Via Rimembranza, 38/40
25084 Gargnano (BS)
Tel: 0365.798000
www.villafeltrinelli.com
Cucina: 42 / 50
Cantina: 7.5 / 10
Contesto: 5 / 5
Sala: 5 / 5
Gestione: 2 / 5
Servizio: 4 / 5
Mise En Place: 2 / 3
Pane: 2.5 / 3
Coccole: 3 / 3
Dolci: 7.5 / 10
Caffetteria: 2.5 / 3
Presentazione piatti: 2.5 / 3
Bonus: 3.5
Extra: 2
TOTALE : 91 / 110
Costo: €€€€
Rapporto qualità / prezzo: C
Ultima visita: Estate 2010
Ogni estate ci mettiamo alla ricerca di un bel ristorante affacciato sul mare o sul lago dove trascorrere un pranzo o una cenetta da piccioncini.
Ricorderete in passato le nostre gite all’Esplanade a Desenzano, il Capriccio a Manerba, Il Sole di Ranco, Il Porto di Moniga e Villa Fiordaliso a Gardone tanto per fare qualche esempio. E il Bagni Nettuno a Borgio Verezzi? Lasciamo perdere…
Quest’anno abbiamo trovato un altro posto dove poter andare per gustare un ottimo pasto godendo di un altrettanto valido paesaggio.
Villa Feltrinelli è un albergo cinque stelle affacciato sul Lago di Garda (in alta stagione la camera più economica dovrebbe costare sui 1.200 euro), rimane aperto solo sei mesi all’anno (da Aprile ad Ottobre) ed al suo interno cela uno dei ristoranti più sottovalutati d’Italia.
La costruzione dell’edificio risale al 1892, divenne famoso durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana ospitando Benito Mussolini ed in seguito è passata in diverse mani dando conforto a diversi personaggi illustri partendo da Winston Churchill e finendo con lo scrittore David Herbert Lawrence. Stando ad alcuni racconti non mancano neppure i fantasmi!
L’albergo è nella zona centrale di un grande giardino verde e consta di poche camere più un’affascinante suite nella torre ed una intima villettina nel distaccamento oltre la piscina.
La villa è ancora oggi l’approdo preferito dai turisti britannici in vacanza in questi luoghi, americani e tedeschi si giocano la seconda piazza mentre la clientela italiana latita.
Gli ambienti, come ci illustrerà a fine cena il cameriere portandoci in giro per l’albergo rispecchiano il gusto anglosassone dei vari proprietari che hanno posseduto e restaurato il palazzo, un po’ troppo pomposo per il gusto meditarraneo.
Sotto vi abbiamo messo una bella foto di Villa Feltrinelli per invitarvi a provare questa esperienza siccome i nostri scatti, causa una cena a lume di candela, non saranno di nessuna utilità.

Per arrivare si deve entrare nel centro di Gargnano (siamo a Nord di Salò) e proseguire lungo una stretta stradina che corre parallela al lago, ad un certo punto sulla destra troverete un piccolo cancello chiuso senza insegne o altro, della serie “curiosi alla larga” e a questo punto non vi resta che scendere dall’auto, leggere sopra il campanello Villa Feltrinelli e suonare. L’addetta alla reception vi farà un breve terzo grado poi vi aprirà le porte della Villa. A questo punto con la vostra bella macchinina scenderete attraverso un parco fino al parcheggio dove non troverete altro che Cadillac, Rolls Royce e tutte le Pagani Zonda messe in circolazione.
La nostra piccola macchinina al cospetto di tutto questo sfarzo si è spenta e non si è più riaccesa e solo grazie all’aiuto di alcuni dipendenti dell’albergo siamo riusciti a rimetterla in moto… ma questa è un’altra storia.

A riceverci e farci strada nell’albergo c’è una delle ragazze addette al ricevimento poi come un testimone ci passa nelle mani del giovane maitre che chiede se vogliamo fare un aperitivo o iniziare subito la cena.

Decidiamo di gustarci un aperitivo dalla balconata vista lago, la scelta è assai ampia si va dai drink analcolici ed alcolici ai vari spumanti, champagne e prosecco.
(nuove app da testare:)

Bollicine per lui e Analcolico per lei…
Champagne Pommery Cuvee Louise 1999
Cocktail alla frutta

Il tutto accompagnato da canapè di un certo livello

…e stuzzichini classici

L’accoglienza è molto formale ma ben presto capiscono che non siamo clienti che apprezzano le troppo smancerie così andremo avanti con toni più rilassati ed amichevoli.
Arriviamo alle due carte, quella della cucina e quella dei vini. Partiremmo prima dalla seconda perchè è quella un po’ meno interessante, ci sono tante bottiglie di pregio ma sono soprattutto nomi altisonanti e rivenduti a caro prezzo, immaginiamo non sia facile gestire una cantina di un ristorante aperto solo per sei mesi e non frequentato (immaginiamo) da enologi però si potrebbe fare di meglio.
Di tutt’altra forgia il menu che propone lo chef Stefano Baiocco, una serie di portate che già dalla sola lettura dimostrano una certa personalità, il menu degustazione è uno solo proposto alla ragguardevole cifra di 180 euro (ma volendo c’è anche la versione ridotta a 4 portate, spesa 120 euro).
Siamo venuti qua per godere quindi ci giochiamo il pacchetto completo.
A questo punto ci propongono o di cenare nella terrazza che si affaccia sul lago o in uno dei quattro tavoli direttamente sull’acqua.
In realtà la scelta per noi sarà tra il fare degli ottimi scatti alle portate stando nella terrazza illuminata o fare i romanticoni e sbattercene delle foto cenando a lume di candela a pochi metri dall’acqua.

Scusateci ma prima viene il nostro piacere poi questo sito.
Ci guardiamo negli occhi per un secondo ed entrambi ci dirigiamo con decisione verso il lago.

Arriva la piccola amuse bouche di
Salmone con avocado…

…accompagnata da un cestino dei pani di varie tipologie, tutte molto buone e ancora calde!
Non ce li hanno spiegati ma diremmo che quelli che abbiamo assaggiato erano il classico bianco, uno alla cipolla, c’era anche un babà con pasta di salame (mhhh…) , uno alle olive,… poi basta! Non ci si può rimpilzare di pane! 
Da gustare col pane c’erano un patè di pomodoro e uno di olive. L’olio invece ce lo fanno scegliere, noi abbiamo optato per l’indigeno Gargnà. Arrivano pure i grissini, non male, anche quelli fatti in casa e dalla consistenza neanche troppe ore prima!

Ed eccoci finalmente arrivati al menu…
Il Tonno… gazpacho di pomodori datterini leggermente gelatificato e biscotto al parmigiano

La Zuppetta… di pesci di scoglio e tenerissimi calamaretti spillo farciti con una battuta di zucchine novelle e limone

I Ravioli… di pasta fresca farciti con pomodoro arrostito e burrata pugliese, pinoli tostati e gocce di pesto

Il Branzino… filetto di branzino cotto al vapore con crema di broccoletti profumata con colatura di alici di Cetara

Il Manzo Wagyu… passato vivacemente alla griglia e servito in un consommè profumato d’agrumi (il cameriere ci spiega che è il famoso manzo allevato a birra e massaggiato lungamente. Noi chiediamo: “E’ il famoso Kobe?”. Lui:”Il Wagyu è giapponese mentre il Kobe è australiano”. Non ci andava di correggerlo in primis per educazione poi perchè è stato veramente gentile con noi. Per quanto ne sappiamo, Kobe è una città giapponese quindi il manzo Kobe è nipponico. Tornati a casa abbiamo approfondito sembra che il “Kuroge Wagyu”, letteralmente mucca giapponese nera, dovrebbe essere proprio l’impropriamente detto Kobe)

Insalata Villa Feltrinelli… con 120 tra fiori ed erbe (giuriamo, ci hanno detto 120, non le abbiamo contate ma secondo noi erano meno!), coltivati dallo chef, su Millefoglie di champignon e olio leggero (questo è un piatto fuori menu di cui lo chef va molto orgoglioso, anche giustamente potremmo dire, perchè fiori ed erbe andrebbero riscoperti come alimenti ma noi proprio non siamo degli erbivori, ci stiamo sforzando per migliorare, però che fatica mandar giù tutto quel prato. Troppe altalene di gusti quando poi in bocca hai ancora il sapore di una carne eccezionale è un vero peccato coprirlo. Piatto consigliato a tutti i membri del gruppo Facebook Paolo Lopriore Appreciation Society)

Come pre-dessert arriva in un guscio d’uovo finto (almeno così ci pareva…) una
Spuma di zabaione

La Crespella… leggera crespella di latte con una spuma allo yogurt magro e zenzero, sciroppo alla lavanda

Ci stavamo dimenticando del
Garda Rosso Superiore dell’Azienda Provenza, selezione per la Villa, servito come vino di accompagnamento per la carne

Petit fours (i più originali: Ciliegia d’oro, bignè di peperone -tostissimo- ed un cappuccino freddo) che fanno da contorno ad un caffè e un Tea alla verbena

Per chiudere un po’ di
Frutta fresca

Una cena da favola, sicuramente conquisterete qualsiasi partner portandolo qui ma, ci sono sempre i ma, un po’ troppo sopra le righe.
Non parliamo della cucina dello chef Baiocco, questa è misurata ed intelligente, ma dei costi e dello sfarzo.
Anche i bagni sembrano quelli del Titanic:

Se paragoniamo una serata qui con una a Villa Crespi non c’è paragone, qui ti senti più prigioniero di certi stereotipi del lusso.
Anche la condotta del servizio è diversa, da Cannavacciuolo si avverte di essere in un grande ristorante mentre in casa Baiocco percepisci di essere in un grande albergo.
Sono sottili le diversità ma evidenti.

Vogliamo poi parlare dei costi? Ci sono menu in ristoranti più rinomati e premiati (oltre che qualitativamente superiori) che costano molto meno!
Non fatevi una cattiva idea di Villa Feltrinelli ma ci sembrava scontato dire solamente che tutto fosse di alto livello così vi abbiamo informato anche delle nostre sensazioni dettate, forse, dalla non abitudine a frequentare certi ambienti.
Non è una cosa da poco il primo impatto, il non sentirsi a proprio agio ed interagire con receptionist che ti squadrano da capo a piedi valutando il capitale che indossi (neanche fossero le commesse del terribile Sisley… uahauahah… per chi l’ha voluta capire).
Preferiamo avere a che fare con maitre e sommelier piuttosto che con figure che ricordano i maggiordomi di una volta.
Probabilmente lo staff si è tarato su una certa clientela che queste cose le pretende e le apprezza.

Torniamo a parlare di cucina.
Ravioli divini, Manzo da “ola” e non una caduta di tono durante tutto il tragitto.
Le cotture erano eseguite ad arte, consistenze corrette, rispetto dei sapori delle materie prime, sapiente gioco dei vegetali in accompagnamento ed una voglia di azzardare contenuta.
Che una cucina del genere, inserita in questa cornice, abbia una sola stella è quasi uno scandalo.
Alcuni ci hanno detto che il limite è nel servizio, a noi onestamente non sembra, quello che devono fare lo fanno a dovere. Se poi, come nel nostro caso, valutiamo le difficoltà che comporta fare su e giù dalle scale tutta sera per portare i piatti sul lungolago non ci resta che toglierci il cappello e ringraziare.
E’ chiaro che ci siano in giro squadre meglio oliate e più professionali ma stiamo sempre discutendo di un posto che apre i battenti solo alcuni mesi quindi avrà una certa difficoltà ad organizzare un team vincente.
Cosa manca? Torniamo al discorso di prima. Abbiamo avvertito l’assenza di una figura cardine capace di rappresentare lo chef in sala, di dialogare col cliente e farlo sentire a casa. C’è un maitre disposto alla conversazione ed un direttore (d’albergo) che passa ad accertarsi che tutto vada bene ma sembravano degli atti meccanici dettati dalla routine più che sincere attenzioni.
E’ perfetto non voler essere invadenti ma tra questo e il sembrare distaccati c’è un abisso.
Non fosse stato per il nostro cameriere, che è riuscito a smorzare i toni da cena a Buckingham Palace, ci saremmo sentiti come due cenerentole al ballo delle debuttanti.
Detto inter nos, se facessimo una nuova gita da queste parti ci verrebbe sicuramente la voglia di fermarci qui per cena ma siamo certi che istinto e portafogli ci spingerebbero di più verso la vicina Villa Fiordaliso.
Rockers go home!

Al momento di saldare ci scappa una risata, paghiamo euro XXX.20, centesimi derivanti da non sappiamo cosa (poi lo scopriremo è un 5% di costo del servizio, probabilmente serviranno per comprare pile nuove alle mini-torce elettriche che i camerieri usavano per illuminare i piatti quando li servivano).
Nella busta con il resto ritornano 80 centesimi! Dopo questa giuriamo che non ci lamenteremo più dei mancati arrotondamenti! Vi rendete conto?
Dato che è un posto da ricconi e siccome, pur pagando tanto, hanno voluto anche i 20 centesimi di euro, decidiamo di proporre in abbinamento musicale un disco della star dell’hip hop 50 CENT. L’album in questione non può non essere “Get Rich or Die Tryin’” dove il rapper ricoperto d’oro, muscoli e tatuaggi ci spiega tutta la sua filosofia di vita. Più o meno la stessa di tanti politici italiani.