato grasso, polpettine di grano saraceno
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Selezione di formaggi
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…in doppio carrello
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Con mostarde
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…e pane
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“in senso anti-orario”
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Pre dessert:
Cioccolato bianco, crema di fragole e composta di basilico
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Dessert Villa Crespi (sarà una nostra idea ma non potrebbe essere una “allegoria” della villa stessa? Il giardino o il lago, la villa con le sue mura giallo-oro, il minareto rappresentato con le foglie, il caffè che fa tanto “arabeggiante”):
Espressionismo con batida di cocco, granita e gelatina al caffè con foglia d’oro
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La Piccola (Grande) pasticceria
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Le famosissime sfogliatelle e gli ottimi babà
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Per il caffè siamo invitati ad accomodarci nella sala bar dove ci facciamo servire:
Tisana alla verbena
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Non ci sono più dubbi, Antonino ha il phisyque du role per la Terza Stella e forse questa fissazione può diventare un’arma a doppio taglio.
I progressi in cucina sono evidenti ma in sala si nota un certo nervosismo dettato dalla maniacale ricerca della perfezione.
Non fraintendeteci, il servizio è efficiente ma si vede che non lavorano con la serenità che traspare nei camerieri di ristoranti già consacrati come Pinchiorri, Louis XV e affini.
Trovare una vera pecca in Villa Crespi è impossibile… ah, forse: la canzone di sottofondo. E’ stata la stessa durante tutta la cena, altro che heavy rotation, qui qualcuno non sa la differenza tra repeat 1 e repeat all! Pietà! Bastaaaaaaaaaa! Ihihih…
La qualità della cucina firmata da Antonino e Fabrizio Tesse (sous chef) sta nel saper esaltare il palato, toccandoti il cuore con note partenopee (desuete in queste lande) ed inebriando il cervello con guizzi da campione.
Dagli stuzzichini ai dessert non vi è un calo di tensione.
Un locale consigliatissimo a tutti, soprattutto a questi prezzi, perchè qui si sta creando mattoncino dopo mattoncino quello che potrebbe diventare il miglior ristorante italiano (e non solo) del prossimo decennio.
La moglie dello chef, Cinzia Primatesta, saprà darvi un degno benvenuto.
Have fun!
da hotelvillacrespi.it

La nostra vecchia recensione di un capodanno a Villa Crespi:
Cucina: 42, Cantina: 9, Contesto: 5, Sala: 5, Gestione: 4, Servizio: 5, Mise En Place: 3, Pane: 2.5, Coccole: 2, Dolci: 9, Caffetteria: 2, Presentazione piatti: 3, Bonus: 2, Extra: 1.5; TOTALE : 95 / 110; Costo: !€!; Rapporto qualità / prezzo: C

Ultima visita: Inverno 2007
Facciamo una doverosa premessa, giudicare un ristorante dalla cena del 31 Dicembre forse non è la cosa più giusta ma dato che non abbiamo la pretesa di essere dei “maitre a penser” capaci di sancire il successo o l’insuccesso di un locale ecco la nostra recensione.
Sembra di essere i protagonisti di una storia tratta da “Le mille e una notte”, un cenone di capodanno in una fastosa villa di fine ottocento in stile moresco con vista sul Lago d’Orta e alle porte di uno dei paesi più belli e caratteristici del nord Italia, Orta San Giulio.

Il menù con accompagnamento di vino era così composto:

Espressionismo di seppia
Ostriche, caviale e champagne
(Franciacorta Bellavista cuvée Pas Operè 2001)

Crudo di gamberi, crema ai tuorli d’uovo di Paolo Parisi e tartufo bianco
(Illivio 2005 Tocai Azienda Agricola Livio Felluga)

Pinoli, fegato grasso, frutta caramellata e fave di cacao (per Fancy)
Crema di burrata, scarola alla partenopea, alici marinate e cialda di mais (per Kid, allergico ai pinoli)
Gnochetti di baccalà, alghe marine e vongole veraci
(Gewurztraminer 2006 St Valentin Cantina San Michel Appiano)

Branzino, ragout di spugnole, composta di scalogni e arance
Musetto di maialino di cinta senese, lenticchie e cialda di mais
(Chateau de Pez 2004 St. Estephe)

Dessert villa Crespi (ovvero una cialda di cioccolato con zabaione e gelato all’arancia)
Babà, sfogliatelle e piccola pasticceria
(Passito di Pantelleria Martingana 1997 Salvatore Murana)

Botto di mezzanotte con (la nostra unica scelta) una mezza di Ruinart Blanc de blancs

Che dire? Siamo di fronte ad uno dei ristoranti più celebrati, giustamente, d’Italia in cui sia la cucina che il servizio funzionano a dovere.
Variegato e appetitoso il cestino del pane, piatti curati sotto tutti i punti di vista e sommelier (Monsieur Alessandro Giardiello) competente ma altezzoso, quasi arrogante, forte del suo sapere e dei premi ricevuti. Cantina strepitosa con qualche birretta niente male.
Non abbiamo avuto modo di affrontare il succulento carrello dei formaggi ma ci siamo rifatti con dei pre-dessert e dolci da “Champions’ league”.
Ambiente e cucina ambiziosa ma vengono mantenute le premesse.
Un unico appunto lo possiamo fare per gli spifferi d’aria fredda che nella zona in cui eravamo noi, quella con le finestre che danno su giardino e lago (tra l’altro chiuse da cupi tendaggi), erano piuttosto fastidiosi (ah, poi una sedia ha i braccioli e l’altra no).
Parentesi a parte per il momento della mezzanotte non gestito molto bene in sala, quando mancano ancora cinque minuti da una tavolata di tedeschi parte il countdown “trei zwei ein” ed incomiciano a stapparsi le bottiglie, un cameriere annuncia che mancano 3 minuti, noi non abbiamo ancora la nostra bottiglia… Insomma un po’ di marasma… Stappata la nostra bottiglia decidiamo di abbandonare la nave e andare a vedere i fuochi sul lago.
Al momento di pagare dato che uso sempre i contanti c’è sempre lo spiacevole inconveniente del “braccino corto” ovvero quando paghi xx2,00 € e non ti scontano neanche i 2 euro, allora lasciamo cercare alla ragazza il resto e quando ce lo porta lo rifiutiamo e lo lasciamo di mancia; non pretendiamo che ci facciano lo sconto ma quando si pagano certe cifre dovrebbe essere logico arrotondare un attimo.
Una volta usciti in strada troviamo un’altra dimensione ovvero il compìto sommelier alle prese con il lancio di petardi contro gli altri ragazzi dello staff, sopravviviamo al mini-bombardamento e ci dirigiamo verso il centro del paese.
Ah, dimenticavamo, ci è dispiaciuto non incrociare lo chef Antonino Cannavacciuolo per scambiare due parole ma avremo modo di rifarci dato che è un posto (sia ristorante che paese) in cui torneremmo volentieri, nonostante la batosta economica.
Se il talentuoso chef fosse un artista musicale sarebbe senza dubbio l’eccessivo ed “insano” genio di CAPTAIN BEEFHEART in “TROUT MASK REPLICA” (1969)!

La recensione dell’albergo è qui: www.rockersgotorestaurant.com/?p=103
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Montegrigna by Tric Trac

Archiviato in: Altri locali, Pizzerie, Recensioni — admin at 2:39 pm on Sabato, Giugno 19, 2010

Via Grigna, 12
20025 Legnano (MI‎)

Tel: 0331.546173

-Qualità: 8.5 / 10
-Posizione: 2 / 5
-Ambiente: 3 / 5
-Personale: 3 / 5
-Appeal: 5 / 5

Rapporto qualità / prezzo: B

TOTALE : 21.5 / 30

Ultima visita: primavera 2010

Eccoci, eccoci…
Gli impegni ci hanno tenuto un po’ lontano dal blog ma vi abbiamo lasciato qualche foto in anteprima delle nostre visite più recenti tanto per farvi sentire abbandonati.
La pizzeria di cui andremo a parlare è una delle più chiacchierate e discusse del milanese.
Il nostro test è frutto di una visita a pranzo lungo il tragitto che ci portava verso Orta San Giulio.
Il locale in questione è situato in una grigia viuzza poco distante dal centro di Legnano, l’ambiente è quello classico da pizzeria e gli avventori non saranno più di una decina.
Al lavoro c’è solo il proprietario-pizzaiolo-cassiere ed un cameriere.
Immaginiamo abbiano anche altre forzo lavoro (soprattutto personale addetto al servizio) durante la sera e i weekend.
La carta delle pizze reca una serie infinita di impasti diversi, tutti spiegati nei dettagli, e tante di quelle opzioni da mettere in imbarazzo il cliente.
Siamo più favorevoli a chi fa solo poche cose rispetto a chi propone una miriade di assurdità gastronomiche ma qui, se si leggono bene gli ingredienti, di creazioni improbabili non ce ne sono proprio.
Diciamo solo che vi deve piacere il finocchietto perchè il pizzaiolo lo infilerebbe un po’ ovunque.
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Sotto troverete le nostre scelte, ma prima, da leggere con cura, la presentazione di un impasto:

Pizza degli “Dei” con impasto Olimpo (farina di farro) a lenta e lunga lievitazione: dal gusto delicato, leggerissimo e rinfrescante; su richiesta si può aromatizzare con finocchietto selvatico
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ed ecco la nostra coppia  di pizze:

Olimpia (con Pomodoro San Marzano, Pomodorini, Fior di latte a fette, Ricotta di Pecora, Origano di montagna, Olio al basilico e aglio)
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Antica Margherita Verace d’Antica Tradizione
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Le pizze sono proprio ben fatte, i tempi di consegna sono medio-lunghi ma almeno arriva un prodotto eseguito ad arte e di ottima digeribilità.
I tanti gourmet che hanno mietuto le lodi di questa pizzeria hanno creato troppe aspettattive ed anche lo spreco di parole su impasti ed ingredienti non ha allentato i toni.
Sicuramente va premiata la ricerca di materie prime, lieviti e farine ma secondo noi ci sono tanti posti in cui si selezionano e studiano i prodotti per le proprie pizze ma non vengono osannati da clientela e critica solo perchè non lo scrivono sul menu… E’ marketing anche questo!?
Fossimo nello staff del Tric Trac ridurremmo il numero di pizze, cercando di trovare la soluzione migliore tra impasto ed ingredienti, in carta non ne vorremmo vedere più di dieci.
Per il resto: servizio scarno, buona scorta di birre mentre cucina, dessert e vini appaiono ordinari.
Abbinamento musicale per vaga assonanza con i CHEAP TRICK di “Heaven tonight” (1978), divertente connubio di hard-rock, power-pop e glam.

PS: update su PARIZZI (Parma):  www.rockersgotorestaurant.com/?p=51

L’Ultimo Mulino

Archiviato in: Ristoranti, Recensioni — admin at 11:41 am on Venerdì, Giugno 4, 2010

Via Molino, 45
33080 Fiume Veneto (PN)

Tel: 0434.957911
www.lultimomulino.com

Cucina: 33 / 50
Cantina: 6.5 / 10
Contesto: 5 / 5
Sala: 4 / 5
Gestione: 3 / 5
Servizio: 3.5 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 2 / 3
Coccole: 1 / 3
Dolci: 6 / 10
Caffetteria: 1 / 3
Presentazione piatti: 2 / 3

Bonus: 2
Extra: 1.5

TOTALE : 72.5 / 110

Costo: €€

Rapporto qualità / prezzo: B

Ultima visita: primavera 2010
Scavalliamo quota 125 con un ristorante un po’ fuori dalle tradizionali rotte gourmet.
L’unica guida a segnalarlo è la Michelin ed è un vero peccato perchè l’Ultimo Mulino (hotel e ristorante) è una piccola oasi verde che meriterebbe più considerazione.
Lo sponsor del pranzo sarà Fancy che deve festeggiare il superamento di un esame universitario.
L’università italiana…
Ma vi rendete conto che un’ora di lezione privata costa sui 45 euro? Che lo studente si sente un pollo da spennare quando vede l’arricchimento, spesso esentasse, di chi gli insegna (vedi l’apparizione nel salotto di casa di TV al plasma, dolby surround & co.)? Inoltre cosa dovrebbe provare uno quando sente dire in giro che prendendo ripetizioni da certi professori si abbia garantito almeno un 18 all’esame di un altro (insomma paghi la tua marchetta, gli insegnanti si conoscono e tu passi)?
Per non parlare di chi copia agli esami. Nella vita reale poi cosa farà? Copierà anche lì? Da cosa o da chi?
Non pensiamoci troppo e godiamoci un po’ di natura rigogliosa.
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Siamo nella campagna attorno a Pordenone, lo spazio per parcheggiare non manca quindi ci basta attraversare un romantico ponticello su un ruscelletto per raggiungere il ristorante.
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La titolare dell’Ultimo Mulino ci attende alla reception poi ci passa come un testimone nelle mani del maitre-sommelier che si occupa del ristorante.
La sala è veramente molto bella e caratteristica con le travi e i mattoni a vista.
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Giusto il tempo di ordinare l’acqua ed è già al tavolo una
Paletta con panini e crackers
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Completiamo la comanda, diamo un’occhiata alla piccola carta dei vini e ci scaldano i motori del pancino con un piattino di
Granchio e polipo con zucchine
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Di seguito le pietanze scelte alla carta in assenza di Menu Degustazione…

per FANCY:

Capesante in padella su ventaglio di verdure al forno
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Reginette di grano con polipetti, fave e pecorino
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Pescato del giorno con asparagi e uovo all’occhio di bue
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per KID:

Mazzancolle fritte in semola su piccola parmigiana di melanzane con mozzarella di Bufala
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Tagliolini neri fatti in casa con capesante, asparagi e bottarga di muggine
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Coda di rospo avvolta nello speck di Sauris con piselli, carote e salsa alle mandorle
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Le portate sono abbondanti così ci ritroviamo con i serbatoi pienissimi ben presto e per arrivare in fondo ci tocca lasciare a metà sia i primi piatti che i secondi.
Rimane giusto lo spazio per un dessert (in due):
Coppa Martini al limone con gelatina al Campari
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Come supporto al pasto abbiamo bevuto un localissimo
Collio DOC Chardonnay Ronco Bernizza Veneca & Veneca 2008
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Potenzialmente è un grande Relais & Chateaux, in realtà è un semplice ma accogliente albergo per gente in cerca di tranquillità e riposo.
Anche il ristorante che, per aspetto e collocazione nel verde, potrebbe ricordare l’ottimo Dal Pescatore di Runate (col plusvalore mulino e ruscelli) si limita ad compito di gregariato della cucina.
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Le preparazioni della cucina sono tra il discreto e il buono, la cura dell’aspetto visivo indica comunque che ai fornelli ci sia una persona competente ma manca il guizzo del genio.
Tutta la struttura dell’Ultimo Mulino ricorda uno studente con grandi capacità che non si applica.
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Ci troviamo comunque in fascia medio-alta come struttura ricettiva ma guardandoci intorno vediamo tante cose migliorabili.
Probabilmente le scelte sono dettate dall’esperienza, il nostro punto di vista è che non essendo in una zona dal grandissimo appeal turistico i gestori abbiano deciso di accontentarsi, puntando più sull’organizzazione di cerimonie ed eventi (vedi i vari gazebo allestiti nel giardino) che sulla creazione di un convivio di lusso.
Sotto una tripla panoramica (magie della fotocamera digitale):
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Cosa c’è da migliorare? Iniziamo dal piattino del pane assente, proseguiamo con la carta dei vini un po’ stitica e chiudiamo col fatto che non propongano un aperitivo di benvenuto a base di bollicine.
Se vogliamo aggiungere altro possiamo dire che le porzioni dei primi piatti erano un po’ esagerate, che è più bella la vista (quella sul ruscello) nella stanza da pranzo non apparecchiata e che con il caffè servano “solo” un po’ di sbrisolona. Ma parliamo di peccati veniali.
Frankie… ops… Elvis says Relax!
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A questa dimora da ritiro monacale abbiniamo il corrosivo garage sound dei MONKS di “Black Monk Time” (1965). La band precedentemente nota come The Torquays o Five Torquays era formata da alcuni militari americana di istanza in Germania. Furono tra i primi a proporre un look aggressivo e fuori dal comune, infatti essendo “Monaci” decisero di raparsi la testa a mo’ di frate, altro che le creste dei punk di fine anni 70!!!

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